You are hereFascismo e Nazismo

Fascismo e Nazismo

warning: Creating default object from empty value in /home/storiaco/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.

Lo sterminio degli ebrei

La SHOAH (lo sterminio degli ebrei)

Breve cronologia di come si "crea" il contesto politico e culturale in cui matura la spaventosa tragedia dell'olocausto.

1922 Italia. Va al potere Benito Mussolini che fonda un regime basato sulla violenza e sulla gerarchia. Il sistema delle squadre speciali del partito (camicie nere) piace molto a Hitler che ne prenderà spunto.

1923 Germania. Un giovane pittore, ex combattente della I guerra mondiale, tenta un colpo di stato e viene arrestato. In prigione scrive una specie di programma politico. Era Adolf Hitler e il suo libro, il Mein Kampf, descrive abbastanza bene cosa vuol fare della Germania e dell'Europa.

1933 Hitler vince le elezioni e diventa capo del governo.

1933-1935 Tutte le opposizioni vengono messe fuori legge, le libertà democratiche sospese, un pacchetto completo di leggi stabiliscono norme di comportamento degli abitanti tedeschi di razza ebraica. (Leggi di Norimberga). Nota: erano vietati i rapporti sessuali tra ariani ed ebrei, per impedire la contaminazione razziale.

1938 Avviato un programma di eliminazione della popolazione handicappata e malata di mente. L'opposizione della chiesa e dei cittadini fa retrocedere il governo. Intanto si diffondono campi di lavoro e reclutamento per gli oppositori politici del regime e persone sgradite alla civiltà germanica.

In politica estera la Germania si annette tutti i territori con cittadini tedeschi: Austria, Renania, Cecoslovacchia.

1939 Aggressione della Polonia. La questione ebraica diventa pressante. Si fa strada l'idea di trovare una “SOLUZIONE FINALE”.

1939-1941 Quando la guerra sembra andare bene la questione degli ebrei resta sullo sfondo: vengono rinchiusi in ghetti (Varsavia) o eliminati sul posto (Kiev). Quando ogni possibilità di trasferimento coatto diventa impossibile viene pianificata l'eliminazione sistematica di tutti gli ebrei d'Europa.

1942 Soluzione finale

Campi di lavoro per gestire gli schiavi slavi e gli ebrei abili al lavoro. Gli altri smistati verso campi di sterminio, costruiti appositamente per l'eliminazione di massa (Auschiwtz era un campo misto di lavoro e di sterminio, gli altri erano Majadnaek, Chelmno, Belzec, Treblinka e Sobibor, tutti in territorio polacco). Tra il '42 e il '44 i campi lavorarono a pieno ritmo.

In tutta l'Europa occupata una macchina burocratica molto sofisticata andava a cercare gli ebrei quasi uno a uno, casa per casa: leggi, procedure, uffici, funzionari erano predisposti esclusivamente per la gestione della soluzione finale.

A fine '44, quando la guerra era segnata, il progetto fu abbandonato. Il 27 gennaio 1945 il campo di Auschwitz, fu conquistato dalle forze armate sovietiche in rapido avanzamento verso Berlino.

 

Olocausto: perché?


Questa sezione è la elaborazione di alcune lezioni fatte in classe, ed ha perciò un taglio didattico. Talvolta anche le spiegazioni possono essere rivolte esplicitamente ai ragazzi. 

 

 

La mia preoccupazione era allontanare l'idea che l'olocausto si interiorizzi come qualcosa di estraneo alla nostra identità; un male assoluto, commesso da mostri, talmente orrendo da non poter essere compreso né spiegato.

Schema indicativo delle domande chiave per cercare il significato della memoria della shoah:

Tutta colpa di Hitler??

