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Cosa è il comunismo?


"E' ragionevole, chiunque lo capisce.
E' facile. Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
E' contro il sudiciume e contro l'idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto. 
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece fine della follia.
Non è il caos ma l'ordine invece.
E' la semplicità che è difficile a farsi."

Bertold Brecht - Lode al comunismo

Il movimento comunista o, più genericamente socialista, si sviluppò dalla metà del secolo XIX come reazione alle tragiche trasformazioni sociali vissute dalla prima generazione industrializzata della storia dell'uomo. Una reazione al capitalismo, a orari di lavoro massacranti, a condizioni salariali infime, ad uno sfruttamento intollerabile.

La caratteristica concentrazione di lavoratori, imposta dalla fabbrica,  favorì la presa di coscienza collettiva. E con la solidarietà istintiva, figlia dello stesso sfruttamento, si fece strada anche un movimento intellettuale promosso da giovani borghesi inorriditi dalla ingiustizia sofferta da una nuova classe sociale - il proletariato - e vogliosi di elaborare nuove teorie politiche sull'organizzazione della società e l'evoluzione della storia. Fiorirono in quell'epoca ideologie diverse, tutte protese alla lotta al capitalismo: l'anarchia, il sindacalismo, il riformismo radicale e, al pari degli altri, il marxismo. Tutte le correnti erano presenti alla I internazionale del 1848.

Il fattore più controverso dell'intero movimento socialista è la difficile sintesi tra le necessità di modernità e la necessità di libertà. L'ideologia marxista non fu predominante e si affermò solo con la riuscita della rivoluzione russa. Le elaborazioni concettuali, oggi apparentemente rigidissime, furono assai flessibili durante il secolo XIX: il fondamentale obiettivo della "dittatura del proletariato" non era altro che uno dei due modelli in mano alla sinistra rivoluzionaria dell'ottocento. Marx, ad esempio, ne fa accenno solo raramente considerandola alternativa - senza approfondirne però le contraddizioni - ad un altro modello molto più concreto: la democrazia diretta espressa dalla Comune di Parigi.