You are hereNazione e Nazionalismi

Nazione e Nazionalismi

warning: Creating default object from empty value in /home/storiaco/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.

Sintesi 1815-1870

La Restaurazione
Al Congresso di Vienna del 1815 gli stati vincitori contro Napoleone decisero il nuovo assetto geografico e politico dell'Europa. Ecco come ogni stato si organizzò per rispondere all'ondata rivoluzionaria che aveva sconvolto il continente tra il 1790 e il 1814:
RUSSIA_ Alessandro I sembrava concedere qualche libertà; poi condizionato da Metternich (I ministro austriaco e “regista” del congresso) ritirò tutte promesse. Nascono le società segrete.
PRUSSIA – Comanda il re, coadiuvato dalla grande nobiltà dei proprietari terrieri (Junker)
AUSTRIA – Metternich impone un regime di burocrazia e polizia.
ITALIA – Aumenta il potere della chiesa; forte la presenza di truppe asburgiche per prevenire le attività dei liberali. La Lombardia vede i primi segni di sviluppo industriale. Vittorio Emanuele I in Piemonte è molto reazionario. In Toscana il regno di Leopoldo II si distingue per le aperture sia in campo economico che civile: nasce “L'Antologia” di Viesseux. Vaticano e Regno di Sicilia dominate da politiche reazionarie.
SPAGNA – Rinnegata la costituzione del 1812 e avviata una dura politica di reazione.
GRAN BRETAGNA – Potere all'aristocrazia terriera.
Camera dei Lords/Camera dei Comuni/RE. Nuovo sistema di investimento agricolo che favorisce la concentrazione fondiaria. Nel 1820 prevale la linea conservatrice e la politica protezionistica.

Le società segrete
Nascono le società segrete perché in tempi di politiche reazionarie non c'è altro modo per opporsi al regime. Non coinvolgono operai e contadini, sono un fenomeno tipicamente borghese. La più importante era la Carboneria con finalità costituzionali. In Italia le società segrete aspiravano all'unità nazionale.
I moti del 1820
SPAGNA Il 1° gennaio del 1829 a Cadice Rafael Riego, colonnello di un reggimento dell'esercito, si ammutina e chiede il ripristino della costituzione del 1812. Il re Ferdinando VII, per evitare guai, convocò la Cortes (una specie di assemblea costituente).
REGNO DELLE DUE SICILIE si ripete quanto visto in Spagna: un parte dell'esercito si ribella e chiede la vecchia costituzione: in un primo momento viene concessa.
In entrambi i paesi l'intervento delle truppe straniere (Francia in Spagna e Austria in Sicilia) rimette le cose a posto. La reazione che segue è durissima.
GRECIA La società segrete Eteria (“libertà”) promuove l'insurrezione nelle isole del sud. In questo caso la rivolta trova l'appoggio della popolazione e la solidarietà delle potenze europee; nel 1822 viene annunciata l'indipendenza della Grecia dall'impero Ottomano. Ma la Turchia (appoggiata dall'Egitto) inizia una spietata repressione che suscita grande sdegno nell'opinione pubblica continentale.In nome della solidarietà tra cristiani ortodossi la Russia aiutò i resistenti, seguita da Francia e Gran Bretagna. Nel 1829 la Grecia fu riconosciuta indipendente.
Sul tavolo rimase una disputa tra Turchia ed Egitto circa il risarcimento per l'aiuto concesso, che sarà motivo per una serie di conflitti diplomatici e militari (vedi QUESTIONE D'ORIENTE).
RUSSIA si diffonde il movimento dei decabristi . Intorno al 1825 giovani borghesi pensavano di europeizzare la Russia ma furono schiacciati dalla repressione.
 
L'indipendenza dell'America Latina
Tra il 1816 e il 1824 l'intero sub-continente latinoamericano spezzò le secolari catene che lo legavano ai conquistadores iberici. La sollevazione riuscì perché:
1. Spagna e Portogallo erano ormai debolissime
2. I creoli erano simili per forza economica e volontà politica ai borghesi francesi della rivoluzione
3. I ribelli poterono contare sull'aiuto della Gran Bretagna e della sua economia.
 
La gerarchia sociale delle colonie era:
funzionari coloniali – coloni – meticci – indios – negri
Dopo alcuni falliti tentativi José de San Martin, alla guida delle truppe di ribelli indipendentisti, ottiene l'indipendenza nel 1816 dell'Argentina. Assieme a Simon Bolivar inizia poi una esaltante risalita del continente liberando a uno a uno tutti i territori in possesso della corona spagnola. L'ultimo è il Perù nel 1824. In Messico l'indipendenza è dichiarata nel 1821 per iniziativa di Agustin de Iturbide; mentre in Brasile l'indipendenza dal Portogallo è avvenuta senza alcuna rivolta a causa di un vuoto di potere. La volontà di fare un unico grande paese naufraga di fronte a piccoli interessi locali che risultarono insormontabili e alle pressioni provenienti dall'esterno.
Nel 1823 il presidente degli Stati Uniti proclama la “dottrina Monroe” in cui si sancisce il divieto per gli stati europei di occupare territori nel territorio americano.

Gli Stati Uniti
All'inizio del 1800 potevano contare su una popolazione di 4-5 milioni, di cui circa 300 mila erano i nativi americani (chiamati pellirossa per l'uso di dipingersi la pelle oppure indiani, accogliendo il riconosciuto errore di Colombo che pensava di essere sbarcato in India anziché nei Caraibi).
Lo stato era strutturato come una Federazione di 13 piccoli stati tutti affacciati sull'Oceano Atlantico. La vita politica era organizzata intorno a due partiti: il partito repubblicano che difendeva gli interessi degli agricoltori e il partito federalista che sosteneva le ragioni della borghesia industriale. Ottenuta l'indipendenza gli Usa proseguirono in una logica di consolidamento ed espansione: la guerra contro GB del 1812-15 per alcuni territori del Canada fu persa. Nel frattempo però l'espansione sia a sud che ad ovest procedette spedita (l'epopea del Far West).

Le rivolte del 1830-‘31
FRANCIA nel 1830 il re Carlo X fa un colpo di stato restringendo le libertà civili. L'opposizione parlamentare fece fallire il tentativo e creò il terreno per rivolte in città: furono le 3 giornate di Parigi concluse con la fuga del re la proclamazione della monarchia parlamentare guidata da Filippo D'Orleans. Nello stesso anno fu dato avvio alla politica colonialista con la presa di Algeri.
BELGIO la dinamica borghesia belga promosse un'insurrezione il 25 agosto 1830 che portò l'ano successivo al riconoscimento della secessione dai Paesi Bassi.
POLONIA in ottobre per iniziativa di alcuni reparti militari fu tentata la secessione dall'impero russo. La reazione dello zar Nicola I fu spietata.
ITALIA I tentativi dei mazziniani e dei tanti romantici liberali fallirono praticamente tutti.
GRAN BRETAGNA a differenza degli altri paesi il governo portò avanti una politica di integrazione sociale legalizzando le associazioni (1824) e allargando il corpo elettorale (1834).

Verso il '48 
FRANCIA con Filippo D'Orleans la Francia poteva vantare un regime liberale moderato con un censo di circa 200000 cittadini. Il movimento socialista muoveva i primi passi, intrecciandosi con spinte repubblicane mai sopite. Intorno al 1835 l'attentato al re la condanna antiliberale della chiesa. I politici principali del periodo furono Thiers e Guizot, in luce nei moti del '30 ma poi fieri oppositori di riforme sociali importanti.
GRAN BRETAGNA i partiti principali sono il Conservatore e il Liberale. In questa fase inizia il periodo d'oro della storia britannica che coincise con la permanenza al trono della regina Vittoria dal 1837 al 1901. Infatti questa è detta anche “età vittoriana”. Nel 1838 esplode il movimento cartista con rivendicazioni operaie in parte represse in parte accolte.
Nel 1846 avviene il fondamentale passaggio politico dell'abolizione del dazio sul grano: sostenuto dai liberali fu approvato dal parlamento quando a capo del governo c'era il conservatore Peel. La decisione favorì le esportazioni di manufatti e prodotti industriali in genere a scapito della rendita per proprietà terriera e produzioni agricole.
SVIZZERA nel 1845 uno scontro tra liberali e conservatori consente ai primi di far approvare una costituzione in linea con quanto auspicato dalla diplomazia inglese.
ITALIA
Caratterizzata da una frammentazione molto accentuata, si può notare una generale debolezza delle categorie sociali “utili” per le rivoluzioni: borghesia e proletariato. 1831 Mazzini fonda la Giovine Italia . Lui voleva la Repubblica e l'unità. Pensava di riuscire attraverso le insurrezioni di piccoli contingenti e l'efficacia della propaganda popolare. Critica il comunismo (agli albori) perché contrario a famiglia, nazione e proprietà. Non legando la sua iniziativa alla questione agraria fallì sempre. I numerosi e spesso tragici blitz di giovani mazziniani finirono con lo screditare Mazzini stesso e l'associazione. I più celebri patrioti trucidati nell'indifferenza o nell'ostilità dei contadini furono: i fratelli Bandiera, Jacopo Ruffini, Raffaele Pepe.
C'era però anche una nutrita schiera di patrioti moderati, che guardavano con crescente simpatia al Piemonte della dinastia Savoia. Proprio in questi anni si ebbero le prime avvisaglie di un timido riformismo.
QUESTIONE D'ORIENTE
•  crisi 1832-33
Per l'aiuto nella repressione dell'insurrezione greca il Sultano aveva promesso la Siria al Pascià d'Egitto. Non mantiene la promessa e scoppia il contenzioso. La Russia appoggiò la Turchia in cambio dell'apertura dello stretto dei Dardanelli (apertura verso il Mar Mediterraneo). Anche la Gran Bretagna si mette dalla parte dei turchi mentre la Francia caldeggiò la rivendicazione egiziana. Quest'ultima riuscì a farsi riconoscere il controllo della Siria.
•  crisi 1839-41
La Turchia promosse un'azione militare contro l'Egitto per riprendere la Siria. Allarmate per un possibile nuovo espansionismo francese GB, Russia, Prussia e Austria sfruttarono al situazione per intervenire sulla “questione d'oriente”. Il ministro britannico Palmerston ottenne un successo diplomatico facendo chiudere gli stretti; una opzione che fu accettata perché impediva a chiunque di trarre vantaggio.
COLONIALISMO
Dalla metà dell'Ottocento i principali paesi europei furono impegnati in una corsa alla conquista coloniale senza precedenti. Grazie alla supremazia tecnologica e militare e ad una sostanziale riuscita della politica di equilibrio stabilita a Vienna, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania ecc. poterono guardare al resto del mondo come a un terreno di conquista.
GRAN BRETAGNA aveva bisogno di colonie per “piazzare” l'enorme produzione industriale e per approvvigionarsi di materie prime. La colonia di riferimento dell'impero di sua maestà fu, dal 1876, l'India. Come fecero 70000 militare a sottomettere 300 milioni di indiani?
Nel 1815 la Compagnia delle Indie diventa un organismo del governo inglese. Nel 1858 la penetrazione inglese fa un ulteriore salto di qualità, con la forte presenza di truppe militari, lo scioglimento della Compagnia e alcune riforme strategiche volte a minare l'assetto socio-politico del subcontinente (no schiavi, lingua inglese nelle scuole ecc.).
(….)
Anche con la Cina gli inglesi ebbero interessi conflittuali; lo scontro riguardava il controllo del commercio di oppio ed ebbe come conseguenza la conquista di alcune “enclave”, tra cui Hong Kong (1840). Sempre nel 1840 il parlamento inglese concesse l'autonomia al Canada; mentre si completava la colonizzazione di Australia e Nuova Zelanda. Il Sud Africa entrò nell'orbita britannica a cavallo del secolo XX, al termine di una terribile guerra contro i contadini olandesi da molti anni insediati in territori improvvisamente scoperti ricchi di oro e diamanti.
FRANCIA La conquista dell'Algeria del 1830 fu un preambolo della grande conquista che i francesi fecero in Africa, ma ne costituì anche una esperienza particolare perché realizzò una vera e propria colonizzazione; trasferendo cioè una porzione consistente di popolazione francese sul territorio annesso.
OLANDA consolidò in forma di colonia il controllo commerciale delle isole del sud est asiatico. Ancora in uso il sistema schiavistico.
SPAGNA E PORTOGALLO persero progressivamente tutte le colonie dell'America Latina.

