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I SONNAMBULI - Francesco Ferdinando


 Francesco Ferdinando

Lui la Bosnia nemmeno la voleva. “In considerazione della nostra desolata situazione, sono per ragioni di principio contrario a questi giochi di potere” disse nell’agosto del 1908. Ad ottobre invece il territorio della Bosnia Erzegovina entrò a far parte dell’impero austroungarico in virtù di un accordo sottobanco tra i ministri degli esteri di Austria e Russia, aprendo così un lungo periodo di rivendicazioni e tensioni nell’area. Su questo, come su molto altro, F.F. era quasi isolato nell’ambito del governo di Vienna; antipatico, poco incline ai rituali di corte, lontano culturalmente dalla logica di Ancien Regime, irascibile e lunatico nei rapporti personali, praticamente insopportabile: è stato un erede al trono tra i meno amati che si ricordi.

Eppure la sua azione politica – esercitata dal 1906 dal posto di Cancelliere dell’esercito, una specie di supervisore amministrativo – era chiara ed incisiva. E lo sarebbe stata ancor di più quando il vecchio Francesco Giuseppe, in carica dal 1848, avesse deciso a farsi da parte.

La sua idea era quella di abolire la doppia monarchia a favore di una specie di confederazione a più stati nazionali, in grado di coniugare la pari dignità per ogni minoranza con i vantaggi economici del grande stato multietnico. In campo internazionale si opponeva alla visione – maggioritaria – di considerare la guerra uno strumento a disposizione per risolvere le controversie. L’Austria – pensava – non poteva permettersi guerre e quindi la sua sicurezza doveva passare necessariamente attraverso la distensione nei rapporti con i vicini in accordo con le altre grandi potenze. In questa ottica si era prefissato la sostituzione del controverso ministro della guerra Conrad al ritorno dalla visita a Sarajevo: non ne poteva più di quel generale sempre pronto a proporre la guerra come soluzione di crisi diplomatiche.