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L'Italia repubblicana

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La sintesi - capitolo 5 (2000-2011)

2000
25 aprile – Giuliano Amato sostituisce Massimo D’Alema alla guida del governo. La sconfitta alle elezioni amministrative, annunciate da D’Alema come una valutazione del suo operato, portano al terzo cambio in corsa di legislatura. Un segnale decisamente negativo in vista delle elezioni del 2001.
 
Il Caso Sme – a novembre il tribunale di Milano elevano a carico di Silvio Berlusconi l’accusa di corruzione in atti giudiziari. E’ l’ennesimo filone giudiziario che vede imputato Silvio Berlusconi. La moltiplicazione dei processi a carico del candidato a Presidente del Consiglio appare sempre di più come un fattore di inquinamento grave della politica italiana: il ruolo politico diviene non solo la copertura per evitare i processi ma anche lo strumento per cambiare le leggi e i rapporti tra potere politico e potere giudiziario. La grande disponibilità di mezzi di informazione permette a Berlusconi di mobilitare una poderosa campagna anti-magistratura, presentando come un perseguitato il leader del centrodestra. La squalifica ideologica dei procedimenti giudiziari, permette a Berlusconi, a differenza di tutti i politici del mondo e italiani della Prima Repubblica, di mantenere il proprio posto indipendentemente dalla gravità delle accuse, dall’esito dei processi, dalla inverosimile catena di indagini che si moltiplicheranno intorno al suo nome. Il tono si avvicina a quello di una “guerra civile dialettica”, dividendo il paese in due parti inconciliabili e incapaci di trovare una piattaforma di valori e regoli condivise.
Il giubileo – In occasione del giubileo del 2000, convergono a Roma oltre due milioni di giovani (e non solo giovani) fedeli cattolici. Ancora una volta emerge il forte carisma del Papa Giovanni Paolo II nel contesto globale.
 
Grande successo in campo scientifico: viene decodificato il genoma umano. Si apre l’epoca della biogenetica.
 
2001
Scoppia il caso della “Mucca pazza”. È il primo allarme di natura alimentare degli anni duemila. Nuove paure si affacciano sul nuovo millennio. Nuovi meccanismi di allarmismo mediatico si intrecciano con forti interessi commerciali di multinazionali: un rompicapo a cui né i cittadini né i governi sembrano saper far fronte. Sarà poi il turno della Sars (2003), influenza Aviaria, pandemia influenzale nel 2009.
 
13 maggio – Come ampiamente annunciato da tutti i sondaggi la coalizione guidata da Silvio Berlusconi vince nettamente le elezioni. I primi provvedimenti sono tutti orientati a bloccare i processi che lo vedono coinvolto. Sarà questo in leit motive dell’intera legislatura.
 
Il G8 di Genova. In occasione del Summit internazionale dei capi di stato il movimento di opposizione alla globalizzazione neoliberista – definito dai media “no global” – svolge una serie di manifestazioni imponenti che si concludono in un corteo di trecentomila attivisti provenienti da tutto il mondo. La gestione della piazza lascia esterrefatti gli inviati internazionali accorsi in numero abnorme nel capoluogo ligure. Amnesty International definisce i fatti di Genova la più grave violazione dei diritti umani di massa dalla fine della guerra in Europa. I numeri parlano di un morto, centinaia di feriti, e violenze gratuite da parte di carabinieri e polizia per strada, alla scuola Diaz, alla caserma di Bolzaneto. Una commissione parlamentare di inchiesta non viene istituita per volontà dei partiti di governo. La sospensione dei diritti costituzionali avvenuta a Genova in quei giorni rientra nella lunga scia dei misteri d’Italia: come è potuto accadere? Chi coordinava gli interventi? Chi ha dato l’ordine di torturare e massacrare garantendo l’impunita? Domande, come sempre, senza risposta.
 
Ottobre – Il parlamento italiano, con il voto anche dell’opposizione moderata, finanzia la missione militare in Afghanistan.
10 novembre – La Cina entra nel Wto. Per una paese come l’Italia, ancora legato ai distretti industriali di piccole e medie imprese del settore tessile, l’abbattimento dei dazi doganali sui prodotti di importazione dalla Cina, potrebbe avere effetti devastanti in mancanza di programmazione. Né governo, né sindacati, né altri avanzano proposte coerenti con il nuovo scenario del commercio internazionale.
 
2002
1° gennaio – entra in vigore l’euro, la moneta unica europea. I vantaggi relativi alla stabilità e al valore della moneta – soprattutto per l’acquisto sul mercato internazionale del petrolio e delle altre materie prime, sono inficiati per buona parte della popolazione italiana dalla mancata gestione del passaggio tra una moneta e l’altra: a dispetto degli indici di inflazione i prezzi risultarono aumentati in maniera consistente nel giro di pochi mesi.
 
19 marzo. Le nuove Br uccidono Marco Biagi consulente del ministero del Lavoro.
 
18 aprile. Silvio Berlusconi da Sofia, in viaggio diplomatico, accusa due giornalisti Rai e un comico – Santoro, Biagi e Luttazzi - di “uso criminoso della Tv”. È il celebre editto bulgaro, che si tradurrà in censura nel giro di alcuni mesi. Lo stesso giorno un aereo da turismo si schianta contro il grattacielo di Milano, suscitando i timori per un attentato in stile 11 settembre. In realtà si tratta di un incidente, in cui perdono la vita il pilota e due passeggeri.
 
Luglio – Nuova legge sull’immigrazione. La Bossi-Fini, dal nome dei due firmatari, restringe il campo dei diritti per gli immigrati, complica la regolarizzazione e favorisce la caduta in clandestinità di centinaia di migliaia di stranieri già presenti sul territorio italiano. La retorica dei respingimenti, già presente nella Turco-Napolitano, occupa quasi l’intero campo del problema dell’immigrazione e dell’integrazione.
 
Le grandi manifestazioni antiberlusconiane.
Il 23 marzo, intorno alla questione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, Sergio Cofferati leader della Cgil raccoglie al circo Massimo tre milioni di persone. È la più grande manifestazione avvenuta in Italia e causa il ritiro del provvedimento da parte del governo. A metà legislatura sembra la piazza il maggior oppositore di Berlusconi.
A settembre i Girotondi richiamano un numero altrettanto vasto di esponenti della classe media critici verso il governo Berlusconi e l’immobilismo del centrosinistra (considerato incapace di scelte vere e profonde per riforme di ampio respiro in chiave progressista).
A Novembre per la giornata conclusiva del Social Forum Europeo di Firenze (un successo clamoroso con sessantamila accreditati ai lavori nelle assemblee e nei workshop) vede la partecipazione di un milione di persone. Quest’ultima non può essere considerata una manifestazione anti-berlusconiana, se non fosse che il Presidente del Consiglio ha fatto di tutto per impedirne la realizzazione, con una campagna mediatica infamante e allarmistica.
 
2003
Dopo l’Afghanistan l’Italia va pure in Iraq. In virtù di una solida amicizia personale con il presidente statunitense Silvio Berlusconi impegna l’esercito italiano nel terribile scenario iracheno, sconvolto dalla guerra voluta da Bush. A novembre 19 soldati muoiono in un attentato devastante alla sede militare di Nassyria (insieme a loro anche sette iracheni). L’avventura in Iraq costerà all’Italia la vita di oltre trenta persone tra militari e civili.
Il 15 febbraio, rispondendo all’appello lanciato a novembre nel social forum di Firenze, tre milioni di persone a Roma protestano contro il probabile attacco americano all’Iraq. La manifestazione contro la guerra segnerà il punto più alto della mobilitazione popolare contro l’establishment del potere mondiale: in tutti i paese da oriente ad occidente si assiste a manifestazioni imponenti (stimati in oltre cento milioni di persone). Il New York Times definì l’opinione pubblica mondiale la “seconda superpotenza mondiale”.
Crac Parmalat – a dicembre viene arrestato il proprietario Callisto Tanzi per bancarotta fraudolenta. Anche la Cirio dell’affarista Sergio Cragnotti fa crac nello stesso anno. Entrambi presidenti di squadre di calcio vincenti mettono a nudo la natura fraudolenta di un certo modello di nuovo capitalismo italiano, assai incline alla finanziarizzazione e alla speculazione.
2004
Direttiva Bolkestein – La Commissione europea impone agli stati membri l’obbligo di privatizzazione dei servizi. La direttiva, assai controversa, è accolta con favore dai partiti moderati di centrodestra e centrosinistra. L’esecuzione però trova fortissime resistenza sia nella cittadinanza che in alcuni amministratori locali. Una dinamica che si ripete un po’ in tutto il continente.
 
Giugno – elezioni europee e amministrative. Il centrosinistra vince nettamente raccogliendo lo scontento degli italiani per il governo Berlusconi, le cui scelte più rilevanti sono state fatte nel campo della lotta alla magistratura, nella legislazione a favore del monopolio Mediaset e nell’invio in Iraq e Afghanistan di importanti e costosi contingenti militari.
 
In luglio si interrompe, dopo 143 anni, il servizio militare di leva. I giovani diciannovenni non avranno più l’obbligo di “servire lo stato” (da alcuni anni era in vigore l’opzione tra servizio militare e servizio civile) in quella specie di rito di iniziazione che ha rappresentato la leva per milioni di uomini in Italia. Sia l’anno di servizio civile sia l’arruolamento nei diversi corpi delle Forze Armate diventa una scelta privata. Se per la rete di enti e associazioni inserite nel programma del servizio civile nazionale la fine dell’obbligatorietà ha significato un drastico calo di operatori, per l’esercito la costruzione di un corpo ridotto nel numero ma molto più professionale è risultato molto più funzionale ai nuovi scenari internazionali di intervento militare (ridotta presenza sul territorio nazionale, e sempre più “missioni” in campo internazionale). I possibili effetti collaterali di una decisione evidentemente popolare non sono mai stati affrontati in una discussione ad ampio raggio; eppure il carattere di minore democraticità dell’esercito e i danni sociali prodotti dall’abolizione del servizio civile nazionale avevano la dignità per essere discussi anche dall’opinione pubblica. L’abolizione è passata con il voto favorevole di tutti i gruppi parlamentari.
 
2005
Il 2 aprile muore Giovanni Paolo II. Suo successore sarà Joseph Ratzinger eletto con il nome di Benedetto XVI.
4 marzo – nell’ambito della liberazione della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, rapita in Iraq nella zona di Falluja, viene ucciso l’agente del Sismi Nicola Calipari ad un checkpoint americano nei pressi dell’aeroporto internazionale di Bagdad.
 
16 ottobre – Nel giorno delle Primarie dell’Unione (vittoria schiacciante di Prodi) viene ucciso nella Locride il consigliere regionale della Margherita Francesco Fortugno. La N’drangheta e la Camorra sono le organizzazioni criminali degli anni Duemila. Se Cosa Nostra ha subito il duro attacco dello Stato, le altre strutture criminali si sono ristrutturate sulla società moderna, andando al di là del vecchio sistema di scambio con il potere politico. Il libro del giovane scrittore Roberto Saviano “Gomorra”, scritto proprio nei primi anni duemila, traccia uno straordinario quadro del nuovo modo di agire della criminalità organizzata in Italia.
 
Novembre – IN Val di Susa il comitato NoTav inaugura la lunga stagione della resistenza ai lavori. Il contrasto – a volte anche violento – tra gruppi di cittadini e autorità statali intorno alla costruzione di grandi opere diventa un aspetto endemico della politica italiana. Il Mose di Venezia, l’Alta Velocità in Val di Susa (ma non solo, l’alto impatto ambientale crea disagio in tutti i nodi urbani e in molti attraversamenti montuosi), il Ponte sullo stretto, le decine di termovalorizzatori da installare, gassificatori, discariche, autostrade e così via. Il dibattito su quale sia lo sviluppo da perseguire è accantonato di fronte alle ragioni incontestabili del business e dell’emergenza.
Dicembre – Si dimette il presidente della Banca d’Italia Antonio Fazio, responsabile secondo le indagini e le intercettazioni pubblicate di un uso indebito delle informazioni in suo possesso al fine di favorire la Banca Popolare di Lodi nella gara all’acquisto della Banca Antonveneta.
 
2006
Vince Prodi – Il 9 aprile si svolgono le elezioni politiche. La coalizione dell’Unione guidata da Romano Prodi vince le elezioni politiche con un risultato in realtà sorprendente. A differenza di quanto registrato da tutte le agenzie di sondaggio – compresi gli exit poll – lo scarto tra le due coalizioni non è del 5% ma dello 0.01% cioè di ventiquattromila voti. In virtù della legge elettorale approvata in due settimane e definita dal suo ideatore Calderoli “una porcata” i due rami risultano ampiamente sbilanciati con una chiara maggioranza alla Camera e una sostanziale parità al Senato. Il secondo governo Prodi sarà ancora più precario del primo: una capacità dell’esecutivo eroso dai nove partiti di coalizione, da posizioni individuali massimaliste (leggendario il voto contrario al rifinanziamento della missione in Afghanistan di Rossi e Turigliatto, trozkisti di area Rc e Pdci, che ha portato ad un passo dalla caduta del governo). Un percorso di sopravvivenza che ha minato la credibilità del Centrosinistra e ha portato a tensioni crescenti tra i componenti radicali e moderati della coalizione. Della legislazione, conclusa a inizio 2008 per il mancato appoggio del minuscolo partito di centro dell’Udeur di Clemente Mastella[1], si ricorda solo il tentativo di Pierluigi Bersani – ministro dello sviluppo economico – di introdurre un vasto piano di liberalizzazioni per scardinare meccanismi corporativi incrostati nel sistema economico da. Da ricordare anche la efficace iniziativa del ministro degli esteri Massimo D’Alema nel promuovere e sostenere, con una conferenza di pace internazionale, il cessate il fuoco tra Israele e gli Hezbollah del Libano meridionale (guerra di 34 giorni scoppiata nell’estate 2006). A seguito dell’accordo un contingente Onu a guida italiana si è interposto nel confine Libano - Israele. La guerra è finita, il contingente internazionale non ha mai subito attacchi e la pace, con mille problemi, nel confine nord di Israele, ha tenuto.
 
Il 10 aprile, il giorno stesso dei risultati elettorali, viene arrestato il superlatitante (ricercato dal 1963) Bernardo Provenzano capo assoluto di Cosa Nostra.
 
Febbraio – Olimpiadi invernali a Torino.
 
10 maggio – Giorgio Napoletano è l’undicesimo Presidente della Repubblica.
 
Maggio – Scoppia lo scandalo “calciopoli” che vede implicati i dirigenti della Juventus, e in particolare Luciano Moggi, in una rete di illeciti sportivi al fine di manipolare i risultati della serie A. La disciplinare sportiva sanziona la retrocessione in serie B della Juventus e una forte penalizzazione a Fiorentina, Reggina e Milan. Il mondiale di calcio alle porte arriva tra le polemiche, anche per i rapporti stretti del C.t. Marcello Lippi con la dirigenza juventina.
Il 9 luglio l’Italia diventa per la quarta volta campione del mondo di calcio.
Autunno – Ritiro graduale delle truppe italiane in Iraq, come promesso nel programma elettorale. Continua invece l’impegno in Afghanistan.
 
 
2007
Febbraio – allo stadio di Catania gli ultras ingaggiano una vera e propria guerriglia urbana contro le forze dell’ordine causando la morte del comandante Raciti. La violenza di piazza degli anni duemila è quella legata al tifo: altri episodi (come la morte di Gabriele Sandri supporter laziale raggiungo da un proiettile accidentale sparato da un poliziotto ad un autogrill nei pressi di Arezzo; o la dura protesta compiuta dai tifosi di tutta Italia contro la “tessera del tifoso”) attireranno l’attenzione sulla questione del tifo violento. Tutto sommato un punto a favore dei gruppi dirigenti conservatori, che si trovano una forte e agguerrita protesta in un campo sostanzialmente a-politico.
 
La disoccupazione tocca il minimo storico dal 1993: il 6.8%.
 
Maggio – il centrodestra promuove la manifestazione “Family day” contro la proposta del governo Prodi di istituire i registri comunali per legalizzare i rapporti di convivenza (l’acronimo è “Dico”). Partecipano quasi 1 milione di persone sancendo un blocco tra cattolici e destra politica in grado di ostacolare l’iter della legge fino al punto di farla decadere.
 
8 settembre – il comico e blogger Beppe Grillo indice una grande manifestazione nazionale definita V-day (“vaffanculo-day”) svolta in varie città italiane, con una partecipazione straordinaria (forse oltre il milione di persone). La giornata arriva al culmine di una campagna di opinione condotta tramite il seguitissimo blog (www.beppegrillo.it) e alimentata dalla pubblicazione del best seller “La Casta” a firma dei giornalisti Rizzo e Stella, che accomuna tutta la classe politica in un giudizio di assoluto sdegno a causa dell’evidente sprezzo per la legalità, il frequente ricorso a privilegi e uso privato del ruolo pubblico. Nell’occasione viene promossa una raccolta firme contro l’autorizzazione a sedere in parlamento per i condannati in via definitiva (una specificità del Parlamento italiano, che ne può vantare alcune decine) e per limitare a due mandati la presenza alla Camera o al Senato. La richiesta di rivedere le norme giace ancora in parlamento in attesa di essere presa in esame.
 
 
Novembre – Nasce il Partito Democratico. L’evoluzione ovvia della lunga alleanza tra ex Dc di sinistra e ex Pci moderati (autodefinitisi “riformisti”) porta, in seguito a consultazioni nelle sezioni dei DS e alla nomina con elezioni primarie del segretario, al varo di un nuovo soggetto politico sganciato dai modelli politici del Novecento. Primo segretario è Walter Veltroni, eletto in base ai risultati di elezioni primarie, suo primo sponsor già dagli anni Novanta.
 
Dicembre – Silvio Berlusconi con il “discorso del predellino” annuncia lo scioglimento di Forza Italia e la nascita di un nuovo soggetto politico unico per l’intera destra italiana: il Partito (o popolo) della Libertà (Pdl).
 
8 dicembre – Greve incidente alla Thyssen Group di Torino: muoiono otto operai, riproponendo la questione della sicurezza sul lavoro. Malgrado le molte misure annunciate, gli incedenti sui luoghi di lavoro provocano in Italia un numero impressionante di morti e feriti ogni anno.
 
2008
il 24 gennaio cade il governo Prodi. Se nel 1996 era stato Bertinotti a togliere l’appoggio al “professore”, stavolta è Clemente Mastella e il suo piccolissimo gruppo dell’Udeur a determinare la fine dell’Unione. L’impossibilità di formare un nuovo esecutivo porta allo scioglimento delle Camere e a nuove elezioni previste per il 13 e 14 aprile.
Intanto a Napoli scoppia l’emergenza rifiuti: le immagini di strade riempite di spazzatura non raccolta rimbalzano sui media di tutto il mondo. Un intreccio tra interessi di camorra, incapacità politica e carenza cronica di strutture ricettive crea un problema che apparirà nell’arco dei tre anni successivi praticamente irrisolvibile. La soluzione dell’emergenza sarà uno il filo rosso della nuova legislatura berlusconiana; con efficace effetto scenico Berlusconi porterà il nuovo governo nei luoghi dei disastri: prima Napoli, per dare un segnale di intervento per togliere la spazzatura; poi l’Aquila dove un terribile terremoto sconvolgerà il 6 aprile 2009 l’intera provincia; quindi Lampedusa soggetta a ondate di flussi migratori, in particolare nel 2010. Emblema di questo governo dell’emergenza diventerà Guido Bertolaso, capo della Protezione Civile, in procinto di diventare ministro alla vigilia dell’ennesimo scandalo di cui sarà investito l’entourage del capo dello stato. Una visione del paese – disastri e catastrofi da rimediare con interventi rapidi e risolutivi – che risulterà alla lunga a sua volta disastrosa; sia per la natura provvisoria degli interventi sia per il meccanismo di collettore arbitrario di risorse pubbliche (le leggi per l’emergenza infatti, dovendo usufruire in tempi brevissimi dei fondi, consentivano di aggirare tutte le rigide normative di trasparenza e concorrenzialità dei normali appalti pubblici).
 
13-14 aprile – Alle elezioni politiche Walter Veltroni decide di cambiare lo schema che domina la politica italiana dal 1994: rompe con la sinistra radicale e si presenta come soggetto partitico autonomo. Per superare la contrapposizione giocata intorno al ruolo e alla figura di Silvio Berlusconi (idea base delle coalizioni antiberlusconiane) gioca la carta dell’indifferenza; la  campagna elettorale è caratterizzata dal fatto di ignorare completamente l’avversario (addirittura evitando di nominarlo durante i comizi e gli interventi pubblici) con un proposta politica in grado di raccogliere – in un riformismo moderato e indefinito in alcuni tratti (ad esempio la questione della laicità dello stato) – l’eredità della multiforme coalizione dell’Unione. La svolta però non ottiene i risultati sperati. Il Pd raggiunge il 33% dei consensi a scapito non del Partito della Libertà bensì dell’alleanza a Sinistra (scesa sotto quota 3% e fuori dal Parlamento). Silvio Berlusconi invece non mancherà di rispolverare il consueto armamentario fatto di insulti e promesse appariscenti (l’abolizione dell’Ici e la svolta nella sicurezza anti-immigrati sono probabilmente le voci più importanti della tornata elettorale ‘08). E sarà proprio il Cavaliere il trionfatore delle elezioni, ottenendo una maggioranza schiacciante in entrambi i rami del parlamento (malgrado le valutazioni in senso opposto dei maggiori analisti della stampa quotidiana). L’alleanza Berlusconi-Bossi-Fini torna pertanto al governo per la terza volta dal 1994. Casini, con il nuovo centro, entra in parlamento. Il Pd raggiunge va ad occupare – insieme al sorprendente Idv di Antonio DI Pietro – l’emiciclo sinistra di Montecitorio e di Palazzo Madama. Alle amministrative clamoroso successo di Gianni Alemanno ex Msi ex An confluito nel Pdl alla carica di sindaco di Roma.
 
Il nuovo governo
Tra i nomi dei ministri spiccano quelli dello sconosciuto guardasigilli under 40 Angelino Alfano (estraneo alle vicende pregresse di Berlusconi) e della ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna, ex showgirl delle televisioni di Berlusconi senza alcuna esperienza politica. Architrave del governo rimane il Ministro del Tesoro (economia + finanza) Giulio Tremonti. Altri nomi di rilevo dell’esecutivo sono il leghista Roberto Maroni agli interni, Ignazio La Russa alla difesa.
 
8 agosto – si aprono le olimpiadi di Pechino. L’Italia vincerà 8 medaglie d’oro. Per la prima volta è la Cina a vincere il medagliere scavalcando gli Stati Uniti.
 
In agosto il governo, sotto la regia di Giulio Tremonti, ministro dell’economia e delle finanze, licenzia il D.L. 133 che prevede un taglio mostruoso per il comparto istruzione: ben 8 miliardi di euro in meno a disposizione di scuola, ricerca e università. PRIMA della crisi economica globale quindi il governo compie una scelta politica precisa, condannando la scuola pubblica, l’università e la ricerca ad un ridimensionamento molto pesante. La contestazione al provvedimento da parte di studenti, insegnanti, ricercatori e ausiliari porta ad ottobre un milione di persone a Roma e all’esplosione di un nuovo movimento studentesco denominato “l’onda”. Di straordinario valore un’intervista uscita sul quotidiano “La Nazione” a Francesco Cossiga in cui, quasi ingenuamente, l’ex ministro degli interni e presidente della repubblica, confessa di aver utilizzato la strategia degli infiltrati per contrastare i movimenti giovanili di protesta e invita gli attuali leader di maggioranza a fare altrettanto. I tagli sono tutti confermati dalla finanziaria 2009-2010.
 
Tra l’estate e la fine dell’anno esplode in Italia il fenomeno Facebook. Il social network registra una crescita annua del 960%. La moltiplicazione di canali di comunicazione costruiti come rete dal basso, sta pian piano spostando i processi di diffusione di informazioni e opinioni anche in Italia. Non solo Facebook, ma anche Youtube, Twitter, Myspace, blog ecc. un mondo virtuale che sempre di più si intreccia con la vita reale delle persone, cambiando le modalità di relazione tra le persone, tra cittadini e istituzioni, tra i politici e i cittadini. Una nuova frontiera della democrazia, secondo alcuni, una pericolosa e caotica anarchia culturale secondo altri. Ma gli effetti politici di questo nuovo mondo saranno evidenti in tempi brevi.
 
