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I SONNAMBULI - Nikola Pašić


 Nikola Pašić - Primo ministro della Serbia

 
Ufficialmente il potere in Serbia era nelle mani di Nikola Pašić che, a parte brevi intervalli, guidò il governo del paese dal 1904 al 1918.
Laureato in ingegneria, dedicò la sua vita alla politica, agendo sul palcoscenico governativo per quasi quaranta anni. Debuttò come giovane indipendentista partecipando alle manifestazioni anti –turche del 1875, dopodiché si dedicò alla costruzione del partito radicale di matrice nazionalista. Un partito che metteva insieme la spinta alla modernizzazione in senso costituzionale-liberale con l’aspirazione a riunire tutti i serbi della penisola balcanica, facendo propria la visione irredentista costruita su una classica miscela di ideologia nazionalista e inclinazioni tipiche del romanticismo patriottico (enfasi molto forte sul senso del passato, della storia, e del sacrificio per la patria.)
Nel corso degli anni e delle sue esperienze maturò la convinzione che l’emancipazione definitiva della Serbia sarebbe giunta grazie all’amicizia della Russia, in un’ottica panslava. Tuttavia conobbe un periodo di allontanamento dalla vita pubblica ad opera del re Alessandro, per tornare in auge non appena il colpo di stato del 1903 tolse di mezzo il poco amato sovrano. Fu lui a tessere le fila della nuova politica belgradese del post regicidio. Pasic, detto “Baja” da amici e sostenitori, non piaceva agli intellettuali esponenti dell’élite serba, ma godeva di enorme popolarità tra i contadini. Parlava un dialetto rustico che gli abitanti di Belgrado trovavano buffo. Non aveva un grande eloquio, ma sapeva comunicare in modo confacente alla bassa cultura delle masse contadine: parlava piano, un po’ contorto, con termini non sofisticati; la sua barba patriarcale trasmetteva un senso di saggezza quasi irreale. La sua esperienza, che nella fase più buia conobbe il carcere e una condanna a morte, segnò profondamente il suo modo di agire. Era una sua imprescindibile caratteristica il muoversi con circospezione, facendo della segretezza e dell’ambiguità un tratto costante del suo interagire. Usava distruggere i suoi documenti e talvolta evitava pure di comunicare a voce ai collaboratori le proprie idee; era noto per non scoprire mai le carte fino all’ultimo momento. Il suo pragmatismo – al limite del cinismo – fu utilissimo per gestire la transazione e i rapporti con il gruppo dei cospiratori. Pasic guidò il governo in maniera indipendente dagli uomini di Apis, ma non si mise in contrasto con essi. Assecondò le pulsioni irredentiste, ma non diede mai l’impressione di far scivolare la Serbia in mano a gruppi di estremisti nazionalisti. Un equilibrismo difficile che alla fine si rivelò impossibile da gestire