You are hereL'Italia repubblicana / La sintesi / La sintesi - capitolo 1 (1945-1970)

La sintesi - capitolo 1 (1945-1970)


 

La sintesi storica - parte 1
 
L’Italia dall’unità alla caduta del fascismo
 
L’Italia nasce, come estensione del regno di Piemonte e della casata dei Savoia, il 17 marzo 1861. Rispetto ai confini attuali mancavano il territorio del Lazio (appartenente allo Stato Pontificio), il Veneto, il Friuli e l’Alto Adige ancora parte dell’impero Austriaco. Roma passò all’Italia nel 1870 con la famosa breccia di Porta Pia; Veneto e Friuli furono annesse in seguito alla III guerra di indipendenza nel 1866 (Prussia e Italia contro l’Austria). Infine l’Alto Adige, Trieste e la Dalmazia furono annesse in seguito alla I guerra mondiale. Altri territori sia europei che extraeuropei furono occupati dall’esercito italiano per rispondere ad un malinteso ideale di progresso e potenza: Somalia, Libia, Etiopia, Rodi e isole del mediterraneo, Albania.
La struttura politica fu quella di una monarchia conservatrice con modeste aperture verso forme di democrazia in linea con gli altri paesi europei; il parlamento era il cuore del potere legislativo, ma la Corona era il fulcro del potere statale, come dimostra il ruolo di isolato decisionismo che ha contraddistinto l’azione dei re italiani. Prima la svolta autoritaria di fine secolo – di fronte alle sempre più pressanti richieste del movimento socialista – poi l’entrata in guerra, infine la nomina di Mussolini – leader di un minuscolo movimento di facinorosi – a capo del governo. E naturalmente l’avvallo di venti anni di politica fascista: la fine delle libertà civili, la persecuzione degli oppositori politici, il varo della legislazione razzista e antisemita, la rottura con le nazioni democratiche per allearsi con la Germania nazista e la decennale preparazione alla guerra. Infine la guerra.
Scatenata da Hitler con l’invasione della Polonia, il primo settembre 1939, viene abbracciata da Mussolini con entusiasmo solamente pochi mesi dopo, nel maggio 1940.
Gli italiani si ritrovano impantanati in battaglie drammatiche in terra di Russia, in Jugoslavia, in Grecia, in Nord africa. Se Stalingrado fu l’argine ad est dell’avanzata tedesca e il ribaltamento delle sorti stesse della guerra, il NordAfrica fu l’argine a sud, con il successo degli alleati (Usa e Gb principalmente) e lo sbarco sul continente europeo proprio in Italia, in Sicilia. Siamo nel luglio 1943 e di lì a pochi giorni iniziarono anche i bombardamenti alleati sulle città italiane. Il paese era allo stremo e il regime allo sbando. È in questo clima di smobilitamento che possiamo far iniziare la storia della Repubblica italiana. Perché gli anni 1943-1946 rappresentano le radici stesse della democrazia italiana. Con i suoi pregi e i suoi difetti.
1943
25 luglio – Il Gran Consiglio Fascista, guidato da Grandi e Farinacci, vota la sfiducia a Mussolini. Il re Vittorio Emanuele III (lo stesso che nel 1922 gli consegnò le chiavi del governo e i destini della nazione) rese esecutiva la sfiducia e lo fece arrestare.
Il maresciallo Badoglio prese il suo posto e – nella costernazione generale – annunciò il rispetto delle alleanze in atto e la continuazione della guerra.
 
Agosto – Truppe tedesche scendono in forze in Italia, mentre da sud gli alleati proseguono l’avanzata verso Napoli. Malgrado tutto, lo Stato Maggiore tedesco non si fida, e sospetta una prossima uscita dell’Italia dall’asse. In effetti fervono le trattative con gli alleati per individuare le condizioni di resa.
 
8 settembre – Data cardine della storia d’Italia. Il capo del governo maresciallo Pietro Badoglio annuncia l’armistizio[1] e la fine delle azioni belliche del regno d’Italia. La tragedia fu che il governo abbandonò a se stessi gli italiani con l’intero territorio nazionale occupato da eserciti stranieri. Le truppe sparse per mezza Europa non avevano ricevuto ordini precisi sul da farsi; la casa reale si rifugiò con tutto il governo a Brindisi, sotto la protezione dei “nuovi amici” inglesi e americani.
Seguirono giornate convulse. Il 9 settembre viene fondato il Comitato di Liberazione Nazionale per organizzare le azioni delle truppe di partigiani che iniziavano a formarsi nelle montagne del centro-nord occupato dai tedeschi. Il 12 settembre un reparto di paracadutisti tedeschi libera Benito Mussolini dal suo carcere (ritenuto inattaccabile) a Campo Imperatore sul Gran Sasso; il 23 settembre si ricostituisce uno stato fantoccio a Salò guidato dallo stesso Mussolini. La Repubblica Sociale Italiana esercitò un potere effettivo in buona parte del Nord Italia, anche se la presenza dell’esercito tedesco fu indispensabile per resistere ai bombardamenti e alle azioni dei partigiani sempre più strutturati e organizzati.
 