15 settembre – Fallimento della Lehman Brothers. Si diffonde il panico tra i listini borsistici mondiali. Si teme che gli spregiudicati investimenti – che hanno fruttato fino a quel momento immensi guadagni speculativi – inneschino una spirale di fallimenti dei maggiori istituto di credito del pianeta. I cosiddetti “mutui subprime” degli Stati Uniti sarebbero i maggiori responsabili di questa gigantesca bolla borsistica: improvvisamente i titoli di credito, venduti come derivati ad alto tasso di profitto sui mercati internazionali, non hanno più garanzia di copertura scatenando una corsa alla vendita e un crollo dei valori delle azioni. Istituzioni finanziarie, governi, opinionisti si dividono nell’indicare responsabilità e possibili vie d’uscita. Tutti concordano nell’indicare una ripercussione lunga, pesante e imprevedibile sull’economia reale e le società di tutto il mondo.
Per saperne di più:
 
4 novembre – Barak Obama vince con largo margine le elezioni presidenziali statunitensi. Per la prima volta un afroamericano di origine siede sul gradino più alto dell’amministrazione più potente del mondo. Un evento percepito come storico, anche in Italia.
 
2009
Il governo Berlusconi domina la scena sovrapponendo problemi reali del paese a problemi personali e delle proprie aziende.
Da una parte la crisi economica. Incredibilmente snobbata dal premier (che l’ha definita “psicologica” invitando gli italiani a comprare) la crisi tocca l’apice proprio nel 2009 con un Pil che crolla del 5.9% nel primo trimestre e del 5% nel dato annuale. Anche l’occupazione inizia a diminuire sensibilmente e il governo deve ricorrere in maniera massiccia ai sussidi di cassa integrazione. Conferenza di Berlusconi sulla crisi del 2009.
 
Un altro fronte è invece rappresentato dal fronte giudiziario. Silvio Berlusconi, bel lungi dal risolvere i dubbi su questioni datate alcuni decenni in materia di evasione e frode fiscale, vede moltiplicarsi i processi e le richieste di indagine a suo carico. Un elenco di procedimenti giudiziari che lo vedono coinvolto assolutamente sconcertante. Il governo e il parlamento svolge un’attiva continua per ostacolare i processi e le indagini con leggi, leggine, provvedimenti vari, normative finalizzate a sottrarre il Primo Ministro al giudizio dei tribunali. Il contrasto tra le difficoltà economiche del paese e l’attività parlamentare incentrata su provvedimenti per rendere il processo più lungo, più breve, meno forcaiolo (?), senza intercettazioni ecc. è una delle cause del forte senso di antipolitica che attraversa il paese.
 
6 aprile – drammatico terremoto in Abruzzo con epicentro L’Aquila. I morti saranno 308, 1500 i feriti oltre 6000 gli sfollati. Polemiche per i troppi edifici crollati a causa della ignobile pratica di risparmiare nella costruzione eludendo le norma di sicurezza. In piena crisi economica, Berlusconi rilancia l’attività del governo spostando il previsto G8 dalla sede La Maddalena in Sardegna proprio nella martoriata L’Aquila.  
 
13 dicembre – Silvio Berlusconi viene colpito nel volto con una statuina lanciata da uno squilibrato in piazza Duomo a Milano. Alcuni giorni di convalescenza risolveranno la questione.
 
2010
Per Silvio Berlusconi i problemi sembrano moltiplicarsi. Mentre procedono tra le polemiche le poche riforme introdotte – come quella della scuola e università composta essenzialmente di tagli e riduzioni di opportunità – il premier viene investito pesantemente da una serie di scandali sessuali. In particolare è il caso Ruby a indignare l’opinione pubblica mondiale. Una giovane e avvenente diciasettenne marocchina viene tirata fuori dai guai giudiziari da Berlusconi in persona inventandosi una improbabile parentela con il presidente dell’Egitto Hosni Mubarak. L’inchiesta della magistratura per una eventuale istigazione alla prostituzione minorile fa emergere un sordido mondo di festini erotici (il Bunga Bunga) svolti nelle residenze del cavaliere alla presenza di decine di giovani e giovanissime ragazze-immagine, reclutate da loschi faccendieri come Gianpi Tarantini e Lele Mora. Entrambi a loro volta indagati per reati di vario genere. Malgrado le smentite dei più fedeli collaboratori il comportamento privato del Primo Ministro sembra mettere in difficoltà crescente la credibilità e l’autonomia dell’esecutivo. A novembre quando il sito WikiLeaks , (scatenando le ire di tutte le diplomazie mondiali) pubblica migliaia di informazioni riservate, il poco che riguarda l’Italia si riferisce proprio ai “festini selvaggi” di Berlusconi.
 
Ad agosto Gianfranco Fini lascia definitivamente il Pdl e fonda una nuova formazione politica “Futuro e Libertà”. A settembre vota la fiducia per il rilancio dell’azione di governo, ma a dicembre è pronto a sostenere un nuovo governo che vada contro al governo paralizzato dai problemi personale del premier. Solamente una effervescente “campagna acquisti” capace di recuperare una ventina di parlamentari ai gruppi parlamentari di opposizione salva per pochi voti il governo Belrusconi. Simbolo di questa “transumanza” politica è l’onorevole Domenico Scilipoti, eletto nelle liste (bloccate) dell’Idv, fondatore insieme a Calearo (industriale eletto nel Pd come simbolo della rivoluzione veltroniana) e Romano (ex Udc) del cosiddetto “gruppo dei responsabili” (foto di gruppo).
 
2011
In Nord Africa spira un forte vento di rivoluzione democratica. Migliaia di manifestanti occupano la piazza principale di Tunisi ottenendo le dimissioni del presidente di Ben Alì (uno spietato dittatore in ottimi rapporti personali con Berlusconi). Sull’onda della Tunisia sarà l’Egitto a dare vita ad una ostinata opposizione di piazza che causa – dopo un mese e alcune centinaia di manifestanti uccisi – l’allontanamento dal potere di Hosni Mubarak (altro dittatore amico del Primo Ministro italiano). Quindi è la Libia ad entrare in subbuglio, scivolando rapidamente nella guerra civile. La Francia e la Gran Bretagna promuovono un’azione di guerra (ufficialmente per proteggere la popolazione civile delle città liberate di Misurata e Bengasi) contro il vecchio dittatore Muhammar Gheddafi (anch’egli dittatore feroce in rapporto di amicizia personale con Berlusconi). L’Italia con molte ambiguità si accoda all’alleanza internazionale e ripudia il rapporto preferenziale con Gheddafi. In agosto le truppe di Gheddafi sono in rotta e i ribelli conquistano la capitale Tripoli.
 
Marzo – Il terremoto/maremoto del Giappone causa un guasto molto serio alla centrale nucleare di Fukushima. La paura e l’incertezza legata all’imprevedibilità delle forze della natura e alla manifesta incapacità di garantire la sicurezza diffondono una profonda inquietudine nell’opinione pubblica mondiale. Il pomposo programma di ripresa del nucleare lanciato dal governo Berlusconi viene messo in discussione da più parti, al punto da essere sospeso in attesa del referendum – indetto nel 2010 – previsto per giugno proprio sul tema del nucleare.
 
2 maggio – Viene ucciso dalle forze speciali Usa in un blitz notturno in Pakistan il terrorista internazionale, presunto mandante degli attentati dell’11 settembre, Osama Bin Laden. Un successo straordinario per il presidente Obama.
 
2 giugno – Alle elezioni amministrative sorprendenti vittorie di Giuliano Pisapia – esponente di Sinistra e Libertà il nuovo partito di Sinistra guidato da Nichi Vendola – a Milano, e Luigi de Magistris dell’Italia dei Valori a Napoli. Il Pd, che aveva appoggiato in entrambe le circostanze i candidati di altri partiti, vince a Torino, a Bologna e in molte altre realtà minori. Ridimensionati tutti i partiti di governo. In particolare la Lega Nord che soffre l’alleanza, sempre più compromettente, con il Pdl.
 
12 giugno - Il referendum sul programma nucleare italiano porta interessanti novità nel panorama politico. Le nuove tecnologie, e in particolare social network e blog indipendenti, sostituiscono i media tradizionali nella promozione politica dei quesiti referendari. Lo schiacciante successo dei Si (che equivale a bloccare il varo del nucleare in Italia) si porta dietro anche lo stop alla privatizzazione dell’acqua da parte degli enti locali e l’abrogazione della legge sul legittimo impedimento (una delle tante leggi “ad personam” varate con l’obiettivo di impedire l’iter giudiziario nei confronti di Berlusconi).
 
La crisi del debito pubblico
Sia gli Stati Uniti sia l’Unione Europea vivono una torrida estate giocata sull’onda della sfiducia dei mercati finanziari nelle capacità di alcuni Paesi di pagare gli interessi contratti con la vendita dei titoli di Stato. Se gli Stati Uniti aggirano il problema finanziando artificiosamente il debito con altro debito, in Europa gli squilibri tra i vari stati dell’euro obbligano ad un rigore finanziario che rischia di affossare la crescita economica. La Grecia non ha risolto i problemi economici, malgrado i grandi prestiti del 2009, ed è obbligata ad un’altra dolorosa serie di manovre di tagli e sacrifici. Lo stesso avviene per altri stati deboli dal punto di vista dei conti pubblici: l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna. Il caso italiano è in realtà il più complesso, a causa sia della forza produttiva del sistema economico (comunque il settimo Pil del pianeta) sia del discredito di cui gode il governo Berlusconi. I continui crolli di borsa, e il progressivo aumento del differenziale tra titoli di stato tedeschi e italiani (in pratica l’indicatore dell’affidabilità ad investire nel debito italiano) obbligano il governo a licenziare tre manovre correttive tra luglio ed agosto. In un crescendo penoso di ritrattazione, emendamenti, aggiustamenti, si evidenza il conflitto tra il Ministro del Tesoro, garante internazionale della tenuta dell’Italia nella linea del rigore di bilancio e il primo ministro, stanco di proporre al paese tagli e sacrifici mentre la sua popolarità è in picchiata. Con l’innalzamento dell’iva dal 20 al 21 per cento il governo Berlusconi conquista il primato della più alta tassazione mai toccata in Italia.
 
La fine politica di Berlusconi
12 novembre - Silvio Berlusconi rassegna le dimissioni da Presidente del Consiglio. Si conclude la fallimentare esperienza del quarto governo Berlusconi non per un'efficace politica d'opposizione, né per i clamorosi scandali sessuali e processuali, bensì per una insistita politica speculativa dei mercati finanziari indotta dalla totale mancanza di credibilità di Berlusconi e del suo governo. L'incapacità di realizzare una manovra economica in linea con le richieste della Bce (insolita iniziativa dettata dall'estrema inadeguatezza del governo italiano) fa precipitare la situazione nel mese di ottobre. La maggioranza parlamentare è sempre pià fragile, fino alla definitiva sfaldatura alla votazione sul rendiconto dello stato (approvato con voto di minoranza grazie all'astensione delle opposizioni). L'accelerazione alla fine del governo avviene nella drammatica giornata del 9 novembre quando le borse europee crollano e lo spread sfonda quota 7% (un limite considerato invalicabile).
E' il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a prendere in mano la situazione, obbligando Berlusconi a rassegnare le dimissioni per la serata del 12 novembre, immediatamente dopo l'approvazione della legge di stabilità (il pacchetto di provvedimenti economici per tamponare la crisi del debito). Nella stessa serata del comunicato ufficiale viene nominato senatore a vita il Prof. Mario Monti, indicato da tutti gli operatori internazionali come il più credibile successore di Berlusconi alla guida della politica italiana.
 
Il governo dei tecnici
Dal 12 novembre 2011 al 21 dicembre 2012 il governo del paese è nelle mani di un pool di tecnici guidati da Mario Monti, in parte provenienti da ambienti accademici, in parte con esperienza nei direttivi di banche e istituti di credito. La maggioranza parlamentare è costituita da una inedita grande coalizione PDL - PD e UDC capace di approvare iniziative di grande impopolarità. La parte più consistente del programma messo in piedi dall'esecutivo tecnico è la riforma delle pensioni - inserita nel decreto "salvaitalia" - presentata dal ministro del lavoro Enza Fornero. In quindici giorni viene realizzato il passaggio definitivo dal meccanismo retributivo a quello contributivo: un passaggio utile dal punto di vista dei bilanci e della affidabilità internazionale per la collocazione del debito; ma devastante per una quota di popolazione in età pensionabile. Per quanto riguarda il fronte del bilancio, le "toppe" necessarie per evitare il default e una fine alla greca (investitori internazionali che non coprono più il debito e mancanza di liquidità per le spese correnti, con conseguente collasso dell'intera economia nazionale) sono state l'introduzione della tassa sulla proprietà immobiliare (IMU) e un aumento di un punto percentuale dell'IVA. Il tutto accompagnato da tagli di spesa durissimi ai servizi statali e agli enti locali. Contestualmente all'approvazione della legge di stabilità il 21 dicembre 2012 Mario Monti ha rassegnato le dimissioni per favorire lo svolgimento delle elezioni politiche in coincidenza con le elezioni regionali nel febbraio 2012.
Un primo provvisorio bilancio ci dice che il governo Monti ha ottenuto:
a. grande credibilità internazionale
b. fiducia dei finaziatori internazionali, attestato da un livello di spread intorno a 300. Un elemento che di fatto ha salvaguardato l'Italia dal default finaziario.
c. i dati economici sono stati tutti negativi. La "cura" dei tecnici, anche per il "non fatto" dal precedente governo, ha prodotto una drammatica crisi sociale: il Pil è calato, i disoccupati sono aumentati e nessun indice ha dato segni di ripresa.
d. crisi sociale esplosa con i tagli ai servizi pubblicii, il crollo dei consumi e i numerosi casi di aziende in chiusura o riduzione di organico.
 

[1] Clemente Mastella ex democristiano di lungo corso, è stato un modello di trasformismo e di clientelismo della politica italiana. Approdato alla coalizione dell’Unione a metà legislatura direttamente dai banchi della maggioranza (in scadenza), toglierà il sostegno a Romano Prodi in seguito a una mancata difesa del governo di fronte ad un’inchiesta giudiziaria a carico suo e della moglie (Presidente del consiglio regionale della Campania). 

La sintesi - capitolo 4 (1983-2000)

 1983

26-27 giugno elezioni politiche. Declino di entrambi i partiti storici: la Dc perde sei punti percentuali passando dal 38.8 al 32.9, il Pci scende dal 34 al 29.9. Guadagnano Psi e Partito radicale. La sconfitta del nuovo segretario democristiano Ciriaco De Mita apre la strada al primo governo a guida socialista: è Bettino Craxi, ambizioso e spregiudicato segretario in sintonia con il nuovo clima di disimpegno ed esaltazione dei beni di consumo che sembrano disegnare questi primi anni Ottanta. Il governo Craxi, restando in carica fino al 1987, stabilisce il record di permanenza in regime di sistema proporzionale puro e garantirà all’Italia un periodo di stabilità politica vantaggioso anche per la crescita economica, in concomitanza con una fortunata congiuntura internazionale.
 
Ottobre – viene arrestato in Brasile Tommaso Buscetta potente boss della mafia. Arrestato insieme ad altri latitanti eccellenti, come Tano Badalamenti, diventerà il più importante “collaboratore di giustizia” della lotta alla mafia. Le sue rivelazioni portano a 360 ordini di cattura.
 
23 dicembre – ancora bombe sui treni messi da neofascisti. Nel tratto San Benedetto Val di Sambro il rapido 904 Napoli-Milano esplode causando la morte di 15 persone.
 
1984
18 febbraio – Viene firmato il nuovo Concordato tra Stato e Chiesa (Concordato di Villa Madama), che rinnova i Patti Lateranensi ereditati dal fascismo, delineando i confini e la relazione tra lo Stato Italiano e lo Stato del Vaticano.
 
7 giugno – Enrico Berlinguer viene colpito da un ictus a Padova durante un comizio. Muore tre giorni dopo, suscitando una commozione enorme nel mondo comunista e non solo. Ai suoi funerali a Roma partecipò oltre un milione di persone. Purtroppo per il Pci venne a mancare l’unico dirigente in grado, per carisma e statura politica, di guidare il partito attraverso la difficile stagione della trasformazione sociale degli anni ’80. Affidata ad Alessandro Natta la segreteria rimase per alcuni anni in stato di immobilismo totale, mentre il mondo intorno stava cambiando a velocità vertiginosa.
Sull’onda emotiva il Pci vince le elezioni europee con il 33.3%, la Dc si ferma al 32.9%.
 
5 dicembre – il governo Craxi approva il “Decreto Berlusconi” che consente alle reti private dell’imprenditore milanese Silvio Berlusconi di trasmettere su tutto il territorio nazionale, in attesa della riforma del sistema televisivo.
 
1985
Maggio – Nuove elezioni che confermano i rapporti di forza. Il Psi aumenta, consolidando la leadership craxiana sull’esecutivo.
Il 29 maggio allo stadio Heysel di Bruxelles in occasione della finale della Coppa dei Campioni, prima della partita gli ultras inglesi del Liverpool assaltano i tifosi della Juventus in un settore occupato da famiglie e normali tifosi che, spaventati, scappano verso le rampe dello standio. La struttura vecchia e fatiscente cede e uno dei muri di recinzione crolla causando 40 morti. La partita sarà giocata ugualmente (per motivi di ordine pubblico) e la Juventus si aggiudicherà la coppa con un rigore realizzato da Michel Platini. Le squadre inglesi saranno squalificate per cinque anni dalle manifestazioni continentali. Il Premier britannico, Margaret Thatcher avvia un duro programma di repressione e riforma del sistema del tifo inglese., che si rivelerà decisamente efficace.
 
Giugno – Il referendum sulla scala mobile vede il successo dei No. L’abolizione del meccanismo di adeguamento automatico all’inflazione (considerata causa stessa dell’inflazione e motivo di una spirale perversa) deciso da Craxi e avversato dal Pci e dai Sindacati, viene invece confermato dal voto popolare. L’Italia della classe operaia sembra davvero giunta al tramonto. Malgrado la svalutazione ulteriore della lira nei confronti del dollaro (da 1830 a 2200) i tassi di interessi scendono dal 17 al 16%.
 
Francesco Cossiga succede a Sandro Pertini nella carica di Presidente della Repubblica. Il suo settennato sarà ricordato per il ruolo da “picconatore” che assumerà nell’ultima fase, rompendo peraltro con una lunga tradizione di discrezione e distacco dalle vicende partitiche, vissuta dal capo dello stato.
 
28 dicembre – Un attentato terroristico con due bombe all’aeroporto di Fiumicino causa 15 morti. Stavolta non sono stragisti neofascisti, bensì terroristi palestinesi che prendono di mira il check-in israeliano.
1986
Febbraio – Viene ucciso a Firenze l’ex sindaco Lando Conti. È l’ultimo attentato di rilievo delle Brigate Rosse, prima dei casi D’Antona e Biagi a cavallo del 2000.
 
Maxiprocesso – L’azione dello stato contro la mafia conosce il suo momento più alto. In seguito all’azione del Pool di Palermo coordinato da Antonino Caponnetto, e costituito da magistrati di grande abilità e grande coraggio, come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, viene istituito il maxiprocesso a carico di centinaia di affiliati all’organizzazione criminale Cosa Nostra, tra cui molti boss.
Marzo – Scoppia lo scandalo del vino al metanolo. Alcune persone muoiono a Milano in seguito ad una bevuta di vino rosso, che risulterà poi contraffatto. Ingenti quantità di vino verranno ritirate dal mercato. 
 Muore Michele Sindona, avvelenato misteriosamente in carcere
1987
La congiuntura internazionale favorevole permette all’Italia di crescere economicamente e sostenere alcuni interventi fiscali (introdotto lo scontrino fiscale obbligatorio in tutti gli esercizi commerciali). A marzo l’inflazione tocca scende al 4.2%, il livello più passo dal 1970.
 
Marzo – Craxi si dimette dal suo secondo mandato. Il Pentapartito, la coalizione di governo formata da Dc, Psi, Pli, Pri e Psdi, troverà l’intesa intorno ad un nome diverso. La linea però resta sostanzialmente la stessa e non prevede alcuna novità di rilievo.
Giugno – Alle elezioni viene confermato il trend del calo del Pci (al 26.6%), l’ascesa del Psi (14.6%) e la ripresa della Dc al 34.4%. La presidenza del Consiglio cambia spesso, con criteri incomprensibili agli italiani e ai media internazionali: Fanfani, Spadolini, Goria, De Mita … governi impalpabili incapaci di svolgere altra azione che non sia la gestione e la distribuzione delle risorse.
19 ottobre – il lunedì nero di Wall Street (-22.6%) mette fine al ciclo di espansione degli anni Ottanta. In Italia la Borsa chiude l’anno con una perdita complessiva del 26%.
 
Novembre – Referendum sul nucleare civile in Italia. L’80.6 per cento dice no alla costruzione delle centrali nucleari sul territorio italiano.
 
1988
Giugno – Achille Occhetto diventa il nuovo segretario del Pci, con un programma di profondo rinnovamento, basato sul sostanziale distacco dall’Urss e il progressivo avvicinamento ad un nuovo soggetto politico di matrice socialdemocratica
 
1989
Svolta della Bolognina – Achille Occhetto annuncia pubblicamente che il Partito Comunista Italiano cambierà nome.
 
Nasce la Lega Nord – A Sagrate si svolge il primo congresso nazionale della Lega Lombarda. Segretario è Umberto Bossi di Milano.
 
Trame affaristiche – nell’anno dei grandi appalti in vista dei mondiali di calcio del 1990 si svolgono importanti operazioni finanziarie e affaristiche, che per le implicazioni giudiziarie si trascineranno per almeno due decenni. Silvio Berlusconi acquista la casa editrice Mondadori, vincendo la disputa con il gruppo di De Benedetti, in una gara d’asta che risulterà dalle indagini inquinata da corruzione. A giugno nasce l’Enimont dopo una lunga trattativa condotta da Gardini sulla quota di sgravi fiscali concessa dal governo per il grande polo della chimica.
Il Milan guidato da Arrigo Sacchi conquista la coppa dei campioni con un 4 a 0 sorprendente. La squadra del presidente Berlusconi, rilevata solo pochi anni prima, diventerà un punto di riferimento per il calcio mondiale per almeno quindici anni. Il successo in campo calcistico del Milan sarà un tassello non trascurabile nel futuro politico (e quindi imprenditoriale) del Presidente Berlusconi e quindi, di riflesso, dell’Italia.
 
1990
Le università italiane sono in mobilitazione contro la legge Ruberti. La “Pantera” è il nome del movimento che nasce per contrastare il primo passo verso l’apertura dell’istruzione pubblica alle imprese private.
 
Lo statuto dei lavoratori è esteso, con alcune limitazioni, anche alle imprese con meno di diciotto dipendenti.
 
Giugno – Si svolgono in Italia i mondiali di calcio. La nazionale italiana gode dei favori del pronostico, ma perde in semifinale contro l’Argentina di Diego Armando Maradona per una beffarda coincidenza proprio nello stadio di Napoli. Il torneo lo vince la Germania, seconda l’Argentina e solo terza l’Italia del capocannoniere Schillaci e del fantasista Baggio.
 
Legge Martelli sull’immigrazione. Il fenomeno dell’immigrazione dai paesi del sud del mondo si era affacciato in Italia dalla metà degli anni Ottanta, invertendo abbastanza clamorosamente una tradizione secolare di emigrazione dall’Italia verso il resto del mondo. Senza un quadro legislativo adeguato l’arrivo di migliaia di stranieri iniziò a porre numerosi problemi di interrelazione e integrazione. La legge per mettere ordine alla materia arriva nel febbraio con la firma del ministro socialista Claudio Martelli, introducendo per la prima volta il concetto delle “quote di ingresso” e molte altre normative che saranno poi il riferimento per le successive leggi in materia.
 
Legge Mammì – Sempre un ministro socialista firma la legge che mette ordine alla proliferazione delle emittenti private in radio e – soprattutto – televisione. La posizione dell’imprenditore Silvio Berlusconi, amico personale di Bettino Craxi e proprietario delle tre reti private a trasmissione nazionale (Rete 4, Canale 5, Italia 1), viene tutelata fissando per legge il monopolio privato per quanto riguarda le trasmissioni a carattere nazionale.
 
