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La sintesi -capitolo 3 (1976-1982)


1976-1982 Dagli anni di piombo al riflusso
 
1976
La crisi innescata dalla discussione intorno alla legge sull’aborto, votata da Dc e Msi, portò a nuove elezioni con un anno di anticipo sulla scadenza naturale della legislazione. Il clima internazionale era incandescente, con un intero continente che sembrava in procinto di scivolare verso sinistra: i regimi di destra di Spagna e Portogallo avevano ormai i mesi contati (e l’alternativa era rappresentata dai socialisti), in Francia la sinistra unita sembrava sul punto di vincere le elezioni, Grecia e Turchia erano sull’orlo della guerra per l’isola di Cipro … l’ipotesi di un governo con i comunisti in Italia allarmava moltissimo le diplomazie occidentali.
 
I sondaggi registravano il sorpasso del Pci alla Dc. Mentre Berlinguer proponeva il compromesso storico come soluzione governativa, la Dc rispolverò l’anticomunismo feroce. E poi esplose la violenza. A maggio durante un comizio del Msi un giovane comunista Luigi De Rosa fu assassinato con armi da fuoco dai neofascisti; pochi giorni prima delle elezioni le Br uccisero in un’imboscata il magistrato Francesco Coco e i due uomini della scorta. Episodi che furono strumentalizzati dalla Dc in chiave anticomunista. Il settimanale americano “Time” mise Berlinguer in copertina con il sottotitolo “Italia, minaccia rossa”.
 
Crisi economica di fronte alle difficoltà innescate dalla crisi economica internazionale la lira si svaluta e l’inflazione tocca il record del 19.5%. Il governo vara una serie di misure di austerità: aumento delle tasse, limitazione del meccanismo della scala mobile, abolizione di alcune festività.
 
20 giugno – I risultati elettorali confermarono l’ascesa del Pci. Toccò quota 34.4 per cento mentre la Dc, grazie a tutti gli appelli immaginabili (tra cui quello celebre di Montanelli a “turarsi il naso ma votare Dc”), tenne intorno al 38.7 per cento. Tutti gli altri partiti persero consensi; il Psi per esempio scivolò sotto al 10 per cento. La rappresentanza parlamentare dei movimenti di estrema sinistra non raggiunsero nemmeno l’1.5%, mentre i radicali, candidatesi per la prima volta, toccarono a malapena l’1 per cento.
Giugno – Congresso del Psi. La sconfitta elettorale porta a una cambiamento al vertice: il vecchio e tradizionale De Martino lascia e al suo posto subentra un giovane e ambizioso milanese: Bettino Craxi. La sua nuova linea politica è uno smarcamento a sinistra dall’ingombrante Pci per giocarsi su un piano inedito la possibile riedizione del Centro-sinistra.
11 agosto – Governo Andreotti con l’astensione dei partiti di opposizione. È una fase di avvicinamento importante al cosiddetto governo di “solidarietà nazionale”, la strategia perseguita da Berlinguer e avvallata da Aldo Moro. Pur essendo fuori da ogni incarico Pci e Psi contribuirono con proposte importanti alla stesura del programma politico del governo. Il problema principale dei governi di solidarietà nazionale stava nella figura del Presidente del Consiglio. Giulio Andreotti infatti era l’opposto del volto nuovo della politica italiana. Allievo di De Gasperi può essere ritenuto un conservatore scaltro e cinico, capace di ricoprire tutte le cariche ministeriali, di compiacere al Vaticano, e di costruire per il suo consenso personale una vasta rete clientelare nel Lazio e in Sicilia. Fattore in inquietudine è la sua presenza al vertice del Ministero della Difesa in coincidenza con la presenza nei servizi segreti di infiltrati dell’estrema destra neofascista. In ogni caso l’obiettivo di Aldo Moro era quello di ripetere l’operazione riuscita con il Psi: far entrare nell’aerea di governo il principale partito di opposizione e smussarne le ambizioni in cambio di una pratica di gestione e spartizione del potere. D’altra parte l’alleanza con il Pci era indispensabile per intervenire con efficacia in campo economico (abbassare l’inflazione con bassi aumenti salariali) e nella lotta al terrorismo. Per Berlinguer l’alleanza con la Dc sarebbe servita per correggere strutturalmente in senso socialista alcuni elementi della società italiana: un trampolino di lancio insomma per trasformazioni ben più profonde.
 