1944
Marzo - Rientra in Italia il segretario del Partito Comunista Italiano da un lungo esilio in Urss, e compie la cosiddetta “Svolta di Salerno” : il Pci riconosce il governo Badoglio e abbandona ogni velleità rivoluzionaria in vista del comune orizzonte antifascista. Con questi presupposti a Salerno prende vita il governo Badoglio II (22 aprile) con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti: Dc, Pci, Psi, Pli, Pri, Partito d’Azione.
 
 
4 giugno – Roma viene liberata e dichiarata “città aperta”.
 
23 novembre – Proclama Alexander. Il comandante in capo delle forze alleate in Italia ordina alle brigate partigiane di sospendere le azioni belliche fino a nuovi ordini. In pratica migliaia di ragazzi fuggiti in montagna per non rispondere alla chiamata nell’esercito della RSI furono abbandonati a loro stessi. La linea gotica segnò questo confine tra l’Italia “libera” e l’Italia occupata dai tedeschi e sostenuta dallo stato fascista di Salò. I partigiani riuscirono a resistere e nella primavera dell’anno successivo contribuirono a liberare l’intera nazione.
 
1945
25 aprile – liberazione di tutto il nord Italia. Video liberazione di Milano
Giugno – Nuovo governo di coalizione antifascista guidato da Ferruccio Parri (partito d’Azione).
Dicembre – Governo De Gasperi (Dc) basato sull’asse Dc-Pci. Palmiro Togliatti fu guardasigilli (ministro dell’interno) e da quella posizione promulgò l’amnistia per i detenuti fascisti (aprile 1946).
 
2 giugno 1946 – Il referendum sancisce la fine della monarchia e la nascita della Repubblica italiana. 45.8% favorevoli alla monarchia (maggioranza al sud) e 54.2% per la repubblica.
Nello stesso giorno ci furono le elezioni per l’assemblea costituente: DC 35.2%, PSI 20.7%, PCI 19% (a seguire gli altri partiti).
 
Luglio 1946 – Secondo governo De Gasperi. Diminuì la presenza dei comunisti nei vari ministeri.
Seguirono vari altri governi a guida De Gasperi, fino alla estromissione assoluta della sinistra dal governo (precisa indicazione degli alleati statunitensi).
 
1° maggio 1947 – Strage di Portella della Ginestra. Le grandi azioni dei contadini del sud, sostenute nel primo governo Badoglio dal ministro comunista Francesco Gullo, trovarono una brusca chiusura con una serie di azioni repressive molto violente. La più tristemente nota è l’eccidio di Portella della Ginestra che lasciò sul terreno 11 vittime e aprì scenari inquietanti sulla modalità di risoluzione dei conflitti sociali da parte di sezioni dello stato[2]. I governi successivi ostacolarono o smussarono fortemente gli effetti della riforma agraria, che era un passaggio assolutamente indispensabile per lo sviluppo del Meridione. Il motivo numero uno dell’arretratezza meridionale è senz’altro la mancata riforma agraria.
 
1° gennaio 1948 entra in carica il presidente della Repubblica provvisorio Enrico de Nicola. Il primo presidente sarebbe stato eletto dall’assemblea parlamentare in seguito alle prime elezioni legislative previste per aprile.
 
18 aprile 1948. Sono le elezioni che nell’immaginario collettivo segnarono l’orientamento internazionale dell’Italia: sotto tutela Usa in caso di successo della DC, sotto tutela sovietica in caso di vittoria di socialisti e comunisti. In realtà l’Italia era già stata assegnata all’area di influenza americana dagli accordi di Yalta e nessuna elezione avrebbe cambiato questa collocazione internazionale. In ogni caso la propaganda anticomunista funzionò, così come le promesse di benessere legate al Piano Marshall[3]; il risultato fu la Dc al 48% e la coalizione Psi-Pci al 31%.
 
14 luglio 1948 – Attentato al segretario del Pci Togliatti, che viene ferito in maniera non grave. Il suo appello alla calma stempera la tensione che in molte parti d’Italia ha fatto temere lo scatenarsi di scontri armati tra comunisti e forze dell’ordine.
 
L’Italia entra nella Nato (1949) ed è tra i fondatori della Comunità Economica Carbone e Acciaio CECA nel 1951.
 