Maggio – Elezioni amminitrative. Tracollo del Pci che perde ulteriori 6 punti percentuali. Lieve crescita del Psi. Al nord esplode il fenomeno Lega, in chiave anti-politica, anti-tasse, anti-sprechi. Colpisce il linguaggio volgare e l’indole razzista (inizialmente verso i meridionali) del leader Umberto Bossi.
 
Arriva il cellulare. Diventa operativo in Italia il servizio radiomobile che permette di telefonare attraverso un apparecchio mobile. I primi cellulari sono enormi. Due anni dopo con il sistema Gsm il cellulare inizia una rapida diffusione di massa. Dopo un decennio gli italiani saranno tra i maggiori “consumatori” di cellulari al mondo.
 
Dicembre – Un aereo militare si schianta su una scuola a Casalecchio sul Reno nei pressi di Bologna. Muoiono 12 studenti, e nessuno pagherà per questo.
 
1991
Il 31 gennaio cala il sipario sul Partito Comunista Italiano. Achille Occhetto battezza il nuovo soggetto politico aderente all’internazionale socialista: il Partito democratico della sinistra (Pds). La minoranza contraria al cambio di nome dà vita ad un ulteriore nuovo soggetto politico: Rifondazione Comunista (Rc).
Andreotti succede ad Andreotti nella formazione di governi sempre uguali a se stessi. È l’epoca d’oro del “Caf” (accordo politico tra Craxi-Andreotti e Forlani). A rompere lo schema è il referendum promosso da Mario Segni: apparentemente un tecnicismo – l’abolizione delle preferenze multiple nel sistema elettorale – in realtà un grimaldello per scardinare il sistema del voto di scambio al Sud. Vince a sorpresa, nonostante gli inviti di Craxi ad andare al mare, il Si con il 95%.
10 aprile – Tragedia del “Moby Prince”. 140 passeggeri del traghetto della Moby diretto da Livorno in Sardegna muoiono nel rogo provocato dalla collisione con una petroliera. C’è un unico superstite (il mozzo della nave Alessio Bertrand) e, come sempre, nessuna verità ufficiale.
 
Agosto – In seguito alla crisi post crollo del comunismo, l’Albania conosce una emigrazione di massa. L’emigrazione verso le vicine coste italiane assume i caratteri dell’esodo biblico, con navi stracariche oltre l’immaginabile. Le autorità e la società italiana è presa alla sprovvista, allestendo in poco tempo e con grande impegno (delle forze dell’ordine, della protezione civile e delle molte associazioni di volontariato) alcune soluzioni di emergenza. L’emigrazione sarà l’elemento di emergenza permanente per i successivi decenni; utilizzato a piene mani a fini politici e di consenso e mai affrontato nella logica della gestione dell’esistente (i flussi migratori infatti diventano dagli anni ’90 anche per l’Italia un fenomeno strutturale).
 
1992
 
Tangentopoli – il 17 febbraio il magistrato della procura di Milano Antonio Di Pietro arresta in flagranza di reato il socialista Mario Chiesa. È l’inizio dell’inchiesta “Mani Pulite”, una specie di vaso di Pandora della corruzione italiana. Uno dopo l’altro finiscono sul taccuino degli indagati politici, imprenditori, finanzieri … in una rete di relazioni che tocca tutti i partiti e parte della élite economica. Nel giro in un anno l’avviso di garanzia giunge a tutti i leader dei partiti di maggioranza (Craxi, Forlani) toccando parzialmente anche il Pds (nella figura del cassiere Primo Greganti). La crisi politica che ne segue è fortissima e si salda con la crisi economica in un cocktail potenzialmente distruttivo. Il presidente Oscar Luigi Scalfaro, successore di Cossiga, riesce con grande fermezza a guidare il difficile passaggio individuando prima in Amato poi in Ciampi le figure in grado di portare il paese fuori dall’impasse politico-economico.
 
È assassinato a Palermo il deputato democristiano Salvo Lima, eurodeputato Dc ed ex sindaco di Palermo. Da molti considerato in ambigua contiguità con ambienti mafiosi; la sua eliminazione rientra in un vasto progetto di ridefinizione dei rapporti tra Cosa Nostra e il potere politico (le inchieste di Mani Pulite avevano spazzato via la classe politica degli anni ’80, mentre l’azione dei giudici Falcone e Borsellino stava stringendo il cerchio intorno ai capi dell’organizzazione criminale.
 
La fine della Prima Repubblica – Le elezioni politiche del 5-6 aprile 1992 provocano il terremoto politico temuto o sperato per cinquant’anni: la Dc e i suoi alleati non hanno la maggioranza parlamentare. La sinistra continua la sua flessione, mentre la Lega Nord ottiene l’8.5% dei consensi. L’emergenza economica internazionale chiede un governo ad hoc per gestire la crisi; l’evoluzione di tangentopoli e la necessità di riforme istituzionali (leggi elettorali) impediscono un ritorno alle urne in tempi brevi. Il nuovo presidente Oscar Luigi Scalfaro affida al tecnico, di area socialista, Giuliano Amato la guida di un governo “economico” finalizzato al riordino dei conti pubblici, indispensabile per il percorso di avvicinamento agli accordi Maastricht e alla moneta unica europea.
Una prima manovra a giugno porta 30.000 miliardi, a cui seguirà a fine anno la finanziaria da 90 mila miliardi (vengono introdotte minimun tax e Ici). Nell’estate del 1993 Amato farà uscire la lira dal sistema monetario europeo permettendo una svalutazione straordinaria della moneta nazionale. Una boccata d’ossigeno per le piccole e medie imprese italiane, una ulteriore rincorsa in vista dell’adesione all’euro.
 
23 maggio – Strage di Capaci. Giovanni Falcone viene assassinato all’altezza di Capaci alla periferia di Palermo. Insieme a lui moriranno la moglie e gli uomini della scorta.
19 luglio – Strage di via D’Amelio. Soltanto un mese dopo il giudice Paolo Borsellino, collaboratore di Falcone e principale esponente della lotta alla mafia, viene ucciso con una autobomba in un attentato dinamitardo presso l’abitazione della madre del giudice, in via D’Amelio a Palermo.
 
31 luglio – Sindacati, Confindustria e Governo firmano l’accordo sul costo del lavoro e la politica dei redditi: scompare definitivamente l’indicizzazione dei salari sulla base dell’inflazione. Dure proteste dalla base sindacale alla dirigenza.
Estate – Lo Stato avvia un vasto programma di privatizzazioni delle grandi aziende statali. Energia, telefonia, siderurgia, autostrade, ferrovie e così via. Alcune diventa Spa a capitale pubblico, altre sono svendute a soggetti privati.
 
1993
15 gennaio. Viene arrestato Totò Riina, il capo della mafia.
 
16 gennaio – arrestato Pietro Pacciani accusato di essere il famigerato “mostro di Firenze”. Il processo e la condanna non chiariranno comunque la effettiva storia del maniaco capace di uccidere e mutilare otto coppie di giovani fidanzati nell’arco di circa quindici anni.
 
Aprile – Nuova tornata referendaria, sul sistema elettorale. La vittoria schiacciante del Si al sistema maggioritario cambia la geografia politica, che deve a questo punto, orientarsi verso la formazione di due poli contrapposti. Nella primavera del 1993 esisteva solamente il poli progressista unito intorno al Pds. La nomina di Carlo Azeglio Ciampi a Presidente del Consiglio, in una sorta di governo di solidarietà nazionale – inizialmente con la partecipazione di ministri di tutti i principali partiti del parlamento, compresi ex comunisti e verdi – sembra dare una ulteriore spinta al cambiamento in senso progressista della politica italiana.
 
In autunno altro giro elettorale amministrativo. Insieme alla sorpresa di Milano, nuovo sindaco il leghista Formentini, è la sinistra guidata dal Pds a fare il pieno di città e capoluoghi di provincia, doppiando la vittoria di giugno. Un vento di rinnovamento – alimentato dalla vitalità della società civile - sembra spirare sulla politica italiana.
 
La strategia della tensione 2
Nel corso della crisi politica ed economica, con il crollo dei partiti di riferimento per decenni, la mafia – messa all’angolo dall’azione dello stato che è arrivata al capo dei capi – decide di invadere il campo della politica. E lo fa con il linguaggio delle bombe.
1.      14 maggio scoppia una bomba a Roma in via Fauro. Sembra che l’obiettivo fosse Maurizio Costanzo (?)
2.      Strage dei Georgofili. Il 27 maggio a pochi metri dagli Uffizi a Firenze un ordigno collocato dentro un’auto causa la morte di cinque persone.
3.      A Milano in luglio un’altra bomba fa cinque morti. A Roma va meglio con solamente venti feriti.
4.      Viene preparata un’autobomba potentissima da far scoppiare durante il derby Roma-Lazio dell’ottobre. Un inconveniente tecnico però scongiura l’esplosione. Dopo, misteriosamente, la strategia della mafia cambia. E non ci saranno più attacchi contro lo stato.
 
L’affare Enimont Nell’estate del 1993 molti imprenditori e politici, intoccabili fino a pochi mesi prima, non reggono la tensione e l’umiliazione della carcerazione dando vita ad una serie drammatica di suicidi. Tra questi spiccano i casi legati alla cosiddetta maxitangente Enimont. Gabriele Cagliari ex presidente dell’Eni si toglie la vita il 20 luglio nel carcere di San Vittore a Milano. Tre giorni dopo è Raul Gardini, presidente della Montedison a togliersi la vita. Pochi mesi prima era toccato al direttore generale delle Partecipazioni Statali Sergio Castellari morire in circostanze misteriose. Di cosa si tratta? All’origine sta il progetto di fusione tra i due giganti del settore chimico in Italia avvenuta nel 1988: la Montedison privata dell’imprenditore Raul Gardini e l’Eni di proprietà dello stato. L’Enimont però non funzionò come doveva e i giochi finanziari di Gardini per privarsi della quota (40%) furono supportati – con l’intermediazione di Sergio Cusani – da copiose tangenti a tutti i partiti di governo per un totale di 150 miliardi di lire (toccando direttamente leader come Craxi e Forlani) e ai partiti di opposizione (Lega nella persona di Umberto Bossi, e Pds nella figura dell’amministratore finanziario Greganti). L’inchiesta si protrarrà fino al 2000 svelando il più grave intrico politico-finanziario del paese.
 
Novembre – si rincorrono voci di un possibile impegno politico dell’imprenditore Silvio Berlusconi, in vista delle elezioni politiche indette per la primavera.
 
1994
Gennaio – Fine corsa anche per la Democrazia Cristiana. Il segretario Mino Martinazzoli scioglie il partito e fonda al suo posto il Partito Popolare Italiano, raccogliendo il nome originale d’inizio secolo.
 
In Piemonte un’alluvione del Po provoca 70 morti e migliaia di sfollati.
 
Berlusconi 28 marzo– Nell’incredulità del mondo, Silvio Berlusconi costruisce un partito in tre mesi, mette in piedi una coalizione con due alleati diversi per il nord e il sud Italia (la Lega Nord da una parte e il partito post fascista di Gianfranco Fini al Sud) e vince le elezioni. Per la prima volta un magnate della televisione, avvalendosi dell’assenza doppia di una legge sul conflitto di interessi e sulla concentrazione dei mezzi di informazione (antitrust), diventa capo di governo in una democrazia occidentale.
Il clima politico però resterà infuocato. Mentre l’azione della magistratura continua – Craxi fuggirà in Tunisia per non sottoporsi al processo – il nuovo governo incontra difficoltà crescenti nei rapporti con la Lega. A dicembre Umberto Bossi toglie la fiducia al governo Berlusconi, aprendo la strada ad una ulteriore crisi istituzionale.
 
I dati Istat dell’anno certificano che per la prima volta la popolazione italiana è in calo. I flussi migratori provenienti dall’est e dal sud del mondo, a dispetto di una retorica politica con tratti xenofobi, risultano indispensabili per evitare un declino che da demografico (popolazione anziana ed assistita) non può che trasformarsi in economica e sociale.
 
1995
Gennaio – Governo tecnico di transizione guidato Lamberto Dini (già ministro nel governo Berlusconi).
 
Giugno – I referendum contro il monopolio televisivo di Berlusconi viene vinto dal partito-azienda Forza Italia. L’appello dei divi televisivi a non imporre vincoli di pubblicità nella programmazione delle aziende private rende esplicita l’enorme potenzialità giocata dalla Tv nella dialettica politica e nella formazione del consenso.
Agosto – viene siglato il fondamentale accordo sulla riforma delle pensioni. I conti pubblici, in prospettiva messi in default dalla crescita esponenziale delle uscite Inps, vengono rimessi a posto, grazie al passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo.
 
Pil dell’anno a +3.4%.
 
1996
L’Ulivo – La coalizione guidata da Romano Prodi professore ex dirigente dell’Iri vince le elezioni politiche guadagnando una chiara maggioranza sia al Senato che alla Camera. È sostenuto da una formazione molto eterogenea che va da Rifondazione Comunista (sostegno esterno) a Lamberto Dini. Primo obiettivo il riordino dei conti pubblici finalizzato all’ingresso nel club dell’euro. L’addizionale Irpef ideata per il raggiungimento dell’obiettivo prende il nome di “eurotassa”. La lira rientra nello Sme e l’Italia sottoscrive il patto di stabilità con gli altri paesi europei.
 
La lotta alla mafia fa un salto di qualità. Gian Carlo Caselli, magistrato noto per aver condotto con successo la lotta ai gruppi brigatisti, guida dalla procura di Palermo un nuovo pool di grande valore. Nel 1996 saranno arrestati gli esecutori materiali dell’attentato a Falcone (Giovanni Brusca è il più importante boss). In seguito saranno arrestati e condannati in regime di 41bis, tutti i principali protagonisti dell’attacco allo stato: i fratelli Gravina, xxx, fino all’arresto di Provenzano il 10 aprile del 2006.
 
Luglio – D’Alema, nuovo segretario del Pds, vara insieme a Berlusconi la Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali. Dopo oltre un anno di lavori, il 2 giugno 1998 D’Alema annuncia il fallimento della Bicamerale.
 
Nuova legge sulla violenza sessuale. Non è più reato contro la morale ma contro la persona.
 
1997
Entra in vigore la legge sulla Privacy. Un apposito ente ne garantirà il rispetto nella figura del “garante della privacy”.
 
1998
A Cavalese un aereo militare statunitense trancia un cavo della funivia del Cermis causando la morte dei venti turisti presenti. Nessuna conseguenza per i piloti americani.
Maggio – Alluvione in Campania, tra Sarno e Quindici. Muoiono 140 persone. Forti polemiche per lo stato di incuria e di abbandono del territorio.
Gli italiani impazziscono per il Superenalotto, il nuovo gioco di puntate che moltiplica il montepremi. In ottobre una schedina compilata nel foggiano vince 63 miliardi di lire.
9 ottobre – Cade il governo Prodi. Rifondazione Comunista nella figura del suo leader Fausto Bertinotti, dopo mesi di richieste e ricatti riguardo a misure come le 35 ore e l’aumento delle pensioni (questioni contrattate direttamente con il premier anziché discussi in consiglio dei ministri e in parlamento), sfiducia il governo alla Camera. La coalizione si ricompone con i fuoriusciti da Rifondazione e il piccolo partito di Francesco Cossiga a sua volta fuoriuscito dalla coalizione berlusconiana. Presidente del Consiglio sarà Massimo D’Alema, primo ex comunista a ricoprire questa carica.
 
1999
1 gennaio – Nasce ufficialmente l’euro. Per ora esiste solo nelle valutazioni virtuali. Il tasso di conversione lira-euro è fissato irrevocabilmente a quota 1936,27.
I tassi di interesse, dipendenti dalla Bce, diminuiscono ulteriormente toccando quota 2.5%
 
24 marzo
1.      Inizia il bombardamento della Serbia da parte della Nato (senza autorizzazione dell’Onu). L’obiettivo è far terminare l’occupazione del Kossovo.  Esattamente come in Bosnia l’esercito jugoslavo aveva iniziato una drammatica pulizia etnica. L’Italia contribuirà all’attacco della Nato (secondo la versione ufficiale) mettendo a disposizione le basi aeree che si affacciano sull’Adriatico. La sinistra radicale contesterà la posizione del Presidente del Consiglio D’Alema, sia promuovendo numerose e partecipate manifestazioni in tutta Italia, sia votando contro in sede parlamentare (la necessaria fiducia è stata raggiunta grazie al voto dell’opposizione). I bombardamenti su Belgrado e le altre città serbe cessano il 10 giugno con il ritiro unilaterale delle truppe jugoslave dal territorio del Kossovo. La regione formalmente parte della federazione Jugoslava passa sotto controllo Onu.
2.      Nel traforo del Monte Bianco scoppia un terribile incendio che causa 39 morti e la chiusura del tunnel per mesi.
 
Il collaboratore tecnico del governo D’Alema, Massimo D’Antona è ucciso dalle nuove Br il 20 maggio a Roma.
 
Addio alla leva – Il 3 settembre viene votato dal parlamento a larga maggioranza l’abolizione del servizio di leva militare.
Settembre - Romano Prodi viene eletto Presidente della Commissione Europea (praticamente il governo della Ue).
 
Internet diventa un fenomeno di massa. Con l’iniziativa di Tiscali di offrire la connessione alla rete gratuitamente la email, il web e i motori di ricerca diventano comuni a milioni di italiani. Gli investimenti borsistici legati ai titoli della cosiddetta New Economy creano un bolla finanziaria anche in Italia pronta ad esplodere nel 2000.

La sintesi -capitolo 3 (1976-1982)

1976-1982 Dagli anni di piombo al riflusso
 
1976
La crisi innescata dalla discussione intorno alla legge sull’aborto, votata da Dc e Msi, portò a nuove elezioni con un anno di anticipo sulla scadenza naturale della legislazione. Il clima internazionale era incandescente, con un intero continente che sembrava in procinto di scivolare verso sinistra: i regimi di destra di Spagna e Portogallo avevano ormai i mesi contati (e l’alternativa era rappresentata dai socialisti), in Francia la sinistra unita sembrava sul punto di vincere le elezioni, Grecia e Turchia erano sull’orlo della guerra per l’isola di Cipro … l’ipotesi di un governo con i comunisti in Italia allarmava moltissimo le diplomazie occidentali.
 
I sondaggi registravano il sorpasso del Pci alla Dc. Mentre Berlinguer proponeva il compromesso storico come soluzione governativa, la Dc rispolverò l’anticomunismo feroce. E poi esplose la violenza. A maggio durante un comizio del Msi un giovane comunista Luigi De Rosa fu assassinato con armi da fuoco dai neofascisti; pochi giorni prima delle elezioni le Br uccisero in un’imboscata il magistrato Francesco Coco e i due uomini della scorta. Episodi che furono strumentalizzati dalla Dc in chiave anticomunista. Il settimanale americano “Time” mise Berlinguer in copertina con il sottotitolo “Italia, minaccia rossa”.
 
Crisi economica di fronte alle difficoltà innescate dalla crisi economica internazionale la lira si svaluta e l’inflazione tocca il record del 19.5%. Il governo vara una serie di misure di austerità: aumento delle tasse, limitazione del meccanismo della scala mobile, abolizione di alcune festività.
 
20 giugno – I risultati elettorali confermarono l’ascesa del Pci. Toccò quota 34.4 per cento mentre la Dc, grazie a tutti gli appelli immaginabili (tra cui quello celebre di Montanelli a “turarsi il naso ma votare Dc”), tenne intorno al 38.7 per cento. Tutti gli altri partiti persero consensi; il Psi per esempio scivolò sotto al 10 per cento. La rappresentanza parlamentare dei movimenti di estrema sinistra non raggiunsero nemmeno l’1.5%, mentre i radicali, candidatesi per la prima volta, toccarono a malapena l’1 per cento.
Giugno – Congresso del Psi. La sconfitta elettorale porta a una cambiamento al vertice: il vecchio e tradizionale De Martino lascia e al suo posto subentra un giovane e ambizioso milanese: Bettino Craxi. La sua nuova linea politica è uno smarcamento a sinistra dall’ingombrante Pci per giocarsi su un piano inedito la possibile riedizione del Centro-sinistra.
11 agosto – Governo Andreotti con l’astensione dei partiti di opposizione. È una fase di avvicinamento importante al cosiddetto governo di “solidarietà nazionale”, la strategia perseguita da Berlinguer e avvallata da Aldo Moro. Pur essendo fuori da ogni incarico Pci e Psi contribuirono con proposte importanti alla stesura del programma politico del governo. Il problema principale dei governi di solidarietà nazionale stava nella figura del Presidente del Consiglio. Giulio Andreotti infatti era l’opposto del volto nuovo della politica italiana. Allievo di De Gasperi può essere ritenuto un conservatore scaltro e cinico, capace di ricoprire tutte le cariche ministeriali, di compiacere al Vaticano, e di costruire per il suo consenso personale una vasta rete clientelare nel Lazio e in Sicilia. Fattore in inquietudine è la sua presenza al vertice del Ministero della Difesa in coincidenza con la presenza nei servizi segreti di infiltrati dell’estrema destra neofascista. In ogni caso l’obiettivo di Aldo Moro era quello di ripetere l’operazione riuscita con il Psi: far entrare nell’aerea di governo il principale partito di opposizione e smussarne le ambizioni in cambio di una pratica di gestione e spartizione del potere. D’altra parte l’alleanza con il Pci era indispensabile per intervenire con efficacia in campo economico (abbassare l’inflazione con bassi aumenti salariali) e nella lotta al terrorismo. Per Berlinguer l’alleanza con la Dc sarebbe servita per correggere strutturalmente in senso socialista alcuni elementi della società italiana: un trampolino di lancio insomma per trasformazioni ben più profonde.
 
Il 10 luglio esplode un’azienda chimica a Seveso provando la fuoriuscita di una nube tossica di diossina.
 
1977
“L’Italia in quegli anni ha rischiato grosso… la battaglia ci ha assorbito completamente. Così non abbiamo visto con chiarezza necessaria il resto.” Luciano Lama (in P. Ginsborg, Storia d’Italia…, p.511).
 
Come sintetizzato bene dal Segretario della Cgil Luciano Lama il biennio ’77 – ’78 ha visto la battaglia tra lo stato e i gruppi terroristici assorbire tutte le energie della sinistra istituzionale, al punto da lasciare in secondo piano questione che erano in realtà fondamentali. La lotta armata si estese in maniera impressionante. Praticamente destrutturati tutti gruppi principali già nel 1976, l’unità antiterroristica coordinata da Gian Carlo Caselli viene smantellata permettendo così a gruppi come Prima Linea e Brigate Rosse di riorganizzarsi e riprendere – più numerosi e agguerriti di prima – l’azione contro lo stato. La strategia del compromesso storico, duramente avversata dalla sinistra extraparlamentare che la considerò un tradimento degli ideali comunisti, contribuì a questa tragica evoluzione del conflitto sociale e politico in Italia.[1]
Febbraio – occupazione dell’università di Roma. Durante un comizio tenuto da Luciano Lama la contestazione degli studenti ne impedì lo svolgimento fino allo scontro con il servizio d’ordine allestito dalla Cgil e dal Pci. La protesta che poi si allargò con occupazioni, manifestazioni e scontri in tutta Italia, fu egemonizzata da Autonomia Operaia che ne mise ai margini le tendenze creative, il femminismo e altri temi sociali, facendo di tutto una questione politica assoluta. Giovani borghesi rivoluzionari, guidati da qualche mâitre à penser come Toni Negri, seppur non scivolati nella lotta armata abbracciarono una cultura dell’intolleranza verso qualsiasi dissenso, riproposero pratiche di maschilismo e di reverenza gerarchica che erano alla base delle manifestazioni del decennio. Trasformarono le manifestazioni pubbliche – anche i concerti – in occasioni di violenza: la P38 fu esibita in talune occasioni come oggetto prediletto dagli autonomi; qualunque evento era interpretato alla luce dell’appartenenza politica, arrivando a grottesche “squalifiche politiche” applicate per esempio al cantante Lucio Battisti colpevole di non rendere esplicita la sua posizione politica di fronte a testi “ambigui” (cosa è il fantomatico “mare nero” della canzone del sole?).
Marzo – durante una manifestazione a Bologna la polizia sparò e uccise il militante di Lotta continua Francesco Lorusso. Seguirono scontri in molte città italiane, a Bologna le vie principali furono presidiate da blindati. Un duro colpo per la città amministrata da decenni dal Pci e fiore all’occhiello della buona amministrazione. Sempre di più la sinistra estrema faceva il gioco dei conservatori e reazionari messi in crisi dall’ascesa elettorale della sinistra.
 