Le responsabilità della popolazione sono enormi ma non per l'adesione al progetto politico del nazismo (alternativa radicale alla democrazia e ai valori della società borghese: uguaglianza, libertà, solidarietà) bensì per INDIFFERENZA. Alcune indagini hanno descritto un riscontro di questo tipo:

 

  • 5% tedeschi entusiasti di Hitler
  • 69% indifferenti
  • 21% dubbio e smarrimento
  • 5% decisa opposizione

E' il 90% di cittadini passivi a permettere a un gruppo ristretto di fanatici criminali di realizzare lo sterminio.

Perché proprio gli ebrei?

Erano tradizionalmente malvisti in molti strati popolari, per ragioni religiose e culturali, e si prestavano perfettamente a simboleggiare tutto ciò che c'era di odioso, terribile e minaccioso del mondo: un CAPRO ESPIATORIO perfetto. Era molto semplice e molto efficace dal punto di vista propagandistico. Il “nemico” della società, la causa di tutti i mali era materiale, non ideale come poteva essere il comunismo o il capitalismo. Indicando nell'ebreo il male assoluto, il regime nazista personificava l'odio per il comunismo, il capitalismo, l'internazionalismo, la modernità.

Peraltro non possiamo e dobbiamo dimenticare che i campi di concentramento e di sterminio non hanno riguardato solamente gli ebrei. Il totale dei morti nei campi infatti potrebbe superare i dieci milioni se aggiungiamo tutti i perseguitati dal regime nazista: zingari, oppositori politici (anarchici e comunisti), testimoni di geova, handicappati, emarginati sociali.

Un buco nero dell'umanità, un regresso della civiltà?

In realtà no. Il nazismo è l'espressione della civiltà moderna, dell'industrializzazione, dello sviluppo della scienza, della tecnica e della cultura storica. I gerarchi nazisti erano persone normali, non mostri. Himmler, il capo delle SS, amava gli animali e la famiglia. Tutti erano amanti della buona musica e delle arti. L'eccezionalità e la mostruosità dello sterminio degli ebrei sta proprio nella sua modernità: nella burocrazia, nella impersonalità dei compiti, nell'alta tecnologia utilizzata, nell'enfasi sugli aspetti medici, tecnici e scientifici. Non è una violenza da barbari primitivi.

Cosa voleva fare Hitler?

Il progetto di Hitler era di ridisegnare la mappa etnica dell'Europa secondo una concezione del mondo divisa in razze. Gli ariani avrebbero dominato; gli slavi sarebbero stati gli schiavi addetti ai lavori forzati, tutto l'est ridotto ad una colonia della Germania da sfruttare e i popoli raggruppati e spostati a seconda delle etnie. Gli ebrei esiliati in un'isola africana (avevano pensato al Madagascar) oppure eliminati del tutto.

L'eccezionalità dei campi di sterminio

Il progetto tragico di Hitler si realizzò effettivamente in delle aree limitate e nascoste chiamati Lager. La specificità era l'organizzazione interna che portava alla distruzione morale dei prigionieri. Quello che fa considerare Auschwitz “il male assoluto” è la capacità di pianificare l'annientamento dell'uomo prima di mandarlo nelle camere a gas. I tre milioni di ebrei, comunisti e zingari uccisi nei campi non soffrivano più, non speravano più, non sognavano più quando andavano a fare l'ultima doccia.

Non può ripetersi ??


Siccome non è stato un evento fatto da mostri, ma una eccezionale combinazioni di fattori delle società moderne, non è affatto escluso che qualcosa di simile si ripeta. Le recenti guerre a sfondo etnico - come la guerra in Jugoslavia - in un certo senso ci ricordano tragicamente l'attualità della storia della shoah.

 

E noi che c'entriamo?

L'attualità di questa brutta storia si può individuare lungo due binari, che accompagnano spesso le società contemporanee: il razzismo e l'indifferenza.

1) Il razzismo.

Dal diario di Anna Frank ‘Se un cristiano compie una cattiva azione la responsabilità é soltanto sua, se un ebreo compie una cattiva azione, la responsabilità ricade su tutti gli ebrei". La shoah è stata la combinazione della NORMALITA' indotta dall'organizzazione burocratica e dall'obbedienza e indifferenza alle direttive superiori e dall'ORRORE di una concezione dello straniero/diverso come non-umano. Questo porre l'ebreo al di là dell'umano ha funzionato come anestetico per la coscienza.