1953 giugno – Elezioni con la cosiddetta “legge truffa”. Per garantirsi una maggioranza in grado di cambiare anche la costituzione la DC introdusse un bonus per la vittoria elettorale per cui con il 50%+1 si sarebbe preso il 65% dei deputati. La coalizione disegnata intorno alla Dc prese il 49.85% fallendo l’obiettivo per una manciata di voti. Il successivo governo Scelba sarà l’ultimo atto di quel lento spostamento a destra che ha caratterizzato i primi anni di vita della Repubblica. Nel 1954 la guida della DC passa ad Amintore Fanfani che imprimerà un rotta completamente diversa al grande partito centrista. Nello stesso 1954 morirà Alcide De Gasperi, ancora oggi considerato uno dei più grandi statisti del nostro paese.
 
3 gennaio 1954 - La Rai inzia le trasmissioni televisive in Italia.
 
1955 – Il Psi di Pietro Nenni, stanco di una politica relegata alla opposizione perpetua, rompe l’alleanza con il Pci e risponde alle aperture di Fanfani. La sinistra della Dc e il Psi pensano ad una politica di riforme di ampia portata in grado di allargare la base di consenso e partecipazione della popolazione italiana, di modernizzare il paese e risolvere quelle contraddizioni che la fine della guerra e del regime non avevano risolto. Inizia così un percorso lento e faticoso per far entrare il Psi al governo.
 
1956 (1) Il XX Congresso del Pcus tenutosi in febbraio sconvolse il quadro politico anche in Italia. La relazione tenuta da Kruscev attaccò le dogmatiche certezze propagandate (anche) dai comunisti italiani: 1. Esistono molte strade diverse per raggiungere il socialismo 2. Stalin era un feroce dittatore, responsabile delle grandi purghe, di aver distrutto la democrazia nel partito e di aver creato un assurdo culto della personalità. Fu un duro colpo per la credibilità politica del Pci.
1956 (2) In autunno c’è la rivoluzione ungherese, i carri armati a Budapest e la dura repressione sovietica. È la fine dell’illusione per molti idealisti di sinistra. Il Pci appoggiò la linea di Mosca ma perse molti intellettuali e simpatizzanti. La posizione internazionale del Pci spinse ancora di più il Psi verso una scelta di campo definitiva: a fianco della Dc per una linea riformistica e svincolato completamente dall’influenza dell’Urss.
 
25 marzo 1957 – Trattati di Roma, nasce la Comunità Economica Europea (CEE). Ne fanno parte Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo, entra in vigore il 1° gennaio 1958.
 
1958
Maggio 1958 – elezioni politiche con risultato di grande stabilità, che confermò il consenso per la Dc (dal 41 al 42%) e al Psi (dal 12 al 14%). Emerse la figura di Amintore Fanfani, presidente del Consiglio con interim agli esteri e – contemporaneamente – segretario del Partito.
Dorotei – L’opposizione alla linea di Fanfani di alleanza con il Psi per un vasto programma di riforme, venne principalmente dalla corrente interna alla Dc detta dei “dorotei” (così chiamati perché fecero il primo incontro ufficiale nel convento Santa Dorotea). Tra questi i più importanti risultarono essere Mariano Rumor, Emilio Colombo. Contro Fanfani c’erano anche Giulio Andreotti e Scelba (da destra) e Aldo Moro (da sinistra). Nel 1959 Fanfani cadde e il nuovo congresso elesse il 43enne barese professore di diritto Aldo Moro segretario della Democrazia Cristiana. La sua caratteristica principale era la prudenza; forse per questo fu scelto e forse per questo i governi di centrosinistra vissero una genesi così lunga ed estenuante da entrare in funzione quando la spinta ideale propulsiva si era già ampiamente esaurita.
 