1978
L’escalation della lotta armata. Nel 1976 le BR uccisero otto persone e ne ferirono seriamente 16. Nel 1977 sette furono i morti ammazzati e quaranta i feriti. Tra questi anche Indro Montanelli, direttore del “Giornale nuovo” gambizzato nel giugno, mentre peggio andò al vicedirettore de “La stampa” Carlo Casalegno. Dopo dirigenti, magistrati e poliziotti adesso anche i giornalisti entrarono nel mirino dei terroristi. Il 1978 è l’anno nero. Conta in totale 2725 episodi di attentati o violenze, 38 assassinati e 407 feriti.
Mentre l’inflazione viaggia oltre il 20 per cento e l’economia non pare avere segnali di ripresa il governo Andreotti cade e si prepara il secondo e più articolato governo di solidarietà nazionale. Stavolta Pci e Psi avrebbero votato la fiducia, sebbene non avrebbe avuto alcun incarico ministeriale. Designato per guidare il nuovo esecutivo ancora una volta Giulio Andreotti, una autentica garanzia per gli apparati più retrivi dell’establishment nazionale e internazionale.
Il caso Moro
La strategia delle BR, l’ambizione, era di saldarsi con il movimento del ’77 e far diventare la rivolta arma contro lo stato un fenomeno di massa. Vennero annunciate azioni indiscriminate contro i “servi dello stato” per diffondere il panico nelle classi dirigenti e rendere fragili le istituzioni stesse. Pci e Dc erano i principali nemici delle Br.
La mattina del 16 marzo 1978, giorno di insediamento del nuovo Andreotti con il sostegno esterno del Pci, alle ore 9,15 la macchina del Presidente della Dc Aldo Moro cadde in un’imboscata mentre era diretto in Parlamento per il voto di fiducia. Nella tristemente nota via Fani morirono i cinque uomini della scorta, mentre Moro fu trasportato senza alcuna ferita in una località segreta. L’episodio avvenuto nel centro di Roma, all’uomo più a rischio in ottica terrorismo, lascia nello sgomento l’intera nazione. Il direttore della radio Città Futura vicina ai movimenti sociali di estrema sinistra racconta di un episodio in qualche modo prevedibile:
“Utilizzando solamente strumenti di logica e di analisi, pensavamo che le Br avrebbero identificato l’obiettivo in qualcuno che poteva rappresentare la tendenza al compromesso storico, cercando di rovesciare con l’attentato quelli che erano gli equilibri di maggioranza in quel periodo, e la data doveva essere quella della votazione alla Camera di questa maggioranza.” (Giuseppe Fiori, Vita di Enrico Berlinguer, Laterza, 2004, p.330).
I 54 giorni di prigionia furono uno spartiacque per la vita del paese. Mario Moretti e la sua cellula brigatista tennero contatti continui con le autorità istituzionali, il dibattito pubblico fu lacerato dal dubbio se trattare o meno con i brigatisti. La linea della fermezza era perseguita dal Pci e dalla Dc, anche se molti amici di Moro erano umanamente portati a trattare. Il Psi di Craxi era invece più possibilista. Lo stallo fu rotto il 9 maggio, quando il corpo senza vita di Aldo Moro fu trovato nel bagagliaio di una macchina in via Caetani (una strada centrale di Roma a metà strada tra la sede del Pci e quella della Dc).
9 maggio – La mafia uccide Peppino Impastato, un giovane giornalista radiofonico molto attivo sul fronte della lotta alla mafia, candidatosi per Democrazia Proletaria, e particolarmente inviso a Cosa Nostra principalmente in virtù della sua famiglia di origine che era affiliata a uno dei clan che imperversavano a Cinisi, un paese alla periferia di Palermo. La sua morte passò praticamente inosservata a causa della coincidenza con il ritrovamento del corpo di Moro.
La lotta al terrorismo sembra davvero sul punto di bloccare le procedure dello stato democratico. Il governo di solidarietà nazionale va avanti, ma le riforme sostenute dal Pci si vedono con il contagocce. Questa almeno era la percezione dell’epoca. Ad oggi possiamo mettere in elenco un pacchetto consistente – per quanto frammentario – di riforme in senso progressista:
 
-          Nasce il Sistema Sanitario Nazionale;
-          Legge n.180 (conosciuta come “legge Basaglia” dal nome dello psichiatra che ne ispirò la stesura) sulla cura alternativa per i malati di mente (chiusura dei manicomi e della logica di detenzione);
-          Legge Gozzini, riordino del sistema carcerario;
-          Legge 194 conosciuta come legge sull’aborto. L’interruzione di gravidanza non è più considerata reato ma è legale;
-          Legge dell’equo canone per abbassare i costi degli affitti;
-          Piano per l’edilizia residenziale;
-          Maggiori poteri alle regioni, finalmente dotate di autonomia finanziaria;
 
Nel pacchetto anche alcune novità riguardanti la spartizione del potere politico. In teoria non negative, poiché ad esempio l’elezione di Pietro Ingrao alla presidenza della Camera poteva essere un segnale importante di integrazione di tutti i partiti nell’alveo del governo. In realtà la pratica della suddivisione di alcuni incarichi declinò rapidamente in una pratica di spartizione finalizzata al potere in sé. Il sistema  si raffinò rapidamente per arrivare al meccanismo della “lottizzazione”, che distribuiva automaticamente in percentuali assegnate ai diversi partiti. Anche l’istituzione di un nuovo canale Rai (Raitre che inizierà le trasmissioni nel dicembre 1979) si configurò in breve uno strumento in più di lottizzazione piuttosto che un canale di sviluppo delle realtà locali, come nelle intenzioni doveva essere. In ogni caso il sistema universalistico della Sanità italiana segnò un punto di grande progresso, andando a superare la pletora di mutue costruite sulla forza delle diverse categorie di lavoratori, con la istituzione delle U.S.L. competenti su tutto il territorio nazionale con un servizio per tutti i cittadini indistintamente e gratuitamente. Il budget enorme non fu utilizzando al meglio, e ben presto sprechi e inefficienza andarono a caratterizzare molte realtà legate al S.S.N. Inoltre la nomina pubblica degli incarichi di dirigenza spinse i partiti a utilizzare centri ospedalieri e Usl come luoghi di lottizzazione e, in alcune realtà, strumenti di scambio a fini elettorali.
 
Il 1978 è un anno fondamentale anche per l’evoluzione della crisi economica di inflazione e bassa crescita.  Se da una parte lo Stato assume 63 mila giovani da impiegare nell’amministrazione pubblica, dall’altra i sindacati federati Cgil Cisl Uil firmano un accordo (“svolta dell’Eur”) che segna la svolta delle relazioni sindacato-stato avvicinandosi al modello di cooperazione in vigore in Germania e nel nord Europa: basse rivendicazioni in cambio di maggiori investimenti.
 
Il 30 settembre inizia le trasmissioni una delle molte Tv private locali nate in questo anno. È TeleMilano dell’imprenditore Silvio Berlusconi.
 
1979
Il 31 gennaio Andreotti diede le dimissioni mettendo fine all’esperienza del Compromesso Storico. Il Pci annunciò la fine della collaborazione e il presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini[2] , sciolse le Camere e indisse nuove elezioni. Il 3 giugno si vota con risultati che segnano un nuovo corso: il Pci infatti perde il 4 per cento dei voti attestandosi sul 30 per cento; la Dc perse pochissimo (38%) a favore del Psi in leggera ascesa. Il piccolo partito radicale molto attivo nelle campagne referendarie per il divorzio e l’aborto arrivò al 3.5 per cento. Il Msi scese al 5.3% mentre i partiti di centro mantennero le loro posizioni. I comunisti abbandonarono la linea del compromesso storico lasciando gli oneri di governo tutti alla Dc. Rimase però la prassi di dividere le presidenze delle Camere: dopo Ingrao il Pci indicò Nilde Jotti quale presidente della Camera dei deputati. L’incarico più importante mai ricoperto in Italia da una donna.
La nuova proposta della segreteria di Berlinguer era di una “alternativa democratica” incentrata sull’asse Pci – Psi sull’esempio delle molte (e spesso positive) esperienze di governo locale. Il Psi di Craxi però era deciso a perseguire un’alleanza tattica con la Dc. Il nuovo governo inaugurò la lunga stagione dell’alleanza Craxi-Andreotti che segnerà gli anni Ottanta, il crepuscolo degli anni di piombo e soprattutto definirà quella specie di rivoluzione antropologica della società italiana avvenuta negli anni ’80 e soltanto rivista e corretta nei decenni successivi.
 
Il 13 marzo entra in vigore il Sistema Monetario Europeo (Sme), l’accordo generale di fluttuazione tra le monete della Comunità Economica Europea. Il problema economico dell’Italia è l’inflazione, tutta l’attenzione del governo e della Banca d’Italia – guidata da Carlo Azeglio Ciampi – è rivolta alla messa a punto di efficaci politiche deflazionistiche.
 
L’11 luglio intanto un fatto di cronaca apre uno squarcio su trame oscure di finanza e investimenti: viene ucciso a Milano Giorgio Ambrosoli liquidatore di una piccola banca (Banca privata italiana) del faccendiere Michele Sindona. Lo stesso Sindona, residente a New York, scomparirà misteriosamente solamente un mese dopo.
 
Il 9 dicembre l’Oms annuncia la scomparsa del vaiolo.
 
Arrivano i BOT – Gli italiani magari proprio quelli che hanno accumulato capitali ingenti (anche) grazie all’evasione -iniziano ad acquistare i Buoni Ordinari del Tesoro.
 
1980
Il crepuscolo degli anni di piombo. A fronte di un numero sempre altissimo di attentati e azioni violente, le Br e gli altri gruppi terroristici, si avviano ad una rapida sconfitta. In seguito all’assassinio di Moro, la strategia di trasformare la lotta armata in un fenomeno di massa segnò definitivamente il passo. Nel 1979 e nel 1980 le vittime furono anche stimate e riconosciute personalità di sinistra: come Guido Rossa operaio comunista ucciso a Genova perché aveva denunciato un collega brigatista; il professore universitario Vittorio Bachelet ucciso a febbraio sull’atrio dell’Università La Sapienza di Roma; il giornalista de “Corriere della Sera” Walter Tobagi ucciso il 28 maggio. I gruppi erano sempre più isolati e (forse per questo) sempre più spietati. Con l’azione congiunta dei carabinieri coordinati dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e dei magistrati esplose il fenomeno dei “pentiti”. In cambio di vantaggiose condizioni di detenzione i brigatisti in carcere potevano decidere di collaborare e svelare nomi, strutture, apparati dei gruppi terroristici. Al di là di qualche considerazione etica, sulla lievità delle pene per alcuni pentiti, la legge sui pentiti fu lo strumento decisivo per il successo dello Stato sui gruppi terroristici.
Altre storie
 
Alle 10,25 del 2 agosto una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione di Bologna facendo 85 morti e oltre 200 feriti. È il più grave attentato della storia repubblicana, parte di quella lunga scia di stragi inaugurate con piazza Fontana nel 1968, tutte riconducibili agli ambienti neofascisti all’interno di una inquietante “strategia della tensione” volta a instaurare un regime autoritario anche in Italia. Si parla per questo di “servizi segreti deviati”, cioè il sostegno e il supporto a questo progetto di “pezzi” dello stato – in particolare dei servizi segreti – in grado di orientare e proteggere gli autori delle stragi. La strage di Bologna vide come condannati i neofascisti Mambro e Fioravanti.
 
Strage di Ustica – Il 27 giugno l’aereo Dc9 dell’Itavia diretto da Bologna a Palermo esplode in volo e precipita in mare nei pressi di Ustica provocando 81 morti. A distanza di decenni ancora è lontana la verità ufficiale sulla tragedia. La volontà di ricostruire la vicenda si è infranta contro un “Muro di gomma” impenetrabile: l’ipotesi più probabile rimane quella che il Dc-9 sia stato abbattuto per errore da un aereo militare (francese o della Nato), forse in esercitazione o forse per colpire l’aereo del dittatore libico Gheddafi che pare fosse di passaggio proprio in quel quadrante di cielo.
 
14 ottobre – Marcia dei 40mila alla Mirafiori di Torino. Non è l’ennesima manifestazione operaia, tardo eco dell’ormai mitico “autunno caldo”, ma l’esatto contrario. Giunti al trentaquattresimo giorno di sciopero (contro la cassa integrazione a zero ore per 29mila lavoratori) con chiusura degli stabilimenti per una vertenza sindacale, una insolita marcia di caporeparto, impiegati e operai della Fiat attraversò il centro di Torino per chiedere al sindaco (del Pci) di far riaprire i cancelli. Il movimento operaio si spaccò e il giorno dopo i sindacati firmarono un accordo favorevole alla dirigenza Fiat. L’azienda automobilistica di Torino inizia una lunga e dolorosa ristrutturazione fatta di cassa integrazione e licenziamenti per centinaia di migliaia di lavoratori.
30 settembre – iniziano le trasmissioni televisive di Canale 5, Tv dell’imprenditore Silvio Berlusconi. Nel 1982 acquisterà Italia 1 e nel 1984 Rete 4. La holding Fininvest che controlla le reti Tv nel frattempo si dota di ripetitori sull’intero territorio nazionale preparando la grande sfida al monopolista nazionale pubblico della RaiTv. La televisione di Berlusconi è però una televisione diversa: indifferente all’informazione e alla cultura, esalta i valori del consumo, del divertimento, dell’apparenza. Il primo telegiornale dei canali Fininvest è datato 15 gennaio 1991.
 
Novembre – Un terribile terremoto del settimo grado della scala Richter sconvolge l’Irpinia: seimila morti e trecentomila senzatetto; un’intera regione da ricostruire.
 
1981
 
Il Fondo Monetario Internazionale mette sotto accusa l’Italia per l’eccessiva spesa pubblica e addossa alla scala mobile la colpa della crisi inflazionistica. In estate la borsa di Milano chiude per una settimana per eccesso di ribasso (-20%). La lira svaluta rispetto al marco tedesco.
 
La loggia P2 – Nel maggio scoppia lo scandalo P2. Il mandato di cattura per il capo della loggia, il faccendiere Licio Gelli latitante in Sudamerica, fa emergere un confuso disegno di associazione sovversiva anticomunista a cui si erano affiliato nomi di spicco dell’esercito, del mondo degli affari e della politica. Se il progetto preciso è rimasto oscuro, le linee guida della Loggia P2  – così come l’elenco dei suoi associati – sono state rivelate dall’inchiesta parlamentare guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi. Licio Gelli sarà arrestato il 13 settembre 1982 a Ginevra.
Attentato al Papa. Il 13 maggio il turco Alì Agca spara da distanza ravvicinata al Papa Giovanni Paolo II proprio in piazza San Pietro. Il Papa si salva, il turco è preso e condannato all’ergastolo.
 
13 giugno – La drammatica vicenda di Alfredino Rampi si conclude tragicamente. Il bambino di sei anni caduto accidentalmente in un pozzo artesiano a Vermicino si ferma ad una profondità di 18 metri grazie ad un strozzatura. Il pozzo però è profondo 60 metri e gli scavi necessari per la costruzione di un tunnel parallelo per raggiungerlo potrebbero farlo scivolare in fondo. L’Italia resta incollata alla televisione per tre giorni, mentre sul luogo della tragedia giungono comuni cittadini e le massime autorità. L’anziano presidente Sandro Pertini segue sul posto la vicenda per ore incoraggiando direttamente il bambino con un microfono. Nella notte del terzo giorno però le scosse fanno precipitare in fondo al pozzo il piccolo, che muore stremato in mezzo al fango (gli ultimi eroici tentativi sono fatti da speleologici calati a testa in giù nella speranza di afferrare il piccolo per i polsi). La diretta tv trasforma un tragedia privata in una tragedia collettiva e nazionale.
 
Giugno – Dagli Stati Uniti si diffonde la notizia di una nuova terribile malattia infettiva dai tratti sfuggenti: è l’Aids. Non si trasmette per contatto diretto ma solamente tramite contatto sanguineo o di liquidi genitali; in pratica diventa pericoloso il rapporto sessuale occasionale. In particolare tossicodipendenti e omosessuali – già emarginati – conoscono una dura e diffusa discriminazione sociale.
5 agosto – La legge 442 abolisce la causa d’onore come attenuante nel caso di omicidio.
Settembre – per la prima volta alle scuole superiori le femmine sono sostanzialmente lo stesso numero dei maschi. Dal 1982 il dato sarà in crescita costante.
12 agosto – l’Ibm presenta il primo Personal Computer.
 
1982
La lotta alla mafia
Il 3 settembre viene ucciso a Palermo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Pochi mesi prima la stessa fine toccò all’esponente comunista Pio la Torre, anch’esso impegnato duramente nella lotta alla mafia. L’organizzazione criminale siciliana, insieme alla Camorra dell’area napoletana, e alla N’drangheta calabrese, conobbero con l’industrializzazione del paese un vero e proprio ciclo espansivo. Abbandonato il controllo dei latifondi, le mafie si integrarono con la crescita disordinata dei territori e con il mancato sviluppo del Meridione: tessero reti solide con il potere politico a tutti i livelli; approfittarono dei vuoti legislativi per guidare le speculazioni edilizie (celebre il “sacco di Palermo”); utilizzarono l’inefficienza istituzionale e gli alti livelli di disoccupazione per affiliare parti importanti di popolazione. Si specializzarono infine nel traffico di droga e di armi accumulando ingenti capitali.
 
11 luglio 1982 – L’Italia di Enzo Bearzot vince i mondiali di calcio, superando in finale la Germania per 3 a 1. Dopo un inizio stentato la nazionale azzurra batte le migliori squadri presenti al torneo, Argentina, Brasile e Polonia con una serie straordinaria di partite, meritando il successo finale e suscitando in patria manifestazioni spontanee di entusiasmo assolutamente inedite. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini è presente in tribuna nella finale suscitando l’entusiasmo di tutta Italia per l’esultanza spontanea ad ogni gol. Leggendaria la partita a scopa con Zoff, Causio e Scirea sull’aereo per il ritorno.
 
18 giugno – Il fallimento del Banco Ambrosiano continua a mietere vittime. Dopo Ambrosoli e Sindona, tocca al banchiere Roberto Calvi pagare il prezzo di un losco giro di finanziamenti illeciti: viene ritrovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.
 
Agosto: per la prima volta nel dopoguerra, soldati italiani varcano il confine: sono impegnati in una “missione di pace” istituita dall’Onu per garantire il cessate il fuoco nel Libano.
 


[1] In altri paesi d’Europa, e in particolare in Germania, i gruppi armati rivoluzionari attivi ai primissimi Settanta, erano tutti in rapido declino.

[2] Sandro Pertini fu eletto l’8 luglio 1978 con i voti di Dc, Pci e Psi. Partigiano, socialista e antifascista, la figura di Sandro Pertini riscatterà completamente il ruolo del capo di stato, malamente interpretata da Giovanni Leone che oltre ad essersi dimostrato mediocre statista si è trovato nella condizione di doversi dimettere a causa di molteplici scandali fiscali. Con Pertini il “Presidente della Repubblica” abbandona l’aurea di grigio e austero riferimento di equilibrio istituzionale per abbracciare il ruolo del “padre della patria”, popolare e vicino alla gente (con dati di consenso straordinari in confronto a qualunque altro personaggio politico). Un atteggiamento che troverà degni successori in Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano e che influirà pesantemente sul modo di concepire l’istituzione stessa della Presidenza della Repubblica. 

La sintesi - capitolo 2 (1970-1975)

 Le riforme a metà 1970-1975

1970 – Nella primavera vengono istituite le Regioni, applicando così le indicazioni costituzionali del 1948. Con le prime elezioni si creò quello che Dc e conservatori avevano sempre temuto: una “fascia rossa” nell’Italia centrale (Emilia Romagna, Toscana e Umbria) che adesso aveva anche la legittimità e il potere di governo dato dalla struttura amministrativa regionale.
Nel maggio fu istituito lo strumento del Referendum: con 500mila firme oppure cinque consigli regionali o il 25 per cento del Parlamento poteva essere istituita una consultazione popolare per abrogare (ma non proporre) una legge dello Stato.
Anche le pensioni furono riordinate con importanti miglioramenti per i lavoratori. Dopo 40 anni di lavoro la pensione sarebbe stata il 74 per cento del salario medio degli ultimi cinque anni.
 
Lo Statuto dei Lavoratori fu introdotto nel 1970 grazie alla determinazione del socialista Giacomo Brodolini. Tra i vari diritti c’era quello, rivoluzionario, del diritto di appellarsi al giudice in caso di licenziamento illegittimo o ingiusto. Era finito il tempo del potere arbitrario del datore di lavoro sul lavoratore.
Sempre nel 1970 viene varata la legge che istituisce il divorzio in Italia. Avversata duramente dalla Dc fu approvata con i voti di tutti i partiti eccetto Msi e ovviamente la Dc. Una grande vittoria per l’Italia laica!
 