Il 10 luglio esplode un’azienda chimica a Seveso provando la fuoriuscita di una nube tossica di diossina.
 
1977
“L’Italia in quegli anni ha rischiato grosso… la battaglia ci ha assorbito completamente. Così non abbiamo visto con chiarezza necessaria il resto.” Luciano Lama (in P. Ginsborg, Storia d’Italia…, p.511).
 
Come sintetizzato bene dal Segretario della Cgil Luciano Lama il biennio ’77 – ’78 ha visto la battaglia tra lo stato e i gruppi terroristici assorbire tutte le energie della sinistra istituzionale, al punto da lasciare in secondo piano questione che erano in realtà fondamentali. La lotta armata si estese in maniera impressionante. Praticamente destrutturati tutti gruppi principali già nel 1976, l’unità antiterroristica coordinata da Gian Carlo Caselli viene smantellata permettendo così a gruppi come Prima Linea e Brigate Rosse di riorganizzarsi e riprendere – più numerosi e agguerriti di prima – l’azione contro lo stato. La strategia del compromesso storico, duramente avversata dalla sinistra extraparlamentare che la considerò un tradimento degli ideali comunisti, contribuì a questa tragica evoluzione del conflitto sociale e politico in Italia.[1]
Febbraio – occupazione dell’università di Roma. Durante un comizio tenuto da Luciano Lama la contestazione degli studenti ne impedì lo svolgimento fino allo scontro con il servizio d’ordine allestito dalla Cgil e dal Pci. La protesta che poi si allargò con occupazioni, manifestazioni e scontri in tutta Italia, fu egemonizzata da Autonomia Operaia che ne mise ai margini le tendenze creative, il femminismo e altri temi sociali, facendo di tutto una questione politica assoluta. Giovani borghesi rivoluzionari, guidati da qualche mâitre à penser come Toni Negri, seppur non scivolati nella lotta armata abbracciarono una cultura dell’intolleranza verso qualsiasi dissenso, riproposero pratiche di maschilismo e di reverenza gerarchica che erano alla base delle manifestazioni del decennio. Trasformarono le manifestazioni pubbliche – anche i concerti – in occasioni di violenza: la P38 fu esibita in talune occasioni come oggetto prediletto dagli autonomi; qualunque evento era interpretato alla luce dell’appartenenza politica, arrivando a grottesche “squalifiche politiche” applicate per esempio al cantante Lucio Battisti colpevole di non rendere esplicita la sua posizione politica di fronte a testi “ambigui” (cosa è il fantomatico “mare nero” della canzone del sole?).
Marzo – durante una manifestazione a Bologna la polizia sparò e uccise il militante di Lotta continua Francesco Lorusso. Seguirono scontri in molte città italiane, a Bologna le vie principali furono presidiate da blindati. Un duro colpo per la città amministrata da decenni dal Pci e fiore all’occhiello della buona amministrazione. Sempre di più la sinistra estrema faceva il gioco dei conservatori e reazionari messi in crisi dall’ascesa elettorale della sinistra.
 
