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I SONNAMBULI - Edward Grey (ministro degli esteri Regno Unito)


Edward Grey
A differenza degli altri stati, nel Regno Unito la lunga tradizione parlamentare rendeva il ruolo di ministro degli esteri molto più strutturato e definito. In pratica aveva un effettivo potere e un’ampia autonomia, per cui è più semplice individuare in lui il responsabile della politica inglese nel primo scorcio di Novecento. Un ulteriore punto a suo favore erano gli ottimi rapporti con il premier Herbert Asquith: dopo il successo elettorale dei liberali alle elezioni del 1905 ci fu una sostanziale continuità di uomini e di politica, addirittura fino al 1916. Il Foreign Office fu ristrutturato in modo da avere una rete di funzionari efficienti e fedeli.
Ciononostante Edward Grey appare come uno dei protagonisti più sconcertanti nel panorama dei leader dell’epoca.
Discendeva da una famiglia d’alto lignaggio: il suo prozio era il Conte Grey del Reform Bill del 1832, eponimo della famosa varietà di tè. Eletto tra le file del partito liberale, aveva modi aristocratici e uno stile distaccato poco confermi al partito che si voleva popolare. Aveva una visione elitaria della politica estera, che considerava troppo importante per inserirla nelle diatribe parlamentari e nelle schermaglie politiche.
Paradossalmente non aveva alcun interesse per il mondo fuori dalla Gran Bretagna; non amava viaggiare, non conosceva le lingue; era a disagio in presenza di stranieri. Sintetizza così Christopher Clark: “Aveva una visione politica all’opposto di quella della maggioranza dei liberali, e trovava consensi nella maggior parte dei conservatori.” In pratica si deve a lui la fazione parlamentare definita “imperialisti liberali”, sebbene fosse poco interessato ai possedimenti extraeuropei.
Sul piano personale il suo distacco emotivo creava disorientamento e sconcerto; sembrava non coinvolto e nemmeno interessato agli affari politici, né in chiave pubblica né in chiave personale. La sua naturale inclinazione era per gli accordi segreti e le trame dietro le quinte. Fu con un piano a tre, stipulato informalmente nella sua casetta da pesca con Asquith e Haldane, che Grey assunse il ruolo di responsabile esteri dell’impero britannico a spese del leader del partito liberale Campbell. Da Ministro si assicurò uno staff in linea con la sua visione sostanzialmente anti-germanica in Europa e – soprattutto – un largo consenso tra le fila dei conservatori: un elemento che spiega la solidità del suo potere, nonostante che fuori dal Foreign Office la posizione antitedesca avesse ben pochi sostenitori. Piuttosto che legarsi alla Russia non erano pochi nell’establishment britannico a spingere per una intesa con Berlino.
Grey lavorò nell’ombra all’accordo “cordiale” con la Francia e successivamente al protocollo di intesa con la Russia. Grazie al sostegno dei conservatori le sue posizioni furono approvate, ma la segretezza del tipo di accordo lasciò tutti nell’incertezza dell’azione del Regno Unito nel momento in cui la Germania fosse intervenuta militarmente contro Russia e Francia.
Una incertezza non priva di fondamento dal momento che, ancora ai primi di agosto, la questione era dibattuta aspramente in consiglio dei ministri. Un elemento che ha influenzato negativamente le valutazioni dei dirigenti che dovevano prendere le decisioni, spingendo i tedeschi a pensare ad una neutralità inglese e i francesi ad un sicuro intervento (e favorire così la linea dell’intransigenza).