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Crisi dello Stato "interventista"


Dopo il boom economico degli anni 1950 e '60 durante il quale lo stato toccò il maggior livello di integrazione con la società civile, la curva dell'impegno statale iniziò nuovamente a scendere. Perché?

1 - Fattore economico

La crisi petrolifera e la congiuntura negativa di recessione e inflazione portarono a quella che O'Connor definì "crisi fiscale dello stato". Secondo molti l'intervento così esteso e così oneroso da parte dello stato era diventato un lusso insostenibile.

2 - Crisi interna

I partiti di sinistra cedono sul terreno ideologico di fronte agli attacchi del neoliberismo più aggressivo. Il servizio pubblico, patologicamente sottoposto a critiche incrociate, risentì più di ogni altro il difficile adeguamento alle nuove tecnologie e ai nuovi ritmi di produttività. Attaccato dal versante finanziario - "troppo costoso" - e dal versante politico - "impedisce la crescita economica" - lo stato fu costretto ancora una volta a trasformare i rapporti con la società civile.

Limitandoci all'Europa e agli Stati Uniti i modelli seguiti sono stati prevalentemente due:

A - STATO NEOLIBERALE

Margaret Thatcher e Ronald Reagan, alla guida di Gran Bretagna e Stati Uniti per tutti gli anni '80, guidarono l'aggressione allo stato sociale riproponendo le stesse certezze dei primi capitalisti ottocenteschi.

Il cittadino deve "farcela da solo", lo stato deve semplicemente fare le regole e farle rispettare, l'economia deve essere liberata da "lacci e lacciuoli".

Tradotto significava una azione di privatizzazione fortissima (ferrovie, acqua, luce, gas, acciaio; in parte anche sanità e scuola); un attacco risoluto alle organizzazioni sindacali; un incremento delle forze armate e delle spese militari.

(per approfondimenti vedi sezione "globalizzazione")

B - STATO NEOCORPORATIVO

Niente a che vedere con l'Italia di Mussolini o la Spagna di Franco. La strategia seguita dai principali paesi del continente europeo per far fronte alla crisi economica senza sfasciare il welfare state, è quella di una contrattazione trilaterale tra governo (stato) e parti sociali (sindacati e imprenditori).

Il presupposto è una artificiosa riduzione della conflittualità, basata su basse richieste salariali, pochi licenziamenti e una politica di stabilità monetaria in regime di bassa inflazione.

Altre opzioni, la rivoluzione comunista o la deriva fascista, sembrano per il momento fuori da qualsiasi realistica ipotesi di ridefinizione statale.