1978
L’escalation della lotta armata. Nel 1976 le BR uccisero otto persone e ne ferirono seriamente 16. Nel 1977 sette furono i morti ammazzati e quaranta i feriti. Tra questi anche Indro Montanelli, direttore del “Giornale nuovo” gambizzato nel giugno, mentre peggio andò al vicedirettore de “La stampa” Carlo Casalegno. Dopo dirigenti, magistrati e poliziotti adesso anche i giornalisti entrarono nel mirino dei terroristi. Il 1978 è l’anno nero. Conta in totale 2725 episodi di attentati o violenze, 38 assassinati e 407 feriti.
Mentre l’inflazione viaggia oltre il 20 per cento e l’economia non pare avere segnali di ripresa il governo Andreotti cade e si prepara il secondo e più articolato governo di solidarietà nazionale. Stavolta Pci e Psi avrebbero votato la fiducia, sebbene non avrebbe avuto alcun incarico ministeriale. Designato per guidare il nuovo esecutivo ancora una volta Giulio Andreotti, una autentica garanzia per gli apparati più retrivi dell’establishment nazionale e internazionale.
Il caso Moro
La strategia delle BR, l’ambizione, era di saldarsi con il movimento del ’77 e far diventare la rivolta arma contro lo stato un fenomeno di massa. Vennero annunciate azioni indiscriminate contro i “servi dello stato” per diffondere il panico nelle classi dirigenti e rendere fragili le istituzioni stesse. Pci e Dc erano i principali nemici delle Br.
La mattina del 16 marzo 1978, giorno di insediamento del nuovo Andreotti con il sostegno esterno del Pci, alle ore 9,15 la macchina del Presidente della Dc Aldo Moro cadde in un’imboscata mentre era diretto in Parlamento per il voto di fiducia. Nella tristemente nota via Fani morirono i cinque uomini della scorta, mentre Moro fu trasportato senza alcuna ferita in una località segreta. L’episodio avvenuto nel centro di Roma, all’uomo più a rischio in ottica terrorismo, lascia nello sgomento l’intera nazione. Il direttore della radio Città Futura vicina ai movimenti sociali di estrema sinistra racconta di un episodio in qualche modo prevedibile:
“Utilizzando solamente strumenti di logica e di analisi, pensavamo che le Br avrebbero identificato l’obiettivo in qualcuno che poteva rappresentare la tendenza al compromesso storico, cercando di rovesciare con l’attentato quelli che erano gli equilibri di maggioranza in quel periodo, e la data doveva essere quella della votazione alla Camera di questa maggioranza.” (Giuseppe Fiori, Vita di Enrico Berlinguer, Laterza, 2004, p.330).
I 54 giorni di prigionia furono uno spartiacque per la vita del paese. Mario Moretti e la sua cellula brigatista tennero contatti continui con le autorità istituzionali, il dibattito pubblico fu lacerato dal dubbio se trattare o meno con i brigatisti. La linea della fermezza era perseguita dal Pci e dalla Dc, anche se molti amici di Moro erano umanamente portati a trattare. Il Psi di Craxi era invece più possibilista. Lo stallo fu rotto il 9 maggio, quando il corpo senza vita di Aldo Moro fu trovato nel bagagliaio di una macchina in via Caetani (una strada centrale di Roma a metà strada tra la sede del Pci e quella della Dc).
9 maggio – La mafia uccide Peppino Impastato, un giovane giornalista radiofonico molto attivo sul fronte della lotta alla mafia, candidatosi per Democrazia Proletaria, e particolarmente inviso a Cosa Nostra principalmente in virtù della sua famiglia di origine che era affiliata a uno dei clan che imperversavano a Cinisi, un paese alla periferia di Palermo. La sua morte passò praticamente inosservata a causa della coincidenza con il ritrovamento del corpo di Moro.
La lotta al terrorismo sembra davvero sul punto di bloccare le procedure dello stato democratico. Il governo di solidarietà nazionale va avanti, ma le riforme sostenute dal Pci si vedono con il contagocce. Questa almeno era la percezione dell’epoca. Ad oggi possiamo mettere in elenco un pacchetto consistente – per quanto frammentario – di riforme in senso progressista:
 
