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Rivoluzione Comunista

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Vladimir Ilic Lenin

La rivoluzione d'ottobre deve la sua riuscita alla volontà di Vladimir Ilic Lenin, capo della corrente bolscevica del partito socialdemocratico, di tentare la presa del potere anche in mancanza di quelle che i marxisti ortodossi pensavano dovessero essere le condizioni indispensabili per fare la rivoluzione (maggioranza della classe operaia, implosione quasi naturale del sistema capitalista). <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" />

L'ascesa politica di Lenin avviene con la proclamazione del governo borghese e con la sconcertate scelta di proseguire la guerra. Nelle tesi di aprile – siamo già nel 1917 – Lenin dichiara di voler fare subito la rivoluzione: “le idee sono grigie, verde è l'albero dell'azione” (citazione del Faust di Goethe "è grigia, caro amico, qualunque teoria, verde è l'albero d'oro della vita" - Faust, a cura di F.Fortini, Mondadori, Milano 1980, I, pp.154-155).

In pratica il successo si spiega con una concomitanza di fattori

a) Vuoto politico della classe borghese

b)    Attrattiva dello slogan di Lenin: "Pane e pace per tutti"

c) La riuscita del sistema dei Soviet

d) La forza del partito sul parlamento

 

"Tutto il potere ai Soviet"

I soviet sono letteralmente i Consigli di Fabbrica. Nel corso del tentativo rivoluzionario del 1905, il partito socialdemocratico russo – a dispetto del nome il più estremista dell'arco politico – ne fece una bandiera del potere dei lavoratori da contrapporre al potere costituito.

In “Che fare? “ (1905) Lenin ne tratta solo marginalmente, era più che altro TrockJi ad avere fiducia nel sistema.

Invece nel febbraio 1917 è lo stesso Lenin a riproporre i Soviet come potere parallelo al potere borghese, e lo fa con la consueta forza immaginativa: lo slogan “tutto il potere ai soviet” passa in breve tempo dalle parole alla realtà.

Nell'estate 1917 Lenin scrive il suo lavoro più utopistico (“Stato e rivoluzione”) dove pone al centro il sistema dei soviet, largamente ispirati alla Comune di Parigi e alla democrazia diretta. Pochi mesi prima del putsch vincente il capo dei bolscevichi parla di “fine dello stato”, di abolizione del controllo statale, di autogestione dei soviet ecc.

L'adesione dei lavoratori ai soviet incrementò sempre più nei mesi di agosto, settembre e ottobre; la coesione politica del governo apparve sempre più sfilacciata e Lenin spinse fortemente per un colpo di mano.

In poche ore e con un solo morto, il Palazzo d'Inverno fu preso la mattina del 2 novembre 1917: il potere comunista iniziava la sua più lunga esperienza di governo.

Rivoluzione tra utopia e realtà

Martov, leader dei menscevichi pensava che non fosse il momento di fare la rivoluzione, per tutta una serie di motivi, non ultimo l'isolamento e l'ostilità internazionale. Lenin e i bolscevichi invece erano convintissimi che la rottura “dell'anello debole” dell'imperialismo (la Russia) avrebbe portato altri paesi sconfitti – in primis la Germania – a seguire l'esempio rivoluzionario.

Non andò così e quasi tutti gli auspici della rivoluzione andarono perduti dopo solo 4 anni:

a) I soviet vengono esautorati

Tra i due poteri concorrenziali – partito e soviet – dopo la presa del potere ha predominanza il primo. Anzi in misura ancora più ristretta il solo Comitato Centrale del Partito Comunista. Nel corso della guerra civile, scatenatasi in terra di Russia tra il 1918 e il 1920, l'emergenza implica un accentramento di poteri che non sarà più revocato. Di grande esemplarità è l'episodio di Kronstad.