2) Indifferenza.

La chiusura nella vita privata e il disinteresse per la vita sociale e politica è uno dei fattori causali della tragedia. Per questo c'è la giornata della memoria. Non basta “non dimenticare” bisogna prendere coscienza che l'abbandono dei valori portanti della nostra civiltà (libertà individuale, uguaglianza, solidarietà) unita alla diffusione di idee razziste e violente può - in certi momenti storici - portare a forme simili di sterminio di massa. Non è un meccanismo irripetibile. I momenti storici a rischio si verificano quando le istituzioni perdono di stabilità e di legittimità. Se non è lo Stato a codificare i principi entro un quadro coerente di leggi e relazioni tra le parti il rischio di scivolare in fenomeni simili al nazifascismo c'è, proprio alla luce della “non mostruosità” del “non anacronismo”. Ovvero la nostra civiltà – mentalità comune, cultura di massa, capacità tecnologica, scientifica, di organizzazione – produce la democrazia, i diritti dell'uomo e tutto il resto, ma può produrre anche ideologie di superiorità della razza e pianificazione di una qualche “soluzione finale”.

Nota:

Nel corso delle lezioni ho appena accennato alle condizioni di vita degli ebrei nel lager e agli episodi di raccapricciante violenza che sono, in genere, il tipo di messaggio che viene trasmesso in queste occasioni. Sebbene in certi casi fissare nella mente dei giovani l'orrore sperando che questo funzioni automaticamente come coinvolgimento sia emotivo che razionale, può funzionare, temo (come sostenuto anche da Annette Wieviorka in “Auschwitz spiegato a mia figlia”) che l'emozione non sia sufficiente per far assimilare il senso della tragedia.

Personalmente sono rimasto colpito anni fa, quando uscì il film Schindler's list, nel leggere dello sconforto di alcuni insegnanti di scuola superiore nel vedere i propri alunni ridacchiare e fare incitamenti pro-nazi alla visione del film. Forse il compito oggi è ancora più difficile di prima e davvero inorridire non serve più o non basta più. E' un fatto che la moderna comunicazione di massa utilizzi l'immagine raccapricciante e ultra-violenta come strategia di marketing (si pensi ai film, ai videogiochi o anche agli stessi telegiornali). Allora forse è tempo di capire veramente il “nodo” della questione e scioglierlo questo nodo: per vedere chiaramente quali sono i fili che legano Auschwitz alla nostra vita e dove cominciare per far sì che non si riannodino mai. Dietro l'angolo c'è sempre il rischio di fare vuota retorica o controproducente resoconto horror.

Totalitarismi a confronto

SEZIONE DA COMPLETARE


Nazismo e fascismo

Quali le analogie e le differenze tra il modello italiano e il modello tedesco?

Guardando all'Ottocento vediamo un'unità nazionale ancora più elitaria da parte della Germania: le classi popolari e piccolo-borghesi non hanno avuto alcun ruolo. Anche nell'estensione dei diritti sociali – sebbene molto avanzati – l'iniziativa è tutta a carico dei vertici statali: Bismark concede agli operai molti vantaggi, riducendo lo spazio di iniziativa politica della sinistra e rafforzando l'identità nazionale. L'organizzazione complessiva dello stato tedesco è maniacale, quasi a livello militare, e la sua crescita è impressionante.

Inoltre il rapporto tra autorità e popolazione in Italia era molto più arcaico: solo repressione! In Germania esisteva una tradizione paternalistica dei Junker (grandi proprietari terrieri) molto radicata.