-          Nasce il Sistema Sanitario Nazionale;
-          Legge n.180 (conosciuta come “legge Basaglia” dal nome dello psichiatra che ne ispirò la stesura) sulla cura alternativa per i malati di mente (chiusura dei manicomi e della logica di detenzione);
-          Legge Gozzini, riordino del sistema carcerario;
-          Legge 194 conosciuta come legge sull’aborto. L’interruzione di gravidanza non è più considerata reato ma è legale;
-          Legge dell’equo canone per abbassare i costi degli affitti;
-          Piano per l’edilizia residenziale;
-          Maggiori poteri alle regioni, finalmente dotate di autonomia finanziaria;
 
Nel pacchetto anche alcune novità riguardanti la spartizione del potere politico. In teoria non negative, poiché ad esempio l’elezione di Pietro Ingrao alla presidenza della Camera poteva essere un segnale importante di integrazione di tutti i partiti nell’alveo del governo. In realtà la pratica della suddivisione di alcuni incarichi declinò rapidamente in una pratica di spartizione finalizzata al potere in sé. Il sistema  si raffinò rapidamente per arrivare al meccanismo della “lottizzazione”, che distribuiva automaticamente in percentuali assegnate ai diversi partiti. Anche l’istituzione di un nuovo canale Rai (Raitre che inizierà le trasmissioni nel dicembre 1979) si configurò in breve uno strumento in più di lottizzazione piuttosto che un canale di sviluppo delle realtà locali, come nelle intenzioni doveva essere. In ogni caso il sistema universalistico della Sanità italiana segnò un punto di grande progresso, andando a superare la pletora di mutue costruite sulla forza delle diverse categorie di lavoratori, con la istituzione delle U.S.L. competenti su tutto il territorio nazionale con un servizio per tutti i cittadini indistintamente e gratuitamente. Il budget enorme non fu utilizzando al meglio, e ben presto sprechi e inefficienza andarono a caratterizzare molte realtà legate al S.S.N. Inoltre la nomina pubblica degli incarichi di dirigenza spinse i partiti a utilizzare centri ospedalieri e Usl come luoghi di lottizzazione e, in alcune realtà, strumenti di scambio a fini elettorali.
 
Il 1978 è un anno fondamentale anche per l’evoluzione della crisi economica di inflazione e bassa crescita.  Se da una parte lo Stato assume 63 mila giovani da impiegare nell’amministrazione pubblica, dall’altra i sindacati federati Cgil Cisl Uil firmano un accordo (“svolta dell’Eur”) che segna la svolta delle relazioni sindacato-stato avvicinandosi al modello di cooperazione in vigore in Germania e nel nord Europa: basse rivendicazioni in cambio di maggiori investimenti.
 
Il 30 settembre inizia le trasmissioni una delle molte Tv private locali nate in questo anno. È TeleMilano dell’imprenditore Silvio Berlusconi.
 
1979
Il 31 gennaio Andreotti diede le dimissioni mettendo fine all’esperienza del Compromesso Storico. Il Pci annunciò la fine della collaborazione e il presidente della Repubblica, il socialista Sandro Pertini[2] , sciolse le Camere e indisse nuove elezioni. Il 3 giugno si vota con risultati che segnano un nuovo corso: il Pci infatti perde il 4 per cento dei voti attestandosi sul 30 per cento; la Dc perse pochissimo (38%) a favore del Psi in leggera ascesa. Il piccolo partito radicale molto attivo nelle campagne referendarie per il divorzio e l’aborto arrivò al 3.5 per cento. Il Msi scese al 5.3% mentre i partiti di centro mantennero le loro posizioni. I comunisti abbandonarono la linea del compromesso storico lasciando gli oneri di governo tutti alla Dc. Rimase però la prassi di dividere le presidenze delle Camere: dopo Ingrao il Pci indicò Nilde Jotti quale presidente della Camera dei deputati. L’incarico più importante mai ricoperto in Italia da una donna.
La nuova proposta della segreteria di Berlinguer era di una “alternativa democratica” incentrata sull’asse Pci – Psi sull’esempio delle molte (e spesso positive) esperienze di governo locale. Il Psi di Craxi però era deciso a perseguire un’alleanza tattica con la Dc. Il nuovo governo inaugurò la lunga stagione dell’alleanza Craxi-Andreotti che segnerà gli anni Ottanta, il crepuscolo degli anni di piombo e soprattutto definirà quella specie di rivoluzione antropologica della società italiana avvenuta negli anni ’80 e soltanto rivista e corretta nei decenni successivi.
 