La base militare di Kronstad rappresentava una delle roccaforti della rivoluzione, con un soviet di marinai fortissimo. Finita la guerra civile loro chiedono con grande insistenza il ritorno alla “democrazia del proletariato” con il ripristino dei soviet. Nella primavera del 1921 invece la loro protesta diventa sommossa, e la sommossa una repressione sanguinosa.

b)    Dittatura del Comitato Centrale all'interno del PCUS

Anche in questo caso il 1921 è la data cruciale. A seguito dell'iniziativa di Alexandra Kollontaj, una brillante intellettuale comunista fondatrice di “Opposizione Operaia”, il gruppo dirigente, con Lenin e Trockji in prima linea, impone il divieto di discussione all'interno del partito. E' importante notare l'atteggiamento sacrale che i due capi della rivoluzione russa hanno nei confronti del partito: essi pensano a una partito “anima” della rivoluzione, depositario di tutta la giustizia e accentratore di tutte le virtù. Trockij: “Non c'è salvezza al di fuori del partito”. Inoltre Lenin non aveva alcuna predisposizione verso il pluralismo, mette fuorilegge gli altri partiti, anche i socialisti, e non risparmia accuse di tradimento a chi non la pensa come lui.

I soviet vengono esautorati quando i bolscevichi perdono la maggioranza; era solo un utilizzo strumentale della democrazia diretta, lui crede veramente solo nel partito.

c) Collettivizzazione forzata

Seguendo il marxismo classico pensavano al socialismo nelle campagne come abolizione della proprietà privata e collettivizzazione della terra.

Considerare i contadini come degli operai si è dimostrato il dogma ideologico più catastrofico dell'intera storia comunista.

Il problema centrale, su cui si sono scontrati generazioni di rivoluzionari, è la volontà ancestrale dei contadini a desiderare un pezzo di terra proprio, come garanzia di sussistenza e di benessere (anche di identità?).

Inizialmente Lenin non andò contro ai contadini. I MIR furono ristrutturati, modernizzati, ridisegnati in base agli espropri dei Kulaki (ricchi proprietari) e alla distribuzione di terra ai contadini poveri. Poi tenta una collettivizzazione a tappe ma non riesce. La questione non è risolta alla morte del leader. Sarà Stalin ad applicare “alla lettera” le teorie marxiste in merito alla collettivizzazione della terra.

Opinioni

La dimensione del fallimento della rivoluzione comunista, nei valori non nel potere che invece si è consolidato, è stata interpretata in maniera diversa dalla storiografia:

1 - "Leninisti"

Sono autori di grande fama, come l'inglese E.H. Carr e il tedesco Isaac Deutscher. La loro posizione si può riassumere nell'affermazione che:

"le idee sono giuste, le intenzioni pure, ma mancavano le condizioni: ci hanno provato ma era impossibile"

Le condizioni, obbiettivamente durissime, sono giudicate la causa vera del tradimento dei principi rivoluzionari. In particolare l'ostilità internazionale, culminata nella guerra civile e nel lungo isolamento economico, impedirono lo sviluppo di forme più democratiche del socialismo.

2 - "Anticomunisti"

Rappresentati da storici statunitensi Adam B.Ulam e Isaac Shapiro, questa corrente imputa alla formazione culturale di Lenin e degli altri dirigenti bolscevichi il risultato antidemocratico della rivoluzione. Definiti "un gruppo di avventurieri", i bolscevichi sono considerati una nuova élite che si è sostituita a quella precedente nello sfruttamento della popolazione.

3 - Combinazione di ragioni oggettive e soggettive

Come sintesi di condizioni difficili e carenze ideologiche, sul versante di democrazia e diritti umani, è illuminante la descrizione fatta da molti rivoluzionari "traditi" dall'atteggiamento del PCUS al termine del conflitto. In particolare si veda le opere di Victor Serge (su tutti: "Memorie di un rivoluzionario")

Perché fallisce il comunismo sovietico?