Il 1848
 
Date e luoghi delle principali sollevazioni:
12 gennaio Palermo
22 febbraio Parigi
13 marzo Vienna
14 marzo Berlino
17 marzo Milano
22 marzo Venezia
12 giugno Praga
 
Perché tutto nel 1848? Ci fu una convergenza tra questione nazionale, riforme liberali e questione sociale (processo di lunga durata) e l'incidenza della crisi economica del 1846-47.
FRANCIA La Francia era più avanzata economicamente e socialmente degli altri paesi continentali, non aveva problemi di nazionalità e aveva integrato in parte la borghesia nella monarchia di Filippo d'Orleans. La questione sociale era pertanto prevalente. Quando in seguito a una crisi governativa fu vietato un banchetto (era un tipico modo di svolgere attività politica) a Parigi si alzarono le barricate. In soli due giorni il potere monarchico fu abbattuto e proclamata nuovamente la repubblica:
“Era un fatto straordinario e terribile di vedere nelle sole mani di coloro che non possedevano nulla tutta questa città immensa piena di ricchezza” Alexis de Toqueville
 
Il governo repubblicano adottò una politica radicale andando incontro ad un fallimento totale. Le elezioni diedero la maggioranza ai moderati. Rivolte durissime tra governo borghese e proletariato; alla fine la repressione lasciò una grande paura che facilitò l'elezione a presidente di Luigi Napoleone come esponente del “partito dell'ordine".
Fu la vittoria delle campagne cattoliche e conservatrici. Uno dei primi atti fu l'aiuto al papa Pio IX per abbattere la repubblica di Roma.
In pochi mesi Luigi Napoleone consolidò al punto il suo potere da rilanciare una politica imperialista.
AUSTRIA Furono i liberali ad innescare la miccia. Metternich rifiutò le loro richieste di riforma e nelle vie di Vienna ci furono duri scontri. In seguito il re licenziò Metternich e concesse una costituzione e qualche libertà civile. In tutte le regioni dell'impero prendono forza i movimenti indipendentisti; per non perdere Ungheria, Italia e Boemia l'Austria fa marcia indietro e sceglie la linea della repressione.
ITALIA
Gli stati italiani rappresentano il caso più complicato. La questione nazionale è quella prevalente, si intreccia con un riformismo di stampo liberale e con aspirazioni espansionistiche della casa Savoia. La politica di Pio IX aveva entusiasmato i circoli conservatori che avevano avanzato una ipotesi neoguelfa, ovvero con il Papa a capo di una lega di stati italiani (“il primato degli italiani” di Gioberti). In pratica c'erano tre diversi schieramenti anti-austriaci
liberali/moderati
sovrani stati regionali
democratici
La guerra all'Austria passa attraverso fasi diverse.
FASE A – I liberali sfruttano la crisi interna dell'Austria e danno vita a rivolte a Milano (le cinque giornate a partire dal 18 marzo e Venezia. Intanto in tutti gli stati i sovrani hanno concesso costituzioni e libertà civili. Un successo dei liberali.
FASE B – Carlo Alberto dichiara guerra all'Austria dando vita alla I guerra di indipendenza . Commette più errori:
• interviene tardi, quando i cittadini del lombardo-veneto si erano già liberati da soli, dando l'impressione di voler trarre vantaggio da una guerra né combattuta né vinta.
• Sbaglia tattica militare lasciando a Radeski il tempo per riorganizzarsi all'interno del quadrilatero (Verona-Peschiera-Legnago-Mantova)
• Per timore di richieste di stampo democratico rifiutò l'aiuto dei volontari patrioti
• Fu ambiguo anche con gli altri re italiani. Lavorava per l'annessione al Piemonte.
 
All'inizio l'esercito piemontese ottiene qualche vittoria MA nell'estate l'Austria inizia la controffensiva, in Ungheria, in Boemia e in Italia. Radeski contrattacca costringendo Carlo Alberto a chiedere l'armistizio.
FASE C – I democratici – idealisti e romantici – non si arresero e attuarono un'azione molto forte di resistenza a Milano e Venezia, e di indipendenza a Roma e in Toscana. Erano radicali MA non avevano alcuna sensibilità verso la questione sociale, erano più l'ala sinistra dei moderati che una sinistra moderna. Il loro riferirsi al popolo era solo una cosa ideale, romantica; in realtà non erano minimamente interessati alla questione agraria e non capivano che per avere l'appoggio popolare c'era bisogno di includere nelle rivendicazioni anche la redistribuzione della terra in un paese composto al 90% da contadini.
La svolta reazionaria di Austria e Francia influì pesantemente sull'esito delle rivolte italiane.
Come si risolvono le rivoluzioni?
I rivoluzionari francesi subiscono una repressione durissima, contando 1500 morti negli scontri, 3000 fucilati e più di 4000 deportati. Il tentativo di governo radicale era miseramente fallito e il potere era tornato, nella nuova forma di Repubblica presidenziale, nuovamente nelle mani dei conservatori grazie alla figura dell'uomo forte Luigi Napoleone.
In Austria il potere si consolida nel nome della conservazione verso l'interno e della repressione nella gestione delle province di Ungheria, Italia e Boemia.
In Italia resta tutto come prima e, anzi, la tutela austriaca si fa più opprimente. Unica eccezione il Piemonte che, con il nuovo sovrano Vittorio Emanuele II , mantenne alcune libertà formali.
 
Anni '50 – ‘70
GRAN BRETAGNA sono i venti anni di predominio del partito liberale con i “grandi” primi ministri Palmerston e Gladstone: lavorarono per favorire lo sviluppo economico, l'espansione commerciale e la modernizzazione della società.
FRANCIA A seguito del colpo di mano del 1849 il presidente Luigi Napoleone accentrò i poteri e, attraverso plebisciti e nuove elezioni, cambiò costituzione e governo. Nel 1852 fu restaurato l'impero. Consenso diffuso nella popolazione. Non fu un monarca conservatore; con l'appoggio ai movimenti liberali (in Italia) fu descritto anche come “impero liberale”. In effetti in questi anni l'economia e la finanza francese ebbero una forte crescita. 

Guerra di Crimea

 

Perché? La Russia voleva lo sbocco al mare. Fu usato come pretesto al contropartita che la Turchia doveva ai russi per l'aiuto nella crisi degli stretti. La diplomazia si dichiarò sconfitta nel 1853 e l'anno successivo scoppiò lo guerra di Crimea . Gran Bretagna e Francia aiutarono l'impero ottomano. Nel 1855 anche il Piemonte mandò un suo contingente dalla parte dei turchi. La guerra ebbe termine nel 1856 con la sconfitta della Russia: il Mar Nero rimase neutrale; la Romania e la Serbia (territorio dell'impero ottomano) furono dichiarate autonome; la Turchia mantenne l'integrità territoriale. Entrato nell'epica militare l'assedio di Sebastopoli roccaforte russa sul Mar Nero, durato un anno e costato la vita a migliaia di soldati di una parte e dell'altra.
RUSSIA
In seguito alla cocente sconfitta Alessandro II (lo zar succeduto a Nicola I) iniziò un processo di riforme, nell'intento di colmare il divario con le altre potenze europee. La riforma più importante riguarda la fine della servitù della gleba sancita nel 1861 . L'industrializzazione fu finanziata con capitale straniero e promossa interamente dallo stato. Non esisteva una borghesia capitalistica; piuttosto una élite intellettuale (“intellighenzia”). Nel 1863 la sollevazione in Polonia, illusa di potere ottenere l'indipendenza, fu schiacciata nel sangue. Dagli anni '60 si diffusero in Russia teorie rivoluzionarie, andate sotto il nome di “populismo” con teorici anche di grande influenza come ad esempio l'anarchico Bakunin.
 
Colonialismo
Nel 1857 la Gran Bretagna reprime una rivolta in India, iniziando in modo sistematico l'occupazione militare della regione. Iniziato anche lo sfruttamento intensivo di tutte le materie prime o dei prodotti alimentari (per esempio il thé) che potevano essere utili alla madrepatria. Nel 1876 fu dichiarato lo status di impero per i territori indiani.
Tra il 1854 e il 1865 la Francia militarizzò l'Algeria e si impossessò del Senegal. Dal '58 in Indocina guerra dell'oppio.
La Russia completò la penetrazione in Siberia, in Caucaso, nel nord Cina (fino a Vladivostock), in Asia centrale ( Kazakistan, Turkmenistan ecc.)
 
L'Unità d'Italia e la II guerra di indipendenza

Solo il Piemonte non reazionario dopo il1848. I principali politici del parlamento piemontese Cavour e Rattazzi si accordarono (accordo passato alla storia come “ connubio ”) per isolare le ali estreme e procedere con le riforme di marca liberale.
Intanto proseguivano i fallimenti dei mazziniani, lasciando ai moderati l'unica opzione credibile per una revisione dei confini statali. Cavour inserì l'Italia nel gioco degli equilibri geopolitica con la partecipazione alla guerra di Crimea: così trovò un posto al tavolo dei vincitori alla conferenza di Parigi e mise in guardia i sovrani europei del “pericolo rosso” nell'Italia borbonica e pontificia.
1857 fondata la Società Nazionale. Con questa mossa Cavour ottiene la fedeltà e l'aiuto dei più influenti cospirati da Manin a Garibaldi. Rottura dei rapporti diplomatici con l'Austria.
1858 un giovane anarchico Felice Orsini compie un attentato contro Napoleone III. L'azione fallisce, il giovane viene arrestato e condannato a morte: ma il re francese si convinse della necessità di fare qualcosa per l'Italia. Con gli accordi di Plombiers Cavour face firmare a Napoleone III un patto difensivo.
1859 Per provocare l'Austria le truppe Piemontesi iniziarono grandi manovre militari sui confini; di fronte all'ultimatum dell'Austria Cavour rifiutò e, ad aprile, ottenne la dichiarazione di guerra. Scattò quindi l'accordo e Napoleone III scese in Italia a guidare le operazioni militari.
MAGENTA – SOLFERINO – SAN MARTINO sono i principali campi di battaglia, per altrettante vittorie dei franco-piemontesi. Intanto nel centro Italia le insurrezioni fecero cadere i governi di Modena, Parma e Granducato di Toscana.
11 luglio – PACE DI VILLAFRANCA. La Lombardia passò al Piemonte. I plebisciti nell'Italia centrale (marzo 1860) allargarono ulteriormente i confini del Regno di Piemonte.
1861 Cavour era a posto così. Per i democratici però l'occasione era troppo favorevole (peraltro era morto il re dei borboni Federico II) per non completare l'unità nazionale. Garibaldi organizza una spedizione partendo da Quarto la notte tra il 5 e il 6 maggio: arriva a Marsala e da lì, con poco più di mille uomini, riesce nell'impresa inverosimile di liberare l'isola. Allarmato dai successi dei democratici Vittorio Emanuele II scende attraverso i possedimenti pontifici di Marche, Umbria e Lazio e si ricongiunge alle truppe garibaldine a TEANO il 26 OTT
In novembre altri plebisciti sanzionarono l'annessione anche di Marche e Umbria.
Il 17 marzo 1861 era annunciata la nascita del Regno d'Italia.
 