1960
governo Tambroni – lo stop imposto a Fanfani produsse un governo di transizione spostato a destra, guidato da Fernando Tambroni e appoggiato da Monarchici e Msi. Nel giugno a Genova doveva tenersi il congresso nazionale del Msi con la partecipazione di alcuni dirigenti della Repubblica di Salò. In decine di migliaia scesero in piazza per impedire l’evento e si scatenarono due giorni di scontri. Alla fine il congresso non si tenne e il governo Tambroni decise, per eventi analoghi, di usare una linea molto più dura. Dopo un morto negli scontri di Licata, le manifestazioni di Reggio Emilia del luglio 1960 furono represse duramente e causarono la morte di cinque operai; in seguito ancora morti in manifestazioni a Palermo e Catania.
La Dc non poteva sopportare ulteriormente un governo del genere. Il 22 luglio Tambroni si dimise mentre Moro definì il suo partito “popolare e antifascista”. La svolta autoritaria trovò quindi un definitivo limite nella mobilitazione della classe operaia e più in generale – come dimostra l’episodio significativo di Genova – di un blocco sociale, non solo comunista, legato ai valori della Resistenza e dell’antifascismo.
Da quel momento, con il ritorno di Fanfani, anche la Dc abbandonò (nella sua linea ufficiale), qualunque suggestione di governi vicini ad ambienti di estrema destra.
Novembre - elezione di John Kennedyalla presidenza Usa. La linea democratica di apertura verso l’interno e distensione nella politica internazionale contribuì a creare un clima favorevole ai governi di centro-sinistra (considerati, dalla nuova amministrazione Usa, l’unica soluzione per fare le riforme e per isolare il Pci).
1962
Concilio Vaticano II – Il breve papato di Papa Giovanni XXIII (’58-’63) influì pesantemente nel nuovo clima culturale dell’Italia del boom economico. Il predecessore Pio XII è passato alla storia come un campione di conservatorismo mentre Angelo Roncalli segna la rottura del modo di concepire il rapporto tra la Chiesa Cattolica e la società moderna. Con il Concilio e l’enciclica Pacem in Terris il “Papa buono” lanciò un appello alla conciliazione internazionale e a superare la logica della “guerra santa”. Rivoluzionario anche i destinatari dei messaggi del Papa, non più esclusivamente cattolici bensì “tutti gli uomini di buona volontà”; abbattere gli steccati ideologici e religiosi per una fruttuosa cooperazione! L’integralismo tipico della chiesa cattolica fu quindi scalfito pesantemente in una strada nuova di interpretare il ruolo ecclesiastico e di semplice credente; una linea che sebbene avversata duramente dentro alle stesse gerarchie ecclesiastiche conoscerà moltissime e straordinarie esperienze, e contribuì moltissimo al progresso sociale, culturale e di costume dell’Italia degli anni Sessanta.
Molto forti i sospetti che l’incidente sia stato in realtà un attentato orchestrato da qualcuno dei suoi molti nemici.
 
Marzo - Primo governo di centro-sinistra. Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, maggioranza parlamentare sostenuta da Dc, Psdi e Pri. Il Psi appoggiò l’esecutivo dall’esterno chiedendo tre riforme, considerate condizione “sine qua non” per la collaborazione politica:
1.     Nazionalizzazione industria elettrica
2.     Scuola media unica
3.     Istituzione delle Regioni.
A queste Fanfani ci aggiunse – nel discorso di insediamento – la pianificazione economica nazionale, la riforma agraria e quella dello Stato.
Cosa riuscì a fare? La nazionalizzazione dell’energia fu il risultato più evidente. I privati non avevano né l’interesse né la forza economica per promuovere gli investimenti necessari allo sviluppo omogeneo dell’intero paese.
Anche la scuola media unica fu un grande successo del centro-sinistra. I due diversi percorsi scolastici – professionali e licei – furono sostituiti da tre anni “uguali per tutti” con innalzamento dell’età di obbligo scolastico a 14 anni.
In autunno la spinta riformista si era già esaurita. Inflazione e fuga di capitali limitarono pesantemente l’azione di un governo esposto a pressioni crescenti in senso conservatore. Caddero pertanto due riforme in fase di attuazione: l’istituzione delle Regioni (decentramento del potere) e la pianificazione urbanistica presentata da Fiorentino Sullo[4] (avrebbe impedito lo scempio del territorio dovuto alle speculazioni edilizie dei decenni successivi).
 
27 ottobre 1962 – Moriva in un incidente aereo Enrico Mattei, il creatore dell’ENI (nel 1953). Figura carismatica e controversa, comunque capace di alimentare il grande sviluppo industriale dell’Italia tramite l’intervento diretto di una gigantesca impresa pubblica nel settore energetico.
 
1963
9 ottobre – il disastro del Vajont. Un pezzo del monte Toc si stacca e precipita nel gigantesco invaso creato dalla diga del Vajont. Si crea un’onda immensa che scavalca la diga e sommerge il paese sottostante di Longarone. I morti saranno quasi duemila. Le responsabilità, in un primo momento addossate alla fatalità, sono invece della lunga catena di comando che nell’interesse della azienda energetica private Sade (prima) e nell’opportunismo di molti politici accecati dall’ideologia dello sviluppo, ha portato avanti la costruzione della diga malgrado i moltissimi e incrociati allarmi sulla natura geologica del monte. Memorabile lo spettacolo dell’autore Marco Paolini che il 9 ottobre 2008 portò in scena – proprio sullo scheletro della diga (che non è crollata malgrado l’urto fortissimo dell’acqua) – un monologo appassionato sull’intera vicenda, ispirato al libro-inchiesta di Tina Merlin sottotitolato “come si costruisce una catastrofe”. la locandina dello spettacolo
 