 

GERARCHIA DI POTERE

ITALIA

•  Borghesia

•  Proprietari terrieri

 

GERMANIA

•  Agro-militari (Junker)

•  Borghesia

 

Non solo l'importanza della borghesia è invertita ma anche la natura di proprietari terrieri e borghesia è molto diversa. Inoltre in Germania i contadini non sono disperati e nullatenenti come in molte regioni italiane. Non ci sono leghe, insurrezioni e manifestazioni socialisteggianti. Perché? In Germania ai primi dell'800 le terre sono state distribuite in piccoli e medi lotti. Il Junker risiede nel villaggio dove abitano i “suoi” lavoratori: il rapporto è più diretto e meno violento. In Italia, specialmente al sud, il “signore” vive in città, lontano dai campi, delegando a intermediari la gestione e confidando nel metodo repressivo.

Il Nazismo

Presupposti storici:

  • Debolezza della repubblica di Weimar
  • Importanza della guerra mondiale
  • Coalizione anti-Weimar

 

Il partito Socialdemocratico (Spd)

E' il partito marxista più forte dell'Europa occidentale. La repubblica di Weimar, figlia della sconfitta militare, è sostenuta principalmente dalla SPD. Il problema fu che non riuscì ad allargare il consenso verso la repubblica oltre i confini della classe operaia socialdemocratica; con l'appoggio debole dei conservatori, si trovò ben presto contro una vera e propria coalizione anti-Weimar.

La coalizione anti-Weimar

In pratica il nuovo stato risultò inviso a molti “pezzi” dello stato stesso:

Esercito

Grandi industriali

contrari a qualunque protezione sociale

Magistratura

è la stessa dello stato imperiale militarista

Junker (grandi proprietari terrieri)

per la prima volta nella storia perdono il potere

Artigiani e commercianti

resi precari dalla modernizzazione (supermercati)

Falliti del 1920-24 l'inflazione record dei primi anni '20 lascia sul lastrico molti piccoli risparmiatori. Questi associano l'avvento della repubblica con il personale fallimento economico.

Per dare l'idea del disastro sociale creato dall'inflazione, va considerato che nel 1923 l'unità monetaria perse di un milione di milioni il valore che aveva nel 1913. In vita quotidiana significa che, ad esempio, la riscossione di una polizza assicurativa maturata in periodo inflazionistico poteva bastare all'acquisto di una bibita nel miglior caffè di Berlino!

In ogni caso fino al 1928 la maggioranza dei tedeschi appoggiava al repubblica. Fu la crisi economica del 1929 ad invertire la situazione. È la grande crisi la base del trionfo nazista .

In Germania il tracollo della finanza americana fu particolarmente grave perché la ripresa era in gran parte finanziata dal capitale statunitense. Gli Usa prestavano denaro a breve termine, le banche tedesche facevano prestiti a lungo e medio termine. Quando nel '29 gli istituti di credito americani chiesero indietro i capitali le banche tedesche, prive di liquidità, fallirono in massa. La catena dei fallimenti si estese all'intero ciclo produttivo: industrie, imprese, negozi, famiglie.

Risultati: conti correnti non fruibili e disoccupazione alle stelle. Il Pil regredisce, i prezzi crollano e circa 1/3 della popolazione della lavorativa è disoccupata (40% sono operai).

NOTA: In Italia i prezzi erano molto alti nei primi anni '20, questo spinse a scioperi e saccheggi. La situazione socio-economica era molto diversa. Fu la caduta dei prezzi associata alla disoccupazione a favorire l'adesione di massa al partito nazionalsocialista (Nsdap); non – come in Italia – la paura della rivoluzione socialista.

Il minuscolo partito di Adolf Hitler, da alcuni anni ai margini della vita politica, conosce nel pieno della crisi una escalation di consensi clamorosa.

MAG '28 - 21.6%

SET '30 - 18.3%

LUG '32 - 37.3%

SET '32 - 33.1%

MAR '33 - 43.9%

Soltanto l'elezione del marzo 1933 è viziata da un clima intimidatorio e terroristico.

Ma chi ha votato per Hilter?

Non appoggiarono la Nsdap i grandi industriali e neanche i Junker: loro erano conservatori. E anche se detestavano la repubblica di Weimar, non avevano simpatia per i mezzi rozzi e violenti delle camicie brune.