 

Habarovsk, 16 agosto 1991
" Anche a occhi chiusi ormai riconosco il socialismo. Forse è l’odore della benzina mal raffinata, ma appena mi affaccio al portellone dell’aereo che mi ha portato qui, so che sono arrivato in uno di quei paesi dove i poliziotti ti guardano come se tu avessi appena commesso un delitto, dove bisogna fare attenzione a quel che si scrive nella dichiarazione della dogana, dove bisogna pensare che i telefoni sono ascoltati, dove i dollari, unica vera moneta del mondo, specialmente quello non capitalista, valgono una certa cifra al mercato ufficiale e un’altra al mercato nero… Ormai ci ho fatto l’abitudine. Lo so. Apro gli occhi e tutto il resto segue l’odore del socialismo: la confusione, la sporcizia, le urla, i pacchi legati con lo spago, gli eterni lavori in corso, i tubi per terra su cui si inciampa, una pericolante passerella di legno su una fossa aperta e mai richiusa, proprio davanti all’uscita dell’aeroporto e che ora tutti i passeggeri in partenza e in arrivo debbono attraversare.  "
Tiziano Terzani, Buonanotte signor Lenin (1991)
 
L'Unione Sovietica, a dispetto della facciata da superpotenza, era giunta agli anni '80 in una situazione di crisi strutturale molto più avanzata di quanto apparisse agli occhi di tutti gli osservatori, occidentali o comunisti. Ogni campo di intervento statale era in difficoltà.

ECONOMIA

Nell'immediato dopoguerra grande crescita del PIL (+11%) poi l'economia si fece sempre più stagnante. Il consigliere di Gorbaciov, Aganbegyan, nel 1987 rivelò una crescita pari a zero! Come è stato possibile questo crollo? Da una parte i Kolcholzy, le fattorie collettive, risultarono un vero disastro: inefficienti e costose, obbligarono l'Urss ad acquistare il grano dall'estero (nell'800 era il maggior esportatore mondiale).

Un altro elemento che affossò l'economia sovietica fu l'incapacità di far funzionare la distribuzione e il trasporto dei beni di consumo. Andropov, predecessore di Gorbaciov, valutò in circa 1/3 delle ore lavorative il tempo sprecato in attività improduttive.

BUROCRAZIA

Nel dopoguerra diventa – accentuando il carattere già emerso nel corso della stabilizzazione degli anni '20 e '30 – un vero e proprio macigno allo sviluppo del paese. nasce la “nomenklatura”: un gruppo di funzionari conservatori e privilegiati, contrari a qualunque riforma… In pratica il potere burocratico sostituisce il potere politico.

STATO SOCIALE

La repubblica socialista inizialmente dà ai cittadini sovietici servizi sociali impensabili nel regime zarista. Fino agli '60 l'attenzione dello stato nel campo dell'istruzione, della sanità, dell'educazione sportiva era all'avanguardia mondiale (il 25% degli scienziati e la metà degli ingegneri del mondo sono sovietici). Ma l'elefantiasi burocratica col tempo soffocò anche questi settori: i medici passavano più tempo a compilare moduli che a curare i pazienti e a studiare le malattie. Con gli anni '80 nella società comunista ricompare la povertà di massa: 20% sulla soglia di povertà; alcolizzati a livelli record e nuove sacche di emarginazione.

CONSENSO POLITICO E IDEOLOGICO

Paradossalmente la popolazione russa degli anni '80 è la meno politicizzata del mondo. Dominano apatia e cinismo, disinteresse e fatalismo. La partecipazione alla vita pubblica e politica è praticamente zero e la capacità del regime di convincere della superiorità del sistema sovietico è fallimentare sotto tutti i punti di vista. In questo contesto si fece strada la piaga mafiosa e l'esplosione dell'illegalità: mercato nero, traffico di droga, oro, armi, valuta straniera.

