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L'età dell'impero


“Imperi e imperatori erano realtà di vecchia data, ma l'imperialismo era una novità assoluta. Il termine entrò per la prima volta nel linguaggio politico britannico nel 1870-80, ed era ancora considerato un neologismo alla fine di quel decennio. Si impose di prepotenza nell'uso generale negli anni 1890”

E. Hobsbawm [1]

Quando si parla di imperialismo ci si può riferire agli antichi romani o alla politica estera statunitense del dopoguerra o, ancora, a molte altro: all'impero cinese a quello persiano, spagnolo...

Come altre parole chiave è importante essere precisi. In questa sezione del sito, e più in generale nella storiografia contemporanea, si parlerà di imperialismo riferendosi al periodo che va da 1860 al 1914 [2] : cercando di spiegare le ragioni di questa periodizzazione, le sue caratteristiche, le analogie e le peculiarità in relazione alle altre esperienze storiche accostate al concetto di imperialismo.

Imperialismo o colonialismo?

Le due parole che in questa fase sono in qualche modo intercambiabili hanno in realtà un significato diverso. Il COLONIALISMO infatti è solo una parte del fenomeno generale dell'IMPERIALISMO, ovvero la conquista “diretta e formale” con l'occupazione militare, l'insediamento consistente di cittadini “conquistatori” e la creazione di veri e propri protettorati politici. L'imperialismo invece travalica la presenza fisica del territorio occupato; il controllo avviene in modo indiretto e informale, ma non per questo con effetti meno invasivi per i popoli coinvolti. Dopo il 1945 è questa la forma generalmente utilizzata per il controllo di aree regionali nei paesi in via di decolonizzazione da parte delle grandi potenze economiche e militari del pianeta.

 

I Protagonisti

A partire dal 1860 i paesi europei si resero protagonisti di una seconda intensa fase di espansione – dopo quella del cinquecento – tale da assoggettare quasi l'intero pianeta.

In prima fila nella corsa alla conquista delle terre emerse c'era la Gran Bretagna : la “regina” della rivoluzione industriale fece valere tutta la sua forza economica, finanziaria e militare per conquistare territori in tutti e cinque i continenti. Se Spagna, Portogallo e Olanda erano in netto declino (specialmente i paesi iberici), si affacciarono nella “competizione” coloniale anche paesi emergenti come il Belgio, l'Italia, la Russia e la Germania.

Verso la fine del secolo entrarono nel circolo dei conquistatori – dopo essere stati a diverso livello territori “conquistati” – gli Stati Uniti e il Giappone.

Fatti, avvenimenti e aneddoti dell'epopea colonialista

La debolezza dell'impero ottomano offrì ai paesi più importanti l'occasione per estendere la propria area di influenza: nel 1881 la Francia assunse il controllo diretto della Tunisia; nel 1882 la Gran Bretagna occupò militarmente il debole regno di Egitto iniziando una inarrestabile discesa attraverso Sudan, Kenya, Uganda (acquistata dalla Germania nel 1890). All'altro capo del continente la scoperta di immensi giacimenti diamantiferi e auriferi spinse le truppe di Sua Maestà a scontrarsi con i possedimenti dei boeri [3] . La guerra durò dal 1899 al 1902 e si concluse con la vittoria dei britannici e la nascita dell'Unione Sudafricana (membro del Commonwealth fino al 1961). L'avventuriero Cecil Rhodes proseguì la colonizzazione britannica risalendo verso nord (l'attuale Rhodesia), puntando a ricollegarsi con il Kenya; l'operazione non riuscì per la presenza del possedimento tedesco della Tanganica (1890). Se la Gran Bretagna sviluppò i suoi possedimenti da nord a sud, la Francia disegnò una linea ininterrotta da est a ovest. Nella fascia equatoriale i militari della repubblica francese presero possesso del Senegal e poi seguirono la linea sub-sahariana fino a incontrarsi/scontrarsi con gli inglesi al confine del Sudan. Era il 1898 e si rischiò seriamente uno scontro militare tra le 2 superpotenze dell'epoca. Tra i possedimenti anche l'Algeria (1881) e il Marocco (1911).