La Germania unita
Nel 1858 il nuovo re Guglielmo, succeduto a Federico Guglielmo IV, rompe la solidarietà tra regnanti tedeschi e punta all'egemonia prussiana. Otto von Bismark a capo del governo dal 1861, mette in pratica le ambizioni politiche del sovrano: contrasta le spinte liberali della borghesia e il ruolo stesso del parlamento ma avvia una serie di politiche per modernizzare il paese e dare una base di consenso al progetto di espansione economica e territoriale. Nel 1863 conquista tre ducati danesi, nel 1866 attacca l'Austria per una disputa territoriale. Vittoria facile e sorprendente. La Prussia integra in uno stato federale i ducati e principati tedeschi e impone lo scioglimento della Confederazione tedesca.
L'Austria reagisce alla sconfitta militare (e alla perdita del Veneto a favore dell'Italia) con un restringimento delle libertà civili ma anche concedendo all'autonomia legislativa al regno di Ungheria. Inizia il lungo regno di Francesco Giuseppe.
GUERRA FRANCO-PRUSSIANA nel 1870 l'espansionismo prussiano riprende in direzione francese. Il 19 luglio la Francia , provocata da Bismark, dichiara guerra (pensava di essere più forte) ma va incontro a una rovinosa sconfitta. A Metz il 18 agosto il trionfo prussiano. A Settembre Napoleone III viene fatto prigioniero e nasce la Terza Repubblica. E' il primo ministro Thiers che tratta la resa – durissima – a Versailles: la Francia perde le regioni dell'Alsazia e della Lorena.

Guerra civile americana 1861-1865
NORD – industria e spirito capitalistico
SUD –latifondi di cotone e tabacco per l'esportazione
Nel 1833 inizia il movimento antischiavista, ancora in vigore sotto una certa latitudine. Nello stesso tempo l'espansione ad ovest faceva nascere un paese basato su fattorie e grano / tabacco e schiavi.
Dal 1854 il partito repubblicano contro la schiavitù per rendere più dinamica l'economia interna, come serviva alle industrie manifatturiere del nord (Boston – New York – Philadelphia).
1860 Lincon presidente; uno smacco per il sud.
La miccia è accesa dallo stato della Virginia, che il 20 dicembre dichiara la secessione dagli Stati Uniti e la nascita della Confederazione. La confederazione era formata da 10 stati con capitale Richmond e presidente Davis.
La risposta fu la guerra civile. Il 12 aprile 1861 con la battaglia di Charleston vinta dai sudisti inzia il conflitto. Francia e Gran Bretagna forniscono un sostegno modesto al Sud.
Nel Nord il presidente Lincon promuoveva leggi fortemente ideologiche: fine della schiavitù e terre gratuite ai coloni. I generali dei due eserciti erano: LEE (sud) e GRANT (nord). Nel 1863 le truppe di Grant tagliano in due la Confederazione occupando il Teneesse e la Georgia. Il 9 aprile 1865 la guerra finisce. Cinque giorni dopo Abramo Lincon è assassinato a teatro da un attore sudista.

La modernizzazione del Giappone
Nel 1850 il Giappone appariva immerso nell'età feudale o in qualcosa di simile. [1] La struttura di potere era così composta:
Casa imperiale – shogun
Famiglia reale – tokugana
Grandi feudatari – daymo
Nobiltà inferiore – samurai
Plebe – contadini, operai, commercianti
Nel 1863 un daymo bombarda le navi straniere (americani, francesi, inglesi e olandesi avevano interessanti canali commerciali con le città portuali) esaltando il nazionalismo, in contrapposizione allo shogun considerato troppo arrendevole con le potenze occidentali. Scoppia una guerra civile che si conclude soltanto nel 1868 con la proclamazione dell'imperatore Mutsuhito detto Meiji.
Meiji avvia un processo di riforme straordinario, basato sulla copia del sistema degli stati occidentali e sostenuto con grande vigore dall'interventismo statale. La disciplina con cui il popolo giapponese ha seguito le indicazioni del governo hanno realizzato il più rapido salto in avanti fino ad allora concepibile. Tra le altre cose il sistema gerarchico pseudofeudale viene abbattuto; la scuola diviene obbligatoria; il servizio militare anche; l'industrializzazione pianificata e promossa con ogni mezzo. Alla fine del secolo, all'insaputa di tutte le cancellerie del mondo, il Giappone era già una potenza economica e militare capace di tenere testa ai più forti eserciti del mondo.

L'Italia della destra e la III guerra di indipendenza 
L'unità d'Italia pone ai primi governi, guidati dalla maggioranza parlamentare conservatrice, problemi enormi, legati in gran parte alla incredibile diversità delle regioni italiane. Come fare, quali criteri seguire, per dare unità burocratica, militare ed economica al nuovo regno?
Dati: 78% di analfabeti
2100Km di ferrovie
2% il corpo elettorale
Fu rinnovata l'alleanza con i grandi proprietari del sud ed esteso a tutto il territorio la legislazione e il regime fiscale in vigore in Piemonte. Scelte fatte in nome della continuità.
1° governo – Bettino Ricasoli (1861-1862)
2° governo – Urbano Rattazzi (1862)
Nei pochi mesi della sua guida il governo fu messo in difficoltà dall'iniziativa di Garibaldi per prendere Roma: le truppe reale si scontrarono con quelle irregolari del grande generale in Aspromonte.
3° governo – Minghetti
Accordo con la Francia per lasciare Roma al Vaticano. La capitale sarebbe stata Firenze; proteste a Torino.
4° governo – La Marmora (1864-1866)
Firenze diventa capitale, viene stipulato un accordo militare con la Prussia.
Pochi mesi dopo lo scontro Prussia-Austria induce l'Italia ad approfittarne per prendere il veneto ( III guerra di indipendenza ). Le battaglie di CUSTOZA sulla terraferma e LISSA sul mare, sono due umilianti sconfitte per il giovane esercito nazionale. La sconfitta dell'Austria permette comunque all'Italia di acquisire il Veneto (pace di Vienna, ottobre 1866).
Governi Ricasoli e Rattazzi [2] - tiene banco la questione romana.
Governo Menabrea – c'è il tentativo fallito di Garibaldi (1867)
Nel 1870 la Francia , che s'era fatta paladino della causa vaticana, sconfitta dalla Prussia, abbandona il Papa al suo destino. Il governo italiano rompe gli indugi e occupa la città di Roma, con il celebre ingresso dei bersaglieri dalla breccia di Porta Pia (20 settembre). Un plebiscito sanzionò l'annessione.
BRIGANTAGGIO (1861-1865)
Il fenomeno dei “briganti”, cioè fuorilegge a giro per le campagne del sud, fu dovuto principalmente al peggioramento del livello di vita già molto basso, delle popolazioni del meridione dopo l'unità. L'aumento delle tasse e la leva obbligatoria (che toglie braccia ai contadini) scatenò una reazione che assunse la forma del brigantaggio e che fu strumentalizzata dal clero e dai borboni. Una inchiesta parlamentare guidata dal deputato Massari indicò molto bene la relazione tra cause ed effetto del fenomeno. Fu ignorata e risolto il problema con il pugno di ferro, cioè con una repressione molto dura. La politica dei governi di destra fu tutta orientata allo sviluppo industriale del nord: aumento delle tasse per i prodotti agricoli, il corso forzoso (stampa di banconote maggiore del valore corrispondente dell'oro), nessuna protezione per l'importazione di prodotti agricoli.
Fu grande soddisfazione per alla fine dell'età della destra storica, nel 1876, poter annunciare il raggiungimento della parità di bilancio.
1864
– I internazionale socialista con Marx e Bakunin. I contrasti tra le varie anime del movimento (comunismo, anarchismo, sindacalismo ecc) furono talmente forti da essere sciolta nel 1876.
- viene pubblicato il “SILLABO” enciclica apostolica in cui si condanna tutto ciò che è moderno, dalla libertà di coscienza alla scuola laica, dal liberalismo al socialismo.
 

trattati di versailles_2

Possiamo individuare tre situazioni-chiave per comprendere la logica delle decisioni prese a Parigi.
Crollo degli imperi centraliLa dissoluzione dell'impero Austro-ungarico, la dissoluzione dell'impero Ottomano e la sconfitta della Germania protagonista di un espansionismo crescente per tutto il secolo XIX e nel primo squarcio di XX, rappresentano il primo punto di grande rilevanza ereditato dal 1918.La Russia dei SovietAl tavolo delle trattative aleggiava il fantasma del comunismo; l'instaurazione del regime dei Soviet aveva trasformato l'utopia della rivoluzione in una prospettiva realistica. La forte instabilità politico-sociale dell'immediato dopoguerra portò a situazioni pre-rivoluzionarie in Germania, in Italia e in Ungheria.Era chiaro che la prospettiva rivoluzionaria agiva su un terreno diverso della mera presa del potere. La sua forza era data dal muoversi sul campo dell'ideale; non gestione dell'esistente ma trasformazione: ridefinizione della società, delle gerarchie, del rapporto tra stato e cittadini e tra classi sociali. Dal 1917 una realtà e un modello, non più una promessa e una teoria.L'idealismo wilsonianoL'idealismo del presidente Usa W. Wilson era la risposta dei paesi democratici-capitalisti all'idealismo socialista. Serviva una controproposta sul terreno imposto dal movimento socialista internazionale (potremmo chiamarla “autodeterminazione sociale”) e l'autodeterminazione nazionale rispondeva a questa esigenza. Anche se nei punti di Wilson non c'era solo questo, il collegamento tra identità comune e volontà di essere nazione indipendente, diventò rapidamente l'aspetto fondamentale della propaganda dei paesi vincitori.