Dicembre – Il Psi nel governo. Dopo una gestazione di sei anni, finalmente esponenti socialisti entrarono nella squadra di governo. Il segretario Pietro Nenni fu il vicepresidente del primo governo Moro, Antonio Giolitti ministro del Bilancio. Erano però carismatici e anziani esponenti, non – come sarebbe stato necessario – giovani ed energici politici aperti a nuove prospettive. Paradossalmente l’azione riformista con l’ingresso dei socialisti al governo fu quasi azzerata. La strategia dei Dorotei e di Moro di anestetizzare il riformismo dietro un coinvolgimento sempre più esteso nei meccanismi del potere e del palazzo riuscì in pieno. Il Psi si divise, con la scissione dell’ala sinistra confluita nel Psiup.
1964
21 agosto 1964 – Muore a Yalta Palmiro Togliatti storico leader del Pci, definito dai militanti come “il migliore”. L’artefice della costruzione del più grande partito comunista occidentale lasciava un vuoto difficilmente colmabile, ma anche molte perplessità per i molti cambi di rotta operati alla guida del partito. Il suo più grande merito è senz’altro quello di aver tenuto il Pci, e i milioni di militanti e simpatizzanti, dentro il contesto repubblicano e democratico. Tuttavia restano delle macchie nella sua biografia difficilmente trascurabili. Su tutto la sua presenza a Mosca alla corte di Stalin durante le terrificanti purghe degli anni ’30 e il silenzio a riguardo. Peraltro anche l’organizzazione interna al Pci risentiva tristemente dell’autoritarismo, la gerarchia, l’intolleranza per il dissenso, il culto della personalità tipiche dello stalinismo.
La sua successione aprì un dibattito su posizioni più riformiste (Amendola, che auspicava l’alleanza con il Psi per un nuovo riformismo) e più conservatrici (Ingrao, che paradossalmente aspiravano alla rivoluzione socialista e vedevano nel riformismo la sconfitta esistenziale del partito). Nuovo segretario fu eletto Longo, che tergiversò lunga la linea della continuità e dell’isolamento politico.
 
Estate 1964 – Il Piano “Solo”. Il Generale dei carabinieri Giovanni De Lorenzo organizzò – forte del suo battaglione d’eccellenza in seno all’esercito italiano – un progetto anti-insurrezionalista, in realtà sovversivo a sua volta. In cosa consisteva?
Dovevano essere redatte delle liste di persone considerate pericolose per la sicurezza pubblica (in realtà attivisti e dirigenti di sinistra) per prepararne l’arresto e la detenzione. Quindi sarebbero state occupate le prefetture, le centrali telefoniche, le direzioni delle organizzazioni di sinistra (partiti, sindacati, associazioni). Infine sarebbe stata occupata anche la sede Rai per le trasmissioni televisive e radiofoniche. Era un piano preparato male e senza alcuna possibilità di riuscita, anche se la stretta collaborazione del Presidente della Repubblica Antonio Segni con il generale De Lorenzo apre inquietanti scenari sulla tenuta istituzionale dei vertici politici dello Stato. In ogni caso il Piano non fu nemmeno tentato e la storia emerse alcuni anni dopo grazie a una Commissione Parlamentare d’Inchiesta proprio sulla figura del Generale De Lorenzo.
Moro II – Nel 1964 fu varato il secondo governo Moro con lo stesso programma del primo e la stessa inconsistenza riformistica. Il Psi andava sempre più integrandosi nel sistema di gestione del potere più per allargare il consenso che per sostenere una visione politica di progresso. Nel corso dell’anno fu eletto il primo non democratico come Presidente della Repubblica: il socialdemocratico Saragat anche con l’appoggio del Pci.
4 novembre 1966 – Alluvione di Firenze. Migliaia di giovani confluiscono nella città Toscana per recuperare migliaia di testi storici e opere d’arte devastate dall’acqua. Furono i famosi “angeli del fango”; in un certo senso un preambolo del protagonismo giovanile che esploderà non solo in Italia nel 1968.
 