L'epopea imperiale interessò anche il giovane impero tedesco : dal 1884 la prudenza di Bismarck (“vale più una città in Europa che uno stato in Africa”) fu accantonata e sostituita da una aggressiva offensiva militare che portò sotto la bandiera dell'imperatore Gugliemo II le regioni del Camerun, del Togo e della Namibia nella costa atlantica e della già ricordata Taganica nella costa dell'Oceano Indiano.

L'Italia si ritagliò, al prezzo di clamorose sconfitte, uno spicchio di colonie nella regione del corno d'Africa (Eritrea e Somalia) e, più tardi, occupando “lo scatolone di sabbia” (la definizione è di Gaetano Salvemini) della Libia nel 1911. L'ultimo paese europeo in gioco nell'età degli imperi fu il piccolo Belgio dell'ambizioso re Leopoldo II.Venuto a sapere, tramite il giornalista americano Henry Morton Stanley, delle immense ricchezze presenti nel bacino del fiume Congo – rame e stagno soprattutto – iniziò la conquista e lo sfruttamento della zona, praticamente a titolo personale. L'iniziativa fu ostacolata dalle altre potenze con interesse nell'area, e si rese necessaria una apposita conferenza che – tenutasi a Berlino nel 1884-85 – sancì la regola dell'”occupazione di fatto”. In conseguenza re Leopoldo II si tenne il Congo mentre le altre potenze si regolarono di conseguenza scatenando una vera e propria gara all'occupazione”de facto” dei territori.

Nella cartina vediamo la situazione dell'Africa del 1914 dove solo Liberia ed Etiopia risultano indipendenti. Il Sudafrica, come detto, era uno stato controllato indirettamente dalla Gran Bretagna.
MAPPA DELL'AFRICA

Il colonialismo extraeuropeo

Alle conquista africane, Gran Bretagna e Francia, affiancarono conquiste in Asia, ai Caraibi e nel Pacifico. Nel 1876 con una solenne cerimonia la regina Vittoria fu proclamata imperatrice d'India, inaugurando così la fondamentale storia del dominio inglese nel sub-continente indiano [4] . Nel frattempo inglesi, scozzesi e irlandesi avevano “colonizzato” le grandi isole dell'Oceano pacifico: l'Australia e la Nuova Zelanda quest'ultima con una vera e propria guerra contro gli indigeni Maori.

La Francia estese il suo territorio in Indocina oltre a mantenere e incrementare i numerosi avamposti in isolotti nei Caraibi e nella Polinesia. Anche l'Olanda mantenne i vasti possedimenti delle Indie Orientali (oggi Indonesia) tra cui la Nuova Guinea , spartita con inglesi e tedeschi.

Nel continente americano ad esclusione del Canada divenuto autonomo dal Regno Unito nel 1870 l'intero continente fu posto sotto la tutela degli Stati Uniti dal famigerato “Decreto Monroe” del 1823. Con la perdita di Cuba nel 1898 la Spagna completò la sua ritirata dal continente; lasciando alla rappresentanza europea soltanto alcuni atolli e isolotti del golfo del Messico.

Un discorso a parte meritano tre paesi che vivono l'esperienza imperialista in forme diverse da quelle degli imperi europei in concorrenza tra loro: la Russia degli zar; gli Stati Uniti della seconda industrializzazione e il Giappone della modernizzazione lampo.

La Russia completò l'allargamento dei propri confini verso sud e verso est, raggiungendo la periferia del mondo mussulmano e della civiltà mongola. La contesa sulla Manciuria creò un attrito con il Giappone, anch'esso interessato al territorio formalmente parte dell'impero cinese, che sfociò nella guerra russo-giapponese del 1905, risoltasi con un clamoroso successo degli asiatici.

Proprio il Giappone, artefice di una modernizzazione assolutamente strabiliante, entrò a far parte dei paesi con mire colonizzatrici: a fine ottocento sottrasse la Corea alla Cina e avviò una politica estera molto aggressiva finalizzata a sottomettere l'intera area del sud-est asiatico. Una strategia che caratterizzerà il Giappone praticamente senza soluzione di continuità fino alla fine della seconda guerra mondiale.