Il comodo torpore

Dal punto di vista sociologico la maggioranza della popolazione era piuttosto assuefatta al sistema di vita sovietico. Quello che è stato definito come “comodo torpore” (tenore di vita basso ma sufficiente, sicurezza sociale e sostanziale “diritto all'ozio”) ha funzionato più come freno alle riforme che come motore per il cambiamento. A mettere in discussione il sistema non fu la base dei cittadini ma una èlite di ceti medi istruiti e tecnicamente preparati. Appunto la classe di provenienza di Michail Gorbaciov.

Michail Gorbaciov

 

Giovane segretario del PCUS proveniente dai quadri "tecnici" del partito, riassumeva le qualità normalmente assenti nella stragrande maggioranza dei funzionari di partito. Con coraggio e determinazione riesce ad avviare un'azione risanatrice sul piano interno e un'azione di portata storica sul piano internazionale.

Fuori dai confini l'immagine dell'ultimo leader comunista resterà per sempre legata alla fine della guerra fredda; con gli accordi di Reykjavik (1986) e Washington (1987) firmati con il presidente Usa Ronald Reagan, scompare l'incubo di una guerra nucleare.

Più difficile invece risollevare le sorti dell'economia sovietica.

Il tentativo di Gorbaciov si articola lungo due grandi progetti di riforma: la Glasnost (trasparenza, ovvero riforme istituzionali per aprire al meccanismo democratico di libere elezioni con pluralismo politico) e la Perestrojka (ristrutturazione, ovvero apertura moderata ai meccanismi del libero mercato allo scopo di rivitalizzare la produzione, l'efficienza e la distribuzione). In effetti fu proprio questa miscela a far precipitare il mondo comunista nell'agonia definitiva. Nel distruggere il sistema d'autorità del partito unico, infatti, la riforma riuscì, investendo di nuovo potere le repubbliche federali e gli organi statali. Il fallimento del quadro economico, invece, peggiorò il tenore di vita dei cittadini: proprio in coincidenza dei primi passi verso democrazia e pluralismo il paese sprofondava nel caos e nell'anarchia economica (nel 1989 per la prima volta l'Urss non approntò un piano quinquennale). Fu una concomitanza esplosiva.

Quando si ruppe il laccio dell'autorità del partito unico, andò in pezzi l'intero sistema delle repubbliche socialiste. La svolta si ebbe nel 1991 all'indomani del tentato colpo di mano del vertice del partito. Era un tentativo per salvare il partito e con esso l'Unione Sovietica, minacciata (secondo i vice di Gorbaciov) dalle riforme in corso. Il fallito "golpe" (termine improprio) ebbe come conseguenza l'ascesa politica di Boris Eltsin, presidente della repubblica federale russa e protagonista mediatico della rivolta di Mosca, il quale sfruttò il discredito del Pcus per promuovere un accordo con gli altri presidenti delle repubbliche socialiste, per smembrare la Federazione Sovietica e sostituirla con la Comunità di Stati Indipendenti C.S.I., un'associazione più virtuale che reale, di nessun peso politico.

Il 25 dicembre 1991 la bandiera rossa fu abbassata dal palazzo del Cremlino dopo 74 anni.

Stalin

La figura e l'opera di Stalin ha diviso la storiografica in quattro differenti interpretazioni:

1 - Scuola americana

"Stalin applica il leninismo puro, senza alterazioni"

E' la posizione sostenuti da storici come Ulam, Brezinski e Koestler. Per loro la modernizzazione del paese, con le premesse dittariali conferite al potere da Lenin, non poteva essere realizzato in altro modo.

2 - Comunisti ortodossi
Fino al 1956, esponenti come Togliatti sostenevano una contiguità tra Lenin e Stalin, per poi prendere le distanze dopo le rivelazioni di Krushev. E. Carr, storico comunista inglese esalta l'opera di Lenin e considera Stalin il proseguimento terribile ma necessario della rivoluzione. Per Carr la dittatura stalinista era l'unica alternativa, in Russia, al fascismo.

3 - Trockisti
Secondo il vecchio leader bolscevico Trockij lo stalinismo aveva affossato la rivoluzion. Nessuna autocritica rispetto al modello leninista e alle contiguità tra i due sistemi.