LA CONFERENZAI lavori iniziarono il 18 gennaio 1919 a Parigi. Le trattative di pace, che dovevano servire a stabilire tempi e modi di risarcimenti dei danni di guerra nonché ristabilire i confini delle nazioni nei territori sottratti agli imperi sconfitti, si articolarono con una serie di conferenze separate. Solamente la pace con la Germania fu discussa nella reggia di Versailles; gli altri trattati furono elaborati a St. Germain (Austria); Trianon (Ungheria); Neuilly (Bulgaria) e Sèvres (Turchia). I lavori furono seguiti da 32 delegazioni nazionali, ma il potere decisionale spettò formalmente ai quattro paesi vincitori:Francia: George Clemanceau (capo del governo)Inghilterra: David Lloyd George (primo ministro)USA: T. Woodrow Wilson (presidente)Italia: Vittorio E. Orlando (capo del governo)In realtà l'Italia ebbe subito un ruolo secondario in ogni fase delle trattative: non era una grande potenza e Orlando fu messo ben presto alla porta con la motivazione che le rivendicazioni italiane riguardavano solo i confini con l'Austria. Questa vicenda scatenò grandi polemiche e si rivelò una specie di umiliazione nazionale, al punto da far rientrare curiosamente l'Italia tra le nazioni assetate di rivincite nei decenni a seguire.I paesi sconfitti non ebbero diritto di rappresentanza alle trattative e dovettero limitarsi a sottoscrivere gli accordi imposti dai vincitori.
Le trattative furono incentrate su quattro fondamentali questioni da risolvere
1. creare un “cordone sanitario” intorno alla Russia ;Per isolare la repubblica bolscevica si pensò di creare un cordone sanitario di stati anticomunisti. Da nord verso sud questi stati erano nell'ordine:la Finlandia, regione autonoma dell'impero zarista alla quale Lenin concesse la secessione (valse il principio dell'autodeterminazione);i paesi baltici Estonia , Lituania e Lettonia senza alcun precedente storico, ma di etnia nettamente distinta da quella russa;la Polonia a cui fu restituita l'indipendenza dopo 120 anni;la Romania diventata quasi il doppio del territorio del 1914 per le annessioni di vaste regioni dell'impero austro ungarico e della Bessarabia.Non riuscì invece il tentativo di inserire nella fascia di protezione i paesi del Caucaso, l'Arzeibajan e la Turchia. I primi furono inglobati nell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, mentre la Turchia a seguito della rivoluzione (non comunista) perseguì una politica antimperialistica e firmò uno specifico trattato bilaterale con la Russia nel 1921.
2) Tenere sotto controllo la GermaniaNei trattati con la Germania prevalse l'interesse nazionale della Francia per indebolire permanentemente il pericoloso vicino. La cosiddetta “pace punitiva” si articolava in due tipi di clausole:• Clausole non territoriali• Riduzione dell'esercito sotto i 100.000 uomini e della flotta a funzioni di difesa costiera• Fascia smilitarizzata sul confine Sud-occidentale• Perdita di tutte le colonie (e divieto di nuovi acquisti)• Cessione in gran parte di: flotta commerciale, bestiame, carbone (per 10 anni)• Danni di guerra per 269 miliardi di marchi-oro (poi ridotti a 132)• Clausole territoriali• Schleswig del Nord alla Danimarca• Posnania, Alta Slesia e «corridoio di Danzica» alla Polonia (Prussia orientale separata)• Occupazione militare per 15 anni della regione del Reno (riva sin. e 50 km riva destra)• Bacino carbonifero della Saar alla Francia per 15 anni• Alsazia-Lorena alla Francia
3) Costituire la Società delle Nazioni

La SDN ebbe la sua sede a Ginevra, inaugurò le proprie sedute nel 1920 e rimase attiva fino al 1946. Nell'arco dell'attività ne fecero parte 63 stati, ma solo 31 per l'intero periodo di attività.

4) Ridisegnare e ridefinire la cartina geopolitica dell'EuropaSistemata la Germania e la Russia, restava da ridisegnare il territorio lasciato libero dalla dissoluzione degli imperi dell'Austria-Ungheria e Ottomano. La teoria diceva di far decidere alle popolazioni secondo le affinità etniche e linguistiche. Ecco come andarono le cose:

IMPERO AUSTRIA-UNGHERIATrattato di Saint-Germain settembre 1919Trattato di Trianon giugno-settembre 1919Spartizione territori dell'ex Austria UngheriaIl cuore dell'impero viene ridotto a due piccoli stati: l'Austria e l'Ungheria. Tra le clausole imposte all'Austria figurava il divieto di unione alla Germania e – esattamente come l'Ungheria – la riparazione delle spese di guerra e la riduzione degli armamenti. I trattati comportarono la perdita per l'Austria dei 7/8 del territorio e per l'Ungheria dei 3/5 della popolazione.Beneficiarono della spartizione:l' Italia che guadagnò il Trentino, il Sud-Tirolo, Trieste e Istria;la Polonia , che fu resuscitata dopo 120 anni (composta anche da parti dell'ex impero russo ed ex impero germanico);la Cecoslovacchia, uno stato creato ex novo componendo le regioni tedesche della Boemia con la Rutenia e la slovacchia;Jugoslavia , stato creato ex novo unendo alla Serbia (popolazione slava-ortodossa) la Slovenia (regione ex austriaca), la Croazia (ex Ungheria), la Bosnia Erzegovina (popolazione mista tra mussulmani, slavi ortodossi e cattolici croati) e il piccolo regno del Montenegro fino a quel momento indipendente.

IMPERO OTTOMANOLo smembramento del gigante turco apriva scenari nuovi nella zona del Medio Oriente, un'area in procinto di diventare strategica per l'approvvigionamento delle fonti energetiche. Il principale pretendente al controllo dell'area era il governo britannico, che lo ottenne giocando contemporaneamente su tre tavoli:a) In guerra con la Turchia, l'Inghilterra avvia nel 1915 trattative segrete con lo sceriffo della Mecca Hussein a cui promette la costituzione di uno stato arabo indipendente in Medio Oriente in cambio dell'appoggio alla lotta contro gli Ottomani (Lawrence d'Arabia);b) In cerca di consensi nell'opinione pubblica ebraica e di finanziamenti dalle banche Rothschild, l'Inghilterra nel 1917 concede ai sionisti la Dichiarazione Balfour.

c) Stipula, nel maggio 1916, segretamente con la Francia l'accordo Sykes-Picot, secondo il quale la maggior parte delle terre arabe sotto il dominio turco sarebbero state divise tra una sfera di influenza britannica e una francese.Con i trattati viene attuata la terza soluzione; ovvero la spartizione di tipo colonialista tra Francia e Gran Bretagna. E' l'esempio più esplicito del prevalere dell'interesse nazionale (economico e politico) su qualunque pretesa idealistica. La Gran Bretagna assecondò il pugno di ferro voluto dalla Francia contro la Germania, in cambio dei protettorati su vaste zone ricche di petrolio, tra cui l'Arabia e l'Iraq. Anche la regione palestinese rientrava nel mandato britannico.Inoltre fu stabilita la nascita dello stato di Turchia limitatamente alla penisola Anatolica, l'internazionalizzazione degli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, la cessione alla Grecia del territorio di Smirne, Tracia e Adrianopoli e all'Italia di Rodi e il Dodecaneso.

Quali conseguenze ?

“I conflitti nazionali che lacerano alcune aree europee ai nostri giorni altro non sono che i nodi di Versailles che ancora una volta vengono al pettine.” La considerazione di Hobsbawm risale al 1994 ed è in gran parte riferita alla guerra in ex-Jugoslavia.

CORDONE SANITARIO. Non riesce il tentativo di bloccare il processo rivoluzionario con l'isolamento forzato. La Russia bolscevica recupererà gran parte del territorio appartenuto all'impero zarista e, nella nuova forma di Unione Sovietica, ricomparirà nella scena delle relazioni internazionali nel 1943-45 come autentica super-potenza mondiale.• GERMANIA. L'imposizione di condizioni durissime sono alla base del disastro economico della Repubblica di Weimar e del diffuso revanscismo della popolazione tedesca nei confronti della Comunità internazionale e della Francia in particolare. Sono condizioni importanti per l'ascesa inarrestabile di Hitler nella fase più acuta della crisi economica e istituzionale del 1932.• SDN. La Società delle Nazioni fu il più clamoroso fallimento diplomatico mondiale. I limiti della nuova struttura furono subito evidenti. La Germania fu esclusa in quanto colpevole di guerra. La Russia fu esclusa in quanto paese rivoluzionario. Il Congresso degli Stati Uniti non ratificò l'adesione, tornando alla vecchia politica dell'isolazionismo e sconfessando apertamente la politica estera del Presidente. Ad eccezione che per alcuni contenziosi locali e la raccolta di dati statistici la SDN non riuscì ad intervenire, né ad avere voce in capitolo, in nessuno dei gravissimi avvenimenti che minacciarono la pace internazionale prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale: aggressione del Giappone alla Manciuria nel 1931, aggressione dell'Italia all'Etiopia nel 1935, occupazione della Renania da parte della Wermacht nel 1936, guerra in Spagna 1936-39, occupazione nazista nel 1938 dell'Austria e dei Sudeti.
AUTODETERMINAZIONE NAZIONALE

Come visto nella lezione precedente gli interessi nazionali prevalsero sempre sulla questione morale. Francia e Gran Bretagna non esitarono ad assemblare popoli e territori senza alcuna considerazione per la volontà dei diretti interessati.

La pretesa omogeneità interna porta i nuovi stati nazionali a sviluppare politiche di esclusione verso le minoranze o, nei casi più estremi, l’espulsione e lo sterminio. Il primo caso si registra tra il 1915 e il 1923 ad opera della Turchia. Il primo popolo ad aver subito il genocidio fu quello armeno nel corso della guerra. Il principio dell’omogeneità etnica fu applicato nuovamente al termine della guerra contro la Grecia (1922) quando oltre un milione di greci, insediati sin dai tempi antichi nelle coste dell’Anatolia, furono costretti all’esodo.

Anche l'Italia applica la nuova logica della omogeneità etnica, varando una legislazione di persecuzione verso la cultura solovena e croata nella regione della Venezia-Giulia e in particolare a Trieste.Ma sono i decenni seguenti a mostrare la tragica relazione tra nazionalità etnico-linguistica e stato.Il delirante progetto del Terzo Reich con l’annessione di tutti i territori con cittadini appartenenti alla Volksgemeinschaft e l’espulsione della razza impura dal suolo germanico, è un caso limite dello stesso principio che doveva pacificare il continente.

In pratica gli Stati-nazione hanno sostituito gli imperi multietnici, e le minoranze oppresse hanno preso il posto dei popoli oppressi; con la differenza che l’intolleranza verso minoranze, dopo il 1919, è diventata molto più accentuata.

nazione 2

NAZIONALISMO 1914
Da un certo punto di vista può essere considerato come l'incontro tra il nazionalismo imperiale con quello indipendentista.
Il nazionalismo imperiale (britannico) ha usufruito di tutti i mezzi interventista e in più fa leva sulla virtuosità dell'imperialismo come fonte di ricchezza, potere affermazione di razza. Il nazionalismo indipendentista (serbo) fa leva su razza, lingua e sul territorio per rivendicare potere e autonomia.
Il primo ha creato i conflitti per esasperare i rapporti tra stati; il secondo fa scoppiare la scintilla. Il loro incontro, nell'estate del 1914, è fatale.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

Il 28 giugno l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie vennero assassinati a Sarajevo in un attentato da uno studente bosniaco (ironia della sorte), che agì per la causa serba.

La reazione austriaca innescò una serie di controversie diplomatiche tra tutte le potenze europee, da portare nel giro di un mese alla guerra continentale.

La Russia difese la Serbia, trovandosi Austria e Germania contro. La Francia, alleata della Russia, entrò nel conflitto il 3 agosto. La Gran Bretagna, preoccupata di un'ipotetica vittoria tedesca, entrò in guerra il 4 agosto (formalmente in soccorso del Belgio, occupato dalle truppe tedesche).

L'alternativa era l'internazionalismo socialista: al cospetto di una solidarietà verticale incentrata sullo stato, la II internazionale proponeva una solidarietà orizzontale: operai con operai, legati al di là delle frontiere e della lingua diversa.

La propaganda nazionale nel 1914 ebbe la meglio. Ma non fu una vittoria schiacciante: i ceti dirigenti temettero molto una reazione non positiva alla chiamata alle armi.  