Il 13 marzo entra in vigore il Sistema Monetario Europeo (Sme), l’accordo generale di fluttuazione tra le monete della Comunità Economica Europea. Il problema economico dell’Italia è l’inflazione, tutta l’attenzione del governo e della Banca d’Italia – guidata da Carlo Azeglio Ciampi – è rivolta alla messa a punto di efficaci politiche deflazionistiche.
 
L’11 luglio intanto un fatto di cronaca apre uno squarcio su trame oscure di finanza e investimenti: viene ucciso a Milano Giorgio Ambrosoli liquidatore di una piccola banca (Banca privata italiana) del faccendiere Michele Sindona. Lo stesso Sindona, residente a New York, scomparirà misteriosamente solamente un mese dopo.
 
Il 9 dicembre l’Oms annuncia la scomparsa del vaiolo.
 
Arrivano i BOT – Gli italiani magari proprio quelli che hanno accumulato capitali ingenti (anche) grazie all’evasione -iniziano ad acquistare i Buoni Ordinari del Tesoro.
 
1980
Il crepuscolo degli anni di piombo. A fronte di un numero sempre altissimo di attentati e azioni violente, le Br e gli altri gruppi terroristici, si avviano ad una rapida sconfitta. In seguito all’assassinio di Moro, la strategia di trasformare la lotta armata in un fenomeno di massa segnò definitivamente il passo. Nel 1979 e nel 1980 le vittime furono anche stimate e riconosciute personalità di sinistra: come Guido Rossa operaio comunista ucciso a Genova perché aveva denunciato un collega brigatista; il professore universitario Vittorio Bachelet ucciso a febbraio sull’atrio dell’Università La Sapienza di Roma; il giornalista de “Corriere della Sera” Walter Tobagi ucciso il 28 maggio. I gruppi erano sempre più isolati e (forse per questo) sempre più spietati. Con l’azione congiunta dei carabinieri coordinati dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e dei magistrati esplose il fenomeno dei “pentiti”. In cambio di vantaggiose condizioni di detenzione i brigatisti in carcere potevano decidere di collaborare e svelare nomi, strutture, apparati dei gruppi terroristici. Al di là di qualche considerazione etica, sulla lievità delle pene per alcuni pentiti, la legge sui pentiti fu lo strumento decisivo per il successo dello Stato sui gruppi terroristici.
Altre storie
 
Alle 10,25 del 2 agosto una bomba esplode nella sala d’attesa della stazione di Bologna facendo 85 morti e oltre 200 feriti. È il più grave attentato della storia repubblicana, parte di quella lunga scia di stragi inaugurate con piazza Fontana nel 1968, tutte riconducibili agli ambienti neofascisti all’interno di una inquietante “strategia della tensione” volta a instaurare un regime autoritario anche in Italia. Si parla per questo di “servizi segreti deviati”, cioè il sostegno e il supporto a questo progetto di “pezzi” dello stato – in particolare dei servizi segreti – in grado di orientare e proteggere gli autori delle stragi. La strage di Bologna vide come condannati i neofascisti Mambro e Fioravanti.
 
Strage di Ustica – Il 27 giugno l’aereo Dc9 dell’Itavia diretto da Bologna a Palermo esplode in volo e precipita in mare nei pressi di Ustica provocando 81 morti. A distanza di decenni ancora è lontana la verità ufficiale sulla tragedia. La volontà di ricostruire la vicenda si è infranta contro un “Muro di gomma” impenetrabile: l’ipotesi più probabile rimane quella che il Dc-9 sia stato abbattuto per errore da un aereo militare (francese o della Nato), forse in esercitazione o forse per colpire l’aereo del dittatore libico Gheddafi che pare fosse di passaggio proprio in quel quadrante di cielo.
 