Estate - La battaglia di Reggio Calabria. La promessa di diventare capoluogo regionale decadde con la scelta di Catanzaro scatenando una durissima protesta sostenuta dal sindaco e da altri amministratori locali. La sinistra denunciò la rivolta come una intollerabile manifestazione territoriale e ne prese le distanze. Il Msi invece cavalcò l’onda, fomentando ulteriormente l’azione violenta. Nell’arco di alcuni mesi si contano 19 giorni di sciopero generale, 11 attentati dinamitardi, 32 blocchi stradali, 14 occupazioni della stazione, 2 della posta, una dell’aeroporto e una della stazione televisiva. Reggio Calabria era una delle città più misere d’Italia con migliaia di persone ancora alloggiate in abitazioni indecenti, un infimo livello di occupazione e di attività imprenditoriale. La possibilità di lavoro offerta dal governo regionale diventava cruciale per il futuro della città. Mentre il Movimento Sociale faceva il pieno di voti alle varie tornate elettorali, il governo rispose parzialmente con la costruzione del mega-impianto siderurgico di Gioia Tauro e l’assegnazione della sede non del governo regionale, bensì dell’Assemblea regionale. La valle di Gioia Tauro ricca di agrumeti e oliveti di qualità fu spianata per far posto a questa immensa area industriale in una visione di brevissimo respiro. A metà anni Settanta il mercato dell’acciaio conobbe un crollo clamoroso a livello mondiale, trasformando l’impianto di Gioia nel più classico esempio di “cattedrale nel deserto” edificato nel Mezzogiorno d’Italia.
La risposta della sinistra fu riposta in una appariscente manifestazione di solidarietà tra nord e sud. Nell’ottobre 1972 il Pci organizzò i treni per Reggio Calabria, portando quarantamila operai del centro-nord a sfilare nel centro della città calabrese tra lo stupore dei reggini.
Crescita del deficit pubblico – Dal 1970 il deficit dei conti pubblici dello stato iniziò ad aumentare con allarmante rapidità. C’erano due ordini di ragioni.
a.       Debiti delle imprese pubbliche. L’inefficienza, la corruzione, il clientelismo, l’assoluta assenza di responsabilità nei funzionari e dirigenti pubblici, portò numerose imprese – anche imponenti – a gestioni fallimentari. Peraltro nel 1971 fu costituito anche un fondo per il salvataggio delle imprese private ad alto impatto sociale: un provvedimento che salvò migliaia di posti di lavoro ma che costò allo stato un notevole disavanzo.
b.      Aumentarono le spese sociali (soprattutto pensioni, anche queste elargite con incredibile generosità) senza che ci fosse un corrispettivo aumento delle entrate fiscali. Nella seconda metà del decennio le spese per welfare “esplosero”:
1970 era il 38% del Pil
1973 era il 43% del Pil
1982 era il 55% del Pil
Il piano casa. Sulla spinta delle occupazioni e delle proteste per gli affitti eccessivi, fu varata la legge dell’equo canone e un poderoso piano-casa per risolvere il problema degli alloggi popolari. Addirittura furono stanziati più di mille miliardi di lire, per sostenere una revisione anche dei meccanismi che trasferiva a Comuni, Province e Regioni la gestione delle opere di urbanizzazione. La vischiosità della burocrazia e l’azione sabotatrice (a vari livelli) a difesa degli interessi degli speculatori e costruttori edili affossò praticamente il piano. Su 1062 miliardi stanziati ne erano stati spesi – al 1974 - solamente 42.
Il fisco Fu un’altra riforma abortita. Le spese crescenti dell’interventismo statale potevano essere tranquillamente coperte da un aumento del gettito fiscale (all’epoca basso) con criteri fortemente progressivi. La riforma fiscale del 1971 introdusse un nuovo sistema di tassazione progressiva per ogni tipologia di lavoro. Ma mentre i lavoratori dipendenti pagavano alla fonte la quota di tasse, i lavoratori autonomi, le imprese, le attività commerciali erano libere di dichiarare il guadagno senza alcuna reale misura di accertamento. Ancora una volta non è il provvedimento legislativo ad essere deficitario, bensì la sua applicazione. Una falla, quella dell’evasione fiscale, che porterà problemi insoluti per i decenni successivi.
Cassa per il Mezzogiorno L’ente per finanziare gli investimenti nel Sud d’Italia esisteva già. Ma ai primi Settanta ricevette un’ulteriore incremento di budget passando dai 28.1 miliardi del 1968 ai 33.5 del 1973. Ma erano soldi spesi malissimo. L’inutilità di mastodontiche opere infrastrutturali e improbabili industrie scollegate dal territorio su cui sorgevano svelano la natura contrattualistica dell’intervento. Peraltro certe scelte si rivelarono a breve particolarmente infelici poiché il petrolchimico (Italsider di Taranto) o il siderurgico (Bagnoli, presso Napoli) erano settori in declino nello scacchiere del mercato internazionale. Già negli anni Ottanta iniziò lo smantellamento, con migliaia di disoccupati, di questi immensi distretti industriali.
Ancora una volta per il Sud non c’era una visione seria di sviluppo del territorio, ma tutto faceva riferimento a una bieca logica di scambio clientelare, con i suoi mille effetti collaterali devastanti.
La svalutazione della lira
Il rallentamento dell’economia occidentale e le vittorie sindacali del ’69-’73 produssero un effetto drammatico nell’economia italiana. L’inflazione iniziò a salire, poiché i costi degli aumenti salariali furono scaricati in un aumento dei prezzi, ma la congiuntura internazionale rimase critica. Con la fuga di capitali, alimentata dai successi sindacali (una ritorsione abituale della grande finanza nei casi di avanzamenti della sinistra in tutti i paesi) il governo decise per la svalutazione della lira. Fu una scelta sbagliata perché si avviò una spirale inflazionistica capace di condizionare la politica economica italiana per almeno un decennio. Le importazioni vennero a costare di più, aggravando un aumento generalizzato delle materie prime sul mercato internazionale.
La strategia della tensione
12 dicembre 1969 – Piazza Fontana a Milano. Una bomba davanti alla Banca Nazionale dell’Agricoltura uccide sedici persone e fa ottantotto feriti.
Polizia e ministro degli interni – a caldo - attribuiscono agli anarchici la responsabilità dell’attentato. Il primo accusato fu Pietro Valpreda un anarchico milanese, che risulterà innocente dopo tre anni di carcere e dodici di processi. Tra i fermati e interrogati in commissariato ci fu anche Giuseppe Pinelli; rimase 48 ore in questura sotto torchio degli inquirenti, finché poco dopo la mezzanotte del 15 dicembre morì cadendo dalla finestra dell’ufficio del commissario Luigi Calabresi (non presente al momento della tragedia), dal quarto piano dell’edificio.
Da questo episodio partono due diverse storie. Quella della serie di attentanti che segneranno nel sangue il tentativo della società civile italiana di democratizzare e modernizzare il paese; e quella della vicenda Calabresi – Sofri, una vera e propria ferita aperta nella storia del paese.
Vediamo prima la drammatica vicenda del Commissario Calabresi. Oggetto di una campagna stampa da parte degli organi dei gruppi rivoluzionari e dell’insinuazione anche di molti intellettuali, il Commissario Luigi Calabresi fu ritenuto responsabile e colpevole della morte di Pinelli. Iniziò una lunga querelle giudiziaria, che si intrecciò con le indagini sulla morte di Pinelli, tale da alzare continuamente la tensione. Un episodio che certo ha contribuito a creare il terreno adatto alla nascita di gruppi di estrema sinistra disposti ad utilizzare la violenza e il terrorismo come strumenti di lotta politica.
Il 17 maggio 1972 fu assassinato sotto casa mentre saliva in auto per andare a lavoro da due sicari che gli spararono alle spalle. Le indagini, i processi, i pentiti (tali o presunti), le polemiche, la contrapposizione ideologica costituirono per molti anni il “caso Calabresi”, per poi tramutarsi oltre un decennio dopo, nel “caso Sofri”. Infatti l’inchiesta e il relativo e quanto mai controverso processo portarono alla condanna – nel 1997! – come mandante dell’omicidio Calabresi il famoso intellettuale ed ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri. Insieme a lui Giorgio Pietrostefani e Ovidio Bompressi (ritenuto l’esecutore dell’omicidio) furono condannati a 22 anni di carcere. Il processo si è basato sulla testimonianza, quanto mai vaga, del quarto elemento coinvolto nel processo Leonardo Marino dichiaratosi pentito (tra sconti di pena e prescrizione non passò che pochi mesi in carcere e alcuni anni ai domiciliari). I tre imputati si sono sempre dichiarati estranei alla vicenda. Non c’è dubbio, come ha dichiarato lo stesso Sofri pochi anni fa al Corriere della Sera (http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_08/sofri_libro_77a23c7c-dd8e-11dd-9758-00144f02aabc.shtml), che esista una responsabilità morale nei tragici fatti avvenuti.
Appendice a questa storia è la conclusione delle ulteriori indagini svolte nel 1975 sulla morte di Pinelli per sentenza definitiva del giudice Gerardo D’Ambrosio che stabilì il decesso come “morte accidentale”. Lo stesso D’Ambrosio, in seguito protagonista di Mani Pulite e deputato della coalizione di Centrosinistra negli anni Novanta, terminò la sua chiacchierata con Mario Calabresi con una amara riflessione:
“Se il giudice che è riuscito a togliere qualsiasi dubbio sugli anarchici come autori della strage di piazza Fontana, che ha detto che sono stati i fascisti, e a rischiato la pelle per questo insieme ad Alessandrini, se uno così dice che non ci sono prove che Pinelli è stato ucciso e che anzi tutto depone per una precipitazione per malore. Gli atti giudiziari sono quelli e le prove sono inconfutabili. In quel momento scrissero sui muri che ero fascista. Poi quando dissi che non erano stati gli anarchici a mettere le bombe, allora dissero che ero comunista. Questa è l’Italia.”[1]
 
L’altro ramo della storia riprende proprio la pista anarchica della strage di Piazza Fontana. Le prove raccolte dall’inchiesta della Magistratura portavano in tutt’altra direzione. Erano i gruppi neofascisti dell’estrema destra del Veneto. In particolare alcuni esponenti – come Giovanni Ventura – potevano vantare inquietanti rapporti di amicizia con i vertici dei Servizi Segreti italiani. Si affacciò anche in Italia l’ombra lunga della “strategia della tensione” già attuata con successo in Grecia[2]. Ci si doveva aspettare una serie di attentanti e crimini vari per diffondere panico e incertezza allo scopo di preparare il terreno per un colpo di Stato?
La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 il principe Junio Valerio Borghese comandante della X Mas (reparto d’eccellenza della Repubblica di Salò) tentò un colpo di stato ancora più improbabile di quello architettato dal generale De Lorenzo. L’episodio è indicativo del clima di esaltazione vissuto dagli ambienti di estrema destra.
24 dicembre 1971 – Giovanni Leone viene eletto presidente della Repubblica dopo ben 23 ballottaggi e con l’appoggio determinante del Msi. I movimenti sociali da una parte, queste fibrillazioni sottotraccia nelle istituzioni dall’altra, stavano creando uno scenario tutt’altro che rassicurante.
La lotta armata
20 ottobre – Le Brigate Rosse annunciano la loro costituzione come “organizzazioni operaie autonome pronte a lottare contro i padroni”. L’allontanarsi della prospettiva rivoluzionaria portò i gruppi più accesi ed intransigenti ad optare per lotta armata come strumento per raggiungere l’obiettivo della rivoluzione comunista. Intorno a questa idea si coagulò una frangia del vecchio movimento del ’68 con giovani e giovanissimi che per tutti gli anni Settanta pensarono realmente di cambiare la storia del nostro paese con una guerra civile. Vi era poi un confine sfumato tra movimento di estrema sinistra e gruppi armati. Lotta Continua, Potere Operaio e altre sigle del movimento spalleggiarono ideologicamente l’azione dei gruppi armati; nomi come Renato Curcio, Mara Cagol, Alberto Franceschini divennero noti alle cronache politiche delle città del Nord, in particolare Milano e Torino. Dotati di una rigida struttura gerarchica l’universo della sinistra extra-parlamentare che aveva scelto la via della violenza per il sovvertimento politico sociale ed economico dell’Italia acquistò nel tempo una ampiezza di tutto rilievo; con migliaia di attivisti e centinaia di migliaia di simpatizzanti; sparsi un po’ in tutti gli ambienti della società.
1972
Primo governo di Giulio Andreotti (http://it.wikipedia.org/wiki/Giulio_Andreotti). È il risultato delle elezioni dominate dall’exploit del Msi di Giorgio Almirante che porta la sua formazione di ex-fascisti al 8.7% con un pieno di voti soprattutto al sud. Segnano l’uscita del Psi dal governo e il ritorno ad una politica dichiaratamente di centro-destra. Ma la crisi economica e le grandi manifestazioni operaie del 1973 portarono ad una nuova svolta, con il governo Rumor basato, ancora una volta, sull’appoggio dei socialisti.
Marzo 1972 – Enrico Berlinguer segretario del Pci. Eletto al XIII Congresso del partito, era vice segretario già da alcuni anni. La sua figura dominò il partito per oltre un decennio, facendo leva su qualità molto diverse dal predecessore Togliatti (l’interregno di Longo non ha ricadute di rilievo). Avverso ad ogni accenno di culto della personalità, di origine sarda, è ricordato oggi soprattutto per una riconosciuta trasparente onestà, per i modi educati e cordiali, per un approccio alla politica appassionato e sincero.
20 marzo - Prima azione terroristica delle . Si tratta del rapimento simbolico – per soli venti minuti – del dirigente della Sit Siemens Idalgo Macchiarini. Negli stessi giorni un altro gruppo terroristico – il Gap di Giangiacomo Feltrinelli – si rese protagonista di un fosco e tragico episodio. Il ricco editore, amico di Fidel Castro, deciso a contrastare la svolta autoritaria (era ossessionato dall’idea di un colpo di stato fascista in Italia) con la lotta armata, saltò in aria su un ordigno esplosivo che egli stesso stava preparando intorno ad un traliccio dell’alta tensione a Segrate, vicino Milano.
1973
Il 1973 è l’anno di rottura per l’economia occidentale del dopoguerra. Per un paese in via di trasformazione come l’Italia gli effetti furono probabilmente particolarmente nefasti. (crisi + cambiamento = instabilità e incertezza). In autunno i paese dell’Opec aumentarono il prezzo del petrolio del 70 per cento e ne diminuirono l’esportazione del dieci per cento. Questo aumento vertiginoso del prezzo dei combustibili si associò alle turbolenze finanziarie e monetarie dovute all’uscita dal sistema di Bretton Woods e dalla fluttuazione delle varie monete nazionali (con conseguente forte aumento dei tassi di interesse).
L’Italia, come altri paesi, imparò a convivere con la stagflazione, cioè la combinazione di prezzi in crescita ma economia stagnante. L’inflazione era dovuta principalmente ai prezzi alti dei carburanti, alla svalutazione della lira (prezzi alti per l’acquisto di materie prime e merci dall’estero), al meccanismo della scala mobile (ovvero alla forza del movimento operaio) che impedì di legare l’aumento salariale all’aumento della produttività. Con il fallimento di imprese piccole, medie e grandi iniziò a riaffacciarsi il problema della disoccupazione e di una povertà di ritorno.
Ottobre 1973 – Enrico Berlinguer in una serie di interviste su Rinascita http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/cms/upload/61.pdf  lancia l’idea del “Compromesso Storico” tra i tre principali partiti italiani per risolvere definitivamente i problemi strutturali dell’Italia e portare a compimento l’opera iniziata con la stesura della Costituzione. Quanto avvenuto in Cile – quando l’11 settembre di quello stesso anno – spinse il segretario comunista ad abbandonare l’idea di una (improbabile) vittoria elettorale come strada per riformare il paese. Il rischio di interventi esterni e sabotaggi di ogni tipo avrebbe comunque reso inefficace l’azione del Pci. Fu Berlinguer dunque a rimettere la palla in gioco per una terza possibile svolta politica fondata sull’unità delle masse cattoliche e di sinistra. La visione di alto profilo aveva anche l’obiettivo di contenere gli effetti degradanti insiti nello sviluppo capitalistico: “lo spreco e lo sperpero, l’esaltazione dei particolarismi e dell’individualismo più sfrenati, del consumismo più dissennato”.[3] La proposta era molto ambiziosa:
a.       salvare la democrazia in Italia bloccando le tentazioni autoritarie della Dc e di parte dei ceti medio-alti italiani. Isolare i settori reazionari insiti nell’apparato statale.
b.      Introdurre elementi di socialismo nell’economia e rinnovare la società secondo linee etiche basate sulla cooperazione, l’austerità, i valori collettivi.
Le critiche furono durissime. Sia da sinistra, sia dagli ambienti vicini alla Dc (e molto allarme suscitò anche nelle diplomazie dei paesi alleati, in primis gli Stati Uniti).[4] Al di là della militanza politica la prospettiva di austerità di dimostrò del tutto incompresa in un immaginario collettivo che – nelle classi popolari come in quelle medie – aspirava sempre di più ad un sensibile miglioramento delle possibilità di consumo privato. Casomai è la lungimiranza che, ad oggi, colpisce e affascina di quella posizione pubblica datata 1973.
 
1974
Due scandali per la Dc – il primo riguarda un’inchiesta su fondi illeciti che alcune compagnie petrolifere avrebbero versato ad esponenti politici della Dc. In seguito a questo scandalo fu approvata la legge sul finanziamento pubblico dei partiti. Il secondo scandalo riguarda l’ennesimo tentativo di organizzare un colpo di stato. La “Rosa dei Venti” era una struttura neofascista sorta per coordinare azioni terroristiche in vista di un golpe militare. Tra gli affiliati vi erano esponenti delle forze armate e dei servizi segreti. Il magistrato di Padova Giovanni Tamburino scoprì l’organizzazione e fece arrestare il generale Vito Miceli, capo del Sid (servizi segreti), bloccando l’attività sovversiva. La Corte di Cassazione fece trasferire il processo a Roma, dove Miceli fu repentinamente scarcerato. Il 1974 è l’anno anche del “golpe bianco” ideato da Edgardo Sogno. Ex partigiano, militare, diplomatico e agente dei servizi segreti, dopo essersi iscritto alla P2 ideò un progetto di Stato autoritario in chiave anticomunista. I generali con cui aveva preso contatto furono però rimossi dall’incarico e il presunto golpe (sempre smentito) non fu nemmeno pianificato.
18 aprile – rapimento di Mario Sossi, giudice di Genova. Fu tenuto prigioniero per 35 giorni e poi rilasciato senza niente in cambio. Le BR ottennero il palcoscenico nazionale che volevano.
 
12 maggio – referendum sul divorzio. Vince il No (che confermava la legge) con il 59.3%
28 maggio – bomba in piazza della Loggia a Brescia durante una manifestazione antifascista. Otto morti. La strategia della tensione riprende corpo con un terribile attentato di matrice neofascista.
4 agosto – bomba sul treno Italicus Firenze-Bologna, 12 morti. Idem.
 
1975
è l’anno della violenza nelle manifestazioni tra estremisti di destra, legati al Msi, e giovani della sinistra extra-parlamentare. Prima a Roma viene ucciso Giorgio Mantekas neofascista di origine greca; quindi a Milano sempre in scontri tra fazioni muore il giovane di sinistra Claudio Varalli; il giorno successivo durante una manifestazione di protesta un automezzo della polizia investì e uccise un altro ragazzo dei comitati antifascisti: Giannino Zibecchi.
15 giugno – elezioni regionali e amministrative. Il Pci si presentò come il partito delle “mani pulite” in contrapposizione all’evidente malaffare del governo e delle amministrazioni guidate dalla Dc. Il risultato fu eccezionale: +6% arrivando al 33%. Il Psi mantenne il 12% e la geografia politica delle regioni italiane risultò rivoluzionata: l’alleanza di sinistra confermò le tre regioni del centro e ci aggiunse la Lombardia, il Piemonte, la Liguria. Le principali città italiane, da Milano a Roma a Napoli, passarono alla sinistra. Ma il dato più allarmante, per la Dc e per i “tutor” statunitensi, era la percentuale del 47% toccata da un’ipotetica alleanza della sinistra guidata dal Pci. Sarebbe bastato un 2% in più per ribaltare un assetto di governo immobile dal 1948. Occorreva fare qualcosa.
Fanfani fu obbligato alle dimissioni e il timone del partito passò all’asse Zaccagnini – Moro. La linea perseguita fu quella di una prudentissima apertura a Berlinguer in vista di una fase governativa di “Unità nazionale”. Proprio in questo frangente scoppiarono ulteriori scandali in merito a tangenti ricevute da esponenti di primo piano dall’industria aerospaziale Lockheed per importanti commesse commerciali. Il congresso del partito sancì comunque la leadership di Aldo Moro, anche era una leadership debole e all’interno del partito era numeroso anche il gruppo degli scontenti e dei risolutamente avversi a qualunque dialogo con il Pci.
Primavera – entra in vigore il nuovo Diritto di famiglia. Ancorato al codice civile del 1942 e al codice penale del 1930 la legislazione in merito ai rapporti familiari si era trascinata fin dentro gli anni Settanta malgrado fosse già dal 1966, per iniziativa del socialista Pietro Nenni, che il Parlamento se ne stava occupando. Cosa stabilì la nuova legge? 1. Parità tra uomo e donna (fino ad allora il comportamento della donna era sotto la responsabilità del capofamiglia uomo) 2. Ridotta drasticamente la discriminazione legislativa per i figli nati fuori dal matrimonio 3. I genitori sono tenuti a tenere conto delle inclinazioni e dei desideri dei figli. Fu in questo frangente che il “delitto d’onore” sparì dalla legislazione italiana!
 
Luglio – i partiti comunisti di Italia, Francia e Spagna lanciano “l’eurocomunismo”, la via democratica al socialismo in autonomia rispetto al modello sovietico. Gli Stati Uniti erano in una fase di distensione nelle relazioni con l’Urss e queste novità nel fronte sud della Nato rischiavano di destabilizzare non poco l’assetto globale dei rapporti internazionali. IN più riprese i diplomatici Usa ammonirono gli italiani (e in particolare la Dc) ad impedire a qualunque costo che i comunisti potessero entrare nell’area di governo. In risposta il segretario del Pci – in una celebre intervista rilasciata al Pansa sul Corriere della Sera – annunciò il rispetto dell’alleanza Atlantica da parte del Pci al governo sia perché “l’uscita dell’Italia sconvolgerebbe l’equilibrio internazionale” sia perché “mi sento più sicuro di qua”.
 


[1] Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là, 2007, P.55.
[2] Il 20-21 aprile del 1967 una parte dell’esercito greco, sostenuto dalla Cia e con l’assenso del re, realizzò un golpe militare e instaurò una dittatura.
[3] E. Berlinguer, Austerità, occasione per trasformare l’Italia, 1977.
[4] Si veda a tal proposito il libro di Gentiloni Silveri, l’Italia sospesa, 2009.

Dati statistici, schede, documenti

In allegato alcune interessanti schede che abbracciano il campo economico e sociale. I tre pannelli schematici della mappa del sito (linee orizzontali, linee verticali, zone d'ombra) e l'elenco dei presidenti della repubblica e dei governi della Repubblica. 

Le linee orizzontali

Capitolo B – La Periodizzazione

La storia dell’Italia nel dopoguerra si può leggere attraverso dei periodi di continuità e delle momenti di rottura. Questa scansione ci definisce alcune periodizzazioni che aiutano a capire quello che è successo, quali fattori hanno determinato la rottura e quali invece hanno caratterizzato le diverse fasi.
Ecco in apertura lo schema generale:
1943-1948 – Governi di unità nazionale. Lotta al nazifascismo e primi provvedimenti di ricostruzione.
1948-1955 – Governo della Democrazia Cristiana. Anni del centrismo all’insegna della conservazione.
1956-1966 – Stagione del “boom economico” e del Centro-sinistra, con l’ingresso del PSI in area governativa. Grandi riforme annunciate, solo in piccola parte realizzate.
1966-1980 – Il movimento, il terrorismo e il compromesso storico. Nel 1973 termina il grande ciclo di espansione economica dell’Occidente.
1980 – 1992 – Età del “riflusso”: sono gli anni del disimpegno e dei soldi facili.
1992 – 1994 - Crollo della prima repubblica e risanamento dei conti pubblici.
1994 – oggi – Il berlusconismo. L’imprenditore Silvio Berlusconi entra in politica con un partito nuovo e domina la scena per oltre 15 anni, cambiando per sempre l’Italia e gli italiani.

Capitolo 1 - Le fondamenta della repubblica. 1943 -1948
L’Italia che esce dal ventennio è “antifascista”. L’intero arco costituzionale (sinistra, centro e destra) si definisce antifascista. Il popolo era in maggioranza dalla parte dei partigiani.
Che cos’è stato il fascismo? Pietro Gobetti lo definì “l’autobiografia della nazione” e mai nessuna affermazione fu più felice. Ma la guerra aveva cambiato tutto. Adesso il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) raccoglieva le diverse istanze politiche: repubblicani a destra; Dc e Partito Liberale al centro, Partito Comunista e Partito Socialista a sinistra. Nella lotta di liberazione era molto importante il Partito D’Azione, che poi scomparve con la fine della guerra.
Il primo problema dei costituzionalisti fu come evitare che qualcosa di simile alla fascismo potesse ripetersi. Il fascismo non era stata una parentesi, aveva radici profonde. Dovevano essere trovate e tagliate.
La Costituzione del 1948 è antifascista per teoria e prassi. I suoi articoli fondamentali sono antitetici a tutti i valori dell’ideologia fascista. La svolta fu il successo referendario della Repubblica.
Il 2 giugno 1946 il 55% degli italiani scelse la Repubblica, e non era affatto scontato, né tantomeno ininfluente. La monarchia dei Savoia è stata un coagulo di forze antidemocratiche e reazionarie.
Nel 1915 una decisione personale del re trascinò l’Italia in una guerra rovinosa. Nel 1922 consegna al losco capopopolo Benito Mussolini – alla testa di bande illegali di ex combattenti – addirittura il governo del paese. Con esiti disastrosi e tragici, come l’intera documentazione storica mondiale ricorda.
Il 1946 è il primo caso di interruzione di classe dirigente in Italia decisa “dal basso”.[1]
Quale democrazia è quella che viene fondata nel 1946-48?
Molto diversa da quella liberale, in vigore fino al 1922. Questa è una democrazia di massa. Basti pensare al corpo elettorale.
1919 – diritto di voto per 10 milioni (solo uomini) – votano in 6 milioni.
1946 – diritto di voto per 29 milioni – votano in 27 milioni.
C’è soprattutto una grande partecipazione popolare alla vicenda politica: ci sono sindacati, associazioni, partiti di massa. Il Psi non aveva neanche centomila iscritti nel 1913, il Pci nel 1946 conta due milioni di iscritti, lo stesso Psi settecentomila.
I partiti politici godono di grande credibilità perché nello sfacelo istituzionale sono l’unico punto di riferimento nel momento di caduta del regime fascista. La democrazia italiana è stata costruita e si sviluppa intorno ai grandi partiti. Sono loro che ridisegnano i contorni dello stato italiano secondo prerogative democratiche – di partecipazione dei cittadini e di riconoscimento dei diritti civili – e consentono il pieno inserimento dell’Italia tra i paesi leader del mondo.
Dal punto di vista storiografico gli anni della ricostruzione sono stati molto criticati, ma a torto. Le condizioni oggettive erano durissime, e la costruzione di un paese democratico non erano per nulla scontata. Era il concetto stesso di democrazia ad essere incerto all’interno delle stesse culture e lo avrebbero poi “accudito”: quella cattolica e quella comunista. Una debolezza ideologica che ha portato a un curioso paradosso; siccome la Dc opera in molti frangenti come un potere illiberale – censure, abusi, veti, clientelismo, nepotismo, corruzione, occupazione indebita di spazi pubblici – il Pci assunse il ruolo di argine non secondo le linee della rivoluzione bensì secondo le linee degli ideali liberali. Una funzione che spiega la inedita convergenza di vedute tra intellettuali liberali, socialisti e comunisti.
Questa componente illiberale dei primi governi Dc rimanda al capitolo decisivo della costruzione della democrazia italiana; ovvero alle continuità con il regime fascista. Continuità di uomini, di norme e di apparati, descritte in maniera mirabile da Claudio Pavone nel celebre studio “Alle origini della Repubblica”. Così le possiamo riassumere:
1.     Mantenimento del codice penale (il codice “Rocco);
2.     Mantenimento in carica di prefetti, questori, magistrati, alti gradi dell’esercito che si erano dimostrati fedeli al regime fascista;
3.     Riproposta della scuola pubblica e della Università così come le ha costruite il fascismo.
4.     Mantenimento del Casellario politico centrale[2], e degli altri organi di spionaggio in funzione politica (il Sifar è il più famoso).
 