Per i partiti di sinistra fu una lacerazione ideologica: la SPD tedesca risponde alla chiamata di Guglielmo II dichiarando l'appoggio alla guerra "difensiva" per la difesa della civiltà germanica; in Francia Jacques Jaures, leader del partito socialista mantenne una posizione internazionalista: fu assassinato e il partito aderì alla linea della difesa nazionale. Solo in Russia e Serbia i partiti socialisti mantennero un atteggiamento intrnazionalista; in Italia il PSI si dichiarò neutrale.

Anche tra la popolazione prevalse il sentimento nazionalista sull'ideologia socialista.

I minatori del Galles del sud pochi mesi prima della guerra si impegnano in uno sciopero lunghissimo, rifiutando qualsiasi mediazione o appello in nome della "nazione". Allo scoppio del conflitto si offrono in migliaia come volontari per andare in guerra.

700.000 volontari nelle prime otto settimane; 1 milione successivamente. E sono quasi tutti operai.

Perché nelle coscienze popolari ha prevalso il nazionalismo?

Forse l'internazionalismo apparve troppo astratto in un momento come quello. Inoltre c'era la convinzione che la guerra sarebbe stata corta e vincente. Ma la realtà cambiò le carte in gioco.

Mai un guerra fu così brutale dal punto di vista psicologico. L'esperienza del fronte risultò scioccante per i soldati di ogni nazionalità; così alla riuscita della rivoluzione bolscevica ci fu un ritorno del sentimento internazionalista con diserzioni di massa in ogni esercito. Molti russi abbandonarono semplicemente il fronte; in Francia nel maggio 1917 si contarono 40.000 diserzioni; in Italia la tenuta sul Piave si deve anche alla durezza con cui furono affrontati i numerosissimi episodi di diserzione (molti giovani militari furono fucilati perché si rifiutavano di continuare la guerra).

NAZIONALISMO 1918
Esistono due tendenze abbastanza marcate: il nazionalismo europeo e il nazionalismo extra-europeo.

Europa

La linea fu tracciata dal presidente degli Stati Uniti Wilson, il quale propose per il continente europeo un tipo di equilibrio geopolitico basato (in teoria) sui valori della democrazia e dell'autodeterminazione. Il progetto prevedeva alcune strutture sovranazionali in grado di orientare la politica estera dei paesi. Ma i 14 punti illustrati nel gennaio 1918 dal presidente Usa (tra cui l'abolizione della diplomazia, la riduzione degli armamenti "all'estremo limite compatibile con la sicurezza interna del paese", il rispetto delle frontiere russe e il riconoscimento di nuovi stati sovrani: Jugoslavia, Polonia, Ungheria, eccetera) ottennero vasti consensi nei circoli progressisti ma ben poca fortuna nelle cancellerie. Proprio come l'esperienza della Società delle Nazioni, l'idealismo wilsoniano, risultò un fallimento delle strategie di ricostruzione dell'Europa nel primo dopoguerra.

Dal punto di vista del nazionalismo, la formazione di nuovi stati non omogenei dal punto di vista etnico-linguistico, non risolse questioni scottanti nel cuore del continente. (vedi il caso Jugoslavia)


FANATISMO NAZIONALISTA
Negli anni '30, in seguito alla crisi economica e alla debolezza del sistema democratico, si formano regimi improntati al nazionalismo più sfrenato.

Italia e Germania sono le nazioni guida in questa ideologia. Il fascismo ha fatto leva sul razzismo già da prima del varo della legislazione antisemita del '38. (Basti pensare alla retorica che ha accompagnato l'avventura coloniale).

In Germania l'odio razziale è stato posto alla base dell'intera politica nazionalsocialista. Non solo verso gli ebrei, ma anche verso nomadi, slavi, russi... La visione che Hitler voleva realizzare con la guerra, era un nuovo ordine mondiale con una razza padrona (quella ariana) che colonizza il resto del mondo per restaurare un sistema economico basato sulla schiavitù.

Nazionalizzazione delle masse nel regime nazi-fascista

Per controllare ed ottenere consenso in paesi antidemocratici furono messi a punto nuove tecniche di propaganda e gestione. I cittadini diventano sudditi. Abbiamo una nuova sofistificazione: una accentuazione all'uniformità e all'obbedienza verso la nazione.

Per fare questo vengono utilizzati nuovi potenti mezzi: con i mass media (giornali e radio) si vuole conformare la cultura. Vengono istituiti poderose organizzazioni corporative per il tempo libero.

Gobbels è il ministro della propaganda, suo compito plasmare la nuova cultura del popolo germanico. Cambia il rapporto stato-società civile. A differenza dello stato liberale, lo stato totalitario interviene per distruggere la società civile, per creare un rapporto diretto stato-cittadino.

Non esistono perciò associazioni libere, sindacati ecc. ci sono solo organizzazioni e strutture emanate dallo stato.

Esempio di distruzione della cellula familiare in favore dello stato.

NAZIONALISMO DELLA RESISTENZA
Nasce come reazione al fascismo. E' fondato su un movimento di resistenza dal basso, senza caratteristiche di fanatismo ed espansionismo. C'è l'idea di libertà dall'oppressore straniero. Nel monumentale lavoro di Claudio Pavone ("Una guerra civile", 1995) vengono riportate alcune testimonianze dei combattenti fascisti e dei combattenti partigiani. Entrambi si riferiscono alla "nazione" e alla "patria"; l'idea di nazione era simile: quello che differiva profondamente era l'idea di libertà.
N.B. Anche i comunisti erano fortemente nazionalisti; l'internazionalismo di inizio secolo era ormai molto sfumato.
Illuminante per capire lo spirito dell'epoca, e del modo in cui si è rigenerata l'idea stessa della nazione, una citazione di Natalia Ginzburg, che così descrive il nuovo significato della parola "patria":

Le parole “patria” e “Italia”… che ci avevano tanto nauseato fra le pareti della scuola perché accompagnate dall'aggettivo “fascista”, perché gonfie di vuoto, ci apparvero d'un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta. D'un tratto alle nostre orecchie risultarono vere (…) La patria erano quelle strade e quelle piazze, i nostri cari e la nostra infanzia, e tutta la gente che passava».


Una patria stavolta contadina e cittadina, lontanissima dalla retorica nazionalista razzista e militarista, e vicino a un’idea di nazione che si rappresenta nella vita quotidiana dei suoi appartenenti. Piero Calamandrei segna con parole straordinarie questa versione solidaristica del concetto di patria:

“Si è ritrovata la patria: la patria come senso di coralità e comprensione umana tra nati nello stesso paese, che si intendono con uno sguardo, con un sorriso, con un’allusione.” (da Diario 1939-1945).

nazione 1

Nazionalismo rivoluzionario 1760-1800
L'idea che l'entità statale dovesse riconoscersi nell'intero popolo lo si deve al binomio rivoluzionario che nella seconda parte del '700 spalancò le porte dell'America e dell'Europa (tramite la Francia) al progresso. Il nazionalismo "rivoluzionario" non era concepito come unione etnica o culturale. Piuttosto si voleva unire la popolazione legata (sottomessa) a un certo tipo di potere o di dominio con lo scopo di liberare il paese. Per questo, il primo nazionalismo ha qualcosa in comune con la democrazia e nulla in comune con la pulizia etnica. (Non va dimenticato comunque che i cambiamenti non coinvolsero proprio tutti: le donne e le minoranze etniche - negli Usa - rimasero comunque svantaggiati e, nel caso della Francia il nazionalismo travalicò presto in desiderio di conquistare territori limitrofi.)
In questa fase l’idea della nazione si legittima sulla volontà di essere uniti (AUTODETERMINAZIONE) e sulla liberazione da una dominazione (DEMOCRAZIA).

Nell’età liberale 1800-1870
La vera esplosione di sentimento nazionalistico-patriottico lo abbiamo con il movimento romantico, nella prima parte del XIX secolo. Ci sono due processi convergenti:
1. conviene allo sviluppo capitalista. La crescita economica è favorita da unità statali piuttosto grandi con monopolio monetario, politiche fiscali e dogane comuni.
2. la cultura romantica del patriottismo alimenta movimenti nazionalisti fornendo miti e tradizioni funzionali a una nuova identità comune. In Italia per esempio il Risorgimento è sostenuto nelle riviste, nei teatri, nelle poesie, richiamando il passato glorioso, le gesta di antichi eroi…con un incitamento continuo alla “missione storica” e al sacrificio.
In questa fase l’idea della nazione si legittima su elementi oggettivi come la STORIA COMUNE, la LINGUA (letteraria). Non sono spariti i concetti di autodeterminazioone e democrazia.
Italia e Germania si formano in questo periodo in virtù soprattutto del vantaggio per la borghesia dei due paesi di avere stati sovrani. Le idee, che non mancarono, furono abilmente (soprattutto nel caso italiano da Camillo Benso di Cavour) guadagnate alla causa.<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

Pensando ai movimenti dei baschi, dei catalani o dei croati, che nel contempo iniziarono rivendicazioni di indipendenza Mill disse:

«Nessuno può pensare che non sia più conveniente far parte di una grande nazione, godendo di tutti i diritti, che restarsene chiuso nel proprio orticello, fuori dal grande giro del mondo: è solo ristrettezza mentale»

1870-1914 nell'età degli imperi

Gli anni '70-'80-'90 sono decenni di grande difficoltà per gli stati europei.
Le cause sono principalmente due:
a) Espansione del movimento operaio
L'urbanizzazione, la violenza dei rapporti di lavoro nelle fabbriche e la rottura delle precedenti solidarietà di paese, produce un rapido sviluppo di movimenti di massa fortemente anticapitalistici.
Di ispirazione in gran parte marxista il movimento operaio getta sul tavolo della modernizzazione una coscienza di classe mai vista prima nella storia dell'uomo e una organizzazione politica sempre più articolata (sindacati, società di mutuo soccorso, partiti).
b) Crisi economica
Lo sviluppo industriale esaurisce la prima fase: per proseguire lo sviluppo tecnologico occorrono grandi ristrutturazioni e lo stato ha bisogno di un consenso sempre più esteso. Se non fa nulla rischia la rivoluzione.

In coincidenza con questo difficile momento, viene ridefinito anche il concetto di nazione. Possiamo individuare tre linee principali:

1) Stato di qualsiasi grandezza

2) Etnia e lingua definiscono lo stato-nazione

3) Svolgere un'azione dall'alto per "nazionalizzare" il popolo.

Primo punto: lo stato può essere anche piccolo. Gli imperi austro-ungarico e ottomano soffrono di gravi fermenti indipendentisti; come se tutto il malumore di secoli di dominazione avesse finalmente trovato una valvola di sfogo (una ragione che legittimi e si auto-legittimi agli occhi delle masse) quasi ogni regione ad omogeneità linguistica / culturale accampò pretese autonomiste. In pochi anni croati, serbi, greci, ungheresi, ma anche irlandesi e norvegesi passarono ad azioni armate per rivendicare potere politico e autonomia da Vienna, Istambul o Londra.

Secondo punto: si affaccia anche il concetto di etnia; che essendo vago, indefinito e "flessibile" si adatta perfettamente alle rivendicazioni (artificiali) dei gruppi nazionalisti.

Ma etnia e lingua furono "manipolati" anche da poteri costituiti e utilizzati, insieme ad altri elementi, proprio per rafforzare e legittimare il nuovo potere, laico e borghese.