La classe operaia rimase contraria al nazismo, ma non in modo assoluto. Nel 1933 infatti ben trecentomila tessere del P.N. erano di operai: in genere giovani disoccupati o dipendenti di piccole fabbriche succubi dei padroni (lo spirito paternalista!).

E' il ceto medio il principale serbatoio di voti del partito nazista. Sono negozianti, artigiani, piccoli proprietari. Lo stesso Hitler, che di mestiere faceva il pittore, apparteneva a questa categoria dei lavoratori autonomi. Sono loro ad essere più colpiti dalla crisi del '29; e sono svantaggiati sia dalla crescita della grande distribuzione – a parole osteggiata da Hitler – sia dalla mancanza di tutele sindacali. L'elenco non si ferma a queste categorie sociali: altri appartenenti del ceto medio - impiegati privati e statali, tecnici specializzati, lavoratori nei servizi, commesse nei supermarket – sono molto sensibili alla propaganda della Nsdap, che contesta un po' tutto ai partiti di governo, ottenendo larghi consensi.

La propaganda di estrema destra ebbe largo successo tra i giovani contadini: i padri continuavano a gestire la fattoria, in città non c'era lavoro e molti di loro - delusi e arrabbiati - confluivano nelle fila di bande teppistiche urbane. L'idea dello “spazio vitale” (lebensraum) , di allargamento ad est, ebbe in questa categoria grande consenso.

Religione

E' tra le fila dei protestanti che il nazismo coglie adesioni elettorali. I cattolici hanno un riferimento partitico – la CDU – e restano fedeli a quello. In Baviera, ad esempio, ecco la sequenze delle tornate elettorali:

MAG '28 - 15%

SET '30 - 15.7%

LUG '32 - 14.8%

SET '32 - 15.2%

MAR '33 - 14%

1. Preparazione alla guerra

L'espansionismo è il fulcro dell'azione politica del nazismo. Già nel Mein Kampf (il libro scritto da Hitler durante la detenzione del 1923) si parla di espansione ad est, della guerra al bolscevismo e della ricerca dello “spazio vitale”. Gli anni tra il '33 e il '39 sono una rapida corsa agli armamenti e una continua provocazione per rompere l'equilibrio internazionale.

2. Organizzazione dello stato - Führerprinzip

Viene creata una “burocrazia parallela”. Si forma uno strano sistema di ministeri, enti e poteri statali e di partito in competizione tra sé e sganciati dallo stato. In teoria lo stato doveva amministrare e il partito “guidare” il popolo. Questa distinzione è solo fittizia; il partito si impossessa di tutte le parti dello stato e si disintegra in fazioni di potere paralleli. Un quadro caotico della distribuzione del potere, che si tiene in piedi grazie ad una rigidissima logica del fuhrer, cioè del capo supremo. Ogni funzionario aveva un superiore, fino ad Hitler, il capo supremo e incontestabile. La supremazia della legge lascia il campo al principio della fedeltà e della volontà.

3. Rapporto stato-società civile

Non cambia la struttura sociale come nella Russia di Stalin. I cambiamenti avvengono sotto la spinta del forte militarismo. Le donne vanno in massa a lavorare nelle fabbriche (smentendo la propaganda che le voleva a casa); poi gli uomini sono arruolati in numeri altissimi. L'autonomia della società civile è distrutta: niente è libero, né le associazioni, né la stampa, né i sindacati. Anche il regime sovietico distrugge in questo modo la società (per questa invadenza viene appunto definito totalitarismo) ma cambia il concetto di cittadinanza: nella visione nazista la cittadinanza si basa sulla razza e l'espansione degli ariani verso est.