14 ottobre – Marcia dei 40mila alla Mirafiori di Torino. Non è l’ennesima manifestazione operaia, tardo eco dell’ormai mitico “autunno caldo”, ma l’esatto contrario. Giunti al trentaquattresimo giorno di sciopero (contro la cassa integrazione a zero ore per 29mila lavoratori) con chiusura degli stabilimenti per una vertenza sindacale, una insolita marcia di caporeparto, impiegati e operai della Fiat attraversò il centro di Torino per chiedere al sindaco (del Pci) di far riaprire i cancelli. Il movimento operaio si spaccò e il giorno dopo i sindacati firmarono un accordo favorevole alla dirigenza Fiat. L’azienda automobilistica di Torino inizia una lunga e dolorosa ristrutturazione fatta di cassa integrazione e licenziamenti per centinaia di migliaia di lavoratori.
30 settembre – iniziano le trasmissioni televisive di Canale 5, Tv dell’imprenditore Silvio Berlusconi. Nel 1982 acquisterà Italia 1 e nel 1984 Rete 4. La holding Fininvest che controlla le reti Tv nel frattempo si dota di ripetitori sull’intero territorio nazionale preparando la grande sfida al monopolista nazionale pubblico della RaiTv. La televisione di Berlusconi è però una televisione diversa: indifferente all’informazione e alla cultura, esalta i valori del consumo, del divertimento, dell’apparenza. Il primo telegiornale dei canali Fininvest è datato 15 gennaio 1991.
 
Novembre – Un terribile terremoto del settimo grado della scala Richter sconvolge l’Irpinia: seimila morti e trecentomila senzatetto; un’intera regione da ricostruire.
 
1981
 
Il Fondo Monetario Internazionale mette sotto accusa l’Italia per l’eccessiva spesa pubblica e addossa alla scala mobile la colpa della crisi inflazionistica. In estate la borsa di Milano chiude per una settimana per eccesso di ribasso (-20%). La lira svaluta rispetto al marco tedesco.
 
La loggia P2 – Nel maggio scoppia lo scandalo P2. Il mandato di cattura per il capo della loggia, il faccendiere Licio Gelli latitante in Sudamerica, fa emergere un confuso disegno di associazione sovversiva anticomunista a cui si erano affiliato nomi di spicco dell’esercito, del mondo degli affari e della politica. Se il progetto preciso è rimasto oscuro, le linee guida della Loggia P2  – così come l’elenco dei suoi associati – sono state rivelate dall’inchiesta parlamentare guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi. Licio Gelli sarà arrestato il 13 settembre 1982 a Ginevra.
Attentato al Papa. Il 13 maggio il turco Alì Agca spara da distanza ravvicinata al Papa Giovanni Paolo II proprio in piazza San Pietro. Il Papa si salva, il turco è preso e condannato all’ergastolo.
 
13 giugno – La drammatica vicenda di Alfredino Rampi si conclude tragicamente. Il bambino di sei anni caduto accidentalmente in un pozzo artesiano a Vermicino si ferma ad una profondità di 18 metri grazie ad un strozzatura. Il pozzo però è profondo 60 metri e gli scavi necessari per la costruzione di un tunnel parallelo per raggiungerlo potrebbero farlo scivolare in fondo. L’Italia resta incollata alla televisione per tre giorni, mentre sul luogo della tragedia giungono comuni cittadini e le massime autorità. L’anziano presidente Sandro Pertini segue sul posto la vicenda per ore incoraggiando direttamente il bambino con un microfono. Nella notte del terzo giorno però le scosse fanno precipitare in fondo al pozzo il piccolo, che muore stremato in mezzo al fango (gli ultimi eroici tentativi sono fatti da speleologici calati a testa in giù nella speranza di afferrare il piccolo per i polsi). La diretta tv trasforma un tragedia privata in una tragedia collettiva e nazionale.
 