“Dalla continuità di uomini, culture ed apparati vennero anche altre, più traumatiche conseguenze: in particolare quando, superata quella fase, si profilarono ipotesi riformatrici che avranno simbolo e avvio nei primi governi di centrosinistra. Troveranno allora alimento – soprattutto fra i vertici dell’esercito e dei servizi segreti – inquietudine, sentimenti di insubordinazione e rivalsa che giungeranno sino ad attentare alla legalità repubblicana.”[3]
Quando lo stato accenna ad ampie riforme di tipo progressista in grado di ampliare la partecipazione democratica e sostenere (anche) gli strati popolari, ecco che pezzi dello stato si organizzano per bloccare tutto. Quando la cosa non riesce alla luce del sole, nella dinamica politica parlamentare, ecco che spuntano le trame oscure, i complotti, le logge segrete, le bombe nelle piazze e le stragi di stato. Una storia amara che affonda tragicamente le radici proprio nel difficile dopoguerra e nella mancata cesura con l’antidemocratico sistema fascista.
 
Capitolo 2 – Gli anni del centrismo (1948-1955)
I primi anni del dopoguerra sono aperti ad ogni prospettiva. Quello che si realizza però è un brusco rallentamento nel percorso di ricostruzione democratica iniziata con la resistenza. Si tratta di un processo di indebolimento dei cambiamenti radicali introdotti sull’onda di accessi conflitti. Un processo che abbiamo già visto nella storia della rivoluzione francese – a partire dal 1795 con il colpo di stato del 9 Termidoro – e in molte altre circostanze (anche la restaurazione post napoleonica è un caso simile). In pratica viene avviata una lunga e mascherata operazione di compromessi e atti, spesso disconnessi, orientati a ricollocare nel nuovo quadro politico-istituzionale vecchie figure e pratiche politiche.
In Italia dal 1946 al 1956 avviene proprio questo. Le tensioni ideali che avevano alimentato la Resistenza sono via via smussate, le più avanzate indicazioni della Costituzione sono accantonate e, nello stesso tempo sono ripristinati persone e metodi e lobby dell’epoca precedente. Come ha illustrato bene Claudio Pavone[4], sono molte le continuità con il periodo fascista.
NB Non è un ritorno indietro. È piuttosto un rallentamento del cambiamento.
I governi segnano un lento e inesorabile spostamento a destra: nel 1947 viene espulsa la sinistra dal governo (Psi e Pci) e viene allargata la maggioranza a partiti minori di centro e destra: Partito Liberale Italiano PLI, Partito repubblicano italiano PRI. In alcuni casi (Scelba e Segni) il governo si avvarrà del sostegno esterno del MSI, l’erede del partito fascista.
In cosa consiste la politica dei governi centristi?
-       compressione dei consumi popolari
-       bassi salari
-       sostegno ai prodotti di esportazione
Gli anni sono caratterizzati da una conflittualità molto alta, pagata con scontri molto duri tra classe operaia e forze dell’ordine. Il ministro dell’interno Mario Scelba è l’emblema di questa impostazione politica.
Se la prima industrializzazione ottocentesca fu pagata con la tassa sul macinato, il miracolo economico è stato pagato con i bassi salari dei dipendenti.
La vita degli italiani era dominata da una generica assenza di copertura di welfare e da una quota crescente di lavoro nero – due espedienti che permisero al prodotto italiano di essere maggiormente competitivo all’interno di un sistema di scambi commerciali favorevole alle economie emergenti.
Questa frenata del processo democratico determina anche una ulteriore stranezza del sistema politico e culturale italiano: la convergenza del pensiero liberale con quello comunista. Scrive Guido Crainz citando Anna Maria Ortese: “Non bisogna dimenticare che nell’Italia degli anni Cinquanta il comunismo era quasi un “liberalismo d’emergenza”: appariva cioè come l’unica e più decisa opposizione a una gestione del potere profondamente illiberale.”[5]
 
Capitolo 3 – L’Italia del miracolo economico
3.1. L’Italia contadina
L’Italia uscita dalla guerra era un’Italia poverissima. Ancora nel 1951 solamente il 7% delle case aveva la combinazione di elettricità, acqua corrente e servizi igienici interni. Nello stesso anno la voce “agricoltura, caccia e pesca” occupava la casella più ampia della suddivisione in settori – circa il 42% - raggiungendo però quasi il 59% nelle regioni del Sud. Si trattava di un’agricoltura arretrata, che non aveva mezzi meccanici né un efficiente sistema di produzione e distribuzione. La Pianura Padana tra Lombardia e Emilia Romagna rappresentava già una felice eccezione con le sue aziende meccanizzate e i lavoratori salariati. Scrisse Luigi Meneghello riferendosi alla situazione delle valli del Veneto nel 1944: “tutto era mescolato alla povertà”. Una condizione che appariva endemica in tutta la campagna italiana, e che si protrasse almeno fino al 1955.
Il dramma delle terre improduttive del Sud trovò soluzione nel fenomeno dell’emigrazione. Tra il 1946 e il 1957 oltre 1 milione di persone lasciarono l’Italia diretti verso le Americhe o l’Australia (per il 70% dal Sud); altri 840 mila si spostarono nei paesi del Nord Europa (Francia, Svizzera e Belgio). Se gli emigranti diretti in Argentina (la quota più alta, ben 380 mila) Canada o Stati Uniti tendevano a sistemarsi definitivamente, gli emigranti europei consideravano il lavoro all’estero solo una soluzione temporanea da uno a cinque anni.
Il celeberrimo studio del sociologo americano Edward Banfield nel paese di Chiaromonte in Basilicata mostra – oltre alla fondamentale teoria del “familismo amorale” – anche uno spaccato della dura vita del contadino meridionale. Siamo nel 1955 nella profonda campagna meridionale:
“Carlo Prato 43 anni, sposato con due bambini, quell’anno riuscì a lavorare per 180 giorni. A dicembre e gennaio lavorò in un frantoio di una città vicina, dormendo in baracche e lavorando dalle due del mattino alle nove di sera, in cambio di tre pasti, pochissimi soldi e mezzo litro d’olio al giorno; rimase poi disoccupato, finché trovò da lavorare nella costruzione di una strada, a circa tre ore di cammino da casa. D’estate riuscì a guadagnare un discreto salario, lavorando per i maggiori proprietari del suo paese; ma in autunno rimase nuovamente senza lavoro, dedicandosi al suo minuscolo appezzamento di terra. I Prato vivevano in una casa composta di una sola stanza, di loro proprietà: d’estate era brulicante di mosche, mancava di acqua potabile, elettricità e servizi igienici. La moglie di Carlo era perennemente ammalata.”[6]
 
3.2 Il “boom” economico 
Secondo la periodizzazione presentata dallo storico Eric Hobsbamw il periodo racchiuso tra il 1950 e il 1970 è l’età dell’oro dell’economia occidentale. Non l’inizio di una crescita indeterminata, bensì una parentesi di incredibile crescita praticamente irripetibile.
La produzione in Europa, Nord America e Australia aumentò di cinque o sei volte, lo scambio commerciale funzionò a livelli fino ad allora sconosciuti, soprattutto il fordismo[7] e il consumismo “divennero le divinità gemelle dell’epoca”[8]. L’Italia anziché giocare un ruolo secondario – come avvenne ad esempio durante la I e II industrializzazione – fu una assoluta protagonista a livello mondiale. Come fu possibile? Vari fattori concorrono a spiegarlo.
1.     Fine del protezionismo. Con molti paesi dell’area mediterranea (Spagna, Grecia, Jugoslavia) e dell’est Europa esclusi per scelte politiche dagli scambi commerciali, la dinamica industria del centro-nord si avvantaggiò notevolmente della opportunità offerta dai trattati di integrazione economica. Sebbene piccolo nelle dimensioni il settore industriale italiano si dimostrò ricco di progettisti, ingegneri e artigiani in grado di sostenere il confronto internazionale.
2.     Settore energetico. La scoperta di giacimenti di metano e idrocarburi in Val Padana e l’importazione di combustibili liquidi a basso prezzo (grazie a una lungimirante politica imprenditoriale del dirigente Eni Enrico Mattei) consentirono agli imprenditori italiani di ridurre i costi.
3.     Eni e Iri. L’azione propulsiva delle grandi aziende statali è certamente tra le ragioni più evidenti del miracolo economico. Senza una imprenditoria capace di fare forti investimenti e sostenere lo sviluppo dell’intero paese è lo stato a porre le basi per lo sviluppo economico. E lo fa attraverso mega-aziende pubbliche con finalità miste di profitto e progresso. Oltre al piano energetico portato avanti da Mattei, esisteva anche il piano Sinigaglia per costruire importanti centri siderurgici per la lavorazione dell’acciaio. Fu così che Piombino, Cornigliano, Bagnoli iniziarono a rifornire di acciaio a basso costo tutte le nuove aziende italiane nel settore della meccanica.
A fianco alla crescita di queste multinazionali di stato fu promossa con grande forza un piano di sviluppo infrastrutturale che dotò il paese di autostrade e linee ferroviarie, corrente elettrica e approvvigionamento idrico.
4.     Basso costo del lavoro. È un fattore chiave. Con l’attacco alla classe operaia degli anni Cinquanta il salario medio – in un contesto di crescita della produzione – restò immutato. A fronte di un +89% della produzione industria e +62% della produttività operaia, i salari diminuirono dello 0.6% nel periodo compreso tra il 1953 e il 1960.
È grazie a questo vantaggio competitivo offerto dai bassi salari e dalle ridotte garanzie sul posto di lavoro che le imprese italiane si inserirono nel commercio internazionale con grande forza competitiva.
5.     Emigrazione. Le industrie del nord in tumultuosa espansione poterono usufruire di una iniezione straordinaria di manodopera, necessaria per sostenere l’esplosione dei tassi di produzione. I flussi degli emigranti meridionali verso Europa e America si sovrapposero a quelli, davvero imponenti, dalle regioni del Sud alle città industriali del Nord. Nel giro di pochi anni in nove milioni cambiano luogo di residenza, trasferendosi dalla campagna alla città. Oppure dai paesi del Meridione alle grandi periferie delle città industriali del Nord. Altri alimentano l’emigrazione estera: Belgio (miniere di carbone), Francia, Svizzera e soprattutto Germania le mete prescelte per sfuggire alla povertà. Le ragioni che spingono ad abbandonare in massa le terre del sud sono legate alla riforma agraria. Auspicata e avviata dal coraggioso ministro per l’agricoltura, il comunista Francesco Gullo, già nel 1943, la riforma fu ostacolata dai vecchi potentati e lasciata cadere dallo stesso Pci sostanzialmente poco interessato alle questioni pratiche legate al territorio, assorbito completamente dal gioco strategico nei palazzi del potere. Quindi la riforma agraria rimase sul tavolo dei vari governi che si succedettero per alcuni anni. Quando viene finalmente varata si rivela talmente limitata da essere, di fatto, inutile. La DC sovvenziona i contadini del sud fino alla metà degli anni ’50, dopodiché diminuisce gli aiuti all’agricoltura improduttiva. Peraltro i prezzi dei prodotti agricoli era sensibilmente calato (in virtù degli accordi di libero scambio favorevoli alle industrie del nord) e la meccanizzazione aveva ridotto la necessità di manodopera. A questo quadro desolato si unisce la affascinante attrattive delle città del nord; con salari anche quattro volte superiori e, soprattutto, il “mondo nuovo” veicolato dalla televisione. Per i giovani maschi del Sud la modernità è un fattore di attrazione irresistibile, e sono loro i primi a partire: tra il 1955 e il 1971 oltre nove milioni lasciano il Meridione per approdare a Torino, a Milano, a Genova e a Roma; ma anche come detto Germania (trecentomila nel 1963) e altri paesi europei.
 
Un po’ di numeri
Crescita PIL 1951-58: +5.5% annui
Crescita PIL 1958-63: +6.3% annui
Crescita investimenti industriali 1958-63: +14% annui
Merci italiane nel mercato Cee:
1953 – 23%
1960 – 29.8%
1965 – 40.2%
Frigoriferi prodotti in Italia[9]:
1951 – 18500
1957 – 370000
1967 – 3200000 (terzo produttore mondiale dopo Usa e Giappone).
9.140.000 italiani sono coinvolti in migrazioni interregionali.
Tra il ’51 e il ’74 risultarono emigrate dal Sud verso il Nord Italia ed esterno oltre 4 milioni di persone su un totale di 18 milioni di abitanti. (indagine del 1978 condotta dall’Università di Napoli-Centro specializzazione e ricerche economico-agrarie).
Numero mezzadri nel 1961: 2.241000
Numero mezzadri nel 1971: 500.000
Operai industria e edilizia: passarono da 3.140.000 del 1951 ai 4.800.000 del 1971. Percentualmente (33%) superarono la quota corrispondente registrata in Francia e Gran Bretagna. La caratteristica di fondo era – a differenza di Francia e GB – la dimensione medio-piccola della fabbrica italiana (meno del 20% aveva più di cento dipendenti).
Incremento del reddito pro capite tra il 1950 e il 1970: prendendo base 100 nel 1952: Italia 234.1; Gran Bretagna 132; Francia 136. In questo modo il reddito italiano, che alla fine della guerra era immensamente più basso di francesi e inglesi, raggiunse rispettivamente il 60 e l’82 per cento dei più avanzati paesi europei.
La società
Oltre all’emigrazione esiste anche un altro fenomeno di cambiamento strutturale: l’urbanizzazione e l’arricchimento del popolo italiano. Iniziano le vacanze al mare con la famiglia, le gite fuori porta; le case sono in gran parte dotate di riscaldamento, con l’acqua corrente e l’energia elettrica. Molte famiglie hanno acquistato (spesso a rate) i primi elettrodomestici come il frigorifero e la lavatrice.
L’elenco dei miglioramenti pratici nella vita delle donne e degli uomini italiani potrebbe essere davvero lunghissimo. E tuttavia non mancano letture in controluce di questa modernizzazione a tappe forzate. Scrisse Pier Paolo Pasolini:
“C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo.
Uno prende una posizione ideologica fascista, un altro adotta una posizione ideologica antifascista, ma entrambi, davanti alle loro ideologie, hanno un terreno comune, che è l’ideologia del consumismo.
(...) Ora che posso fare un paragone, mi sono reso conto di una cosa che scandalizzerà i più, e che avrebbe scandalizzato anche me, appena 10 anni fa. Che la povertà non è il peggiore dei mali, e nemmeno lo sfruttamento. Cioè, il gran male dell’uomo non consiste né nella povertà, né nello sfruttamento, ma nella perdita della singolarità umana sotto l’impero del consumismo.” (da Lettere Luterane, 1975).
Secondo lo storico Crainz la rapida diffusione di una cultura televisiva ha rappresentato un secondo fattore fondamentale di cambiamento insieme ai flussi migratori campagna-città. Un momento di grande trasformazione che trasferisce i suoi caratteri alla nascente società di massa “moderna”; un meccanismo già visto durante il ventennio che tende a fissare alcune peculiarità di gruppi o categorie all’intero corpo nazionale. Lo abbiamo visto con la scuola – diventata di massa sotto il regime e praticamente prigioniera di quella concezione educativa chiusa e autoritaria per quasi un secolo – e lo vediamo con l’accesso ai consumi di massa. A differenza di altri paesi in Italia la dismissione della vita contadina e l’approccio ad un mondo urbano incentrato sul consumo e l’individuo avviene in pochissimo tempo e in coincidenza con l’introduzione della televisione. Il campo – in realtà ancora da indagare – lascia aperta la questione sull’impatto che l’abbandono repentino della cultura contadina a favore di una malintesa idea di modernità (costruita nella mente degli italiani dai refrain televisivi e da slogan pubblicitari o politici) abbia avuto. Non è qui che possiamo cercare risposte così complesse. È possibile comunque  individuare alcune tendenze legate alla crescita dei consumi privati:
a.     Atomizzazione della famiglia. La donna diventa casalinga (cura i bambini, fa da mangiare, le pulizie ecc.) e concentra l’attenzione al benessere familiare. Le classiche solidarietà di villaggio, di comunità e di appartenenza sociale (operaia) tendono a ridurre la loro influenza di fronte a modelli “americani” di comportamento rivolto all’interno del gruppo familiare ristretto.
b.     Fine delle sub-culture. In Italia la vita politica, sociale e culturale si era svolta sotto due grandi sub-culture: quella cattolica della parrocchia, e quella comunista (meno diffusa) della casa del popolo e del partito. Il consumismo oltre a mettere in grande crisi l’ideologia comunista nei suoi presupposti (capitalismo come sistema di sfruttamento) intacca fortemente anche i connotati cattolici sia sul fronte culturale – poco si addice la sobrietà evangelica con i tempi nuovi dell’iperconsumo – sia sul fronte dell’associazionismo.
3.3 – La stagione del Centro-sinistra.
Scrisse all’epoca Giorgio Bocca: “i partiti devono costruire sulle sabbie mobili”. Le novità economiche, sociali e culturali stavano cambiando con grande rapidità la mappa di riferimento degli italiani, con nuovi luoghi, nuovi gusti, nuove aspettative e aspirazioni; da quel momento inizia una difficoltà costante dei partiti politici a mantenere la sintonia e il consenso con strati maggioritari del paese: il distacco tra società e politica
Cosa fa la politica per governare la trasformazione? Poco! È certamente arduo gestire fasi tumultuose di cambiamento, ma il caso italiano è piuttosto indicativo. Con il fallimento dei governi di centro-destra la Democrazia Cristiana compie una svolta, considerata anche figlia del momento storico: si apre al Partito Socialista con l’obiettivo dichiarato di modernizzare il paese, redistribuire la ricchezza e portare avanti le indicazioni – solo in parte realizzate – della Costituzione.
Nelle aspettative c’era una grande stagione di riforme, fatte tramite le nazionalizzazioni e le grandi opere infrastrutturali. Ma le intenzioni dei due partiti principali sono molto diverse:
il Psi pensa a riforme strutturali tali da spostare il baricentro politico verso sinistra, in modo da preparare una evoluzione in stile socialdemocrazia scandinava (lunga strada verso il socialismo);
una parte della Dc e il PRI pensavano ad una serie di riforme per correggere gli aspetti destabilizzanti del capitalismo; c’era infine la posizione predominante della Dc, che puntava a riforme minimali. C’era l’idea inconfessabile di portare dentro all’area governativa il Partito Socialista senza in realtà cambiare nulla: integrare nel sistema di potere un gruppo dirigente potenzialmente avverso e preservare così, nella sostanza, la linea politica conservatrice.
Con fasi alterne lo scenario che prevarrà sarà il terzo.
Il primo governo di centrosinistra è quello di Amintore Fanfani nel ’62-’63. È quello che farà le cose più importanti: nazionalizzazione delle compagnie energetiche, nell’unico ente statale Enel; istituzione della scuola dell’obbligo fino a 14 anni.
Ma la congiuntura di rallentamento della crescita economica rende tesa la situazione all’interno della Dc: gli industriali temono la svolta a sinistra; i giornali attaccano l’eccessivo riformismo. Molti capitali lasciano l’Italia, e l’aumento salariale viene smussato con l’impennata inflazionistica. Aldo Moro, leader della Dc, guida una marcia indietro nelle ipotesi di riforme. Restano solo ipotesi dei “piani” per lo sviluppo urbano e con molta fatica procedono i piani per le case e altri per il lavoro.
I governi successivi, tutti guidati immancabilmente da democristiani, si ricordano per il loro immobilismo. Sono anni in cui i socialisti entrano nell’apparato dello stato assumendo, anziché contrastare, le pratiche di clientelismo e corruzione nella gestione di denari e aziende pubbliche. Il 1964 è anche l’anno del “Piano Solo”. Allarmati dalla debolezza dei vertici politici e dalla crescente forza dei sindacati operai, un coacervo di forze antidemocratiche all’interno delle istituzioni si riunì intorno al generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo elaborando un pasticciato piano di golpe.
L’intenzione era quella di eliminare militarmente le organizzazioni e i leader della sinistra (arrestando politici e sindacalisti; occupando le sedi dei partiti) e indurre il presidente della Repubblica Antonio Segni a formare un governo di tecnici che guidasse la svolta verso una repubblica presidenziale. Era un piano male ideato, tant’è che non fu nemmeno provato. È però indicativo del clima all’interno dei palazzi del potere, e della fragilità della democrazia italiana. Non rimane un caso isolato, ma la prima prova di una lunga serie di tentativi antidemocratici mossi e ispirati dall’interno delle istituzioni repubblicane. Intanto le riforme annunciate restano al palo; rimandata l’istituzione delle regioni, rimandata la riforma del sistema sanitario (ancora costruito su una pletora di assicurazioni mutualistiche per categorie lavoratrici), ridotta la portata della riforma della scuola e dell’università.  
Perché fallì il riformismo del centro-sinistra?
Vi furono alcuni motivi convergenti. Da una parte la Democrazia Cristiana che aveva al suo interno una potente componente anti-riformista, molto sensibile alle ragioni degli interessi privati dei grandi imprenditori e associazioni di categoria. Dall’altra una sorta di coalizione anti-riformista che va dalla Confindustria ai piccoli imprenditori, dagli ex monopoli elettrici a varie tipologie di speculatori, in particolari quelli dell’edilizia e i famigerati speculatori finanziari.
Scrive Paul Ginsborg:
 “Settori importanti delle élite economiche italiane dimostrarono ancora una volta di essere eccessivamente di corta veduta. Essi furono i veri sabotatori delle riforme correttive, abilmente aiutati in un momento critico da un irresponsabile Presidente della Repubblica e da un pericoloso generale dei carabinieri.” (Ginsborg, cit. p. 382)
In particolare gli errori più evidenti riguardano la scarsa attenzione posta dai fautori del riformismo ai meccanismi di controllo e applicazione. Sia la scuola media che la nazionalizzazione dell’energia elettrica furono introdotte senza un effettivo controllo sulla loro esecuzione; mentre le previste riforme nel campo dell’edilizia e del fisco a favore delle classi popolari furono semplicemente abbandonate per debolezza nei confronti della pressione lobbistica.
Il vero punto debole però è un altro: non fu posto al questione sul metodo di gestione degli enti;la trasparenza è un aspetto cruciale, ma nessuno se ne è mai preoccupato. L’idea della sinistra – tutta – era di entrare nella “stanza dei bottoni” pensando di trasformare il paese da lì. Era necessario – a posteriori è ancora più evidente – invece rendere trasparente la “stanza dei bottoni” per creare le condizioni favorevoli ad una reale svolta. Invece l’ingresso del Psi nei palazzi del potere ha significato solamente un ampliamento di alcuni meccanismi perversi come l’aumento della spesa pubblica (con enormi sacche di spreco) e l’espansione del sistema clientelare.
Questa miopia politica unita alla forza delle lobby economiche affossò la modernizzazione, proprio quando paesi come Francia, Austria o Germania trovarono piattaforme di intervento efficaci tra varie componenti sociali e istituzionali.
 