1968 – Il Movimento studentesco
L’Università Cattolica di Trento è la prima – addirittura nell’autunno 1967 – ad iniziare una serie molto prolungata e clamorosa di proteste. A novembre anche la Cattolica di Milano segue l’esempio con sit-in e manifestazioni studentesche. Poi fu la volta di Torino. Gli studenti protestavano per l’aumento delle tasse e per il progetto di reintrodurre livelli di laurea diversi e meccanismi di accesso più rigidi. Quando la protesta di espanse in tutta Italia le richieste si moltiplicarono: adesso in discussione c’era tutto, dalle strutture ai metodi di insegnamento, dal contenuto dei corsi ai criteri degli esami.
La contestazione abbracciò metodi di azione inediti, come l’interruzione a sorpresa delle lezioni per sottoporre i professori ad una serie di questioni discusse in assemblea studentesca.
Il sottofondo delle richieste di merito era una cultura di alterità che si stava propagandando in tutto il mondo:
a.     Il movimento hippy. Nasce negli Stati Uniti e poi si propaga nel resto del mondo. Oltre ad abbigliamento vivacemente colorato e decorato, il movimento si caratterizza per il forte accento sulle libertà di comportamento individuale, in particolare di libertà sessuale e dell’uso di sostanze stupefacenti. Dal punto di vista politico la contestazione prendeva di mira l’intervento americano in Vietnam e il perbenismo borghese.
b.     L’epopea di Ernesto Ernesto Che Guevara incendiò la fantasia dei giovani contestatori di tutto il mondo. Come l’ultimo degli eroi romantici, il comandante argentino Guevara dopo aver contribuito alla liberazione di Cuba, lascia il posto di ministro per intraprendere altre azioni militari a favore dei popoli oppressi. La sua morte, in Bolivia il 9 ottobre del 1967, trasformò il “Che” in un vero e proprio mito; addirittura un’icona della cultura di sinistra del mondo moderno.
c.     Altro esempio di lotta alle gerarchie esistenti venne dalla lontana Cina: la grande rivoluzione culturale promossa da Mao Tze tung (in realtà un inutile e assurdo bagno di sangue) fu percepita da molti giovani italiani come un esempio di ribellione antiautoritaria.
d.     I testi del parroco di Barbiana Don Milani segnarono una svolta nella percezione di cosa sia la scuola e di cosa, invece, dovrebbe essere. La sua “lettera a una professoressa” – seguita dal manifesto a favore dell’obiezione di coscienza al servizio militare “l’obbedienza non è più una virtù” – fornì una chiara visione alternativa per cui lottare e pretendere il cambiamento.
Forse proprio il concetto dell’anti-autoritarismo è l’elemento chiave del ’68. Al di là del rifiuto apparente per i meccanismi del consumismo (industria musicale, cosmetica e abbigliamento trarranno grande impulso dalla rivoluzione sessantottina) è il fascino costituito dalla libertà individuale di rompere gli schemi tradizionali a costituire grande attrazione per il movimento di protesta della fine degli anni Sessanta. Libertà sessuale, uso di droghe, rotture dei limiti imposti da divieti e prassi consolidate esercitarono un potente richiamo per i giovani della classe media, per la prima volta nella storia massicciamente schierati a sinistra. La grande novità del movimento del ’68 è proprio la natura borghese dei suoi protagonisti. Fino a quel momento le istanze rivoluzionarie erano sempre state ispirate al riscatto del mondo proletario.
Febbraio – L’occupazione dell’Università di Roma fu contrastata dalle forze dell’ordine e si concluse con violenti scontri tra studenti e poliziotti. Da allora gli scontri divennero una appendice quasi quotidiana al confronto tra studenti e forze dell’ordine. Un “odio” che si tramuterà nel corso dei Settanta in una vera e propria “lotta armata”.
Marzo - Sciopero generale con adesioni altissime. Le condizioni degli operai stavano rapidamente declinando e le condizioni create dal decennio di crescita (operai giovani, molti emigrati, cultura più elevata, disuguaglianze cresciute tra operai e impiegati) chiedevano importanti riforme.
Maggio – Elezioni politiche e occupazione della città di Parigi (maggio francese). I risultati non cambiarono di nulla lo scenario politico. Dc maggioranza relativa (39.1%) e Pci all’opposizione con il 26.1%. Il Psi perse consensi a favore della sua ala rivoluzionaria il Psiup, per quello che sembrava il partito più vicino ai fermenti universitari.
Estate – In molti settori, soprattutto sull’esempio di Parigi, si diffuse l’idea di costruire i presupposti per fare la rivoluzione. In questa prospettiva il Pci era una forza della conservazione e andava scalzato come punto di riferimento per i simpatizzanti di sinistra. La natura spontanea del movimento fu sostituita da una miriade di gruppuscoli sostenuti da organizzazione, gerarchia, ideologia, disciplina e strategia rivoluzionaria vagamente riferita a Marx, Lenin, Stalin e Mao. Emersero leader, giornali, slogan con due elementi che si rivelarono estremamente negativi: la grande disponibilità all’uso della violenza e la convinzione che ci fossero le condizioni per promuovere la rivoluzione.
A gennaio un tremendo terremoto investì la valle del Belice in Sicilia. Circa 500 morti. Emblematica l’inefficienza della ricostruzione – incompiuta a distanza di quaranta anni – malgrado gli enormi fondi messi a disposizione.
 
