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I SONNAMBULI (protagonisti della I guerra mondiale)


 

Gravilo Princip

Ormai è andata! Forse avrà pensato proprio questo quando ha visto la bomba lanciata dal “compagno” Nedeljenko Cabrinovic rimbalzare sulla cappotta dell’auto imperiale per scoppiare sulla ruota di un’auto del seguito, facendo solo qualche ferito lieve. A quel punto sembrava tutto finito per il giovane serbo-bosniaco che sognava di passare alla storia con un gesto eroico per la grande patria Serbia! Avevano attraversato insieme la frontiera nella notte del 30 maggio, con l’ausilio di guardie di frontiera e altri funzionari pubblici: provenivano da Belgrado, dove i due erano stati addestrati e inseriti nella rete cospirativa che mirava ad uccidere l’arciduca Francesco Ferdinando erede al trono dell’impero austroungarico. Il piano – ideato e organizzato dall’organizzazione Mano Nera in sovrapposizione con i servizi segreti deviati dello stato serbo – prevedeva sette punti di assalto: sette giovanissimi patrioti con una bomba a mano e una pistola ciascuno, dislocati lungo il percorso annunciato dalle autorità. La giornata di sole e un servizio d’ordine praticamente inesistente rendevano ancora più semplice il compito, anche se la velocità imprevista dell’automobile creava una qualche difficoltà. I primi due attentatori si fecero prendere dal panico e lasciarono passare la carovana. Il terzo era il suo amico Cabrinovic: la bomba non andò a buon fine e con ogni probabilità non ci sarebbe stata una seconda occasione. Contro ogni logica invece dopo poco più di un’ora riecco il corteo imperiale giungere all’incrocio tra il Quai Appel e il ponte Latino, proprio come previsto nel percorso ufficiale.
Una fortuna insperata per Gravilo, che si era attardato ai bordi della via come se nulla fosse successo. In realtà era stato l’autista, non avvertito del cambio di tragitto deciso per ragioni di sicurezza, ad aver imboccato erroneamente il ponte che immetteva in via Francesco Giuseppe: bloccato con urla di rimprovero, frenò il mezzo e tentò di invertire il senso di marcia. Fu a quel punto che Gravilo si lanciò incontro all’auto praticamente ferma e sparò due colpì ferendo mortalmente Francesco Ferdinando e la moglie.
Inquirente: “Si riconosce colpevole?”
Gravilo: “Non sono un criminale, ho eliminato colui che rappresenta il Male. Penso di essere buono.”
(deposizione dell’interrogatorio durante il processo).
Appendice.
Arrestato subito dopo e sottoposto a processo, Gravilo Princip fu condannato a “soli” venti anni, in quanto ancora minorenne. Straziato da condizioni di carcere durissime morì il 28 aprile 1918 dopo aver subito l’amputazione di un braccio per tubercolosi ossea. Negli anni ’90 i libri di testo della Jugoslavia lo trattavano da eroe, mentre quelli croati da terrorista. Gravilo Princip spiegò l’obiettivo di Francesco Ferdinando non per il carattere antiserbo della sua politica, ma esattamente per l’opposto: con le sue riforme – disse – avrebbe messo in crisi il movimento nazionalista per l’annessione della Bosnia.