Conseguenze del fallimento
a.     Il Psi, l’unico partito a sinistra che aveva funzioni di governo, abbandonò la via del riformismo per intraprendere una strategia di occupazione progressiva di posti di potere e di gestione del consenso attraverso i meccanismi già utilizzati dalla Dc: clientelismo, nepotismo, favoritismi privati e per categorie.
b.     Le grandi imprese statali e la burocrazia anziché modernizzarsi tramite un vasto programma di razionalizzazione, riqualificazione e miglioramento dei servizi declinano verso una inefficienza clamorosa. Con le fila di funzionari ingrossate da un numero impressionante di raccomandati, amici e parenti di notabili di medio e basso livello, i breve tempo tutto ciò che faceva riferimento al pubblico diventò sinonimo di inefficienza. Le grandi aziende furono devastate dal meccanismo della lottizzazione (spartizione su base proporzionale dei posti di comando tra i vari partiti) e dalle spese facili. In breve merito e competenza sparirono dalle qualità necessarie per ambire a posti chiave sia nell’apparato statale che nelle imprese pubbliche: immobilismo imprenditoriale, spreco di denaro pubblico e uso elettorale delle immense risorse messe a disposizione dai “padrini” politici diventarono pratica comune e andarono sempre più intensificandosi negli anni successivi.
c.     Speculazione edilizia e ascesa delle organizzazioni criminali. L’affossamento delle varie leggi di controllo e sviluppo urbanistico del territorio, nonché l’uso strumentale fatto dai vari notabili politici diedero un forte impulso al fenomeno della speculazione edilizia. Migliaia di ettari furono edificati in spregio a leggi e divieti portando ai costruttori più spregiudicati e ai politici meno limpidi grandi benefici economici. Napoli e Palermo conobbero negli anni ’60 uno sviluppo mostruoso e caotico a tutto vantaggio sia delle organizzazioni criminali che costruirono così un capitale molto vasto di soldi liquidi sia di politici quantomeno ambigui come Salvo Lima e Vito Ciancimino entrambi assessori ai Lavori Pubblici in quota Dc. Ma è soprattutto la collusione tra mafia e politica – iniziata su grande scala in coincidenza con le mancate riforme del centro-sinistra - a costituire il tragico viatico alla lunga e tragica storia della forza quasi invulnerabilità della criminalità organizzata in Italia.

[1] Nel 1876 il passaggio da destra a sinistra avvenne nella continuità di una rappresentanza di alta borghesia. Nel 1922 il fascismo si instaurò per scelta del re e con il sostegno del solito blocco di potere (ultraconservatore) che aveva dominato tutta la storia del regno d’Italia.
[2] È un ufficio, anonimo all’interno del Ministero degli interni, attivo nella schedatura di cittadini oppositori. Fu ideato a fine ‘800 da Crispi, ma si sviluppò soprattutto in epoca fascista.
[3] Guido Crainz, Autobiografia di una repubblica, Donzelli, 2009, p.54.
[4] Pavone Claudio, Alle origini della Repubblica. Scritti su fascismo, antifascismo e continuità dello Stato, 1995.
[5] Crainz Guido, Autobiografia di una repubblica, cit. p.52.
[6] Banfield Edward, “Le basi morali di una società arretrata”, (edizione del 2010 a cura de Il Mulino).
[7] Il fordismo è la produzione automatizzata in serie di beni di consumo.
[8] Ginsborg Paul, Storia dell’Italia…, cit. p.287.
[9] La produzione di frigoriferi è rappresentativa di un intero settore: elettrodomestici, televisori, automobili, macchine da scrivere ecc. registrarono gli stessi valori di crescita.
 

La sintesi - capitolo 1 (1945-1970)

 

La sintesi storica - parte 1
 
L’Italia dall’unità alla caduta del fascismo
 
L’Italia nasce, come estensione del regno di Piemonte e della casata dei Savoia, il 17 marzo 1861. Rispetto ai confini attuali mancavano il territorio del Lazio (appartenente allo Stato Pontificio), il Veneto, il Friuli e l’Alto Adige ancora parte dell’impero Austriaco. Roma passò all’Italia nel 1870 con la famosa breccia di Porta Pia; Veneto e Friuli furono annesse in seguito alla III guerra di indipendenza nel 1866 (Prussia e Italia contro l’Austria). Infine l’Alto Adige, Trieste e la Dalmazia furono annesse in seguito alla I guerra mondiale. Altri territori sia europei che extraeuropei furono occupati dall’esercito italiano per rispondere ad un malinteso ideale di progresso e potenza: Somalia, Libia, Etiopia, Rodi e isole del mediterraneo, Albania.
La struttura politica fu quella di una monarchia conservatrice con modeste aperture verso forme di democrazia in linea con gli altri paesi europei; il parlamento era il cuore del potere legislativo, ma la Corona era il fulcro del potere statale, come dimostra il ruolo di isolato decisionismo che ha contraddistinto l’azione dei re italiani. Prima la svolta autoritaria di fine secolo – di fronte alle sempre più pressanti richieste del movimento socialista – poi l’entrata in guerra, infine la nomina di Mussolini – leader di un minuscolo movimento di facinorosi – a capo del governo. E naturalmente l’avvallo di venti anni di politica fascista: la fine delle libertà civili, la persecuzione degli oppositori politici, il varo della legislazione razzista e antisemita, la rottura con le nazioni democratiche per allearsi con la Germania nazista e la decennale preparazione alla guerra. Infine la guerra.
Scatenata da Hitler con l’invasione della Polonia, il primo settembre 1939, viene abbracciata da Mussolini con entusiasmo solamente pochi mesi dopo, nel maggio 1940.
Gli italiani si ritrovano impantanati in battaglie drammatiche in terra di Russia, in Jugoslavia, in Grecia, in Nord africa. Se Stalingrado fu l’argine ad est dell’avanzata tedesca e il ribaltamento delle sorti stesse della guerra, il NordAfrica fu l’argine a sud, con il successo degli alleati (Usa e Gb principalmente) e lo sbarco sul continente europeo proprio in Italia, in Sicilia. Siamo nel luglio 1943 e di lì a pochi giorni iniziarono anche i bombardamenti alleati sulle città italiane. Il paese era allo stremo e il regime allo sbando. È in questo clima di smobilitamento che possiamo far iniziare la storia della Repubblica italiana. Perché gli anni 1943-1946 rappresentano le radici stesse della democrazia italiana. Con i suoi pregi e i suoi difetti.
1943
25 luglio – Il Gran Consiglio Fascista, guidato da Grandi e Farinacci, vota la sfiducia a Mussolini. Il re Vittorio Emanuele III (lo stesso che nel 1922 gli consegnò le chiavi del governo e i destini della nazione) rese esecutiva la sfiducia e lo fece arrestare.
Il maresciallo Badoglio prese il suo posto e – nella costernazione generale – annunciò il rispetto delle alleanze in atto e la continuazione della guerra.
 
Agosto – Truppe tedesche scendono in forze in Italia, mentre da sud gli alleati proseguono l’avanzata verso Napoli. Malgrado tutto, lo Stato Maggiore tedesco non si fida, e sospetta una prossima uscita dell’Italia dall’asse. In effetti fervono le trattative con gli alleati per individuare le condizioni di resa.
 
8 settembre – Data cardine della storia d’Italia. Il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio[1] e la fine delle azioni belliche del regno d’Italia. La tragedia fu che il governo abbandonò a se stessi gli italiani con l’intero territorio nazionale occupato da eserciti stranieri. Le truppe sparse per mezza Europa non avevano ricevuto ordini precisi sul da farsi; la casa reale si rifugiò con tutto il governo a Brindisi, sotto la protezione dei “nuovi amici” inglesi e americani.
Seguirono giornate convulse. Il 9 settembre viene fondato il Comitato di Liberazione Nazionale per organizzare le azioni delle truppe di partigiani che iniziavano a formarsi nelle montagne del centro-nord occupato dai tedeschi. Il 12 settembre un reparto di paracadutisti tedeschi libera Benito Mussolini dal suo carcere (ritenuto inattaccabile) a Campo Imperatore sul Gran Sasso; il 23 settembre si ricostituisce uno stato fantoccio a Salò guidato dallo stesso Mussolini. La Repubblica Sociale Italiana esercitò un potere effettivo in buona parte del Nord Italia, anche se la presenza dell’esercito tedesco fu indispensabile per resistere ai bombardamenti e alle azioni dei partigiani sempre più strutturati e organizzati.
 
1944
Marzo - Rientra in Italia il segretario del Partito Comunista Italiano da un lungo esilio in Urss, e compie la cosiddetta “Svolta di Salerno” : il Pci riconosce il governo Badoglio e abbandona ogni velleità rivoluzionaria in vista del comune orizzonte antifascista. Con questi presupposti a Salerno prende vita il governo Badoglio II (22 aprile) con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti: Dc, Pci, Psi, Pli, Pri, Partito d’Azione.
 
 
4 giugno – Roma viene liberata e dichiarata “città aperta”.
 
23 novembre – Proclama Alexander. Il comandante in capo delle forze alleate in Italia ordina alle brigate partigiane di sospendere le azioni belliche fino a nuovi ordini. In pratica migliaia di ragazzi fuggiti in montagna per non rispondere alla chiamata nell’esercito della RSI furono abbandonati a loro stessi. La linea gotica segnò questo confine tra l’Italia “libera” e l’Italia occupata dai tedeschi e sostenuta dallo stato fascista di Salò. I partigiani riuscirono a resistere e nella primavera dell’anno successivo contribuirono a liberare l’intera nazione.
 
1945
25 aprile – liberazione di tutto il nord Italia. Video liberazione di Milano
Giugno – Nuovo governo di coalizione antifascista guidato da Ferruccio Parri (partito d’Azione).
Dicembre – Governo De Gasperi (Dc) basato sull’asse Dc-Pci. Palmiro Togliatti fu guardasigilli (ministro dell’interno) e da quella posizione promulgò l’amnistia per i detenuti fascisti (aprile 1946).
 
2 giugno 1946 – Il referendum sancisce la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana. 45.8% favorevoli alla monarchia (maggioranza al sud) e 54.2% per la repubblica.
Nello stesso giorno ci furono le elezioni per l’assemblea costituente: DC 35.2%, PSI 20.7%, PCI 19% (a seguire gli altri partiti).
 
Luglio 1946 – Secondo governo De Gasperi. Diminuì la presenza dei comunisti nei vari ministeri.
Seguirono vari altri governi a guida De Gasperi, fino alla estromissione assoluta della sinistra dal governo (precisa indicazione degli alleati statunitensi).
 
1° maggio 1947 – Strage di Portella della Ginestra. Le grandi azioni dei contadini del sud, sostenute nel primo governo Badoglio dal ministro comunista Francesco Gullo, trovarono una brusca chiusura con una serie di azioni repressive molto violente. La più tristemente nota è l’eccidio di Portella della Ginestra che lasciò sul terreno 11 vittime e aprì scenari inquietanti sulla modalità di risoluzione dei conflitti sociali da parte di sezioni dello stato[2]. I governi successivi ostacolarono o smussarono fortemente gli effetti della riforma agraria, che era un passaggio assolutamente indispensabile per lo sviluppo del Meridione. Il motivo numero uno dell’arretratezza meridionale è senz’altro la mancata riforma agraria.
 
1° gennaio 1948 entra in carica il presidente della Repubblica provvisorio Enrico de Nicola. Il primo presidente sarebbe stato eletto dall’assemblea parlamentare in seguito alle prime elezioni legislative previste per aprile.
 
18 aprile 1948. Sono le elezioni che nell’immaginario collettivo segnarono l’orientamento internazionale dell’Italia: sotto tutela Usa in caso di successo della DC, sotto tutela sovietica in caso di vittoria di socialisti e comunisti. In realtà l’Italia era già stata assegnata all’area di influenza americana dagli accordi di Yalta e nessuna elezione avrebbe cambiato questa collocazione internazionale. In ogni caso la propaganda anticomunista funzionò, così come le promesse di benessere legate al Piano Marshall[3]; il risultato fu la Dc al 48% e la coalizione Psi-Pci al 31%.
 
14 luglio 1948 – Attentato al segretario del Pci Togliatti, che viene ferito in maniera non grave. Il suo appello alla calma stempera la tensione che in molte parti d’Italia ha fatto temere lo scatenarsi di scontri armati tra comunisti e forze dell’ordine.
 
L’Italia entra nella Nato (1949) ed è tra i fondatori della Comunità Economica Carbone e Acciaio CECA nel 1951.
 
1953 giugno – Elezioni con la cosiddetta “legge truffa”. Per garantirsi una maggioranza in grado di cambiare anche la costituzione la DC introdusse un bonus per la vittoria elettorale per cui con il 50%+1 si sarebbe preso il 65% dei deputati. La coalizione disegnata intorno alla Dc prese il 49.85% fallendo l’obiettivo per una manciata di voti. Il successivo governo Scelba sarà l’ultimo atto di quel lento spostamento a destra che ha caratterizzato i primi anni di vita della Repubblica. Nel 1954 la guida della DC passa ad Amintore Fanfani che imprimerà un rotta completamente diversa al grande partito centrista. Nello stesso 1954 morirà Alcide De Gasperi, ancora oggi considerato uno dei più grandi statisti del nostro paese.
 
3 gennaio 1954 - La Rai inzia le trasmissioni televisive in Italia.
 
1955 – Il Psi di Pietro Nenni, stanco di una politica relegata alla opposizione perpetua, rompe l’alleanza con il Pci e risponde alle aperture di Fanfani. La sinistra della Dc e il Psi pensano ad una politica di riforme di ampia portata in grado di allargare la base di consenso e partecipazione della popolazione italiana, di modernizzare il paese e risolvere quelle contraddizioni che la fine della guerra e del regime non avevano risolto. Inizia così un percorso lento e faticoso per far entrare il Psi al governo.
 
1956 (1) Il XX Congresso del Pcus tenutosi in febbraio sconvolse il quadro politico anche in Italia. La relazione tenuta da Kruscev attaccò le dogmatiche certezze propagandate (anche) dai comunisti italiani: 1. Esistono molte strade diverse per raggiungere il socialismo 2. Stalin era un feroce dittatore, responsabile delle grandi purghe, di aver distrutto la democrazia nel partito e di aver creato un assurdo culto della personalità. Fu un duro colpo per la credibilità politica del Pci.
1956 (2) In autunno c’è la rivoluzione ungherese, i carri armati a Budapest e la dura repressione sovietica. È la fine dell’illusione per molti idealisti di sinistra. Il Pci appoggiò la linea di Mosca ma perse molti intellettuali e simpatizzanti. La posizione internazionale del Pci spinse ancora di più il Psi verso una scelta di campo definitiva: a fianco della Dc per una linea riformistica e svincolato completamente dall’influenza dell’Urss.
 
25 marzo 1957 – Trattati di Roma, nasce la Comunità Economica Europea (CEE). Ne fanno parte Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, entra in vigore il 1° gennaio 1958.
 
1958
Maggio 1958 – elezioni politiche con risultato di grande stabilità, che confermò il consenso per la Dc (dal 41 al 42%) e al Psi (dal 12 al 14%). Emerse la figura di Amintore Fanfani, presidente del Consiglio con interim agli esteri e – contemporaneamente – segretario del Partito.
Dorotei – L’opposizione alla linea di Fanfani di alleanza con il Psi per un vasto programma di riforme, venne principalmente dalla corrente interna alla Dc detta dei “dorotei” (così chiamati perché fecero il primo incontro ufficiale nel convento Santa Dorotea). Tra questi i più importanti risultarono essere Mariano Rumor, Emilio Colombo. Contro Fanfani c’erano anche Giulio Andreotti e Scelba (da destra) e Aldo Moro (da sinistra). Nel 1959 Fanfani cadde e il nuovo congresso elesse il 43enne barese professore di diritto Aldo Moro segretario della Democrazia Cristiana. La sua caratteristica principale era la prudenza; forse per questo fu scelto e forse per questo i governi di centrosinistra vissero una genesi così lunga ed estenuante da entrare in funzione quando la spinta ideale propulsiva si era già ampiamente esaurita.
 
1960
governo Tambroni – lo stop imposto a Fanfani produsse un governo di transizione spostato a destra, guidato da Fernando Tambroni e appoggiato da Monarchici e Msi. Nel giugno a Genova doveva tenersi il congresso nazionale del Msi con la partecipazione di alcuni dirigenti della Repubblica di Salò. In decine di migliaia scesero in piazza per impedire l’evento e si scatenarono due giorni di scontri. Alla fine il congresso non si tenne e il governo Tambroni decise, per eventi analoghi, di usare una linea molto più dura. Dopo un morto negli scontri di Licata, le manifestazioni di Reggio Emilia del luglio 1960 furono represse duramente e causarono la morte di cinque operai; in seguito ancora morti in manifestazioni a Palermo e Catania.
La Dc non poteva sopportare ulteriormente un governo del genere. Il 22 luglio Tambroni si dimise mentre Moro definì il suo partito “popolare e antifascista”. La svolta autoritaria trovò quindi un definitivo limite nella mobilitazione della classe operaia e più in generale – come dimostra l’episodio significativo di Genova – di un blocco sociale, non solo comunista, legato ai valori della Resistenza e dell’antifascismo.
Da quel momento, con il ritorno di Fanfani, anche la Dc abbandonò (nella sua linea ufficiale), qualunque suggestione di governi vicini ad ambienti di estrema destra.
Novembre - elezione di John Kennedyalla presidenza Usa. La linea democratica di apertura verso l’interno e distensione nella politica internazionale contribuì a creare un clima favorevole ai governi di centro-sinistra (considerati, dalla nuova amministrazione Usa, l’unica soluzione per fare le riforme e per isolare il Pci).
1962
Concilio Vaticano II – Il breve papato di Papa Giovanni XXIII (’58-’63) influì pesantemente nel nuovo clima culturale dell’Italia del boom economico. Il predecessore Pio XII è passato alla storia come un campione di conservatorismo mentre Angelo Roncalli segna la rottura del modo di concepire il rapporto tra la Chiesa Cattolica e la società moderna. Con il Concilio e l’enciclica Pacem in Terris il “Papa buono” lanciò un appello alla conciliazione internazionale e a superare la logica della “guerra santa”. Rivoluzionario anche i destinatari dei messaggi del Papa, non più esclusivamente cattolici bensì “tutti gli uomini di buona volontà”; abbattere gli steccati ideologici e religiosi per una fruttuosa cooperazione! L’integralismo tipico della chiesa cattolica fu quindi scalfito pesantemente in una strada nuova di interpretare il ruolo ecclesiastico e di semplice credente; una linea che sebbene avversata duramente dentro alle stesse gerarchie ecclesiastiche conoscerà moltissime e straordinarie esperienze, e contribuì moltissimo al progresso sociale, culturale e di costume dell’Italia degli anni Sessanta.
Molto forti i sospetti che l’incidente sia stato in realtà un attentato orchestrato da qualcuno dei suoi molti nemici.
 
Marzo - Primo governo di centro-sinistra. Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, maggioranza parlamentare sostenuta da Dc, Psdi e Pri. Il Psi appoggiò l’esecutivo dall’esterno chiedendo tre riforme, considerate condizione “sine qua non” per la collaborazione politica:
1.     Nazionalizzazione industria elettrica
2.     Scuola media unica
3.     Istituzione delle Regioni.
A queste Fanfani ci aggiunse – nel discorso di insediamento – la pianificazione economica nazionale, la riforma agraria e quella dello Stato.
Cosa riuscì a fare? La nazionalizzazione dell’energia fu il risultato più evidente. I privati non avevano né l’interesse né la forza economica per promuovere gli investimenti necessari allo sviluppo omogeneo dell’intero paese.
Anche la scuola media unica fu un grande successo del centro-sinistra. I due diversi percorsi scolastici – professionali e licei – furono sostituiti da tre anni “uguali per tutti” con innalzamento dell’età di obbligo scolastico a 14 anni.
In autunno la spinta riformista si era già esaurita. Inflazione e fuga di capitali limitarono pesantemente l’azione di un governo esposto a pressioni crescenti in senso conservatore. Caddero pertanto due riforme in fase di attuazione: l’istituzione delle Regioni (decentramento del potere) e la pianificazione urbanistica presentata da Fiorentino Sullo[4] (avrebbe impedito lo scempio del territorio dovuto alle speculazioni edilizie dei decenni successivi).
 
27 ottobre 1962 – Moriva in un incidente aereo Enrico Mattei, il creatore dell’ENI (nel 1953). Figura carismatica e controversa, comunque capace di alimentare il grande sviluppo industriale dell’Italia tramite l’intervento diretto di una gigantesca impresa pubblica nel settore energetico.
 
1963
9 ottobre – il disastro del Vajont. Un pezzo del monte Toc si stacca e precipita nel gigantesco invaso creato dalla diga del Vajont. Si crea un’onda immensa che scavalca la diga e sommerge il paese sottostante di Longarone. I morti saranno quasi duemila. Le responsabilità, in un primo momento addossate alla fatalità, sono invece della lunga catena di comando che nell’interesse della azienda energetica private Sade (prima) e nell’opportunismo di molti politici accecati dall’ideologia dello sviluppo, ha portato avanti la costruzione della diga malgrado i moltissimi e incrociati allarmi sulla natura geologica del monte. Memorabile lo spettacolo dell’autore Marco Paolini che il 9 ottobre 2008 portò in scena – proprio sullo scheletro della diga (che non è crollata malgrado l’urto fortissimo dell’acqua) – un monologo appassionato sull’intera vicenda, ispirato al libro-inchiesta di Tina Merlin sottotitolato “come si costruisce una catastrofe”. la locandina dello spettacolo
 
Dicembre – Il Psi nel governo. Dopo una gestazione di sei anni, finalmente esponenti socialisti entrarono nella squadra di governo. Il segretario Pietro Nenni fu il vicepresidente del primo governo Moro, Antonio Giolitti ministro del Bilancio. Erano però carismatici e anziani esponenti, non – come sarebbe stato necessario – giovani ed energici politici aperti a nuove prospettive. Paradossalmente l’azione riformista con l’ingresso dei socialisti al governo fu quasi azzerata. La strategia dei Dorotei e di Moro di anestetizzare il riformismo dietro un coinvolgimento sempre più esteso nei meccanismi del potere e del palazzo riuscì in pieno. Il Psi si divise, con la scissione dell’ala sinistra confluita nel Psiup.
1964
21 agosto 1964 – Muore a Yalta Palmiro Togliatti storico leader del Pci, definito dai militanti come “il migliore”. L’artefice della costruzione del più grande partito comunista occidentale lasciava un vuoto difficilmente colmabile, ma anche molte perplessità per i molti cambi di rotta operati alla guida del partito. Il suo più grande merito è senz’altro quello di aver tenuto il Pci, e i milioni di militanti e simpatizzanti, dentro il contesto repubblicano e democratico. Tuttavia restano delle macchie nella sua biografia difficilmente trascurabili. Su tutto la sua presenza a Mosca alla corte di Stalin durante le terrificanti purghe degli anni ’30 e il silenzio a riguardo. Peraltro anche l’organizzazione interna al Pci risentiva tristemente dell’autoritarismo, la gerarchia, l’intolleranza per il dissenso, il culto della personalità tipiche dello stalinismo.
La sua successione aprì un dibattito su posizioni più riformiste (Amendola, che auspicava l’alleanza con il Psi per un nuovo riformismo) e più conservatrici (Ingrao, che paradossalmente aspiravano alla rivoluzione socialista e vedevano nel riformismo la sconfitta esistenziale del partito). Nuovo segretario fu eletto Longo, che tergiversò lunga la linea della continuità e dell’isolamento politico.
 
Estate 1964 – Il Piano “Solo”. Il Generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo organizzò – forte del suo battaglione d’eccellenza in seno all’esercito italiano – un progetto anti-insurrezionalista, in realtà sovversivo a sua volta. In cosa consisteva?
Dovevano essere redatte delle liste di persone considerate pericolose per la sicurezza pubblica (in realtà attivisti e dirigenti di sinistra) per prepararne l’arresto e la detenzione. Quindi sarebbero state occupate le prefetture, le centrali telefoniche, le direzioni delle organizzazioni di sinistra (partiti, sindacati, associazioni). Infine sarebbe stata occupata anche la sede Rai per le trasmissioni televisive e radiofoniche. Era un piano preparato male e senza alcuna possibilità di riuscita, anche se la stretta collaborazione del Presidente della Repubblica Antonio Segni con il generale De Lorenzo apre inquietanti scenari sulla tenuta istituzionale dei vertici politici dello Stato. In ogni caso il Piano non fu nemmeno tentato e la storia emerse alcuni anni dopo grazie a una Commissione Parlamentare d’Inchiesta proprio sulla figura del Generale De Lorenzo.
Moro II – Nel 1964 fu varato il secondo governo Moro con lo stesso programma del primo e la stessa inconsistenza riformistica. Il Psi andava sempre più integrandosi nel sistema di gestione del potere più per allargare il consenso che per sostenere una visione politica di progresso. Nel corso dell’anno fu eletto il primo non democratico come Presidente della Repubblica: il socialdemocratico Saragat anche con l’appoggio del Pci.
4 novembre 1966 – Alluvione di Firenze. Migliaia di giovani confluiscono nella città Toscana per recuperare migliaia di testi storici e opere d’arte devastate dall’acqua. Furono i famosi “angeli del fango”; in un certo senso un preambolo del protagonismo giovanile che esploderà non solo in Italia nel 1968.
 
