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Il fascismo italiano


Presupposti storici:

  • Debolezza dello stato italiano
  • Importanza della guerra mondiale
  • Situazione rivoluzionaria del “biennio rosso”

STATO DEBOLE

L'esito del Risorgimento è l'alleanza tra borghesia e nobiltà del nord e grandi proprietari agrari del sud. Le classi popolari sono escluse dai risultati dell'unità nazionale: la loro partecipazione al movimento è solo marginale. Antonio Gramsci la definì “rivoluzione passiva”. Il carattere del Risorgimento si può capire guardando il comportamento di Garibaldi nei giorni successivi alla presa della Sicilia. Di fronte alle occupazioni spontanee delle grandi proprietà terriere, il comandante dei mille incarica il suo braccio destro Nino Bixio di fermare con qualunque mezzo l'insurrezione (strage del Bronte). La scelta politica fu quella di cedere il territorio a Vittorio Emanuele, una soluzione incompatibile con qualsiasi rivoluzione sociale. Per le popolazioni meridionali il nuovo stato divenne sinonimo di “male”: chiedeva nuove tasse, prendeva i figli per farli militari. La classe politica, nobili e alto-borghesi conservatori, è del tutto estranea alle vicende delle masse contadine del sud, e non fanno nulla per ottenere un po' di consenso. Peraltro la chiesa cattolica mobilitava i fedeli contro lo stato “ateo” rendendo ancora più problematica la formazione di una nuova identità nazionale.

Neppure il cambio di linea politica (con i riformisti di De Pretis nel 1876) mutò il rapporto tra stato e società civile: si fece strada la pratica del trasformismo, del clientelismo, della promozione di privatissime convenienze attraverso il potere politico. Con questa forma di stato "non condiviso" si è giunti alla Prima Guerra Mondiale e al drammatico dopoguerra.

INTERVENTO IN GUERRA

Il partito socialista mantiene una posizione astensionista (unico nell'Europa occidentale), aumentando l'acredine dei ceti medi nei confronti dei proletari (considerati quasi dei traditori). D'altra parte la guerra fu vissuta dai ragazzi operai e contadini con grande disagio e rassegnazione. La disfatta di Caporetto fu il momento più drammatico, poiché la resistenza all'avanzata austriaca coincise con l'apice dei rifiuti a combattere e delle fucilazioni per diserzioni.

BIENNIO ROSSO

Il 1919-1920 sembrava un periodo pre rivoluzionario.

Le fabbriche sono in subbuglio, nascono i consigli di fabbrica (soviet) e grandi scioperi mettono in crisi le industrie del nord. Nel settembre 1920 molte fabbriche sono occupate, in alcune zone si assiste a saccheggi di negozi, mentre La Spezia proclama il soviet. Molti pensavano che il Psi fosse sull'orlo della rivoluzione. L'occupazione è gestita bene dal primo ministro Giolitti che riesce a far esaurire il movimento con estenuanti trattative.

Il non aver usato la forza diffonde però una grande paura tra grandi industriali e proprietari. Dal canto suo il Psi si dimostrò ambiguo e altalenante, forse impaurito per una possibile azione dell'esercito, comunque poco chiaro nella direzione politica da seguire.

Accanto alle manifestazioni c'è il successo elettorale del 1919: il Psi diventa il partito più votato del paese, molte amministrazioni municipali vanno in mano ai socialisti (che non sono per nulla moderati).

Anche nelle campagne le Leghe dei contadini ottengono importanti successi. Per la prima volta in Italia la legge dà tutele ai lavoratori, i sindacati controllano i datori di lavoro e c'è una qualche forma di garanzia giuridica. Questo successo delle leghe contadine è molto importante perché è proprio dalle campagne del centro e del nord che iniziano le scorribande squadriste e l'appoggio finanziario e politico al nascente movimento fascista.

Dove e come si afferma il fascismo

Tessere del partito fascista (P.F.) nel 1921: Milano 6000; Ferrara 7.000; Bologna 5130. Tra i primi sostenitori ci sono 17 grandi proprietari (tra cui 6 ebrei, per ironia della sorte!). Il movimento trovò appoggio anche tra i piccoli proprietari, per nulla attratti dalla prospettiva socialista e sindacale di collettivizzazione delle campagne. Il P.F. inizialmente promise ridistribuzione della terra e, inizialmente, mantenne le promesse.Nei primi mesi a Ferrara 18.000 ettari furono assegnati in piccoli lotti.

 

La manovalanza violenta fu “reclutata” tra ex combattenti animati da profondo odio per la classe operaia e i braccianti contadini. Incapaci di adattarsi alla vita civile e convinti sostenitori dei valori della patria e dell'ordine furono attratti dalla gerarchia militare e dallo spirito militarista del fascismo (il termine “camerata” rende bene questa continuità con la vita nell'esercito).

La ferocia e la violenza degli squadristi prese alla sprovvista la pacifica massa di lavoratori socialisti: ci furono pestaggi, case del popolo date alle fiamme, intimidazioni di ogni genere alle associazioni popolari e alle cooperative. Bisogna sottolineare che in contesti civili bastano pochi criminali per terrorizzare masse inermi e pacifiche di cittadini; se lo stato non interviene – come dovrebbe – è facile per questa minoranza prendere il sopravvento. Il non interventismo delle forze dell'ordine è stato un fattore chiave nell'ascesa fascista degli anni '20. Una affermazione viziata da metodi illegali e criminali per la legge dello stato.

Chi appoggia il fascismo?

Studenti

A differenze del dopoguerra la maggioranza degli studenti è nazionalista e militarista. Già nel '21 il 13% è iscritto al partito fascista, sono i figli del ceto medio, avvocati, medici, liberi professionisti fortemente anticomunisti.

Lavoratori

In gran parte sono impiegati; poi professionisti e in percentuali molto basse operai e commercianti. Gli imprenditori ci sono, ma percentualmente sul numero di iscritti non sono moltissimi.

Burocrazia

Determinante è l'appoggio in alcuni settori chiave del sistema statale. Commissari, prefetti e funzionari statali avvallarono sordidamente l'aggressione dei fascisti a settori della società civile: le associazioni e le cooperative di sinistra non poterono contare sulla protezione delle forze armate e la magistratura, quasi distratta nei riguardi delle denunce ai fascisti, esercitò la mano pesante verso esponenti socialisti o comunisti.

Industria

Industriali, confindustria, grandi imprenditori NON SONO fascisti. Lo diventeranno per convenienza dopo il consolidamento al potere di Mussolini.

N.B. E' in fase di allestimento:

a. cronologia consolidamento del potere

b. l'impero e l'espansionismo bellico degli anni '30

c. la guerra e il crollo del regime