1969 - L’autunno caldo
In autunno le agitazioni che da oltre un anno attraversavano le fabbriche italiane, spesso in modo autonomo dai sindacati nazionali, trovarono un punto di sbocco nello sciopero generale per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Oltre un milione e mezzo scese in piazza con una serie di richieste molto precise: aumento salariale, fine del cottimo, fine delle “gabbie salariali”, introduzione di norme per la sicurezza, rottura del legame tra aumenti salariali e produttività. Con questo repentino spostamento a sinistra Cgil Cisl Uil non si fecero scavalcare dalle molte sigle autonome sorte all’interno della fabbrica e riuscirono a ottenere grandi miglioramenti. Nel dicembre ’69 fu firmato il nuovo contratto nazionale con importanti conquiste:
-       Aumenti salariali uguali per tutti
-       Settimana di 40 ore
-       Vantaggi per assunzioni di apprendisti e lavoratori studenti
-       Diritto di organizzare assemblee all’interno delle fabbriche nelle ore lavorative con rimborso (max 10 in un anno).
I gruppi rivoluzionari denunciarono l’accordo come un “bidone”; in realtà il nuovo contratto rappresentò un grande successo per il sindacato e un modello di unità e coesione di notevole efficacia. Dal punto di vista politico “l’autunno caldo” non segnò un punto a favore dell’ideologia rivoluzionaria, piuttosto rafforzò il ruolo dei sindacati in una logica di dialettica democratica all’interno del modello capitalista.
Nel 1970 arrivò anche lo Statuto dei lavoratori, a fissare in modo ancor più esplicito le condizioni di garanzia del lavoratore secondo le linee teoriche delineate dalla Costituzione. Le agitazioni nel mondo del lavoro continuarono ancora negli anni a venire ’71 e ’72 anche attraverso i consigli di fabbrica e grazie a un consistente aumento degli iscritti alle sigle sindacali più importanti.
Quello che non riuscì – forse anche per una carenza di visione complessiva – fu di spingere governo e parlamento a varare le riforme utili per uno spostamento strutturale su posizione di progresso generalizzato. Interventi di tipo universalistico – e non esclusivamente per categoria – su temi quali la Sanità, l’Istruzione, alle Pensioni, il sistema fiscale.
Marzo 1973 – Nuovo rinnovo di categoria dei metalmeccanici. Fu l’ultimo grande successo del movimento operaio, in un clima nuovo del mercato del lavoro. La fase di espansione accelerata era finita, c’erano accenni di crisi economica e il governo avviò una politica deflazionistica. In questo quadro gli obiettivi del sindacato abbandonarono (drammaticamente per sempre!) rivendicazioni di tipo generale sulla organizzazione del lavoro per concentrarsi esclusivamente sulla difesa del posto di lavoro e il mantenimento dei salari reali in relazione all’inflazione. Fu introdotta in questa occasione la legge delle 150 ore annue di congedo retribuito che consentiva a tutti i lavoratori di frequentare corsi di studio.
 