4 - Scuola contemporanea

Chon, Smytchka sono i principali esponenti di una analisi che punta ad indentificare le differenze e le conseguenze nella società sovietica delle due fasi politiche.

In particolare è da notare come il culto della personalità , riflesso di una psicologia paranoica e sfiduciata in Stalin, non esisteva in Lenin. Egli impose la sua guida al comitato centrale come risultato di una impostazione gerarchica, non come accentramento personale del potere.

Non per nulla il partito, considerato da Lenin lo strumento fondamentale del potere, è rapidamente accantonato nella struttura politica messa a punto da Stalin. Negli anni '30 è la polizia politica ad avere carta bianca anche su esponenti del partito, dipendendo direttamente dal capo.

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Riguardo alla questione contadina l'atteggiamento dei due leader è sensibilmente diversa; mentre Lenin evitò di contrapporsi in modo netto al mondo rurale (insofferente alle pratiche di collettivizzazione), Stalin attuò la linea dura dello scontro. Dal '28-'29 si aprì una vera e propria guerra tra stato e campagna: l'inquadramento coatto nei kolchozy (aziende agricole statali nelle quali i partecipanti utilizzano collettivamente la terra e i mezzi di produzione) provocò una resistenza durissima, fatta macellando in massa il bestiame e riducendo le aree seminative. Il patrimonio zootecnico scese paurosamente, ma assolutamente drammatico è il conto delle vittime, non certificato, ma senz'altro dell'ordine di milioni (7, 8, 9 forse). In più riprese, la collettivizzazione forzata delle campagne, riuscì; basti pensare che nel 1940 ben il 96.9 per cento delle aziende erano collettive.

In politica estera la concezione del socialismo possibile in un solo paese appartenne solo a Stalin. Lenin credeva nell'internazionalismo, e vedeva la necessità di proseguire l'espansione verso occidente. Stalin viceversa abbandonò le prospettive di espansione e puntò tutto sul rafforzamento del potere imperiale russo, all'interno dei confini e nei confronti delle altre nazioni. L'internazionale comunista, con affiliati tutti i partiti comunisti del mondo, divenne uno fedele strumento nelle mani del governo sovietico.

Riguardo alla società civile Lenin adottò una linea di tolleranza. Per tutti gli anni della NEP (Nuova Politica Economica - 1922-'28) le attività artistiche e culturali, le associazioni e le iniziative pubbliche non erano sottoposte all'ideologia comunista. Con Stalin la società civile cessa di esistere. L'accademia delle scienze, nel 1934 è composta da soli comunisti, fino a pochi anni prima c'era 1 solo iscritto al partito. La storia viene riscritta, la cultura e l'arte pilotate. La vita privata è costantemente controllata dall'autorità statale. 

Verso la famiglia le politiche di Lenin  e di Stalin riflettono le due diverse impostazioni (in nome della rivoluzione le scelte di Lenin; per rafforzare lo stato, quelle di Stalin). Nei primi anni della rivoluzione- nel 1918 e nel 1926 i codici familiari - furono emanate normative incredibilmente permissive e antiburocratiche: nessuna restrizione per pratiche di aborto, semplice comunicazione per il divorzio e, quasi abolito, il matrimonio civile. Le conseguenze non furono positive; gli abbandoni di donne e bambini da parte degli uomini furono numerosissimi, così come il ricorso da parte di giovani e giovanissime donne ad aborti (anche più di uno l'anno). In conseguenza anche della guerra civile, alla metà degli anni '20 c'erano in Russia tra i cinque e i sei milioni di minori abbandonati; frequenti anche le bande di giovani delinquenti.

Nel 1933, Stalin, pone la famiglia come nucleo fondamentale dello stato socialista. L'aborto viene abolito nel 1936; il divorzio reso difficile, i ragazzi di strada tutti integrati nell'esercito o reinseriti forzatamente nella società. Viene mantenuta la parità giuridica tra uomo e donna.