4. La cultura nazista

La propaganda diventa una industria di stato. Viene esaltata la “razza pura”, tutti i tedeschi sono inquadrati in organizzazioni statali e costretti a partecipare a iniziative pubbliche. Lasciare la famiglia per servire lo stato; questa è la logica del totalitarismo! Lo stato nazista funzionava come una macchina di propaganda perfetta: dai compiti scolastici, all'intrattenimento, ogni aspetto della vita quotidiana era scandito dai contenuti politici del nazionalsocialismo.

5. Rapporto economia – nazismo

La retorica comunista tacciò il governo di Hitler come “l'espressione del capitalismo portato alle estreme conseguenze”. E' una lettura errata della storia sia della Germania che dell'Italia.

In particolare in Germania la volontà politica prevale decisamente sugli interessi economici. In alcuni casi furono fatte scelte antieconomiche. Lo studioso Heinze approfondì i rapporti del colosso chimico I.G. Farben con il governo nazista. Dai risultati emerge chiaramente come la grandissima e ricchissima industria non aveva alcuna influenza sulle scelte politiche. Solo partito e SS decidevano; su tutto.

In breve possiamo riassumere i caratteri essenziali del nazismo:

  • Capo carismatico
  • Cittadinanza su base etnica e razzista
  • Interventismo culturale dello stato (propaganda, associazioni, istruzione)
  • Burocrazia parallela
  • Primato della politica sull'economia

Il fascismo italiano

Presupposti storici:

  • Debolezza dello stato italiano
  • Importanza della guerra mondiale
  • Situazione rivoluzionaria del “biennio rosso”

STATO DEBOLE

L'esito del Risorgimento è l'alleanza tra borghesia e nobiltà del nord e grandi proprietari agrari del sud. Le classi popolari sono escluse dai risultati dell'unità nazionale: la loro partecipazione al movimento è solo marginale. Antonio Gramsci la definì “rivoluzione passiva”. Il carattere del Risorgimento si può capire guardando il comportamento di Garibaldi nei giorni successivi alla presa della Sicilia. Di fronte alle occupazioni spontanee delle grandi proprietà terriere, il comandante dei mille incarica il suo braccio destro Nino Bixio di fermare con qualunque mezzo l'insurrezione (strage del Bronte). La scelta politica fu quella di cedere il territorio a Vittorio Emanuele, una soluzione incompatibile con qualsiasi rivoluzione sociale. Per le popolazioni meridionali il nuovo stato divenne sinonimo di “male”: chiedeva nuove tasse, prendeva i figli per farli militari. La classe politica, nobili e alto-borghesi conservatori, è del tutto estranea alle vicende delle masse contadine del sud, e non fanno nulla per ottenere un po' di consenso. Peraltro la chiesa cattolica mobilitava i fedeli contro lo stato “ateo” rendendo ancora più problematica la formazione di una nuova identità nazionale.

Neppure il cambio di linea politica (con i riformisti di De Pretis nel 1876) mutò il rapporto tra stato e società civile: si fece strada la pratica del trasformismo, del clientelismo, della promozione di privatissime convenienze attraverso il potere politico. Con questa forma di stato "non condiviso" si è giunti alla Prima Guerra Mondiale e al drammatico dopoguerra.

INTERVENTO IN GUERRA

Il partito socialista mantiene una posizione astensionista (unico nell'Europa occidentale), aumentando l'acredine dei ceti medi nei confronti dei proletari (considerati quasi dei traditori). D'altra parte la guerra fu vissuta dai ragazzi operai e contadini con grande disagio e rassegnazione. La disfatta di Caporetto fu il momento più drammatico, poiché la resistenza all'avanzata austriaca coincise con l'apice dei rifiuti a combattere e delle fucilazioni per diserzioni.

BIENNIO ROSSO

Il 1919-1920 sembrava un periodo pre rivoluzionario.

Le fabbriche sono in subbuglio, nascono i consigli di fabbrica (soviet) e grandi scioperi mettono in crisi le industrie del nord. Nel settembre 1920 molte fabbriche sono occupate, in alcune zone si assiste a saccheggi di negozi, mentre La Spezia proclama il soviet. Molti pensavano che il Psi fosse sull'orlo della rivoluzione. L'occupazione è gestita bene dal primo ministro Giolitti che riesce a far esaurire il movimento con estenuanti trattative.