Anni Settanta – altri movimenti sociali
L’aria del cambiamento investì l’intero arco sociale e culturale. Non ci fu praticamente campo che non fu attraversato da forti tensioni di innovazione, quasi sempre orientate ad allargare il controllo, la gestione e la finalità stessa del corpo istituzionali ad una società più libera, più democratica, più partecipe.
Magistratura – Pervasa da mentalità e uomini legati al regime fascista, la magistratura ha rappresentato per tanti anni in Italia il punto debole dell’architrave democratica, con una sistematica asimmetria di giudizio sia per classe sociale sia per orientamento politico. Sull’onda dei movimenti del ’68 un gruppo di giovani magistrati fondò “Magistratura Democratica” per democratizzare strutture e mentalità:
“… colpivano ora non, come sempre era avvenuto, mendicanti e ladruncoli, debitori pignorati e venditori ambulanti, ma grandi interessi economici ed esponenti del potere politico e amministrativo”.[5]
Movimento per la casa – In molte città si organizzarono comitati di cittadini in attesa della consegna delle case popolari oppure con abitazioni già assegnate ma in pessime condizioni di servizi. Rivendicavano il diritto ad avere un alloggio e un canone equo. La forma di lotta più comune era l’occupazione abusiva, spesso scatenando ulteriori problemi di “guerra tra poveri”. Un metodo che in molte situazioni comunque ottenne il risultato (amministrazioni locali si impegnarono per trovare alloggi a costi adeguati).
Esercito – La propaganda rivoluzionaria arrivò anche nelle caserme, con giovani di leva, impegnati nella diffusione di idee di estrema sinistra e, talvolta, partecipando in divisa (con gli occhiali scuri) alle manifestazioni della classe operaia.
Istruzione – La società civile – che nella maggior parte rimase estranea alle manifestazioni e alle lotte dei gruppi rivoluzionari – visse i primi anni ’70 con una vitalità mai eguagliata. Ogni giorno nasceva per iniziativa spontanea dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, una alternativa alle strutture esistenti: asili, consultori, scuole di strada, riviste, giornali di quartiere, centri sociali. La finalità era quella di rompere con la tradizione di autorità e gerarchia della tradizionale cultura italiana e, nello stesso tempo, attivare una forma di socializzazione ben diversa della atomizzazione e frammentazione sociale a cui i tempi moderni stavano rapidamente portando.[6]
Carceri e manicomi – L’attenzione verso possibili “soggetti rivoluzionari” alzò l’attenzione intorno a situazioni troppo spesso dimenticate dai media italiani. Le inchieste di Lotta Continua sulle carceri rivelò un mondo di sottonutrizione, intimidazioni, di sentenze sbagliate di sovraffollamento … non fu tanto il successo sui detenuti a contare, quanto l’aver scoperchiato un sistema decisamente incoerente con lo status di nazione civile.
Ancora più critica era la situazione dell’altra “istituzione totale”: i manicomi per il ricovero dei malati di mente. Alcuni giovani medici iniziarono una lunga battaglia per riscattare la vita di migliaia di cittadini a cui le istituzioni avevano trasformato la malattia in una colpa da espiare in strutture di tortura, di detenzione, di drammatica sopravvivenza a se stessi.
 
L’attivismo della società civile stava inchiodando una imbalsamata classe dirigente ad assumersi le responsabilità per un profondo cambiamento. Qualcosa doveva essere fatto (anche per evitare una improbabile sollevazione rivoluzionaria) e i soggetti in gioco – Dc, Pci, sindacati, Confindustria, Banca d’Italia – erano chiamati a fare la loro parte.


[1] Per una consultazione dell’audio dei principali annunci relativi alle vicende italiane della seconda guerra mondiale si veda: http://www.museobadoglio.altervista.org/audio.htm
[2] L’eccidio fu attribuito materialmente al bandito Salvatore Giuliano. Ma la vicenda resta avvolta in un alone di mistero circa i mandanti e la finalità politica della repressione. Per un riferimento bibliografico si veda http://www.centroimpastato.it/publ/online/portella_narcomafie.php3
[3] Un programma di prestiti molto generoso messo a disposizione dagli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa.
[4] La lungimirante proposta del riformista democristiano provocò una forte reazione degli ambienti conservatori che utilizzarono canali di informazione a mezzo stampa e forti pressioni sui notabili del partito allo scopo di bloccare il provvedimento. La natura clientelare del consenso della Dc indusse Moro a scaricare Sullo e accantonare l’importante provvedimento (mancavano meno di tre settimane alle elezioni e non potevano permettersi di avere contro l’industria edilizia e i piccoli proprietari urbani).
[5] M. Ramat, Storia di un magistrato. Materiali per la storia di Magistratura Democratica, Roma, 1986.
[6] Una nota di carattere personale riguardo alla scuola. A metà degli anni ’70 ho frequentato alla scuola-città Pestalozzi i primi due anni di elementari con il tempo pieno e il metodo ispirato da Maria Montessori. Era una scuola aperta, gioiosa e democratica. Non esistevano i voti, non stavamo incollati al banco, ed avevamo tre insegnanti (non c’era il maestro unico). A leggere, scrivere e fare di conto veniva insegnato attraverso le attività pratiche di scienze, laboratorio, osservazione della natura, discussioni sulle proprie esperienze di vita, familiari e di quartiere. I libri di testo venivano autoprodotti con un lavoro di cooperazione tra alunni e maestri. Malgrado la scarsa considerazione di cui godeva la scuola, a Natale ero in grado di leggere e contare come gli altri bambini delle scuole ordinarie. La vera differenza era data dal senso di competitività – che era assolutamente assente – e dal senso di oppressione – che non esisteva. Naturalmente l’impatto con la tradizionale scuola elementare degli anni Settanta fu un trauma. Negli anni Ottanta l’istruzione primaria ha mediato tra le due tendenze, raggiungendo nei dati Pisa internazionali i migliori risultati. Nel 2008 il ministro del governo Berlusconi Maria Stella Gelmini ha introdotto un inspiegabile ritorno al passato, con i voti numerici, il maestro unico, la riduzione drastica delle compresenze e del lavoro di laboratorio.