Su di lui hanno detto...

Molto interessanti sono le considerazioni in merito alla riuscita modernizzazione realizzata da Stalin, negli anni '30, assolutamente indispensabile per la vittoria nella seconda guerra mondiale. Nove , uno storico non stalinista, considerava la NEP un pasticcio  senza prospettive, al quale sarebbe succeduto un caos istituzionale e un probabile scivolamento a destra. Nel suo testo "Fu veramente necessario Stalin?" ribadisce il legame tra industrializzazione forzata - realizzata dai piani quinquennali - e la vittoria sulla Germania nazista. Bisogna ricordare che i piani quinquennali, a differenza di quanto successo in campagna, segnarono un momento di grande consenso nelle città, e trasformarono la Russia da paese arretrato e agricolo, a potenza mondiale in soli dieci anni. 

Altri sostenevano - come l'economista Miller - invece che il sistema NEP aveva le capacità di sviluppare l'Unione Sovietica senza ricorrere allo stato di guerra permanente imposto da Stalin. 

Oscar Lange, un economista socialista degli anni '30, ebbe a dire in letto di morte ad amici e ammiratori in visita:

"Se fossi nato in Russia negli anni '20 sarei stato un gradualista buchariniano (...) avrei raccomandato obiettivi più flessibili e limitati. E tuttavia, quando ci ripenso, torno sempre a chiedermi: c'era un'alternativa alla indiscriminata, brutale e fondamentalmente disordinata corsa in avanti del primo piano quinquennale? Mi piacerebbe dire di sì, ma non posso. Non posso trovare una risposta."

Il grande rivoluzionario anarchico e bolscevico Victor Serge, deportato in kazachistan e poi esiliato alla fine degli anni '30, resta del parere che la politica totalitaria di Stalin sia stata controproducente anche dal punto di vista economico, oltre che disumana e antirivoluzionaria.

 

La rivoluzione russa

Il modello rivoluzionario non esisteva, e non esisteva soprattutto una idea precisa di come sovvertire il potere e di cosa fare una volta conquistato questo potere.

Secondo Marx è un processo naturale della storia, il passaggio successivo alla rivoluzione borghese. Lo schema elaborato ha il dono della chiarezza: una volta raggiunto un certo livello di sviluppo i proprietari si scontreranno con i lavoratori a causa delle contraddizioni sociali del sistema capitalista e si giungerà alla rivoluzione comunista.

Il lavoro del partito e del movimento comunista deve essere, nella visione marxista, quello di sviluppare la coscienza di classe tra le fila degli operai.

Dopo la breve esperienza della Comune del 1871 i rivoluzionari socialisti dovettero aspettare il nuovo secolo e spostarsi ad est per conoscere la gioia della vittoria.

IL CASO RUSSIA

 

In assoluta contraddizione con le ipotesi di Marx la presa del potere riuscì nei paesi meno industrializzati: la Russia e, nel dopoguerra, la Cina. Le condizioni della Russia zarista nel 1917 parlano chiaro: 150 milioni su 188 sono contadini, la classe operaia conta circa due milioni di lavoratori concentrati tutti a Mosca e Pietrogrado nelle grandi fabbriche statali. Più facile è stato per Antonio Gramsci affermare che "è più facile fare la rivoluzione ad est" analizzando il dato di fatto che una contrapposizione tra proletariato di prima generazione e lo Stato - padrone sul lavoro e detentore del potere politico - rende molto più semplice la riuscita della rivolta.

 

Per capire le ragioni di un movimento tanto forte dobbiamo andare nella Pietrogrado (poi Leningrado e oggi San Pietroburgo) d'inizio secolo. Non dobbiamo dimenticare che il vento rivoluzionario iniziò a spirare forte dal 1905, all'indomani della disastrosa sconfitta militare patita dal Giappone.