1968 – Il Movimento studentesco
L’Università Cattolica di Trento è la prima – addirittura nell’autunno 1967 – ad iniziare una serie molto prolungata e clamorosa di proteste. A novembre anche la Cattolica di Milano segue l’esempio con sit-in e manifestazioni studentesche. Poi fu la volta di Torino. Gli studenti protestavano per l’aumento delle tasse e per il progetto di reintrodurre livelli di laurea diversi e meccanismi di accesso più rigidi. Quando la protesta di espanse in tutta Italia le richieste si moltiplicarono: adesso in discussione c’era tutto, dalle strutture ai metodi di insegnamento, dal contenuto dei corsi ai criteri degli esami.
La contestazione abbracciò metodi di azione inediti, come l’interruzione a sorpresa delle lezioni per sottoporre i professori ad una serie di questioni discusse in assemblea studentesca.
Il sottofondo delle richieste di merito era una cultura di alterità che si stava propagandando in tutto il mondo:
a.     Il movimento hippy. Nasce negli Stati Uniti e poi si propaga nel resto del mondo. Oltre ad abbigliamento vivacemente colorato e decorato, il movimento si caratterizza per il forte accento sulle libertà di comportamento individuale, in particolare di libertà sessuale e dell’uso di sostanze stupefacenti. Dal punto di vista politico la contestazione prendeva di mira l’intervento americano in Vietnam e il perbenismo borghese.
b.     L’epopea di Ernesto Ernesto Che Guevara incendiò la fantasia dei giovani contestatori di tutto il mondo. Come l’ultimo degli eroi romantici, il comandante argentino Guevara dopo aver contribuito alla liberazione di Cuba, lascia il posto di ministro per intraprendere altre azioni militari a favore dei popoli oppressi. La sua morte, in Bolivia il 9 ottobre del 1967, trasformò il “Che” in un vero e proprio mito; addirittura un’icona della cultura di sinistra del mondo moderno.
c.     Altro esempio di lotta alle gerarchie esistenti venne dalla lontana Cina: la grande rivoluzione culturale promossa da Mao Tze tung (in realtà un inutile e assurdo bagno di sangue) fu percepita da molti giovani italiani come un esempio di ribellione antiautoritaria.
d.     I testi del parroco di Barbiana Don Milani segnarono una svolta nella percezione di cosa sia la scuola e di cosa, invece, dovrebbe essere. La sua “lettera a una professoressa” – seguita dal manifesto a favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare “l’obbedienza non è più una virtù” – fornì una chiara visione alternativa per cui lottare e pretendere il cambiamento.
Forse proprio il concetto dell’anti-autoritarismo è l’elemento chiave del ’68. Al di là del rifiuto apparente per i meccanismi del consumismo (industria musicale, cosmetica e abbigliamento trarranno grande impulso dalla rivoluzione sessantottina) è il fascino costituito dalla libertà individuale di rompere gli schemi tradizionali a costituire grande attrazione per il movimento di protesta della fine degli anni Sessanta. Libertà sessuale, uso di droghe, rotture dei limiti imposti da divieti e prassi consolidate esercitarono un potente richiamo per i giovani della classe media, per la prima volta nella storia massicciamente schierati a sinistra. La grande novità del movimento del ’68 è proprio la natura borghese dei suoi protagonisti. Fino a quel momento le istanze rivoluzionarie erano sempre state ispirate al riscatto del mondo proletario.
Febbraio – L’occupazione dell’Università di Roma fu contrastata dalle forze dell’ordine e si concluse con violenti scontri tra studenti e poliziotti. Da allora gli scontri divennero una appendice quasi quotidiana al confronto tra studenti e forze dell’ordine. Un “odio” che si tramuterà nel corso dei Settanta in una vera e propria “lotta armata”.
Marzo - Sciopero generale con adesioni altissime. Le condizioni degli operai stavano rapidamente declinando e le condizioni create dal decennio di crescita (operai giovani, molti emigrati, cultura più elevata, disuguaglianze cresciute tra operai e impiegati) chiedevano importanti riforme.
Maggio – Elezioni politiche e occupazione della città di Parigi (maggio francese). I risultati non cambiarono di nulla lo scenario politico. Dc maggioranza relativa (39.1%) e Pci all’opposizione con il 26.1%. Il Psi perse consensi a favore della sua ala rivoluzionaria il Psiup, per quello che sembrava il partito più vicino ai fermenti universitari.
Estate – In molti settori, soprattutto sull’esempio di Parigi, si diffuse l’idea di costruire i presupposti per fare la rivoluzione. In questa prospettiva il Pci era una forza della conservazione e andava scalzato come punto di riferimento per i simpatizzanti di sinistra. La natura spontanea del movimento fu sostituita da una miriade di gruppuscoli sostenuti da organizzazione, gerarchia, ideologia, disciplina e strategia rivoluzionaria vagamente riferita a Marx, Lenin, Stalin e Mao. Emersero leader, giornali, slogan con due elementi che si rivelarono estremamente negativi: la grande disponibilità all’uso della violenza e la convinzione che ci fossero le condizioni per promuovere la rivoluzione.
A gennaio un tremendo terremoto investì la valle del Belice in Sicilia. Circa 500 morti. Emblematica l’inefficienza della ricostruzione – incompiuta a distanza di quaranta anni – malgrado gli enormi fondi messi a disposizione.
 
1969 - L’autunno caldo
In autunno le agitazioni che da oltre un anno attraversavano le fabbriche italiane, spesso in modo autonomo dai sindacati nazionali, trovarono un punto di sbocco nello sciopero generale per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Oltre un milione e mezzo scese in piazza con una serie di richieste molto precise: aumento salariale, fine del cottimo, fine delle “gabbie salariali”, introduzione di norme per la sicurezza, rottura del legame tra aumenti salariali e produttività. Con questo repentino spostamento a sinistra Cgil Cisl Uil non si fecero scavalcare dalle molte sigle autonome sorte all’interno della fabbrica e riuscirono a ottenere grandi miglioramenti. Nel dicembre ’69 fu firmato il nuovo contratto nazionale con importanti conquiste:
-       Aumenti salariali uguali per tutti
-       Settimana di 40 ore
-       Vantaggi per assunzioni di apprendisti e lavoratori studenti
-       Diritto di organizzare assemblee all’interno delle fabbriche nelle ore lavorative con rimborso (max 10 in un anno).
I gruppi rivoluzionari denunciarono l’accordo come un “bidone”; in realtà il nuovo contratto rappresentò un grande successo per il sindacato e un modello di unità e coesione di notevole efficacia. Dal punto di vista politico “l’autunno caldo” non segnò un punto a favore dell’ideologia rivoluzionaria, piuttosto rafforzò il ruolo dei sindacati in una logica di dialettica democratica all’interno del modello capitalista.
Nel 1970 arrivò anche lo Statuto dei lavoratori, a fissare in modo ancor più esplicito le condizioni di garanzia del lavoratore secondo le linee teoriche delineate dalla Costituzione. Le agitazioni nel mondo del lavoro continuarono ancora negli anni a venire ’71 e ’72 anche attraverso i consigli di fabbrica e grazie a un consistente aumento degli iscritti alle sigle sindacali più importanti.
Quello che non riuscì – forse anche per una carenza di visione complessiva – fu di spingere governo e parlamento a varare le riforme utili per uno spostamento strutturale su posizione di progresso generalizzato. Interventi di tipo universalistico – e non esclusivamente per categoria – su temi quali la Sanità, l’Istruzione, alle Pensioni, il sistema fiscale.
Marzo 1973 – Nuovo rinnovo di categoria dei metalmeccanici. Fu l’ultimo grande successo del movimento operaio, in un clima nuovo del mercato del lavoro. La fase di espansione accelerata era finita, c’erano accenni di crisi economica e il governo avviò una politica deflazionistica. In questo quadro gli obiettivi del sindacato abbandonarono (drammaticamente per sempre!) rivendicazioni di tipo generale sulla organizzazione del lavoro per concentrarsi esclusivamente sulla difesa del posto di lavoro e il mantenimento dei salari reali in relazione all’inflazione. Fu introdotta in questa occasione la legge delle 150 ore annue di congedo retribuito che consentiva a tutti i lavoratori di frequentare corsi di studio.
 
Anni Settanta – altri movimenti sociali
L’aria del cambiamento investì l’intero arco sociale e culturale. Non ci fu praticamente campo che non fu attraversato da forti tensioni di innovazione, quasi sempre orientate ad allargare il controllo, la gestione e la finalità stessa del corpo istituzionali ad una società più libera, più democratica, più partecipe.
Magistratura – Pervasa da mentalità e uomini legati al regime fascista, la magistratura ha rappresentato per tanti anni in Italia il punto debole dell’architrave democratica, con una sistematica asimmetria di giudizio sia per classe sociale sia per orientamento politico. Sull’onda dei movimenti del ’68 un gruppo di giovani magistrati fondò “Magistratura Democratica” per democratizzare strutture e mentalità:
“… colpivano ora non, come sempre era avvenuto, mendicanti e ladruncoli, debitori pignorati e venditori ambulanti, ma grandi interessi economici ed esponenti del potere politico e amministrativo”.[5]
Movimento per la casa – In molte città si organizzarono comitati di cittadini in attesa della consegna delle case popolari oppure con abitazioni già assegnate ma in pessime condizioni di servizi. Rivendicavano il diritto ad avere un alloggio e un canone equo. La forma di lotta più comune era l’occupazione abusiva, spesso scatenando ulteriori problemi di “guerra tra poveri”. Un metodo che in molte situazioni comunque ottenne il risultato (amministrazioni locali si impegnarono per trovare alloggi a costi adeguati).
Esercito – La propaganda rivoluzionaria arrivò anche nelle caserme, con giovani di leva, impegnati nella diffusione di idee di estrema sinistra e, talvolta, partecipando in divisa (con gli occhiali scuri) alle manifestazioni della classe operaia.
Istruzione – La società civile – che nella maggior parte rimase estranea alle manifestazioni e alle lotte dei gruppi rivoluzionari – visse i primi anni ’70 con una vitalità mai eguagliata. Ogni giorno nasceva per iniziativa spontanea dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, una alternativa alle strutture esistenti: asili, consultori, scuole di strada, riviste, giornali di quartiere, centri sociali. La finalità era quella di rompere con la tradizione di autorità e gerarchia della tradizionale cultura italiana e, nello stesso tempo, attivare una forma di socializzazione ben diversa della atomizzazione e frammentazione sociale a cui i tempi moderni stavano rapidamente portando.[6]
Carceri e manicomi – L’attenzione verso possibili “soggetti rivoluzionari” alzò l’attenzione intorno a situazioni troppo spesso dimenticate dai media italiani. Le inchieste di Lotta Continua sulle carceri rivelò un mondo di sottonutrizione, intimidazioni, di sentenze sbagliate di sovraffollamento … non fu tanto il successo sui detenuti a contare, quanto l’aver scoperchiato un sistema decisamente incoerente con lo status di nazione civile.
Ancora più critica era la situazione dell’altra “istituzione totale”: i manicomi per il ricovero dei malati di mente. Alcuni giovani medici iniziarono una lunga battaglia per riscattare la vita di migliaia di cittadini a cui le istituzioni avevano trasformato la malattia in una colpa da espiare in strutture di tortura, di detenzione, di drammatica sopravvivenza a se stessi.
 
L’attivismo della società civile stava inchiodando una imbalsamata classe dirigente ad assumersi le responsabilità per un profondo cambiamento. Qualcosa doveva essere fatto (anche per evitare una improbabile sollevazione rivoluzionaria) e i soggetti in gioco – Dc, Pci, sindacati, Confindustria, Banca d’Italia – erano chiamati a fare la loro parte.


[1] Per una consultazione dell’audio dei principali annunci relativi alle vicende italiane della seconda guerra mondiale si veda: http://www.museobadoglio.altervista.org/audio.htm
[2] L’eccidio fu attribuito materialmente al bandito Salvatore Giuliano. Ma la vicenda resta avvolta in un alone di mistero circa i mandanti e la finalità politica della repressione. Per un riferimento bibliografico si veda http://www.centroimpastato.it/publ/online/portella_narcomafie.php3
[3] Un programma di prestiti molto generoso messo a disposizione dagli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa.
[4] La lungimirante proposta del riformista democristiano provocò una forte reazione degli ambienti conservatori che utilizzarono canali di informazione a mezzo stampa e forti pressioni sui notabili del partito allo scopo di bloccare il provvedimento. La natura clientelare del consenso della Dc indusse Moro a scaricare Sullo e accantonare l’importante provvedimento (mancavano meno di tre settimane alle elezioni e non potevano permettersi di avere contro l’industria edilizia e i piccoli proprietari urbani).
[5] M. Ramat, Storia di un magistrato. Materiali per la storia di Magistratura Democratica, Roma, 1986.
[6] Una nota di carattere personale riguardo alla scuola. A metà degli anni ’70 ho frequentato alla scuola-città Pestalozzi i primi due anni di elementari con il tempo pieno e il metodo ispirato da Maria Montessori. Era una scuola aperta, gioiosa e democratica. Non esistevano i voti, non stavamo incollati al banco, ed avevamo tre insegnanti (non c’era il maestro unico). A leggere, scrivere e fare di conto veniva insegnato attraverso le attività pratiche di scienze, laboratorio, osservazione della natura, discussioni sulle proprie esperienze di vita, familiari e di quartiere. I libri di testo venivano autoprodotti con un lavoro di cooperazione tra alunni e maestri. Malgrado la scarsa considerazione di cui godeva la scuola, a Natale ero in grado di leggere e contare come gli altri bambini delle scuole ordinarie. La vera differenza era data dal senso di competitività – che era assolutamente assente – e dal senso di oppressione – che non esisteva. Naturalmente l’impatto con la tradizionale scuola elementare degli anni Settanta fu un trauma. Negli anni Ottanta l’istruzione primaria ha mediato tra le due tendenze, raggiungendo nei dati Pisa internazionali i migliori risultati. Nel 2008 il ministro del governo Berlusconi Maria Stella Gelmini ha introdotto un inspiegabile ritorno al passato, con i voti numerici, il maestro unico, la riduzione drastica delle compresenze e del lavoro di laboratorio.

 

Prologo

L'Italia, la repubblica e Machiavelli


La storia dell'Italia repubblicana ha un grande padre ispiratore, conosciuto ai più per una clamorosa svista interpretativa: Niccolò Machiavelli.
Purtroppo quello che è risaputo, da chi – in sostanza – non l'ha letto, sono due o tre luoghi comuni che stravolgono e ribaltano il senso stesso del messaggio di Machiavelli. “Il fine giustifica i mezzi” è la frase attribuita allo statista toscano, ma da lui mai scritta né pronunciata; così come assolutamente fuorviante è l'idea che l'intrallazzo al limite della legalità sia la lezione che gli italiani hanno imparato dal fondatore della politica moderna; non per nulla machiavellismo nella definizione presentata dal dizionario del Corriere.it ci dice:

 “ Orientamento ideologico e politico legato a un'interpretazione diffusa delle teorie di N. Machiavelli secondo cui la forza e l'astuzia sono la base della politica; estens. cinismo opportunista; utilitarismo, spec. in campo politico · 2 fig. Azione o comportamento subdolo e astuto"

Ma siccome Machiavelli ha fatto politica, potrebbe essere utile guardare come effettivamente svolgeva il suo mestiere di politico.

Nell'anno 1512 cadeva, ad opera dell'esercito spagnolo, la repubblica di Firenze. La città tornava nelle mani dei Medici. Segretario generale con funzioni di diplomatico era Niccolò Machiavelli. Il 1513 segna il consolidamento del potere mediceo e la fine della libertà repubblicana. Machiavelli fu estromesso dal governo della città e – in seguito ad accuse di complotto (false) – obbligato all'esilio in San Casciano. Qui, proprio nel 1513, furono progettati e iniziati i suoi scritti più importanti: il Principe, I Discorsi sopra la I decade di Tito Livio e gli Iscritti Fiorentini. Le tre opere hanno una ragione comune: Machiavelli ci dice come si può far morire una repubblica (mantenendone la forma esteriore o istituzionale) e come far rinascere e rafforzare l'ideale repubblicano.

Una concezione che nasce da un punto controverso: ovvero se il ritorno dei Medici abbia segnato davvero un cambiamento (da libertà a tirannia) oppure se non sia stato altro che un passaggio di potere tra differenti oligarchie. Molti celebri storici, da Guicciardini a Vettori, sostengono che il regime repubblicano non aveva molto a che fare con la vera libertà e che in sostanza era solo parvenza: tra governo popolare e mediceo la differenza è solo apparenza! Posizione di eccezionale interesse anche per noi contemporanei, poiché c'è tutto un filone di storici e scienziati politici – nonché giornalisti – che hanno attraversato le varie epoche con questa teoria: “in realtà tra libertà e tirannide non c'è differenza!”

Però ci sono dei fatti. Nel nostro caso i fatti ci dicono che:
1. i Medici sono tornati con un colpo di stato e un'aggressione militare – per mano dell'esercito mercenario spagnolo, loro alleato - culminata nel sacco di Prato.
2. Vengono cacciati i dirigenti eletti da assemblee qualificate, sciolte le strutture del potere repubblicano, cambiato il sistema di governo.
3. Da quel momento la città sarà al servizio di una famiglia. D'altra parte lo stesso Guicciardini, simpatizzante mediceo, narra di come “con l'armi fu oppressa la libertà dei cittadini”.

Perché la repubblica fiorentina, benché non democratica secondo i nostri canoni, è diversa dal regime mediceo (che poi sarà Granducato di Toscana)?
a. fu abolito il consiglio grande.
b. tutte le magistrature, prima nominate dal consiglio grande, sono nominate dai Medici.
c. i funzionari potevano facilmente essere corrotti e comprati alla causa familiare.
d. la mentalità sotto la repubblica era quella dei cittadini che partecipano in qualche misura alla vita della città e dicono la loro sulle scelte. Con i Medici si afferma la mentalità e la cultura del cortigiano, cioè di colui che simula, che è re dell'apparire e dell'adulare solo per compiacere il “principe”.

Torniamo a Machiavelli.
Nel 1512 i Medici lo sollevano dall'incarico e poi lo tormentano con una serie di misure vessatorie. Istituiscono addirittura una commissione per cercare reati finanziari commessi durante i molti anni di segretariato (in altre parole cercavano le prove di un qualche vantaggio privato dall'aver gestito somme ingenti di denaro pubblico)... ma non trovano nulla. Machiavelli infatti era di una integrità assoluta. Quando aveva a che fare con subordinati che non svolgevano onestamente il loro lavoro era severissimo (altro che “fine che giustifica i mezzi” invocato a sproposito dai molti politici corrotti dei tempi recenti!).
Viene “incastrato” da un elenco di nomi di possibili aderenti ad un complotto antimediceo. Lui è estraneo alla vicenda ma viene arrestato e sottoposto a tortura (i terribili strappi). Ancora nel Cinquecento la confessione estorta con la tortura – spesso erano confessioni fasulle dettate dal troppo dolore - valeva come prova. In ogni caso Machiavelli esce dai sotterranei del Bargello grazie all'intervento di Giuliano de' Medici e alla comprovata innocenza.
La prigionia avviene tra il 1512 e il 1513. E' libero ma costretto all'esilio. E qui studia i grandi classici latini e greci, e scrive. Scrive parole per far rinascere lo spirito repubblicano. Ma nello stesso tempo chiede ai Medici di essere ripreso a servizio. Oggi ci appare incomprensibile ma per l'epoca non lo era. Machiavelli viveva per servire la patria, e lavorare con i Medici era l'unico modo per farlo. Anche Michelangelo e Da Vinci lasciarono la città di Firenze non più repubblicana per andare a lavorare presso importanti corti signorili. Giudicare con i nostri parametri il comportamento di cinquecento anni fa può non essere la strada giusta per capire la storia!

Salvare Machiavelli dal machiavellismo
In tempi recenti politici che si credono furbi e mediocri studiosi hanno offerto un'idea distorta di Machiavelli, attingendo da una presunta ambiguità dei suoi scritti. Ma non c'è nessuna ambiguità: lui voleva una patria viva, grande e libera. Per questo era repubblicano e non mediceo.
Nel Principe tratta del sistema per consolidare nuovi principati: cioè quali comportamenti adottare per ottenere consenso e comandare un popolo privandolo della libertà. Ma è scritto come un'orazione e le regole dell'orazione sono che le cose importanti si dicono alla fine. In questo caso infatti abbiamo l'invocazione al salvatore: l'Italia necessita di un redentore che la salvi dai barbari.
Insomma, il Principe ci dice come si perde la libertà.
Nelle Istorie fiorentine Machiavelli ci spiega come il potere principesco corrompe la vita pubblica e sociale: i nuovi dirigenti si “comprano” i funzionari e le genti di rilevo della città. Il merito smette di essere una qualità per accedere alle alte cariche e rimane solo la “fedeltà”; con grande deperimento della dimensione pubblica.
Invece nei “Discorsi sopra la I decade di Tito Livio” si tratta di come di recuperare la libertà repubblicana. Non è solo questione di istituzioni, ma anche di comportamenti e di relazioni tra potere e cittadini.


“E facil cosa è conoscere donde nasca ne' popoli questa affezione del vivere libero; perché si vede per esperienza, le cittadi non avere mai ampliato né di dominio né di ricchezza, se non mentre sono state in libertà. E veramente maravigliosa cosa è a considerare, a quanta grandezza venne Atene per spazio di cento anni, poiché la si liberò dalla tirannide di Pisistrato. Ma sopra tutto maravigliosissima è a considerare a quanta grandezza venne Roma, poiché la si liberò da' suoi Re. La ragione è facile a intendere; perché non il bene particulare, ma il bene comune è quello che fa grandi le città. E senza dubbio, questo bene comune non è osservato se non nelle republiche; perché tutto quello che fa a proposito suo, si esequisce; e quantunque e' torni in danno di questo o di quello privato, e' sono tanti quegli per chi detto bene fa, che lo possono tirare innanzi contro alla disposizione di quegli pochi che ne fussono oppressi. Al contrario interviene quando vi è uno principe; dove il più delle volte quello che fa per lui, offende la città; e quello che fa per la città, offende lui. Dimodoché, subito che nasce una tirannide sopra uno vivere libero, il manco male che ne resulti a quelle città è non andare più innanzi, né crescere più in potenza o in ricchezze; ma il più delle volte, anzi sempre, interviene loro, che le tornano indietro. E se la sorte facesse che vi surgesse uno tiranno virtuoso il quale per animo e per virtù d'arme ampliasse il dominio suo, non ne risulterebbe alcuna utilità a quella republica, ma a lui proprio: perché e' non può onorare nessuno di quegli cittadini che siano valenti e buoni, che egli tiranneggia, non volendo avere sospetto di loro. (…) E chi volessi confermare questa opinione con infinite altre ragioni, legga Senofonte nel suo trattato che fa De Tyrannide. ”
Discorsi, capitolo 2, Libro II.

La lezione di Machiavelli è stata preziosa per intellettuali e politici del Seicento e del Settecento: inglesi, olandesi, svizzeri e americani che hanno fondato e difeso istituzioni repubblicane (o equiparabili, nella filosofia politica). Ma anche in Italia qualcuno ha capito che proprio a Machiavelli bisogna guardare come simbolo della capacità di risorgere dall'oppressione e dalla corruzione. Questi qualcuno sono
Francesco de Sanctis, che nel 1870 in occasione della presa di Roma annotò un commento entusiasta del passaggio storico, sancito da un “evviva l'Italia unita, evviva Machiavelli”;
e Luigi Einaudi, che nel 1947 esortò la consulta per la pace a seguire l'esempio di Machiavelli. Ma non al Machiavelli studioso a San Casciano, bensì al Machiavelli politico: alla sua integrità morale, e alla sua fiducia nei cittadini e nel sistema repubblicano come antidoto al nazionalismo, al totalitarismo, al potere di uno o di pochi sui molti.

Con questo spirito gli italiani devono vivere il “nuovo inizio” da popolo libero.