Nel '900, a differenza dei secoli precedenti, la lingua apparve essenziale nel conferire identità nazionale. Così Ataturk Kemal nel neonata Turchia impose un lingua nuova (il turco) a sostituire dal gergo burocratico l'ottomano e dalla parlata comune i mille dialetti ancora in uso. Ma gli artifici che i nuovi (vecchi) stati balcanici di Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia ecc. hanno imposto ai loro vocabolari negli anni '90 sta a dimostrare la considerazione ancora molto forte dell'unità linguistica rispetto al concetto nazionale.

Le teorie evoluzionistiche darwiniane furono estese, con dubbia logica, anche alla questione della razza. E' in questi anni che si diffonde una cultura intollerante, arrogante e sprezzante di ogni diversità etnica, che tanto peso avrà nel primo dopoguerra.

Terzo punto: la nazionalizzazione delle masse.

Lo stato abbandona la posizione super partes tipica del periodo liberale e interviene direttamente nella gestione degli affari interni. Diviene uno "Stato Interventista" che agisce culturalmente per raggiungere le masse e ottenere consenso e fedeltà. Lo fece sia per evoluzione stessa della democratizzazione della struttura statale, sia per rispondere alla propaganda socialista sempre più minacciosa.

Per capire quanto lo stato possa cambiare la concezione della realtà nei propri cittadini è significativo dare uno sguardo diacronico alla Francia tra '700 e '800. Scrive Weber (sociologo americano): "per vedere i pellerossa basta guardare i contadini di francia. Sono sudici, analfabeti, superstiziosi; vivono in tanti piccoli mondi isolati, passano la loro vita in pochi chilometri quadrati..."

Quando e come è stata creata la Francia? Secondo Weber tra '800 e '900 con quattro principali fattori di mutamento:

a) comunicazioni

Grazie soprattutto alle ferrovie la gente si muove in massa. Fenomeni di immigrazione interna e mobilità di lavoro contribuirono molto ad avvicinare realtà distanti tra loro.

b) servizio militare

Nel 1870 il servizio militare divenne sistematico e obbligatorio. Insieme ai diritti sopraggiungono anche doveri a cui non ci si sottrae. Però la convivenza forzata ha conferito civiltà e cultura di milioni di giovani.

c) scuola obbligatoria

Il 1870 rese obbligatoria anche la frequenza scolastica. Naturalmente gratuita.

d) stato laico

La scuola non è più portavoce dei valori della Chiesa cattolica bensì dello stato laico e progressista.

A questi processi si affiancò spesso una propaganda nazional-popolare alimentata da tradizioni, costruzioni architettoniche, parate, eroi.

Sintesi

SINTESI RAGIONATA DELLA STORIA CONTEMPORANEA

La SINTESI della storia contemporanea intende supportare le sezioni tematiche del sito con informazioni essenziali circa gli avvenimenti degli ultimi due secoli. Il criterio utilizzato è quello della disposizione cronologica secondo filoni tematici. Questo permette di seguire anche un solo filone (ad es. la storia dell'Italia) senza dover estrapolare poche righe da ogni paragrafo. E' da tenere presente che le parti indicate genericamente per periodo (p.e.“anni 40- 50” ) si rivolgono alle vicende più significative degli stati che più di altri hanno segnato lo sviluppo dell'intero pianeta. Per quanto riguarda questa prima fase Francia e Gran Bretagna.

parte 1 - sintesi 1815-1870
parte 2 - sintesi 1870 - 1913
parte 3 - sintesi 1913-1945
parte 4 - sintesi 1945 -

La disintegrazione della Jugoslavia /2

Come si è arrivati alla fine del conflitto?

La svolta si è avuta con l'intervento degli Stati Uniti. Prima appoggiando (clandestinamente) la repubblica croata, rifornendo e addestrando l'esercito regolare, poi – nell'ambito di alcune risoluzioni ONU – bombardando le postazioni di artiglieria con cui l'esercito serbo teneva sotto assedio le principali cittadine bosniache. Dal punto di vista strategico l'alleanza tra Croazia (che rinunciò così all'annessione dell'Erzegovina) e Bosnia sancì il ribaltamento degli equilibri sul campo di battaglia. In poco più di due mesi – da agosto a novembre - la controffensiva delle forze croato-bosniache e i bombardamenti della Nato indussero Milosevic a firmare gli accordi di pace e a dare inizio al lungo dopoguerra Jugoslavo.

Protagonisti e altro

Solbodan Milosevic – presidente della repubblica di Serbia e Montenegro

Franjo Tudjman – presidente della repubblica di Croazia

Karadic, presidente repubblica serbo-bosniaca, ricercato dal tribunale internazionale dell'Aja, è stato arrestato il 20 luglio 2008.

Mladic / Arkan sono solo alcuni dei più terribili capi militari dell'esercito serbo, responsabili dei più efferati massacri tra le montagne e le città della Bosnia.

Krajina – territorio croato abitato in maggioranza dai serbi che fu annesso dalla Serbia all'inizio del conflitto e poi “liberato” nel 1995 durante la fortissima controffensiva dell'estate. Seguì una dura politica di pulizia etnica a danno dei serbi espulsi dalle loro case, oppure mal tollerati dal nuovo stato.

Il ponte di Mostar – simbolo dell'unione delle due culture musulmana e croata, il caratteristico e antico ponte fu cannoneggiato e abbattuto dall'esercito croato durante la guerra tra croati e bosniaci nel 1993. Oggi è stato ricostruito e riconsegnato alla città, ancora nettamente divisa tra quartieri cattolici-croati e musulmani-bosniaci.

Appendice

il Kosovo e la guerra della Nato

“Tutto è cominciato e tutto finirà in Kosovo”. Era una profezia che, a quanto pare, si è avverata. Con la creazione dell'esercito di liberazione UCK l'intensità dello scontro con il potere di Belgrado fa un salto di qualità: la tipica resistenza passiva delle popolazioni albanesi diventa guerriglia. La reazione di Milosevic è una repressione militare in stile bosniaco.

Ancora sotto shock per l'insopportabile attendismo mostrato nel corso del conflitto bosniaco, la comunità internazionale mostra il pugno di ferro, intimando a Milosevic il ritiro delle truppe con alcune risoluzioni ONU. Dopo il fallimento dei negoziati di pace di Rambouillet (1998-99) MA SENZA il mandato ONU la Nato procede ad un'azione militare contro le città Jugoslave. Per quasi tre mesi Belgrado fu bersaglio dei bombardieri americani e britannici. A giugno Milosevic ritirò le truppe dal Kosovo, concludendo così il tragico decennio dell'ex-jugoslavia. Il Kosovo è passato ad un'amministrazione ONU anche se formalmente rimane una regione della repubblica di Serbia-Montenegro.

Slovenia e Macedonia sono riusciti a tenersi fuori dal conflitto, anche se la Macedonia ospita un contingente della UE come forza di interposizione.


 

[1] Croazia cattolici; Serbia cristiano-ortodossi; Bosnia-musulmani.

La disintegrazione della Jugoslavia

“La cosa che più mi turbava non era la mancanza di sicurezza individuale, il fatto che potessimo, come qualunque altro abitante di quel paese, morire improvvisamente a causa di una granata o di una pallottola di un cecchino, ma il fatto di assistere in diretta – e forse contribuire? – al crollo di tutti i valori difesi dalla nostra civiltà. I diritti dell'uomo non avevano più alcun senso. Potevi essere ucciso ad un posto di blocco soltanto perché il tuo nome sembrava musulmano. E la cosa peggiore è che il tipo che ti stava di fronte, quello che ti sparava era tale e quale a voi e a me.”
Jean-Selim Kanaan. La mia guerra all'indifferenza (2002)

L'integrità dello stato jugoslavo, garantito dal governo comunista di Josip Broz Tito, si sbriciola in modo sconcertante ai primi anni novanta. La morte del grande capo nel 1980 non intaccò il sistema di potere basato sul dominio del partito unico e dell'esercito ma anche su forme di decentramento per unità produttive e comunità nazionali. Le varie religioni [1] erano inquadrate in una sostanziale laicità istituzionale, che riconosceva in modo paritario le varie festività. In particolare la Bosnia-Erzegovina era la regione dove si era realizzata una vera e propria comunità multietnica, con tantissimi matrimoni misti e con una visione molto aperta e moderna dell'islam.

Una prima avvisaglia si ha nel 1981, quando la regione del Kosovo (80% di albanesi) vide delle sommesse di ragazzi che rivendicavano lo status di repubblica all'interno della Federazione. Fino al 1991 la Jugoslavia era uno stato federale di cui facevano parte, da nord a sud: Slovenia – Croazia – Serbia – BosniaErzegovina – Macedonia. Kosovo e Montenegro erano organi amministrativi autonomi all'interno della Repubblica di Serbia , la più grande e la più rappresentata negli organi federali tra le repubbliche.

La sommossa dei giovani kosovari è repressa con facilità. Il crollo avviene dopo la caduta del muro di Berlino e coincide con l'ascesa di Slobodan Milosevic ai vertici del partito comunista e dello stato. Le pressioni esterne per un'apertura indiscriminata ai mercati internazionali trova stato e popolo impreparati e innesca meccanismi centrifughi per cui le province più ricche e legate all'occidente (Slovenia e Croazia) sostengono una riforma istituzionale che trasformi la federazione in confederazione.

Quale fu la scintilla?

La guerra civile in Jugoslavia scoppia con la dichiarazione di indipendenza di Slovenia e Croazia nel 1991. Riconosciute da Germania e Unione Europea i nuovi stati sono aggrediti militarmente dall'esercito federale jugoslavo, in realtà divenuto esercito della repubblica serba, dando vita ad una guerra vera e propria. Il conflitto entra in una spirale tragica alimentandosi dei peggiori fantasmi della storia balcanica: tornano i miti di tutte le precedenti guerre, da quelle medievali a quelle della seconda guerra mondiale; vengono riscritti i libri di storia; reinventata la lingua: la propaganda nazionale diventa, insomma, un inno all'odio etnico. L'escalation del fanatismo panslavo induce la Bosnia a proclamare l'indipendenza (1992). Il 6 aprile dello stesso anno inizia il cannoneggiamento di Sarajevo e l'assedio della capitale della Repubblica della Bosnia Erzegovina. Ufficialmente la guerra in Bosnia riguardava i serbo-bosniaci che avevano dichiarato una propria repubblica indipendente “Republika Srpska”: in realtà si trattava di un tentativo di conquista mano militare del territorio da parte dell'esercito di Serbia.

Il conflitto che ha disintegrato la federazione jugoslava rappresenta una specie di “buco nero” per la civiltà europea del dopoguerra. Non c'era infatti un esercito che perseguiva precisi obiettivi strategici, né – come succedeva in Somalia e Afganistan – bande di irregolari che si spartivano il controllo del territorio. In Bosnia agivano eserciti pressoché regolari con l'obiettivo di uccidere e far scappare le popolazioni di etnia rivale, di compiere cioè un genocidio . Tornarono i cetnici e gli ustascia, tornarono i campi di concentramento, le fosse comuni, le deportazioni e le stragi. E divenne familiare il pericolo del cecchino: ovvero del militare che, nascosto dietro una finestra, spara ai civili inermi – meglio se donne e bambini – intenti ad attraversare la strada, fare la spesa, comprare il pane o riempire bottiglie d'acqua.