L'altro gigante asiatico, la Cina , rimase formalmente indipendente ma, di fatto, occupato un po' da tutte le potenze coloniali.

Gli Stati Uniti passarono alla loro terza fase: dopo una prima di fase di emancipazione dalla madrepatria inglese; ed una seconda fase di consolidamento dei propri confini (per tutto l'Ottocento) si aprì, anche per i cittadini del nuovo mondo la vecchia pratica dello sfruttamento degli altri popoli e delle risorse altrui.

Con il decreto Monroe del 1823 venne imposto uno stop alla penetrazione europea nell'area del continente americano; ma fu con la guerra contro la Spagna , prima per il nuovo Messico, poi per Cuba che si inaugurò la stagione dell'interventismo americano nel mondo. Forse ancora più significativo della conquista di Cuba (lasciata formalmente indipendente) appare la penetrazione nell'Oceano Pacifico, realizzata proprio nell'ambito della guerra alla Spagna.: le colonie spagnole delle isole Hawaii e delle Filippine furono teatro di guerra e, a guerra vinta, protettorati Usa (le Hawaii inglobate come stato della federazione). Erano gli ultimi anni del secolo e segnarono, senza che in molti ne percepirono la portata, grandi cambiamenti nell'assetto geopolitica mondiale. Considerati ancora come potenza secondaria dagli europei gli Stati Uniti proclamarono nel 1904, per volontà del presidente Theodore Roosevelt, il corollario alla dottrina Monroe: il diritto degli USA ad intervenire in qualunque parte del continente americano. E infatti intervenne a Panama per controllare l'importantissimo canale di attraversamento del continente (1903).

Gli assetti della politica europea

La lunga pace, che dalle guerra napoleoniche giunge fino al 1914, deve qualcosa anche al fenomeno dell'imperialismo.

I contrasti non risolti erano quelli tra Gran Bretagna e Russia (Persia, Afganistan e stretto di Dardanelli) e tra Germania e Francia. Si creò una serie di alleanze incrociate che creò un sistema di reciproci contrappesi tale da garantire l'equilibrio nel continente, e quindi la pace. Il congresso di Berlino del 1878 sancì in un certo senso questo sistema. Ma la politica espansionistica di Guglielmo II portò ad un nuovo scenario: la Germania ruppe l'accordo con la Russia che si alleò alla Francia. Nuovi partners dei tedeschi furono Austria e Italia (“triplice alleanza” 1882).

Questa pace continentale favorì la competizione alla conquista coloniale:

  1. minore impegno militare sul continente
  2. rivincita per le sconfitte militari o diplomatiche

La competizione internazionale si fece sempre più dura: agli albori del nuovo secolo la Gran Bretagna iniziò una politica estera apertamente anti-tedesca che favorì anche Francia e Russia nella contesa dei vari territori. Anche l'Italia fu incentivata ad azioni contro l'impero ottomano (quasi un protettorato tedesco ai primi del 900); tanto che nel 1911 riuscì a sottrarre ai turchi l'isola di Rodi e l'arcipelago del Dodecaneso. Quando la controversia incendiò i Balcani, tutti i nodi vennero al pettine: nel mazzo delle ragioni che scatenarono la carneficina dalla guerra mondiale, le dinamiche imperialistiche giocarono certamente un ruolo di primo piano.

[1] E. Hobsbawm, L'età degli imperi, Laterza, 1987

[2] Come spesso succede la attribuzione di date precise per fenomeni generali comporta inevitabili controversie. Alcuni testi riportano l'inizio della corsa alle colonie nel 1870 altri anche il 1880...comunque sia possono essere considerati tutti giusti. Anche la data di chiusura – il 1914 – pur conoscendo una convergenza pressoché unanime non risolve completamente la questione (vedi il caso dell'Italia).

[3] I boeri sono i coloni olandesi che si erano stanziati nel sud Africa dal secolo XVII. Quando gli inglesi crearono la “Colonia del Capo” nel 1814 i boeri si spostarono più a nord. Proprio in quelle terre ricche di oro e diamanti e causa del conflitto.

[4] L'India andata sotto il controllo dell'amministrazione inglese corrisponde agli attuali stati di India, Pakistan, Nepal, Bhutan e Bangladesch