Giugno – Dagli Stati Uniti si diffonde la notizia di una nuova terribile malattia infettiva dai tratti sfuggenti: è l’Aids. Non si trasmette per contatto diretto ma solamente tramite contatto sanguineo o di liquidi genitali; in pratica diventa pericoloso il rapporto sessuale occasionale. In particolare tossicodipendenti e omosessuali – già emarginati – conoscono una dura e diffusa discriminazione sociale.
5 agosto – La legge 442 abolisce la causa d’onore come attenuante nel caso di omicidio.
Settembre – per la prima volta alle scuole superiori le femmine sono sostanzialmente lo stesso numero dei maschi. Dal 1982 il dato sarà in crescita costante.
12 agosto – l’Ibm presenta il primo Personal Computer.
 
1982
La lotta alla mafia
Il 3 settembre viene ucciso a Palermo il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Pochi mesi prima la stessa fine toccò all’esponente comunista Pio la Torre, anch’esso impegnato duramente nella lotta alla mafia. L’organizzazione criminale siciliana, insieme alla Camorra dell’area napoletana, e alla N’drangheta calabrese, conobbero con l’industrializzazione del paese un vero e proprio ciclo espansivo. Abbandonato il controllo dei latifondi, le mafie si integrarono con la crescita disordinata dei territori e con il mancato sviluppo del Meridione: tessero reti solide con il potere politico a tutti i livelli; approfittarono dei vuoti legislativi per guidare le speculazioni edilizie (celebre il “sacco di Palermo”); utilizzarono l’inefficienza istituzionale e gli alti livelli di disoccupazione per affiliare parti importanti di popolazione. Si specializzarono infine nel traffico di droga e di armi accumulando ingenti capitali.
 
11 luglio 1982 – L’Italia di Enzo Bearzot vince i mondiali di calcio, superando in finale la Germania per 3 a 1. Dopo un inizio stentato la nazionale azzurra batte le migliori squadri presenti al torneo, Argentina, Brasile e Polonia con una serie straordinaria di partite, meritando il successo finale e suscitando in patria manifestazioni spontanee di entusiasmo assolutamente inedite. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini è presente in tribuna nella finale suscitando l’entusiasmo di tutta Italia per l’esultanza spontanea ad ogni gol. Leggendaria la partita a scopa con Zoff, Causio e Scirea sull’aereo per il ritorno.
 
18 giugno – Il fallimento del Banco Ambrosiano continua a mietere vittime. Dopo Ambrosoli e Sindona, tocca al banchiere Roberto Calvi pagare il prezzo di un losco giro di finanziamenti illeciti: viene ritrovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra.
 
Agosto: per la prima volta nel dopoguerra, soldati italiani varcano il confine: sono impegnati in una “missione di pace” istituita dall’Onu per garantire il cessate il fuoco nel Libano.
 


[1] In altri paesi d’Europa, e in particolare in Germania, i gruppi armati rivoluzionari attivi ai primissimi Settanta, erano tutti in rapido declino.

[2] Sandro Pertini fu eletto l’8 luglio 1978 con i voti di Dc, Pci e Psi. Partigiano, socialista e antifascista, la figura di Sandro Pertini riscatterà completamente il ruolo del capo di stato, malamente interpretata da Giovanni Leone che oltre ad essersi dimostrato mediocre statista si è trovato nella condizione di doversi dimettere a causa di molteplici scandali fiscali. Con Pertini il “Presidente della Repubblica” abbandona l’aurea di grigio e austero riferimento di equilibrio istituzionale per abbracciare il ruolo del “padre della patria”, popolare e vicino alla gente (con dati di consenso straordinari in confronto a qualunque altro personaggio politico). Un atteggiamento che troverà degni successori in Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano e che influirà pesantemente sul modo di concepire l’istituzione stessa della Presidenza della Repubblica.