Inoltre bisogna aggiungere che la guerra assunse presto una forma di “tutti contro tutti”: Serbia contro Croazia e Bosnia; ma anche Bosnia contro Croazia poiché all'interno della Bosnia la minoranza croata aveva rivendicato l'annessione con lo stato-madre. La guerriglia era fatta casa per casa, villaggio per villaggio, dove ogni esercito che prevaleva provvedeva alla “pulizia etnica”: bruciava o confiscava le abitazioni, cacciava o uccideva le persone di etnia sbagliata.

Le Nazioni Unite gestivano l'assistenza umanitaria e molti contingenti internazionali agivano sul territorio per proteggere i progetti di assistenza. L'incapacità dei paesi di trovare una soluzione e di fare qualcosa segnò una sconfitta storica per la politica dell'Unione Europea. Fu soltanto nel 1995, dopo 200 mila morti e molti milioni di profughi e rifugiati, che la guerra vide la sua fine con gli accordi di Dayton (Stati Uniti),

 

 

 

che sancì l'indipendenza di tutte le repubbliche dell'ex Jugoslavia ma con una ridefinizione dei confini su basi strettamente etniche. La Bosnia Erzegovina mantenne la sua integrità.



 

La Palestina e lo stato di Israele

Perché la guerra?

Il conflitto arabo-israeliano, che da cinquanta anni ha trasformato la terra di Palestina in un campo di battaglia permanente, è un prodotto tragico del nazionalismo, inserito in un contesto di forte conflittualità religiosa.
Israele, stato indipendente dichiarato il 14 maggio 1948, si costituisce al termine di una contraddittoria politica di decolonizzazione attuata con gravissime responsabilità da Francia e Gran Bretagna.

La Palestina non è mai stata una nazione indipendente. Fino al 1914 era parte dell'impero Ottomano; una regione scarsamente popolata, arretrata e con un sistema semifeudale. Gli abitanti erano in grandissima maggioranza poveri braccianti al servizio di proprietari terrieri. Nel 1880 la zona contava circa 24 mila ebrei e 150 mila arabi. Nel 1945 gli arabi erano saliti a 1 milione e 240 mila, mentre gli ebrei erano 553 mila. Solo Gerusalemme era un centro urbano di una qualche importanza.

Cosa accadde nel frattempo? La prima guerra mondiale segnò la fine dell'impero Ottomano; l'area mediorientale passò sotto il controllo (protettorato) franco-inglese. Le diplomazie dei due stati avviarono un triplice gioco:

A) fu promessa l'indipendenza ai grandi proprietari arabi in cambio del loro appoggio in guerra (1915)

B) Balfour (premier britannico) rispose alla pressione del movimento sionista dichiarando di vedere con favore la creazione di uno stato ebraico indipendente in Palestina (1917).

C) l'accordo Sykes-Picot, siglato nel marzo 1915, e tenuto a lungo segreto, fissò la spartizione dell'intero Medio Oriente in aree di influenza.

La creazione dello stato di Israele

I Trattati di Versailles assegnarono la Palestina al protettorato britannico.

Sia ebrei che arabi si aspettavano una qualche forma di indipendenza; la Gran Bretagna non va oltre a qualche proposta di spartizione territoriale; la conflittualità tra le popolazioni - sempre più numerose - cresce continuamente. Il vento di guerra, e i rischi di una penetrazione tedesca nell'area, indussero il ministro Eden a favorire una strategia di accordo tra i paesi arabi e a proporre (1939) la costituzione di uno stato indipendente, basato sulla coesistenza etnica. Per limitare la supremazia ebraica e per non rompere l'alleanza con i paesi islamici, fu fortemente limitata l'immigrazione ebraica - fissata a quota 75.000.

Con l'inizio in grande scala della persecuzione nazista, è facile immaginare quale ripercussione drammatica abbia comportato questa scelta.

Non mancarono scontri tra terrorismo ebraico e autorità britanniche, considerate ostili al sionismo. Terminata la guerra, forse anche in seguito all'ondata emotiva dell'olocausto, l'immigrazione verso la Palestina non fu più ostacolata dal controllo britannico. Nell'immediato dopoguerra la zona era teatro di scontri tra ebrei e britannici, e tra ebrei e arabi. Nel maggio 1947 La Gran Bretagna annunciò all'ONU che si sarebbe ritirata dalla regione. Nel novembre dello stesso anno dalla stessa assemblea delle Nazioni Unite venne la proposta di dividere la regione in due parti: agli ebrei sarebbe andata la zona del Negev (permetteva una notevole espansione e capacità di accoglienza di nuovi immigrati). Usa, Urss e Francia si dichiararono a favore; la Gran Bretagna si astenne; stati arabi, India, Grecia e Pakistan votarono contro.

Quando le truppe inglesi lasciarono il Medio Oriente, nel maggio 1948, fu immediatamente proclamato lo stato di Israele.

Gli stati arabi considerarono la creazione dello stato ebraico - fondato su basi religiose e razziali - un atto di forza intollerabile: un esercito di palestinesi e truppe dei paesi arabi circostanti attaccò il nuovo stato iniziando la lunga stagione delle sconfitte militari. Aggressioni dei paesi arabi e controffensive violentissime portarono i soldati di Israele ad occupare vaste zone interamente abitate dai palestinesi. I conflitti del 1956, 1967 e 1973 aprirono le porte alla tragedia dei "territori occupati": le alture del Golan, la striscia di Gaza e la Cisgiordania diventarono campi di guerriglia permanente; con una popolazione a grandissima maggioranza palestinese (1,5 milioni gli arabi acquistati nei confini israeliani) discriminati e disprezzati da autorità e coloni. Soltanto nella controffensiva del 1949 e in seguito ai disordini dovuti alla proclamazione del nuovo stato ci furono quasi 1 milione di palestinesi espulsi dalla propria terra, accolti in miserabili campi profughi messi a disposizione dai paesi arabi e dall'UNRRA. 

 

Le guerre e l'intifada

Dal 1949 il conflitto ha assunto connotati sempre più drammatici.

Nel 1956 i palestinesi costituiscono un movimento di liberazione (Al-Fatah) capace di collaborare con le forze armate degli stati arabi e di muovere azioni di guerriglia nel territorio israeliano. Nel 1967 - con fronti caldi come Siria e Egitto - scoppiò una crisi internazionale intorno al controllo del golfo di Aqaba (Sharm el Sheikh), innescato principalmente da Nasser , presidente dell'Egitto. Forte dell'appoggio sovietico - se Usa e Francia erano filo-israeliani, ovviamente i sovietici erano filo-arabi -  Nasser annunciò il blocco delle navi che attraversavano il golfo di Aqaba per rifornire Israele. Lo stato ebraico rispose con la forza: il 5 giugno 1967 l'aviazione bombardò gli aeroporti dei paesi arabi; le truppe di terra occuparono Gaza, Sherm el Sheikh, la Cisgiordania e Gerusalemme, le alture del Golan, l'Alta Galilea e il Sinai. 

L'attacco passò alla storia come la guerra dei 6 giorni: il 10 giugno le offensive erano già terminate.

Ma le ferite aperte risultarono gravissime: lo scontro all'interno del territorio palestinese si trasformò in guerriglia permanente, con una militarizzazione molto estesa del movimento di liberazione arabo e un ricorso alla rappresaglia indiscriminata e violentissima.

Nel 1969 nasce l'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) sotto la guida di Yasser Arafat. Intanto anche il Libano, con il bombardamento di Beirut nel 1968 ad opera dell'aviazione israeliana, entrava nella spirale di guerra del Medio Oriente. La Francia di De Gaulle divenne sostenitrice della pacificazione nell'area, appoggiando di fatto l'azione diplomatica dei paesi arabi.

1972

E' l'anno del massacro di Monaco. Il 5 settembre un commando di guerriglieri palestinesi fece irruzione negli alloggi israeliani del villaggio olimpico, prendendo in ostaggio nove atleti e uccidendone due. Quando le trattative fallirono le truppe speciali assaltarono il commando: nel conflitto rimasero uccisi cinque feddayyin, un poliziotto e tutti gli ostaggi. 

1973

Anwar Sadat, successore di Nasser alla presidenza dell'Egitto, tentò nuovamente nell'autunno del 1973 di cambiare i rapporti di forza nell'area. Il 6 ottobre, sfruttando l'effetto sorpresa offerto dalla festività dello Yom Kippur, Egitto e Siria attaccarono. Dopo primi parziali successi, l'armata araba fu costretta alla ritirata, al punto da veder quasi minacciato Il Cairo. Il 22 ottobre la controffensiva ebbe termine.

Sadat si convinse dell'irrimediabilità della presenza di Israele e avviò una serie di contatti che portarono a una normalizzazione completa dei rapporti tra i due paesi e una fuoriuscita dell'Egitto dalla spirale di violenza del conflitto arabo-israeliano (trattato di pace di Washington, 1979). Sadat, tacciato di tradimento della causa araba, fu assassinato nell'autunno 1981.

Teatro principale degli scontri divenne il Libano, dove si erano rifugiati circa 200.000 palestinesi, armati e decisi a sostenere in grande scala azioni terroristiche e militari contro Israele. Il paese era caduto in una tragica guerra civile su cui Siria e Israele stavano pesantemente contribuendo. All'inizio del 1980 Israele invase il Libano meridionale coinvolgendo nella controffensiva anche i territori palestinesi e proclamò Gerusalemme capitale dello stato. I fatti sono terribilmente complicati per gli intrecci tra scontri locali e religiosi con le questioni di politica internazionale e di supremazia nell'area. Il massacro di Sabra e Shatila (settembre 1982) - un campo di profughi palestinesi alla periferia di Beirut - ad esempio è stato compiuto da truppe dell'esercito cristiano-libanese ma con la complicità dell'esercito israeliano, guidato tra gli altri da Sharon, che aveva il controllo dei campi.


Il resto è storia recente, con l'Intifada, la progressiva istituzionalizzazione dell'OLP e i decisivi accordi, con la mediazione USA, della prima metà degli anni '90 (1994, autonomia a Gaza e Gerico). L'assassinio di Rabin e i continui problemi di coesistenza sono sfociati nei primi mesi del 2000 nella ripresa gravissima dello scontro militare, cercato e alimentato dal governo Sharon.

Si tratta della Seconda Intifada, a cui sono seguiti attentati e conferenze di pace, parziale applicazione dell'autonomia amministrativa nei territori palestinesi e continui attacchi terroristici e controffensive militari. L'agenzia Afp aggiorna i dati delle vittime della Seconda Intifada - iniziata il 28 settembre 2000 - settimanalmente. Al 16 dicembre 2008 i numeri ci dicono:

Palestinesi 5302

Isrealiani 1082

Altre vittime 79    TOT  6463

Nel dicembre 2008, a seguito di una serie di lanci missilistici effettuati dalla striscia di Gaza e che hanno provocato in otto anni circa 15 morti e alcune centinaia di feriti, Israele lancia una durissima offensiva militare denominata "piombo fuso" . L'attacco provoca 1203 vittime tra i palestinesi - tra cui 450 bambini - e oltre 5000 feriti; mentre i morti dell'esercito di Tel Aviv sono stati 10 e 3 i civili. L'Onu ha condannato l'aggressione con la risoluzione 1860 del 8 gennaio 2009.

Ariel Sharon è in stato vegetativo permanente dall'aprile 2006. Il suo successore e attualmente premier in carica è  Benjamin Netanyahu. Entrambi appartengono al Likud, partito di destra, fautore di una politica di occupazione armata e una sottomissione dell'autorità politica palestinese.