Il non aver usato la forza diffonde però una grande paura tra grandi industriali e proprietari. Dal canto suo il Psi si dimostrò ambiguo e altalenante, forse impaurito per una possibile azione dell'esercito, comunque poco chiaro nella direzione politica da seguire.

Accanto alle manifestazioni c'è il successo elettorale del 1919: il Psi diventa il partito più votato del paese, molte amministrazioni municipali vanno in mano ai socialisti (che non sono per nulla moderati).

Anche nelle campagne le Leghe dei contadini ottengono importanti successi. Per la prima volta in Italia la legge dà tutele ai lavoratori, i sindacati controllano i datori di lavoro e c'è una qualche forma di garanzia giuridica. Questo successo delle leghe contadine è molto importante perché è proprio dalle campagne del centro e del nord che iniziano le scorribande squadriste e l'appoggio finanziario e politico al nascente movimento fascista.

Dove e come si afferma il fascismo

Tessere del partito fascista (P.F.) nel 1921: Milano 6000; Ferrara 7.000; Bologna 5130. Tra i primi sostenitori ci sono 17 grandi proprietari (tra cui 6 ebrei, per ironia della sorte!). Il movimento trovò appoggio anche tra i piccoli proprietari, per nulla attratti dalla prospettiva socialista e sindacale di collettivizzazione delle campagne. Il P.F. inizialmente promise ridistribuzione della terra e, inizialmente, mantenne le promesse.Nei primi mesi a Ferrara 18.000 ettari furono assegnati in piccoli lotti.

 

La manovalanza violenta fu “reclutata” tra ex combattenti animati da profondo odio per la classe operaia e i braccianti contadini. Incapaci di adattarsi alla vita civile e convinti sostenitori dei valori della patria e dell'ordine furono attratti dalla gerarchia militare e dallo spirito militarista del fascismo (il termine “camerata” rende bene questa continuità con la vita nell'esercito).

La ferocia e la violenza degli squadristi prese alla sprovvista la pacifica massa di lavoratori socialisti: ci furono pestaggi, case del popolo date alle fiamme, intimidazioni di ogni genere alle associazioni popolari e alle cooperative. Bisogna sottolineare che in contesti civili bastano pochi criminali per terrorizzare masse inermi e pacifiche di cittadini; se lo stato non interviene – come dovrebbe – è facile per questa minoranza prendere il sopravvento. Il non interventismo delle forze dell'ordine è stato un fattore chiave nell'ascesa fascista degli anni '20. Una affermazione viziata da metodi illegali e criminali per la legge dello stato.

Chi appoggia il fascismo?

Studenti

A differenze del dopoguerra la maggioranza degli studenti è nazionalista e militarista. Già nel '21 il 13% è iscritto al partito fascista, sono i figli del ceto medio, avvocati, medici, liberi professionisti fortemente anticomunisti.

Lavoratori

In gran parte sono impiegati; poi professionisti e in percentuali molto basse operai e commercianti. Gli imprenditori ci sono, ma percentualmente sul numero di iscritti non sono moltissimi.

Burocrazia

Determinante è l'appoggio in alcuni settori chiave del sistema statale. Commissari, prefetti e funzionari statali avvallarono sordidamente l'aggressione dei fascisti a settori della società civile: le associazioni e le cooperative di sinistra non poterono contare sulla protezione delle forze armate e la magistratura, quasi distratta nei riguardi delle denunce ai fascisti, esercitò la mano pesante verso esponenti socialisti o comunisti.

Industria

Industriali, confindustria, grandi imprenditori NON SONO fascisti. Lo diventeranno per convenienza dopo il consolidamento al potere di Mussolini.

N.B. E' in fase di allestimento:

a. cronologia consolidamento del potere

b. l'impero e l'espansionismo bellico degli anni '30

c. la guerra e il crollo del regime