I lavoratori dell'industria nella capitale (Pietrogrado non Mosca) venivano nella quasi totalità dalla campagna: vivevano in case sovraffollate, privati delle più elementari norme di igiene e di intimità, immersi in un mondo alienante con pochi bambini, pochi vecchi...Il quartiere operaio era costituito per lo più da maschi con età tra i 20 e i 40 anni in genere ex-contadini (con le famiglie lontane) e scapoli. Disponibili a fare la rivoluzione. Anche la struttura urbanistica della città spingeva verso un recrudescenza dei rapporti: da una parte del fiume c'era il quartiere di lusso, esattamente di fronte il suddetto quartiere operaio.

 

Alle molte interpretazioni sulle cause della rivoluzione - contingenza politica, contrasto tra le élite, difficoltà economiche e contrasto tra dirigenti e popolazione- andrebbe affiancato una lettura molto accorta delle condizioni sociali/psicologiche su cui si è sviluppata l'idea del sovvertimento politico che, non dimentichiamolo, è sempre l'ultima strada che il popolo, inteso come maggioranza (o minoranza significativa), vuol percorrere.

 

La storia secolare delle campagne russe aiuta in questo senso a trovare altre ragioni causali. La caratteristica gestione collegiale/patriarcale delle terre agricole ad opera del MIR (consiglio composto da anziani capofamiglia e ricchi proprietari) facilitò la penetrazione delle idee socialiste anche nelle campagne.
Su questo punto è curioso ricordare la posizione di Carl Marx, il quale al tempo del movimento dei Narordik (1881) ritrattò in parte le sue precedenti affermazioni ("i contadini sono un sacco di patate") per ammettere una possibile azione di sostegno delle campagne alla lotta operaia delle città. Lenin si rifà a questi scritti (corrispondenza Marx-Zasulic) per sostenere la riuscita della rivoluzione in un paese non industrializzato come la Russia d'inizio secolo.

Cosa è il comunismo?

"E' ragionevole, chiunque lo capisce.
E' facile. Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
E' contro il sudiciume e contro l'idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto. 
Ma noi sappiamo: è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece fine della follia.
Non è il caos ma l'ordine invece.
E' la semplicità che è difficile a farsi."

Bertold Brecht - Lode al comunismo

Il movimento comunista o, più genericamente socialista, si sviluppò dalla metà del secolo XIX come reazione alle tragiche trasformazioni sociali vissute dalla prima generazione industrializzata della storia dell'uomo. Una reazione al capitalismo, a orari di lavoro massacranti, a condizioni salariali infime, ad uno sfruttamento intollerabile.

La caratteristica concentrazione di lavoratori, imposta dalla fabbrica,  favorì la presa di coscienza collettiva. E con la solidarietà istintiva, figlia dello stesso sfruttamento, si fece strada anche un movimento intellettuale promosso da giovani borghesi inorriditi dalla ingiustizia sofferta da una nuova classe sociale - il proletariato - e vogliosi di elaborare nuove teorie politiche sull'organizzazione della società e l'evoluzione della storia. Fiorirono in quell'epoca ideologie diverse, tutte protese alla lotta al capitalismo: l'anarchia, il sindacalismo, il riformismo radicale e, al pari degli altri, il marxismo. Tutte le correnti erano presenti alla I internazionale del 1848.

Il fattore più controverso dell'intero movimento socialista è la difficile sintesi tra le necessità di modernità e la necessità di libertà. L'ideologia marxista non fu predominante e si affermò solo con la riuscita della rivoluzione russa. Le elaborazioni concettuali, oggi apparentemente rigidissime, furono assai flessibili durante il secolo XIX: il fondamentale obiettivo della "dittatura del proletariato" non era altro che uno dei due modelli in mano alla sinistra rivoluzionaria dell'ottocento. Marx, ad esempio, ne fa accenno solo raramente considerandola alternativa - senza approfondirne però le contraddizioni - ad un altro modello molto più concreto: la democrazia diretta espressa dalla Comune di Parigi.