Yasser Arafat fondatore e guida dell'Olp è morto nel 2004. Suo succesore è Abu Mazen leader del partito Al Fatha (i moderati palestinesi). L'altro partito importante e vincitore delle ultime elezioni è invece Hamas, molto attivo nella vita sociale e sostenitore di una linea di scontro aperto con Israele.

Nota - La presenza ai vertici istituzionali di Israele e dei territori palestinesi dei due partiti fautori dello scontro rende impossibile la risoluzione del conflitto. In caso di un nuovo e definitivo accordo, infatti, sia il Likud che Hamas perderebbo gran parte del consenso elettorale. E' loro interesse pertanto mantenere la situazione incandescente e alimentare lo scontro ogniqualvolta le pressioni internazionali sembrano aprire scenari diversi. Penso sia questa terribile trappola a inchiodare le popolazioni israeliane e palestinesi a un destino terribile e apparentemente immodificabile. La storia ci dice però che la questione è politica e non religiosa; che quindi sono le scelte a determinare i fatti e non viceversa, come troppo spesso politici e media vogliono far credere.

 

Interessante video - di propaganda a favore della soluzione due popoli due stati - realizzato da una ONG internazionale AVAAZ.org

Il caso Jugoslavia

L'attentato che diede il via alla Prima Guerra mondiale avvenne a Sarajevo, per mano di un giovane bosniaco che rivendicava l'annessione della Bosnia alla Serbia contro l'impero asburgico.

Nel 1918 le rivendicazioni serbe videro riconosciuta il diritto all'autoderminazione con l'istituzione dello stato jugoslavo. Cosa successe con le altre entità etniche? La Croazia accetta lo stato unitario ma si rende conto di non avere la protezione necessaria dall'egemonia serba. Ci sono subito tensioni altissime tra serbi e croati.

Nel 1929 re Alessandro I fece sospendere la costituzione e instaurò la dittatura, dichiarandosi a capo della nazione jugoslava. Era però serbo, e qualche favoritismo alla Serbia lo fa. Gli sloveni accettano il predominio serbo in cambio di maggiore autonomia economica. Ma per i croati non era possibile accettare una situazione così. Si svilupparono gruppi estremisti, disposti alla lotta armata, imbevuti di fanatismo religioso (cattolico) e nazionalista: gli USTASCIA.

Durante l'occupazione italiana, a partire dal 1941, i rapporti di forza sono invertiti: gli ustascia formano un governo fascista collaborazionista e creano la Grande Croazia, che arriva quasi a Belgrado.

Ora sono i serbi che fanno la resistenza. Si formano gruppi combattenti monarchici CETNIKS (cetnici). Nell'estate del 1942 gli ustascia compiono massacri tra gli abitanti serbi e gli italiani non fanno nulla per impedirlo.

Dopo il 1945 il generale Tito, eroe della resistenza, promette la "fine del fascismo e la libertà del popolo" e si propose di sradicare il nazionalismo in nome del socialismo. La sua azione si svolse su tre livelli:

1) Fine nazionalismi

2) Rivoluzione sociale

3) Internazionale comunista

Il primo livello è il miglior risultato di Tito. In quaranta anni crea una società molto mescolata e tiene sotto controllo (anche con la forza) le spinte nazionalistiche.

Gli altri due livelli sono sostanziali fallimenti: la Jugoslavia non ha garantito né libertà né fine dello sfruttamento ai suoi cittadini. Nel 1948 l'Urss ruppe definitivamente con il regime di Tito; tutti i partiti comunisti del mondo si schierarono contro Tito.

Fino alla sua morte lo stato jugoslavo mantenne intatta l'integrità territoriale e politica. Ma con l'ascesa al potere di Slobodan Milosevic e la fine della guerra fredda molte cose cambiarono. Come mostra in maniera magistrale il film Underground di Emir Kustorica del 1995 il paese rimase come congelato per quasi quarant'anni passando - senza mai risolvere i problemi di coesistenza etnica - dalla guerra mondiale a una drammatica guerra civile.

Tra il 1992 e il 1995 il territorio di Croazia, e soprattutto Bosnia Erzogovina, fu teatro di una guerra sanguinosa tra gli eserciti e le truppe irregolari.

Sarajevo nell'inverno 1993


Come si è arrivati alla fine del conflitto?

La svolta si è avuta con l'intervento degli Stati Uniti. Prima appoggiando (clandestinamente) della repubblica croata, rifornendo e addestrando l'esercito regolare, poi – nell'ambito di alcune risoluzioni ONU – bombardando le postazioni di artiglieria con cui l'esercito serbo teneva sotto assedio le principali cittadine bosniache. Dal punto di vista strategico l'alleanza tra Croazia (che rinunciò così all'annessione dell'Erzegovina) e Bosnia sancì il ribaltamento degli equilibri sul campo di battaglia. In poco più di due mesi – da agosto a novembre - la controffensiva delle forze croato-bosniache e i bombardamenti della Nato indussero Milosevic a firmare gli accordi di pace e a dare inizio al lungo dopoguerra Jugoslavo.

Protagonisti e altro

 

Solbodan Milosevic – presidente della repubblica di Serbia e Montenegro

Franjo Tudjman – presidente della repubblica di Croazia

Karadic, presidente repubblica serbo-bosniaca, ricercato dal tribunale internazionale dell'Aja ancora latitante

Mladic / Arkan sono solo alcuni dei più terribili capi militari dell'esercito serbo, responsabili dei più efferati massacri tra le montagne e le città della Bosnia.

Krajina – territorio croato abitato in maggioranza dai serbi che fu annesso dalla Serbia all'inizio del conflitto e poi “liberato” nel 1995 durante la fortissima controffensiva dell'estate. Seguì una dura politica di pulizia etnica a danno dei serbi espulsi dalle loro case, oppure mal tollerati dal nuovo stato.

Il ponte di Mostar – simbolo dell'unione delle due culture musulmana e croata, il caratteristico e antico ponte fu cannoneggiato e abbattuto dall'esercito croato durante la guerra tra croati e bosniaci nel 1993. Oggi è stato ricostruito e riconsegnato alla città, ancora nettamente divisa tra quartieri cattolici-croati e musulmani-bosniaci.

Appendice

 

Il Kosovo e la guerra della Nato

“Tutto è cominciato e tutto finirà in Kosovo”. Era una profezia che, a quanto pare, si è avverata. Con la creazione dell'esercito di liberazione UCK l'inensità dello scontro con il potere di Belgrado fa un salto di qualità: la tipica resistenza passiva delle popolazioni albanesi diventa guerriglia. La reazione di Milosevic è una repressione militare in stile bosniaco.

Ancora sotto choc per l'insopportabile attendismo mostrato nel corso del conflitto bosniaco, la comunità internazionale mostra il pugno di ferro, intimando a Milosevic il ritiro delle truppe con alcune risoluzioni ONU. Dopo il fallimento dei negoziati di pace di Rambouillet (1998-99) MA SENZA il mandato ONU la Nato procede ad un'azione militare contro le città Jugoslave. Per quasi tre mesi Belgrado fu bersaglio dei bombardieri americani e britannici. A giugno Milosevic ritirò le truppe dal Kosovo, concludendo così il tragico decennio dell'ex-jugoslavia. Il Kosovo è passato ad un'amministrazione ONU anche se formalmente rimane una regione della repubblica di Serbia-Montenegro.

Slovenia e Macedonia sono riusciti a tenersi fuori dal conflitto, anche se la Macedonia ha un contingente della UE come forza di interposizione.

[1] Croazia cattolici; Serbia cristiano-ortodossi; Bosnia-musulmani.

I 14 punti di Wilson

1 - Pubblici trattati di pace, stabiliti pubblicamente e dopo i quali non vi siano più intese internazionali particolari di alcun genere, ma solo una democrazia che proceda sempre francamente e in piena pubblicità.

2 - Assoluta libertà di navigazione per mare, fuori delle acque territoriali, così in pace come in guerra, eccetto i casi nei quali i mari saranno chiusi in tutto o in parte da un'azione internazionale, diretta ad imporre il rispetto delle convenzioni internazionali.

3 - Soppressione, per quanto è possibile, di tutte le barriere economiche ed eguaglianza di trattamento in materia commerciale per tutte le nazioni che consentano alla pace, e si associno per mantenerla.

4 - Scambio di efficaci garanzie che gli armamenti dei singoli stati saranno ridotti al minimo compatibile con la sicurezza interna.

5 - Regolamento liberamente dibattuto con spirito largo e assolutamente imparziale di tutte le rivendicazioni coloniali, fondato sulla stretta osservanza del principio che nel risolvere il problema della sovranità gli interessi delle popolazioni in causa abbiano lo stesso peso delle ragionevoli richieste dei governi, i cui titoli debbono essere stabiliti.

6 - Evacuazione di tutti i territori russi e regolamento di tutte le questioni che riguardano la Russia... Il trattamento accordato alla Russia dalle nazioni sorelle nel corso dei prossimi mesi sarà anche la pietra di paragone della buona volontà, della comprensione dei bisogni della Russia, astrazion fatta dai propri interessi, la prova della loro simpatia intelligente e generosa.

7 - Il Belgio – e tutto il mondo sarà di una sola opinione su questo punto – dovrà essere evacuato e restaurato, senza alcun tentativo per limitarne l'indipendenza di cui gode al pari delle altre nazioni libere.

8 - Il territorio della Francia dovrà essere completamente liberato e le parti invase restaurate. Il torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871, a proposito dell'Alsazia–Lorena, torto che ha compromesso la pace del mondo per quasi 50 anni, deve essere riparato affinché la pace possa essere assicurata di nuovo nell'interesse di tutti.

9 - Una rettifica delle frontiere italiane dovrà essere fatta secondo le linee di demarcazione chiaramente riconoscibili tra le due nazionalità.

10 - Ai popoli dell'Austria–Ungheria, alla quale noi desideriamo di assicurare un posto tra le nazioni, deve essere accordata la più ampia possibilità per il loro sviluppo autonomo.

11 - La Romania, la Serbia ed il Montenegro dovranno essere evacuati, i territori occupati dovranno essere restaurati; alla Serbia sarà accordato un libero e sicuro accesso al mare, e le relazioni specifiche di alcuni stati balcani dovranno essere stabilite da un amichevole scambio di vedute, tenendo conto delle somiglianze e delle differenze di nazionalità che la storia ha creato, e dovranno essere fissate garanzie internazionali dell'indipendenza politica ed economica e dell'integrità territoriale di alcuni stati balcanici.

12 - Alle regioni turche dell'attuale impero ottomano dovrà essere assicurata una sovranità non contestata, ma alle altre nazionalità, che ora sono sotto il giogo turco, si dovranno garantire un'assoluta sicurezza d'esistenza e la piena possibilità di uno sviluppo autonomo e senza ostacoli. I Dardanelli dovranno rimanere aperti al libero passaggio delle navi mercantili di tutte le nazioni sotto la protezione di garanzie internazionali.

13 - Dovrà essere creato uno stato indipendente polacco, che si estenderà sui territori abitati da popolazioni indiscutibilmente polacche; gli dovrà essere assicurato un libero e indipendente accesso al mare, e la sua indipendenza politica ed economica, la sua integrità dovranno essere garantite da convenzioni internazionali.

14 - Dovrà essere creata un'associazione delle nazioni, in virtù di convenzioni formali, allo scopo di promuovere a tutti gli stati, grandi e piccoli indistintamente, mutue garanzie d'indipendenza e di integrità territoriale.